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Non infrequentemente le procedure,il contenzioso si protrae ben oltre la vita delle persone che le avevano promosse, cosicché, a volte, la sentenza definitiva non conclude un processo ancora animato da posizioni conflittuali, divenendo sovente un rito,inutile rispetto alla vicenda umana, segnata inizialmente da contrasti di varia natura tra cui i più comuni sono interessi patrimoniali certamente divenendo un dramma sia per l’imputato che per le persone offese. Il lungo decorrere del tempo, consegna al ricorso, un sempre più remoto e sbiadito, fatto che era stato sottoposto, alla cognizione del giudice, i cui risvolti, sia di rilevanza penale che civile, a distanza di anni dall’accadimento del fatto stesso, si sottraggono talvolta a valutazioni che giustifichino ancora la sanzionalbilità.

L’eccessivo ritardo, con cui si concludono i processi, svilisce l’attività giudiziaria e per giunta la rende oltremodo dispendiosa sul piano finanziario, sia per lo Stato che per gli utenti. Vi è pero da considerare che il ritardo non è dovuto solo a cause interne all’attività giudiziaria stessa, che pur sussistono, ma alla complessità delle procedure, e alla conduzione dell’udienza, che non sempre toglie spazio a strategie dilatorie, alla redazione delle sentenze e degli altri provvedimenti,e che non si esaurisce nell’individuazione dei fatti rilevanti e per dare certezza della soluzione accolta (la c.d. ratio decidendi), ma indugia anche sui dettagli dottrinali e giurisprudenziali, ripercorsi nella loro evoluzione.

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