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Quando in Italia, sul finire del Quattrocento, il volgare, nobilitato nel secolo precedente da Dante, Petrarca e Bocciaccio, poi trascurato dagli umanisti, cominciò a essere utilizzato di nuovo come lingua letteraria, la materia cavalleresca medievale, che aveva avuto un’ampia diffusione popolare attraverso i cantari (narrazione in versi, talora con accompagnamento musicale, prodotta e diffusa per via orale da poeti popolari, i cosiddetti giullari o canterini, tramite recite nelle piazze o lungo le vie dei pellegrinaggi), si ripropose come oggetto di poesia d’arte, particolarmente nei circoli culturali presso la corte dei Medici a Firenze e presso la corte degli Estensi a Ferrara.

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