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	<title>Unione Morale Sociale Operativa Internazionale - UMSOI</title>
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	<description>Temi sociali e d'attualità dal mondo.</description>
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		<pubDate>Fri, 03 Sep 2010 06:58:01 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>inserimento immagine<a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/09/Immagine1.jpg"><img class="alignright size-full wp-image-17082" title="Immagine1" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/09/Immagine1.jpg" alt="Immagine1" width="191" height="175" /></a></p>

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		<title>Il maschio a pezzi&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 12:38:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[...Gli uomini sono sull’orlo di una crisi di nervi. E non è una novità. Le donne hanno imparato a conciliare la carriera con i figli...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il maschio a pezzi: è questione di misure!</strong></p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/donne.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16592" title="donne" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/donne.jpg" alt="donne" width="192" height="150" /></a>Gli uomini sono sull’orlo di una crisi di nervi. E non è una novità. Le donne hanno imparato a conciliare la carriera con i figli, studiano di più e ottengono risultati migliori, hanno un approccio più flessibile con le nuove tecnologie. Inoltre sono più sane, vivono più a lungo, ed è più raro che infrangano la legge. Altro che sesso debole: in Germania, dopo una conferenza tenuta all’Università di Dusseldorf nel 2010, si è addirittura discusso sulla necessità di istituire un rappresentante governativo per le pari opportunità maschili. Insomma, il maschio moderno sembra non avere più certezze. Neanche sotto le mutande.</p>
<p>Paura sotto le coperte Sempre più uomini temono di non essere all’altezza della situazione</p>
<p>Paura di non essere alla “lunghezza” della situazione</p>
<p>I dati parlano chiaro in proposito: durante il Congresso Europeo di Urologia di Birmingham, gli esperti hanno parlato di un fenomeno in «costante crescita»: i maschi si preoccupano sempre di più delle dimensioni del loro pene. E non si tratta di patologie fisiche, bensì di un problema tutto psicologico. Lo dimostra la ricerca di un gruppo di esperti dell’ospedale Careggi di Firenze, svolta in collaborazione con altre istituzioni italiane ed estere. L’indagine, durata due anni, ha preso in considerazione un campione di 67 uomini, di età compresa tra i 16 e i 55 anni, che, insoddisfatti delle proprie dimensioni, erano caduti in un vortice depressivo senza via d’uscita. Ebbene, nessuno tra di loro è risultato avere davvero un pene sotto la media. Ad affliggerli era solo la semplice paura di non essere alla “lunghezza” della situazione sotto le coperte.</p>
<p>Rimedio numero 1: il bisturi</p>
<p>Fatto sta, che sono sempre di più gli uomini che passano alle vie di fatto, scegliendo di finire sotto i ferri per essere più sicuri della propria virilità. «Italians do it better», diceva Modonna. Solo un ricordo sbiadito, a quanto pare. In Italia, nell’ultimo anno, sono raddoppiate nel Belpaese le richieste, soprattutto da parte di 25-30enni, di allungamento e di allargamento del pene. È quanto afferma al quotidiano la Repubblica, Giovanni Alei, presidente della Società Italiana di Chirurgia Genitale Maschile. Nella sola università La Sapienza di Roma, sono arrivate, in quest’ultimo anno, circa 300 richieste di intervento. Ciò che sconvolge è che gli uomini hanno problemi a relazionarsi anche tra di loro e non semplicemente quando devono “affrontare” un rapporto sessuale. Molto gettonata, infatti, è la tipologia di intervento che permette di ingrandire il pene a riposo: una “taglia” in più per stare più a proprio agio (tra maschi) sotto la doccia, magari dopo la partita di calcetto. «Se per magìa non ci fosse più uno straccio di uomo sulla terra» &#8211; scrive Maria Stella Conte sul quotidiano la Repubblica &#8211; le donne forse la smetterebbero di rifarsi; i maschi no».</p>
<p>Nell’ultimo anno sono raddoppiate nel Belpaese le richieste, soprattutto da parte di 25-30 enni, di allungamento e allargamento del pene. Lo rivela Giovanni Alei, presidente della Società italiana di chirurgia genitale maschile, commentando il risultato dello studio Airs sui maschi italiani.</p>
<p>Rimedio numero 2: la pillola blu</p>
<p>Vecchio spot del Viagra | Se l’uomo è soddisfatto (o quasi) delle proprie dimensioni, cerca soluzioni per prolungare il rapporto sessualeE visto che sulla terra, invece, ci sono entrambi i generi, gli uomini fanno indigestione di Viagra. Pur non avendone alcun bisogno. È la Società Italiana di Andrologia a dirlo: giovani perfettamente sani, tra i 20 e i 35 anni, chiedono sempre di più aiuto ai farmaci per stupire la partner. «Molti di questi giovani &#8211; spiega Bruno Giammusso, segretario della SIA, al Corriere della Sera &#8211; cercano di reperire i medicinali che vogliono per vie alternative, su internet o seguendo i consigli di figure parallele ai vari esperti. In questo modo &#8211; aggiunge &#8211; ignorano totalmente l’eventualità di una dipendenza psico-patologica: chi comincia a prendere il farmaco senza motivo, rischia, se non assistito, di pensare di non potercela più fare da solo».</p>
<p>L’uomo cambia, la donna… anche</p>
<p>Anche le donne stanno cambiando | «Oggi le ragazze sanno di poter pretendere l’orgasmo, e lo fanno», afferma la psicosessuologa dott.ssa SeghenziMa perché gli uomini sono così preoccupati? Parte della risposta riguarda “l’altra metà del cielo”. Le donne, infatti, stanno cambiando. «Già dall’adolescenza &#8211; afferma la dott.ssa Gabriella Seghenzi, psicosessuologa &#8211; le ragazzine sanno che quello delle dimensioni è il punto debole del maschio. E, a differenza del passato, ne parlano. Scherzano tra amiche e talvolta umiliano i ragazzi».</p>
<p>Sono sempre di più, infatti, i ragazzini tra gli 11 e i 14 anni che finiscono dallo psicologo perché credono di non essere abbastanza dotati. Si isolano e rifuggono il contatto con le ragazze. «Il fatto che si parli di più del sesso &#8211; aggiunge la dott.ssa Seghenzi &#8211; e che ci sia una maggiore distinzione tra sessualità e amore, espone maggiormente i maschi ad una valutazione quantitativa. Ma la vera novità &#8211; conclude l’esperta &#8211; è che la società di oggi garantisce alla ragazza il diritto di pretendere la prestazione, di pretendere l’orgasmo». Secondo la psicologa, inoltre, per una forma irrisolta di conflitto con i vecchi stereotipi sociali secondo cui le ragazze disinibite sono automaticamente considerate delle poco di buono, spesso le adolescenti sono troppo dirette, anche troppo aggressive nel rivendicare ciò che spetta loro.</p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2009/03/uomo22.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-3091" title="uomo22" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2009/03/uomo22.jpg" alt="uomo22" width="176" height="188" /></a>È questo il punto. Le donne pretendono e lo dicono ad alta voce. Soprattutto quando sono insoddisfatte. Secondo un’inchiesta pubblicata dal domenicale inglese News of the world, ad esempio, su un campione di 3000 intervistate, il 60% ha ammesso di fingere l’orgasmo e circa i 3 quarti di usare il vibratore per movimentare la routine sessuale. Il 20%, infine, ha confessato di andare a letto con altri uomini, nel disperato tentativo di avere più possibilità di raggiungere il piacere. Evviva la sincerità.</p>
<p>«È certo meglio essere maschi piuttosto che donne &#8211; scriveva Isabel Allende nel suo libro Eva Luna del 1987 &#8211; perché anche il maschio più miserando ha una donna cui comandare». La pensate ancora allo stesso modo?</p>
<p>da cafèbabel.com</p>

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		<title>Pensiero di un vecchio soldato</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:15:31 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Le sconfitte naturalmente bruciano, ma sono anche un'ottima opportunità per imparare e fare meglio la volta dopo... ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2008/10/8-vecchio.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-433" title="8-vecchio" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2008/10/8-vecchio-124x150.jpg" alt="8-vecchio" width="124" height="150" /></a>Pensiero di un vecchio soldato</p>
<p>La speranza è quando a volte i sogni si avverano e quando succede, non possiamo che esserne felici, anche se il sogno è costituito da un progetto in buona parte ancora lontano, ma che si basa sulla buona volontà.</p>
<p>&#8220;Le sconfitte naturalmente bruciano, ma sono anche un&#8217;ottima opportunità per imparare e fare meglio la volta dopo nel gioco della vita è una costante dipendente dal destino.</p>
<p>Secondo molti sono un guerriero uno che non lascia facilmente l’impresa intrapresa</p>
<p>Il mio pensiero va per tutte le battaglie che nella vita ho affrontato.</p>
<p>Ripenso a tutte quelle che ho passato ed a tutti i segni che mi hanno lasciato.</p>
<p>Negli ultimi anni sono stato un po&#8217; assente a me stesso ed agli altri perchè non sto molto bene, sono provato da fatiche, da delusioni di persone che ritenevo amiche, da un lutto un vuoto incolmabile che mi ha colpito, non da ultimo dai ritmi frenetici che mi si impongono, e che non posso ancora tralasciare.</p>
<p>Da tempo mi sono accorto di avere dei blocchi dentro di me che devo cercare di risolverle.</p>
<p>Ma sono cosciente che chissà quante battaglie ancora mi spettano, chissà quand&#8217;è che potrò fermarmi per riposare un po’, riposare questo stanco corpo e magari anche per schiarirmi le idee proiettandomi verso nuovi orizzonti sempre sognati, ma sempre rimasti chiusi nel cassetto del domani.</p>
<p>Giorni colmi di tristezza talvolta mi attagliano, per cui mi passa anche la voglia di parlare e per questo ritengo più opportuno sparire.</p>
<p>Molto probabilmente sarà solo un fatto una attesa, nella speranza che presto sarò ripagato per i miei sforzi e riprendere fiducia del mio agito.</p>
<p>Ringrazio tutti coloro che mi stanno e staranno vicino, il loro sostegno sicuramente mi ridarà le energie per continuare in questo esistere e affrontare un quotidiano quasi ormai privo di senso dato il mio passato e la prospettiva di un futuro a cui non credo quasi più</p>
<p>Ma non preoccupatevi, non sono ancora caduto, diciamo che sto attendendo un segno e forse la realizzazione di quel sogno… o ancor più di poter aprire quel cassetto.</p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2009/02/plotone.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1968" title="plotone" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2009/02/plotone.jpg" alt="plotone" width="202" height="156" /></a>Soldato; perché mi punti il fucile voglio solo poter vivere la mia vita nella mia terra…</p>
<p>sappi signor soldato che il tempo passato è un insieme di momenti finiti depositati nella memoria non modificabili……</p>
<p>Non scordare questo momento …il tempo futuro è un insieme di momenti a venire ignoti e non certi o programmabili, lasciami la vita e volgi il tuo sguardo verso il cielo.</p>
<p>Vedi, guarda il colore mutevole del sole cadente che si tuffa nell’orizzonte di nubi, che insanguina la cima del monte, cosi come la scia rossastra delle onde del mare, questo è il sangue che si deve spargere, sangue dolce del colore rosseggiante del cielo che si nasconde e piano piano e ti invita a chiude gli occhi stanchi e ti conduce a pensieri a desideri mai dimenticati perché troppo pesanti per te che sei lontano dalla tua Patria dalla tua casa da ciò che ami.</p>
<p>Soldato perchè mi punti il fucile la nostra mente fatica a fermarsi sull’attimo corre tra passato presente e futuro spinta dalla paura; dalla paura di una certezza la certezza della fine della fine del tempo, la paura della morte che ci toglie il piacere di vivere il presente qui ed ora.</p>
<p>Il soldato depositata l’arma: Va amico, va non voltarti, sappi che io sono solo uno strumento di coloro che comandano, va e prega per la mia anima.</p>
<p>Il soffio del vento scuote l’ultimo tenero ramo e una piccola nostalgica lacrima del soldato bagna il terreno</p>
<p style="text-align: center;"> <a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2009/11/cielo.jpg"><img class="aligncenter size-full wp-image-10435" title="cielo" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2009/11/cielo.jpg" alt="cielo" width="595" height="288" /></a></p>

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		<title>¿Qué es Gnosis?</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Sep 2010 10:09:37 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La Gnosis es una verdadera escuela científica de iniciación en la vida, que
persigue una transformación del ser humano, pretende que cada hombre cambie
desde sus principios básicos y costumbres, que se convierta en verdadero hombre.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2008/10/1iustitia1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-261" title="1iustitia1" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2008/10/1iustitia1-150x150.jpg" alt="1iustitia1" width="258" height="229" /></a>¿Qué es Gnosis?<br />
Gnosis significa conocimiento, sabiduría. La Gnosis es el conocimiento de una<br />
sabiduría trascendental y transformativa que enseña a la humanidad a ver, oír y<br />
palpar todas las cosas que hasta el momento se señalaban como grandes misterios<br />
y enigmas.<br />
La Gnosis es una verdadera escuela científica de iniciación en la vida, que<br />
persigue una transformación del ser humano, pretende que cada hombre cambie<br />
desde sus principios básicos y costumbres, que se convierta en verdadero hombre.<br />
La Gnosis en sí pretende que cada hombre tenga un espíritu vasto y lúcido que<br />
intente establecer un nuevo orden racional científico en las costumbres<br />
generales del Vivir, inspirándose en las leyes inmutables de la naturaleza.<br />
El conocimiento de la ciencia gnóstica abarca los cuatro pilares del saber<br />
humano: Ciencia, Arte, Filosofía y Mística.<br />
La gnosis como un estilo de vida, como una filosofía mística se fundamenta sobre<br />
una concepción racional y científica del universo.<br />
El gnosticismo aparece en épocas de crisis, de perturbación social y espiritual,<br />
como una corriente ideológica importante para que el ser humano alcance una<br />
transformación física, psíquica, social y espiritual, que le permita conocerse a<br />
sí mismo, conocer sus propios defectos y errores, que lo conducen prematuramente<br />
a la vejez, a la tumba, a la desintegración.<br />
Esta sabiduría la encontramos en los Misterios de Mitra, de Eleusis, en el<br />
Hermetismo, en los Misterios de Dionisio, de Hécate, de la Gran Madre, de<br />
Serapis, de Cibeles, de Isis, también en el Orfismo y el Pitagorismo, en los<br />
libros egipcios y tibetanos.<br />
La gnosis se desarrolla en el seno del cristianismo conociéndose como el<br />
cristianismo primitivo o cristianismo esotérico, para luego disolverse en<br />
innumerables sectas, las cuales se fueron convirtiendo en sociedades secretas a<br />
medida que el esoterismo se fue haciendo más fuerte.<br />
Cuando el hombre comienza a observarse detenidamente a sí mismo, desde el ángulo<br />
de que no es UNO sino muchos, obviamente ha iniciado el trabajo serio sobre su<br />
naturaleza interior.<br />
La gnosis da la metodología y enseña el &#8220;modus operandi&#8221; mediante el cual puede<br />
uno ser asistido por fuerzas superiores a la mente. En la antigüedad se decía:<br />
&#8220;Hombre, conócete a ti mismo y conocerás el universo&#8221;, que se formula con la<br />
síntesis de todas las teorías, es el conocimiento superior. Es claro que en esto<br />
suelen haber hoy raras excepciones que tenemos que buscar con la linterna de<br />
Diógenes; esos casos raros están representados por los hombres verdaderos:<br />
Buddha, Jesús, Hermes, Quetzalcoatl, etc.<br />
El hombre-máquina es la bestia más infeliz que existe en este valle de lágrimas,<br />
pero él tiene la pretensión y hasta la insolencia de auto titularse &#8220;rey de la<br />
naturaleza&#8221;. &#8220;Noce Te Ipsum&#8221;. &#8220;Hombre conócete a ti mismo&#8221; ésta es una antigua<br />
máxima de oro escrita sobre los muros de Delfos en la Antigua Grecia.<br />
El hombre, ese pobre animal intelectual, que se califica equivocadamente de<br />
hombre, ha inventado millares de máquinas complicadísimas y difíciles y sabe muy<br />
bien que para poder servirse de una MAQUINA, necesita a veces de largos años de<br />
estudio y aprendizaje pero en cuanto se trata de sí mismo, se olvida totalmente<br />
de este hecho, aunque él mismo sea una máquina más complicada que todas las que<br />
ha inventado.<br />
No hay hombre que no esté lleno de ideas totalmente falsas sobre sí mismo, lo<br />
más grave es que no quiere darse cuenta de que realmente es una máquina. La<br />
máquina humana no tiene libertad de movimientos, funciona únicamente por<br />
múltiples y variadas influencias interiores y choques exteriores. Todos los<br />
movimientos, actos, palabras, ideas, emociones, sentimientos, deseos, de la<br />
máquina humana son provocados por influencias exteriores y por múltiples causas<br />
interiores extrañas y difíciles.<br />
El animal intelectual es un pobre títere parlante con memoria y vitalidad, un<br />
muñeco viviente que tiene la tonta ilusión de que puede hacer, cuando en<br />
realidad de verdad nada puede hacer.<br />
Imaginad que ese muñeco puede cambiar de dueños a cada momento. Debéis imaginar<br />
que cada dueño es una persona distinta, tiene su propio criterio su propia forma<br />
de divertirse, sentir, vivir, etc., etc. Un dueño cualquiera queriendo conseguir<br />
dinero apretará ciertos botones y entonces el muñeco se dedicará a los negocios,<br />
otro dueño, media hora o varias horas después tendrá una idea diferente y pondrá<br />
a su muñeco a bailar y a reír y un tercero lo pondrá a pelear, un cuarto lo hará<br />
enamorar de una mujer, un quinto lo hará enamorar de otra, un sexto lo hará<br />
pelearse con un vecino y creará un problema de policía, y un séptimo le hará<br />
cambiar de domicilio.<br />
Así el pobre animal intelectual, querido lector, un muñeco mecánico como el de<br />
nuestro ejemplo, cree que hace cuando en realidad nada hace, es un títere de<br />
carne y hueso controlado por una legión de entidades energéticas sutiles que en<br />
su conjunto constituyen eso que se llama Ego, Yo Pluralizado, Satán, Yo<br />
Psicológico o Defectos.<br />
 Stella Maris Privitera Azzolino</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2008/10/4-cielo.jpg"><img class="size-full wp-image-430   aligncenter" title="4-cielo" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2008/10/4-cielo.jpg" alt="4-cielo" width="467" height="209" /></a></p>

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		<title>Moldova-contese e contradizioni&#8230;</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 10:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Moldova è il termine romeno per la regione storica della Bessarabia.......
L'attuale entità politica della Transdniestria (Pridnestrovskaia Moldavskaia Respublika – PMR), con capitale Tiraspol, non è che una piccola parte di un territorio noto geograficamente come Transdniestria, e che oggi si trova per la maggior parte in Ucraina. Per complicare ancor più le cose, la PMR non si limita a rivendicare il territorio sulla riva sinistra (orientale) del fiume Dniester, ma anche due territori sulla riva destra: la città industriale di Bendery e l'anello del Dniester attorno al monastero di Chitcani.....]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>LA REPUBBLICA MOLDOVA-MOLDAVIA</p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/rep.moldova.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-16992" title="rep.moldova" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/rep.moldova.jpg" alt="rep.moldova" width="206" height="245" /></a>Moldova è il termine romeno per la regione storica della Bessarabia centrale, un territorio compreso tra i fiumi Prut a ovest e Dniestr a est. Come l&#8217;attuale Repubblica (Republica Moldova), anche la precedente repubblica sovietica di Moldavia (Moldavskaia Sotsialisticheskaia Sovetskaia Respublika – MSSR), includeva il territorio della Transdniestria, la regione tra i fiumi Dniestr a ovest e Bug a est.</p>
<p>Lo scenario politico di questa ex repubblica sovietica, con capitale Chisinau  è complicato dalle rivendicazioni di due stati autonomi interni: la Transdniestria e la Gagauzia.</p>
<p>L&#8217;attuale entità politica della Transdniestria (Pridnestrovskaia Moldavskaia Respublika – PMR), con capitale Tiraspol, non è che una piccola parte di un territorio noto geograficamente come Transdniestria, e che oggi si trova per la maggior parte in Ucraina. Per complicare ancor più le cose, la PMR non si limita a rivendicare il territorio sulla riva sinistra (orientale) del fiume Dniester, ma anche due territori sulla riva destra: la città industriale di Bendery e l&#8217;anello del Dniester attorno al monastero di Chitcani.</p>
<p>L&#8217;area autonoma della Gagauzia, nel sud della Repubblica di Moldova, è abitata dal gruppo etnico di lingua turca dei gagauzi: non corrisponde a un territorio geograficamente compatto, ma consiste nei due distretti confinanti Comrat e Ceadir Lunga, e del distretto territorialmente non collegato di Vulcanesti (all&#8217;estremità meridionale della Moldova), oltre a diverse comunità rurali disperse.</p>
<p>Dopo la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, la tensione tra il nuovo esercito moldavo e la guarnigione inviata a Bendery dalle autorità della Transdniestria degenerò in battaglia. Lo scontro fu bloccato di autorità dalla 14a armata della Federazione Russa, non prima che il conflitto provocasse vittime e profughi (rispettivamente stimati attorno a 1.000 e 100.000 persone), traumatizzando la popolazione di entrambe le parti, e allargando ancor di più il divario linguistico, etnico, socio-economico e politico tra le due parti del paese. La creazione di una zona di sicurezza, un&#8217;amnistia generale e la mediazione russa hanno congelato il conflitto, ma senza risolverlo del tutto.</p>
<p>Le ragioni che portarono nel 1992 alla battaglia di Bendery hanno origine nella diversa conformazione etnica della Transdniestria (dove nessun gruppo etnico ha la maggioranza, diversamente dal resto del paese a prevalenza romena), nelle paure della minoranza slava di una fusione della Repubblica di Moldova con la Romania, e nella relativa ricchezza della Transdniestria, che pur essendo composta da meno di un quinto del territorio e degli abitanti del paese, controlla oltre il 40% delle sue risorse industriali.</p>
<p>Le aspirazioni separatiste della Gagauzia si sono invece risolte nel 1994 con l&#8217;accettazione di un&#8217;area ad autonomia territoriale (Gagauz Yeri), con capitale Comrat — all&#8217;interno della Repubblica di Moldova; nello stesso anno sono iniziati i dialoghi bilaterali tra Chisinau e Tiraspol sullo status politico della Transdniestria, con mediatori dell&#8217;OSCE, della Federazione Russa, e più recentemente dall&#8217;Ucraina.</p>
<p>È interessante notare come la complessità della composizione etnica della Repubblica di Moldova, che ne ha complicato i conflitti interni, non ne è stata tuttavia la causa principale. L&#8217;autonomismo della Gagauzia, che è veramente etnico, si è risolto pacificamente, mentre quello della Transdniestria ha soprattutto motivazioni politico-economiche. Paradossalmente, quindi, il panorama multietnico può essere una chiave alla soluzione dei problemi, e può costituire una prova generale per tante analoghe difficoltà che possono venirsi a creare. Vale la pena pertanto studiare tale varietà in dettaglio.</p>
<p>Della popolazione totale di 4.359.100 persone in tutto il paese (censimento del 1989), 65% sono romeni/moldavi, 13,8% ucraini, 13% russi, 3,5% gagauzi e 2% bulgari. In Transdniestria, su 546.000 abitanti (censimento del 1989), 40% risultano romeni/moldavi, 28% ucraini (l&#8217;alta percentuale si spiega con la vicinanza al confine ucraino) e 25% russi. È interessante notare come nessun gruppo etnico abbia la maggioranza assoluta in Transdniestria; ciò indica tra le ragioni del separatismo della Transdniestria non tanto una presunta egemonia etnico-culturale slava, quanto il timore opposto di uno sconvolgimento dell&#8217;attuale precario equilibrio.</p>
<p>In Gagauzia (altro banco di prova della coesistenza), su 182,500 abitanti attuali, 78,7% sono gagauzi etnici. L&#8217;utilizzo della lingua gagauza (che è di fatto una versione della lingua turca in caratteri latini) convive nel territorio con quello del romeno e del russo. La minoranza bulgara, consistente in questo territorio (5,5% della popolazione della Gagauzia) non vede con favore l&#8217;autonomismo, e alcuni vorrebbero anche un&#8217;ulteriore autonomia interna dei bulgari. Tuttavia, non si registrano problemi linguistici né violazioni di diritti umani. L&#8217;esperienza della Gagauzia tende a corroborare la teoria che quanto più alta è la maggioranza (specialmente oltre i tre quarti, come in questo caso), tanto più bassa è la tensione inter-etnica. In Gagauzia non c&#8217;è alcun timore di &#8220;romenizzazione&#8221;.</p>
<p>Dal punto di vista linguistico, la lingua ufficiale dello stato, nota come &#8220;moldavo&#8221;, è praticamente identica al romeno. Solo con l&#8217;indipendenza è ripreso l&#8217;uso della lingua romeno/moldava in caratteri latini: nei decenni del dominio sovietico, indubbiamente per estraniare i moldavi dai romeni, erano stati imposti alla lingua moldava i caratteri cirillici. Inoltre, la politica sovietica richiedeva il russo come lingua comune (cosa che peraltro non era gradita neppure alla minoranza ucraina), e questo aveva diminuito di fatto il numero di scuole di lingua romeno/moldava. Oggi a Chisinau vi sono più scuole russe che moldave, e il russo, anche se non ha uno status di lingua nazionale, lo è de facto, visto che tutti i documenti ufficiali vengono sistematicamente tradotti in russo.</p>
<p>Il problema linguistico non è mai stato considerato molto grave nel paese, anche se ha acuito il divario con la Transdniestria: a Tiraspol, per il timore di sconvolgere lo status quo, si mantiene il russo come lingua didattica dominante, ed è rimasto l&#8217;uso dei caratteri cirillici per la lingua moldava.</p>
<p>L&#8217;economia della Repubblica di Moldova si confronta con tutte le sfide tipiche della transizione post-sovietica. Le vecchie repubbliche sovietiche erano tipicamente complessi economici non autonomi, che funzionavano solo in quanto parti dell&#8217;economia sovietica globale. Al disintegrarsi di quest&#8217;ultima, la Moldova si è trovata a corto di rifornimenti e tagliata fuori dai propri mercati tradizionali. I problemi sono aumentati quando il conflitto ha alienato la Transdniestria, fortemente industrializzata, dal resto a maggioranza agricola del paese. Si noti anche che la situazione agricola della repubblica era fallimentare già al tempo dell&#8217;indipendenza: l&#8217;uva e i prodotti vinicoli rappresentano il settore più florido dell&#8217;agricoltura dello stato, e il paese non si era ancora ripreso dagli effetti della politica anti-alcolica di Gorbacev, che aveva fatto distruggere oltre un terzo delle vigne moldave. All&#8217;inizio del 1997, quando l&#8217;Ucraina ha imposto dazi di transito sulle esportazioni dalla Moldova, il commercio con altri paesi della CSI è notevolmente calato.</p>
<p>La Transdniestria si trova in condizioni di insufficienza agricola tali da non riuscire a far fronte al fabbisogno alimentare della sua popolazione; inoltre, la PMR ha stipulato accordi economici internazionali diversi da quelli del governo di Chisinau, e ha una moneta differente. Il livello di cooperazione tra Moldova e Transdniestria, misurato in termini di commercio, è del 6%. Almeno in Gagauzia, la soluzione dei problemi politici ha invece facilitato lo sviluppo economico.</p>
<p>Qual&#8217;è il ruolo della religione in tutto questo complesso scenario etno-linguistico, politico ed economico? Tutti e cinque i principali gruppi etnici della Repubblica di Moldova sono cristiani ortodossi, inclusi i gagauzi (cosa che fa della Gagauzia, curiosamente, l&#8217;unico stato cristiano turco del mondo). La fede ortodossa è tuttora l&#8217;unico fattore che lega insieme gli abitanti di tutto lo stato. Una fede comune e compatta, unita al desiderio di vivere in uno stato civile e democratico, sarà un aiuto senza pari alla risoluzione dei conflitti (non escluso, probabilmente, il ruolo dello status politico separato della Transdniestria all&#8217;interno delle legittime aspirazioni all&#8217;integrità territoriale della repubblica). Queste parole possono sembrare utopistiche nei paesi occidentali, dove l&#8217;appartenenza religiosa è vista come un fatto di sentimento personale, che si ha quasi vergogna di mostrare in pubblico.</p>
<p>Nell&#8217;Oriente cristiano, invece, la fede religiosa modella le abitudini sociali, i comportamenti civili, l&#8217;autocoscienza di intere nazioni. Ogni atto che indebolisca la fede ortodossa locale (come le ben note campagne proselitistiche che hanno portato cattolici ed evangelici, evidentemente consci di avere risolto tutti i propri problemi in Occidente, all&#8217;invasione sistematica della CSI) non sarà altro che un attentato ai diritti degli abitanti della Moldova di ritrovare la propria dignità.</p>
<p>L&#8217;unità giurisdizionale dell&#8217;Ortodossia moldava ha allo stesso modo un grande valore, seppure non assoluto, per lo meno in quanto garantisce punti di riferimento comuni che non si ritrovano in alcun altro settore della vita del paese. Fin dai tempi in cui la Bessarabia divenne parte dell&#8217;Impero Russo, il suo territorio è stato amministrato dalla Chiesa ortodossa russa, e attualmente è parte del territorio canonico del Patriarcato di Mosca.</p>
<p>Tutti i suoi fedeli, anche la maggioranza di lingua romena, seguono lo stile di vita tipico della Chiesa russa (e in certi casi anche della Chiesa romena prima che questa adottasse alcune recenti riforme): calendario giuliano ecclesiastico, ordinamento del clero e Tipico ecclesiastico russo, e così via fino a particolari minuti quali gli stili musicali e la forma dei paramenti. Il Metropolita Vladimir (Kantariani), che incarna nella sua persona la complessità etno-linguistica del paese (proviene da una famiglia romena della Bucovina ucraina), sembra la figura ideale per dirigere il popolo ortodosso moldavo nel complesso periodo di stabilizzazione sociale.</p>
<p>È molto sgradevole, pertanto, il fatto che la Chiesa ortodossa romena (che ha da decenni rivendicazioni sulle popolazioni di lingua romena al di là del Prut) non abbia atteso tempi più tranquilli per cercare di restaurare una &#8220;Metropolia autonoma di Bessarabia&#8221; legata al Patriarcato di Romania. Questa azione (messa in atto nel dicembre 1992) ha avuto le sue radici immediate nell&#8217;appello del Vescovo Petru (Paduraru) di Balti al Santo Sinodo romeno, ed è costata anni di polemiche tra i due patriarcati (risolte nel 1999 con il pentimento dello stesso Vescovo Petru, e l&#8217;accettazione del suo passaggio al Santo Sinodo romeno): questo conflitto a livello ecclesiastico ha aggravato alcuni moti politici di irredentismo, e ha seminato dubbi e incertezze in un popolo che si sarebbe meritato una maggiore serenità.</p>
<p>L&#8217;esperienza della Repubblica di Moldova è significativa per comprendere le difficoltà e il valore della coesistenza in una società complessa, per il raggiungimento di una pace interna.</p>
<table style="width: 518px; height: 66px;" border="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/flag.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-16993" title="flag" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/flag-150x150.jpg" alt="flag" width="150" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Moldavia.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-16994" title="Moldavia" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Moldavia-150x150.jpg" alt="Moldavia" width="150" height="150" /></a></td>
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</tr>
</tbody>
</table>
<p>a cura di g.m.s.</p>

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		<title>Breve storia della bandiera Sarda</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 10:01:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Storia]]></category>
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		<description><![CDATA[La bandiera della Sardegna è stata ufficializzata con la legge regionale 10, datata 15 aprile 1999 ma tutti sappiamo che il simbolo crociato dei quattro mori è ben più antico ed in passato, le bende che ora cingono la fronte, sono state raffigurate calate sugli occhi, od inesistenti e le teste rivolte in varie direzioni, con i volti barbuti o privi di barba...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>                                                                     <strong>Breve storia della ban</strong><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/sardegna.jpg"><strong><img class="alignleft size-full wp-image-17001" title="sardegna" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/sardegna.jpg" alt="sardegna" width="266" height="234" /></strong></a><strong>diera Sarda</strong></p>
<p>La bandiera della Sardegna è stata ufficializzata con la legge regionale 10, datata 15 aprile 1999 ma tutti sappiamo che il simbolo crociato dei quattro mori è ben più antico ed in passato, le bende che ora cingono la fronte, sono state raffigurate calate sugli occhi, od inesistenti e le teste rivolte in varie direzioni, con i volti barbuti o privi di barba.</p>
<p> Da un breve ma preciso saggio, scritto dalla prof.sa Barbara Fois, docente di storia medioevale, pubblicato nel 1992. Intitolato &#8220;lo stemma dei Quattro Mori breve storia dell&#8217;emblema dei Sardi&#8221; è sicuramente il lavoro più completo sull&#8217;argomento; in esso sono riportati anche i riferimenti di coloro che nel corso dei secoli, hanno trattato dello stemma.</p>
<p>La prima apparizione storica del simbolo risale ad un sigillo aragonese in piombo, del 1281, adottato dalla cancelleria reale di Pietro il Grande che la tradizione iberica riporterebbe ad una leggenda dell&#8217;XI secolo, secondo la quale san Giorgio, armato di scudo bianco crociato di rosso, durante la battaglia di Alcoraz, avvenuta realmente nel 1096, intervenne in favore degli Aragonesi, lasciando sul campo le quattro teste mozzate dei re arabi sconfitti, adorne di turbanti tempestati di gemme.</p>
<p>La tradizione sarda, che si rifà molto probabilmente alla leggenda iberica, narra di un gonfalone rosso con croce bianca al centro (notate i colori interposti), con quattro teste di moro poste agli angoli, che papa Benedetto VII conferì nel 1017 (non fatevi ingannare dalla data che è antecedente a quella del racconto aragonese) ai Pisani, che combattevano i Saraceni di Museto, per scongiurare la conquista della Sardegna e aggiungiamo pure, per tutelare i propri interessi nell&#8217;Isola, ricca di miniere.</p>
<p>Dalla seconda metà del XIV secolo, più esattamente tra il 1370 ed 1386, l&#8217;emblema in forma di bandiera, associato agli altri simboli della Confederazione della Corona d&#8217;Aragona, compare in un codice, denominato &#8220;lo stemmario di Gerle&#8221;, tuttora conservato a Bruxelles. Il disegno sul manoscritto riporta i quattro mori in campo bianco, divisi dalla croce di san Giorgio ed è raffigurato quale simbolo del Regno di Sardegna.</p>
<p>Dunque, gli Aragonesi che nel 1297 furono infeudati da papa Bonifacio VIII, del Regno di Sardegna e Corsica, impongono un simbolo alla nostra Terra, quasi 100 anni più tardi dell&#8217;inizio del loro dominio ufficiale, se si vuol prender per buona questa data come conquista iberica della Sardegna.</p>
<p>Il primo documento ufficiale sardo (Capitolo di Corte degli Stamenti militari di Sardegna) che riporta raffigurato il simbolo, è però datato 1571, dopodichè risulta impresso su stampe. monete, atti , mentre su gonfaloni dei Tercios de Cerdena, istituiti per la difesa dell&#8217;Isola dalle incursioni barbaresche e moresche, sarebbe apparso prima di questa data.</p>
<p>Nel Settecento le immagini che si protrassero sino alla legge attuale e che principalmente raffiguravano i mori con la benda calata sugli occhi, sono simbolo dell&#8217;Isola ed inserite nello stendardo dei Savoia, quando questi divennero re di Sardegna, nel 1720. Carlo Alberto, dopo il 1842 adotta come bandiera del regno, il tricolore ed i quattro mori sventolano esclusivamente nei vessilli dei corpi militari.</p>
<p>La gloriosa brigata Sassari adottò lo stemma sin dalla sua istituzione, avvenuta durante la prima guerra mondiale.</p>
<p>Il 19 luglio 1950, il Consiglio della neonata Regione Autonoma della Sardegna, sceglieva un emblema nel gonfalone dei quattro mori ed il 5 luglio del 1952, l&#8217;allora presidente della Repubblica Italiana, sanciva come simbolo della stessa regione uno &#8220;stemma d&#8217;argento alla croce di rosso accantonata da quattro teste di moro bendate&#8221;.</p>
<p>Le bende, che come detto calarono sugli occhi in periodo sabaudo, e tuttora ne ignoriamo il motivo, forse per l&#8217;imperizia dei disegnatori piemontesi o per la malizia dei governanti.</p>
<p>Sin qui il saggio di Barbara Fois.</p>
<p>Tuttora, numerose società sportive, tra le quali il Cagliari Calcio, portano in giro per il mondo la bandiera sarda, così come la mostrano con orgoglio le associazioni di emigrati sardi sparsi in tutto il pianeta.</p>
<p>Vorremmo aggiungere un&#8217;altra ipotesi, per certi versi affascinante e forse fantasiosa, secondo la quale lo stemma sarebbe di origine templare, se è vero che uno dei fondatori e primo maestro di tale ordine Ugo di Payns, lo fece suo prima del 1129, data alla quale dovrebbe risalire l&#8217;isitituzione della &#8220;Nuova milizia del Tempio&#8221;</p>
<p><strong>LEGGE REGIONALE 15 aprile 1999, n. 10</strong></p>
<p>Bandiera della Regione.</p>
<p>Il Consiglio Regionale ha approvato</p>
<p>Il Presidente della Giunta Regionale promulga la seguente legge:</p>
<p>Art.1</p>
<p><strong>Bandiera della Sardegna</strong></p>
<p>l. La Regione adotta quale sua bandiera quella tradizionale della Sardegna: campo bianco crociato di rosso con in ciascun quarto una testa di moro bendata sulla fronte rivolta in direzione opposta all&#8217;inferitura.</p>
<p>Art.2</p>
<p>Esposizione della bandiera da parte di amministrazioni pubbliche</p>
<p>l. La bandiera della Regione è esposta all&#8217;esterno degli edifici sedi della Regione, dei comuni e delle province, degli enti strumentali della Regione, degli enti soggetti a vigilanza o controllo della Regione, degli enti pubblici che ricevono in via ordinaria finanziamenti o contributi a carico del bilancio regionale, degli enti che esercitano funzioni delegate dalla Regione, nonché all&#8217;esterno degli altri edifici dei medesimi enti sui quali ordinariamente si espongono bandiere:</p>
<p>a) il giorno 26 febbraio, anniversario della promulgazione dello Statuto speciale per la Sardegna;</p>
<p>b) il giorno 28 aprile, &#8220;Sa Die de Sa Sardigna&#8221;;</p>
<p>c) su disposizione o autorizzazione del Presidente della Regione, quando ricorrano avvenimenti di particolare importanza;</p>
<p>d) ogni qualvolta sia esposta la bandiera della Repubblica.</p>
<p>2. La bandiera della Regione è esposta altresì nei casi previsti dagli statuti dei comuni e delle province.</p>
<p>Art.3</p>
<p>Esposizione della bandiera da parte di privati</p>
<p>l. L&#8217;esposizione della bandiera della Regione da parte di privati è sempre libera, purché avvenga in forme decorose.</p>
<p>2. E obbligatoria l&#8217;esposizione della bandiera della Regione da parte di privati qualora vengano esposte bandiere nel corso di manifestazioni a cui concorrono finanziariamente la Regione o i suoi enti strumentali.</p>
<p>Art.4</p>
<p>Modalità di esposizione</p>
<p>l. Ove non sia vietato da norme statali, quando le amministrazioni pubbliche di cui all&#8217;articolo 2 espongono la bandiera della Regione, espongono anche la bandiera della Repubblica e quella dell&#8217;Unione europea.</p>
<p>2. Salve le norme che regolano l&#8217;esposizione delle bandiere della Repubblica e dell&#8217;Unione europea, la bandiera della Regione va esposta al posto d&#8217;onore.</p>
<table style="width: 462px; height: 122px;" border="0" align="center">
<tbody>
<tr>
<td style="text-align: center;"><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/map.gif"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-17002" title="map" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/map-150x150.gif" alt="map" width="184" height="150" /></a></td>
<td><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/bandierasarda.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-17003" title="bandierasarda" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/bandierasarda-150x150.jpg" alt="bandierasarda" width="150" height="158" /></a></td>
<td><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/santefisio.jpg"><img class="aligncenter size-thumbnail wp-image-17004" title="santefisio" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/santefisio-150x150.jpg" alt="santefisio" width="150" height="150" /></a></td>
</tr>
</tbody>
</table>
<p>a cura di g.m.s.</p>

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		<title>Un opinione-un auspicio…</title>
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		<pubDate>Wed, 25 Aug 2010 09:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La democrazia libercertezza non può essere limitazione del potere, ma certezza del diritto...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La democrazia liberale non può essere limitazione<a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/camera-dei-deputati.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16982" title="camera-dei-deputati" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/camera-dei-deputati-300x200.jpg" alt="camera-dei-deputati" width="300" height="200" /></a> del potere, ma certezza del diritto, rispetto della pluralità, e della laicità, non solo ma un rifiuto per ogni pur larvata rivalutazione di un passato totalitario e antieuropeo o di quello pre- moderno antirisorgimentale.</p>
<p>Ovviamente non dimentico della storia, ma proiettato verso un futuro socialmente sempre più evoluto e in conformità dei tempi.</p>
<p>Siamo divenuti cittadini Europei, quindi occorre investire sull’Europa, ed è a proposito che ritengo necessario innanzitutto rimettere al centro di un agenda politica l’impegno per la costruzione di quella unione sempre più stretta che i padri fondatori dell’Unione vollero iscrivere nel preambolo al Trattato di Roma.</p>
<p>Il nostro Paese  è sempre stato decisivo nel far avanzare il processo di integrazione al fine di mantenere aperta una prospettiva federalista.</p>
<p>Favorire quindi una flessibilità in tutti i settori della vita sociale deve essere uno strumento di equità etico-morale, giuridica liberale, capace di garantire a ciascun cittadino uguaglianza di opportunità e di punti di partenza.</p>
<p>Una politica liberale dello sviluppo deve anzitutto proporsi prioritariamente nella lotta alla corruzione politica e del nepotismo in genere a tutti i livelli pubblici e contro la criminalità organizzata, che impediscono ad ampie aree del nostro Paese il libero dispiegarsi delle energie economiche e dello sviluppo sociale.</p>
<p>Tale principio deve impiegare la politica e non solo, ma anche la magistratura,  per l’abbattimento delle barriere neo-protezionistiche delle grandi lobby e non da meno il neo-corporativismo ormai obsoleto delle professioni.</p>
<p>Non va poi dimenticato il mondo della finanza, che richiederebbe un capitolo a parte, cosi come quello dei media che ci ammanniscono per lo più gossip e sport e sia consentito infamazione degli avversari politici della proprietà editoriale.</p>
<p>Instaurare una piena libertà per ogni cittadino, rispetto per le sue opinioni, sia in materia religiosa, che di scienza e o di coscienza, rispetto soprattutto di tutta la sua componente privata  o intimistica deve essere il fondamento di una democrazia liberale, in quanto espressione di una volontà popolare.</p>
<p>Sapere di avere un illuminato atteggiamento della Giustizia che avulsa dalla politica, da ambizioni censorie nel limite del diritto non rispetti lo stesso a salvaguardia della società e del cittadino e  quindi operare per lo Stato di Diritto e non mascherarsi spesso come un Diritto dello Stato.</p>
<p>In virtù di  ciò diviene indubbio l’esigenza di una separazione per tutte le istituzioni pubbliche che devono essere neutrali, al fine di garantire pari dignità per tutti ed avere la forza di porsi super partes in ogni circostanza, quale vera garante di equità tra i cittadini e ove necessario capace di reprimere privilegi ovunque si annidino.</p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Simonetti1.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16983" title="Simonetti" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Simonetti1-218x300.jpg" alt="Simonetti" width="166" height="235" /></a>Infine rispetto assoluto e applicazione del dettato Costituzionale e non variegata interpretazione dello stesso ad usum delphinis, e ciò vale anche per chi è preposto al Governo del Paese.</p>
<p>Questo purtroppo sono auspici, che sappiamo disattesi, ma che vorremmo nell’interesse di un Paese, liberale e soprattutto democratico, in una grande Europa unita  e federale, dove non imperi il diritto dello Stato ma si applichi lo Stato di diritto.</p>
<p><strong>Giancarlo Simonetti g.m.s.</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>.</strong></p>

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		<title>Unione Europea- tra campanilismi, corruzione politica e stampa&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Aug 2010 12:29:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'Unione Europea non è solo un'eredità del passato che dobbiamo onorare, ma soprattutto un dovere verso il nostro avvenire. José Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea, ha parlato così ai giovani presenti agli Stati Generali dell'Europa che si sono tenuti a Strasburgo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>L’unione Europea la politica e la stampa</strong></p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/europa.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-16920" title="europa" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/europa-300x266.jpg" alt="europa" width="300" height="266" /></a>L&#8217;Unione Europea non è solo un&#8217;eredità del passato che dobbiamo onorare, ma soprattutto un dovere verso il nostro avvenire. José Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea, ha parlato così ai giovani presenti agli Stati Generali dell&#8217;Europa che si sono tenuti a Strasburgo.</p>
<p>Pierre Lellouche, Segretario di Stato francese per gli Affari Europei, dal canto suo, ha invece raccolto i fischi di un pubblico infastidito dall&#8217;elogio fuori luogo del governo nazionale;</p>
<p>Non siamo qui per questo, ha come voluto dirgli la società civile riunitasi a Strasburgo, dimostrando quanto forte sia l&#8217;esigenza di una politica chiara e pertinente, non servile e strumentale.</p>
<p>In occasione della terza edizione degli Stati Generali dell&#8217;Europa, i tre movimenti che hanno organizzato l&#8217;evento, EuropaNova, il Mouvement Européen-France e Notre Europe, hanno richiesto a OpinionWay di realizzare un sondaggio in Francia e in Germania, sulla fierezza di essere francesi ed europei, e di essere tedeschi ed europei.</p>
<p>Il risultato ha dimostrato che nei due paesi non esiste incompatibilità tra l&#8217;appartenenza alla propria nazione e la contemporanea appartenenza all&#8217;Europa. Alcuni analisti, dietro le quinte, hanno commentato; Niente di nuovo.</p>
<p>Ma se davvero questo è un dato di fatto condiviso, come possiamo spiegare il riemergere nei paesi membri dell&#8217;Europa di sentimenti nazionalisti, che gran poca compatibilità hanno con l&#8217;appartenenza europea?</p>
<p>L&#8217;Europa è nata grazie allo spirito d&#8217;iniziativa di gente di frontiera: Robert Schuman nato a Lussemburgo e vissuto nella Lorena, Konrad Adenauer era di Colonia, Alcide De Gasperi di Pieve Tesino in provincia di Trento.</p>
<p>Ai figli di questa Europa ormai reale, non resta che farla pulsare di vita vera riconoscendo innanzitutto che i bisogni di ognuno sono i bisogni di tutti, l&#8217;Europa non è solo Strasburgo e Bruxelles; ma è auspicabile il nostro concreto avvenire.</p>
<p><strong>Ma cosa realmente sta avvenendo in Europa?</strong></p>
<p>Ove sembra che al suo interno ci siano delle spaccature sempre più evidenti, in parte rese forti dalla crisi economica che si ripercuote a livello sociale e identitario.</p>
<p>In questi giorni si fa un gran parlare della possibile secessione del Belgio tra Valloni e Fiamminghi, due popolazioni a lungo unite sotto una stessa bandiera ma divise da lingue e culture. Vi è poi la Questione Catalana in Spagna oltre a quella dei Paesi baschi, e non di meno le regioni dell’ex germania dell’Est rispetto a quelle dell’Ovest.</p>
<p>L&#8217;Italia non solo non è indenne da questa tematiche che talvolta divengono drammatiche genericamente tra Nord e Sud, e non solo ma anche tra regioni come Calabria e Sicilia, o Romani e Napoletani, non da meno sono i valdostanie i piemontesi o i veneti e i tirolesi.</p>
<p>Ed a parte l&#8217;arcinota voglia di secessione prima e federalismo poi della Lega che rispolvera una Padania mai storicamente esistita come regione geo-storica; vi sono tanti piccoli altri episodi che mettono in mostra una voglia di divisione, proprio alla vigilia dei 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia</p>
<p>Eclatante diviene il caso recente dell’Emilia-Romagna Ove in commissione affari costituzionali alla Camera sono in calendario due proposte di legge, firmate dal leghista Gianluca Pini e dal finiano Enzo Raisi che vogliono rendere rendere autonome le Province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, costituendo la Regione Romagna. Illustrando a riguardo storiche differenze addirittura pre risorgimentali il che e tutto dire.</p>
<p><strong>Non da meno sono i cosi detti “identitari” del Sud</strong></p>
<p>Che all’inizio di maggio hanno manifestato in Piemonte, o meglio a Torino in quanto prima capitale dell’Italia, provenienti dalla Sicilia e della Campania,e da altre regioni sempre del Sud., quali membri di &#8220;Insorgenza Civile&#8221; contro il museo Lombroso, un museo che spiega e smaschera gli errori scientifici che secondo i manifestanti hanno provocato una forma di razzismo verso i meridionali.</p>
<p>A Fenestrelle, nelle cui carceri erano detenuti dei &#8220;briganti&#8221;, gli appartenenti al &#8220;Comitato Due Sicilie&#8221; hanno protestato contro quella Unità che soggiogò a parer loro il sud al nord facendo perdere tutte le ricchezze e opprimendo le popolazioni locali.</p>
<p> <strong>Vi è poi chi in Friuli-Venezia-Giulia qualcuno vorrebbe gli Asburgo.</strong></p>
<p>Sempre a inizio maggio Edouard Ballaman, leghista e presidente del Consiglio regionale del FVG, nel mezzo di una polemica sui fondi per i festeggiamenti sui 150 anni dell&#8217;Unità d&#8217;Italia, ha affermato. «Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni; ha detto Ballaman dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. Siamo in un’altra realtà».</p>
<p>Ma a questo punto và sottolineato la responsabilità politica, il mala affare,e non da ultimo il gossip di eccelsi uomini di potere politico o da sempre influenzanti la politica, che la stampa e i media ci propongono, che giustamente provoca dei ripensamenti in taluni che più o meno rispolverano un passato geo-storico, proponendosi quali risolutori del malessere sociale, ma dietro a ciò, si puo pensare vi siano dei desideri occulti di ritagliare degli spazi di potere denunciando le corruttele di altri, dato l’impunibilità dei politici denunciati.</p>
<p><strong>Non possiamo omettere alcuni eclatanti esempi riportati dai Media che indicano come la corruzione politica in Europa sia diventata il tormentone dell’estate.</strong></p>
<p>Di fronte alle rivelazioni divulgate dalla stampa, i governi della “vecchia Europa”, castigano, o meglio, imbavagliano uno spazio mediatico quando ne temono l’intraprendenza. Comunque, non c’è un’unica tendenza. Se in Gran Bretagna, Germania e Polonia, infatti, le inchieste mediatiche spingono i governi a dimettersi, in Francia e in Italia, l’informazione è praticamente sterile.</p>
<p>Tony Blair e Gordon Brown in stile hard-boiled anni ’30 non ne escono immuni, Il Daily Telegraph ha pubblicato le scandalose note di spesa dei deputati britannici.</p>
<p>A partire dal 2009, in fatti le inchieste del Daily Telegraph hanno svelato uno scandalo finanziario senza precedenti in Gran Bretagna, culminato con le dimissioni dello speaker della Camera dei comuni. Man mano che il quotidiano inglese diffondeva nuove informazioni, il governo di Gordon Brown sprofondava sempre di più nella più pesante umiliazione politica.</p>
<p>Comprando un disco rigido contenente le note di spesa di tutti i parlamentari britannici, il Daily Telegraph ha dimostrato che i deputati si erano fatti rimborsare perfino la carta igienica, passando per il cibo per gatti e il tosaerba. Utilizzando i soldi pubblici.</p>
<p>Nel 2002, invece, i media polacchi hanno smascherato il più grande scandalo del paese dopo l’emancipazione postcomunista. Adam Michnik, il capo redattore del più influente giornale polacco, Gazeta Wyborcza, ha deciso di parlare sulla prima pagina del forte interessamento, un po’ sospetto, da parte di un produttore, Lew Rywin, nei confronti del contenuto editoriale del giornale. Rywin propose 17.5 milioni di euro in tangenti a Michnik e dichiarò di agire in nome di un gruppo influente, nel caso specifico si riferiva a importanti esponenti dello SDL (Alleanza della sinistra democratica), il partito di opposizione.</p>
<p>La notizia ha scatenato un tale sisma politico che, per la prima volta in Polonia, è stata creata una commissione parlamentare. I suoi interrogatori, andati in onda in diretta sulla televisione polacca, hanno sensibilizzato l’opinione pubblica sul tema della corruzione. Ormai, numerosi politologi pensano che il “Rywingate” abbia aperto un vero e proprio vaso di Pandora: i legami tra la politica polacca, l’ambiente degli affari e le cosche mafiose sarebbero infatti molto forti e consolidati.</p>
<p><strong>È merito dell’intraprendenza della stampa, dunque, se i casi di corruzione entrano a far parte della sfera pubblica.</strong></p>
<p>Ma l’impatto dei media in Europa cambia da paese a paese. Un esempio positivo è quello della stampa britannica. Il vecchio ministro del Tesoro David Laws si è dimesso dal governo, dopo che il Daily Telegraph aveva sbattuto in prima pagina la riscossione indebita di 40 000 sterline da parte del ministro.</p>
<p>Il caso della Germania è ancor più impressionante: è stata sufficiente una frase, perché Horst Köhler, l’anziano presidente della Repubblica Federale Tedesca, si dimettesse a metà mandato. In Germania, insomma, basta una una riga per provocare un terremoto, mentre in Francia e in Italia, nonostante si scrivano addirittura dei libri, non è mai successo nulla. Anche se qualcosa comincia a muoversi.</p>
<p><strong>Intercetazioni il caso Italia e quello Francese</strong></p>
<p>Venerdì 11 giugno 2010, sulla prima pagina de la Repubblica, quotidiano italiano di centro sinistra, un quadrato giallo su sfondo bianco, simboleggiante un post-it, riportava la scritta: «la legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati».</p>
<p>Tutti i media nazionali, ad eccezione di quelli fedelissimi al Cavaliere, hanno fatto fronte comune contro questo progetto di legge proposto da Berlusconi, destinato a sanzionare i giornali che rivelassero il contenuto delle intercettazioni telefoniche.</p>
<p>Il presidente del Consiglio era quasi riuscito ad ottenere la totale impunità, ma la stampa, giocando al gioco del silenzio, ha incanalato un vento d’indignazione popolare sufficiente a far fare marcia indietro al governo.</p>
<p>I nastri con le intercettazioni telefoniche, spesso si rivelano essere un fondamentale strumento d’indagine per la stampa,fatto salvo quando scadono a gossip, o a interferimenti sulla vita strettamente privata ed intima del soggetto</p>
<p>In Francia, sono proprio le intercettazioni telefoniche tra la ricca ereditiera francese Liliane Bettencourt e il suo commercialista, pubblicate da Mediapart, ad agitare il piccolo mondo politico-mediatico transalpino, che ha cominciato a pretendere a gran voce le dimissioni del ministro del Lavoro Eric Woerth.</p>
<p>Senza queste registrazioni, il sito Mediapart non avrebbe potuto scrivere che la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy potesse essere stata finanziata con i soldi pubblici. E la giustizia non avrebbe potuto aprire un’inchiesta ufficiale.</p>
<p>Di fatto, i politici, denudati, si sono sfogati con la stampa insultandola: «trotskisti», «fascisti»; la classe dirigente non ha saputo rispondere a dovere al lavoro di investigazione dei media. «Basta!», ha tuonato Eric Woerth, pesantemente sospettato di conflitto d’interessi visto il suo precedente incarico al ministero dell’economia e le sue relazioni con la Bettencourt.</p>
<p>Dopo una settimana, la stampa francese e quella europea hanno rivelato che il governo conta sulla benevolenza dei francesi per coprire lo scandalo. Non c’è neanche più bisogno della legge bavaglio! In Inghilterra, Eric Woerth si sarebbe immediatamente dimesso.</p>
<p>Ma torniamo in Italia ove Berlusconi va all’attacco; difende giustamente la moralità del Pdl, e accusa la sinistra che in preda ad una «furia distruttrice malevola» cavalca le inchieste sulla Protezione civile per annullare, quanto di buono è stato fatto a Napoli, sommersa dai rifiuti, e all’Aquila, colpita dal sisma.</p>
<p>Il giorno dopo difende il coordinatore del Pdl Denis Verdini ammettendo che nel suo partito «ci sono troppi giochi di potere, ed avverte che non accetta «lezioni di moralità dalla sinistra del malgoverno».</p>
<p>Per altro beh!!! vi rimandiamo alla stampa, ai media sia di destra che di sinistra o di centro, ma al fine scoprirete forse anche voi che il politico che avete eletto tutto sa fare per “SE e famigliari” ma molto meno per il Paese, in quanto si è trasformato in mestierante della politica.</p>
<p><strong>Volendo chiarire ciò che ci ammanniscono i buoni e bravi politici nostrani ricorriamo ad una analisi del termine “ironia</strong>”</p>
<p>L &#8216;ironia dal greco antico &#8220;eironeía&#8221; che significa ipocrisia, l&#8217;inganno, o finta ignoranza è un dispositivo letterario o retorico, in cui vi è una incongruenza o discordanza tra ciò che si dice o fa, e ciò che in un modo o ciò che è generalmente inteso. L&#8217;ironia è una modalità di espressione che richiama l&#8217;attenzione sul divario tra due livelli di conoscenza.</p>
<p>Nella finzione, è una dimostrazione della distanza tra la conoscenza del personaggio e quello del pubblico.</p>
<p>C&#8217;è qualche discussione su ciò che si qualifica come ironico, ma tutti i sensi di ironia ruotano attorno al concetto percepito di una incongruenza tra ciò che viene detto e ciò che si intende, oppure tra una comprensione della realtà, o l&#8217;aspettativa di una realtà, e ciò che realmente accade .</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/pinocchio.jpg"><img class="size-full wp-image-16921  aligncenter" title="pinocchio" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/pinocchio.jpg" alt="pinocchio" width="479" height="246" /></a></p>
<p>elab-da g.m.s.</p>

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		<title>Corte colombiana y lo Estados Unidos</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Aug 2010 06:55:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Corte colombiana declara inconstitucional el acuerdo militar con Estados Unidos.
De acuerdo con lo previsto, la Corte Constitucional colombiana divulgó ayer (17) el resultado de la sentencia sobre la inconstitucionalidad del acuerdo militar que permitía a Estados Unidos operar en siete bases colombianas, desde el 30 de octubre de 2009. El acuerdo, que ya se encuentra sin efecto desde ayer, necesitará ser aprobado por el Congreso Nacional para que sea afirmada o negada su validez.

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/corte.jpg"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-medium wp-image-16888" title="corte" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/corte-300x199.jpg" alt="corte" width="300" height="228" /></span></a><span style="font-size: small;">Corte colombiana declara inconstitucional el acuerdo militar con Estados Unidos</span></p>
<p><span style="font-size: small;">De acuerdo con lo previsto, la Corte Constitucional colombiana divulgó ayer (17) el resultado de la sentencia sobre la inconstitucionalidad del acuerdo militar que permitía a Estados Unidos operar en siete bases colombianas, desde el 30 de octubre de 2009. El acuerdo, que ya se encuentra sin efecto desde ayer, necesitará ser aprobado por el Congreso Nacional para que sea afirmada o negada su validez.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">A comienzos de octubre de 2009, el Consejo de Estado ya había alertado al gobierno colombiano sobre la necesidad de que el ‘Acuerdo Complementario para la Cooperación y Asistencia Técnica en Defensa y Seguridad’ fuese renegociado, ya que afectaba de manera evidente la soberanía nacional. Además, emitió un concepto en el que recomendó que los trámites fuesen resueltos en el Congreso de la República.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Aún con todas las orientaciones y recomendaciones e ignorando al Consejo de Estado, el gobierno de Álvaro Uribe pasó por encima de la Constitución colombiana y firmó el contrato con el gobierno estadounidense, dando el aval para la entrada de cerca de 800 militares, 600 civiles, además de naves y aviones del ejército de Estados Unidos.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">&#8220;De esta forma se comprueba que sí tenían fundamento los cuestionamientos que amplios sectores democráticos de la población colombiana y estadounidense venían haciendo sobre el acuerdo militar y sobre la forma mansa con que el gobierno de Uribe, con su entonces Ministro de Defensa, hoy presidente, Juan Manuel Santos, pretendía renunciar a la soberanía nacional&#8221;, reflexiona la Coalición Colombia No Bases, que nació para combatir la instalación de bases militares en el territorio colombiano.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Por la confluencia de todas las ilegalidades, el presidente de la Corte Constitucional, Mauricio González, declaró que el acuerdo es contrario a las praxis constitucionales y por no haber sido garantizado por el Congreso no puede surtir efectos en la orden jurídica interna del país hasta que no sea sanada la exigencia. Conforme lo agregado por la Coalición Colombia No Bases en noticia publicada ayer, como el acuerdo ya venía siendo ejecutado &#8220;deberán retirarse las tropas y equipos extranjeros de las bases militares colombianas&#8221;.</span></p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Presidente-santos.jpg"><span style="font-size: small;"><img class="alignleft size-full wp-image-16889" title="Presidente santos" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Presidente-santos.jpg" alt="Presidente santos" width="298" height="259" /></span></a><span style="font-size: small;">El acuerdo fue devuelto al Presidente Juan Manuel Santos y a partir de la fecha de la liberación de la sentencia, el gobierno tendrá un año para rectificarlo y para que el mismo trámite ante el Congreso. En el caso de ser enviado y aprobado por el Congreso, de mayoría oficialista, deberá ser sometido a un nuevo examen del tribunal.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Conciente del resultado de la sentencia, el gobierno nacional, por medio del Ministro de Defensa, Rodrigo Rivera, anunció que acata la sentencia y &#8220;estudiará detalladamente dicha decisión a la luz de las normas del derecho internacional, de los acuerdos vigentes y de las demás normas aplicables&#8221;.</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Natasha Pitts Adital –</span></p>

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</ul>

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		<title>العالم العربي و الحرب العالمية الأولى</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Aug 2010 14:57:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Giancarlo</dc:creator>
				<category><![CDATA[Storia]]></category>
		<category><![CDATA[arabi]]></category>
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		<category><![CDATA[conte]]></category>
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		<description><![CDATA[قبل سنوات الحرب العالمية الأولى لم توجد الدول العربية بمفهومها الحالي

حكمة في العالم العربي من قبل الانزلاق في حرب الجنون الأوروبي

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><span style="color: #800000;"><strong>حكمة في العالم العربي من قبل الانزلاق في حرب الجنون الأوروبي</strong></span></span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><strong><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Arabi.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16875" title="Arabi" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/Arabi-300x191.jpg" alt="Arabi" width="370" height="244" /></a></strong></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: medium;"><strong> </strong></span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: medium;"><strong>العالم</strong><strong> </strong><strong>العربي</strong><strong> </strong><strong>و</strong><strong> </strong><strong>الحرب</strong><strong> </strong><strong>العالمية</strong><strong> </strong><strong>الأولى</strong> </span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: medium;">بسم الله الرحمن الرحيم<br />
<a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/arab.jpg"><span style="font-size: medium;"><img class="alignright size-medium wp-image-16870" title="arab" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/arab-300x180.jpg" alt="arab" width="300" height="180" /></span></a><br />
<span style="font-size: medium;">قبل سنوات الحرب العالمية الأولى لم توجد الدول العربية بمفهومها الحالي &#8221; النظام العربي&#8221; . كان هناك وحدات سياسية &#8221; إمارات صغيرة &#8211; مشيخات &#8221; لكنها ليست دولاً .<br />
العالم العربي كان جزءاً من الإمبراطورية العثمانية سياسياً .<br />
العالم العربي بدأ في الظهور بعد الحرب العالمية الأولى ، ولكن معظم الدول العربية استقلت في منتصف القرن العشرين .<br />
العالم الغربي توقع انهيار الإمبراطورية العثمانية فراقبها ومهد للاستيلاء عليها . ووضعوا ترتيبات لاقتسام الإمبراطورية العثمانية .<br />
الحرب العالمية الأولى بررت للدول المنتصرة اقتسام الإمبراطورية العثمانية في وسائل نجاح الحلفاء في الحرب العالمية الأولى هو معرفتهم أن أكبر محطم للإمبراطورية العثمانية هي القوميات ومنها القومية العربية .<br />
بريطانيا أحذت على عاتقها التفاهم مع القيادات العربية .<br />
بعد قيام الحرب بسنتين 1916 دخلت بريطانيا في مفاوضات مع الشريف حسين ، وكان محورها هو حصول العالم العربي على استقلاله تحت قيادة &#8220;الشريف حسين . مقابل وقوف العرب مع بريطانيا ضد دول المحور .<br />
أسباب اختيار بريطانيا للشريف حسين هي :<br />
- الجانب الديني<br />
- سيطرته على الأماكن المقدسة<br />
- تواجده المستمر في المدن بعكس القبائل البدوية .<br />
الوعود التي حصل عليها العرب ليست سوى وعود .<br />
صدرت اتفاقيات لتقسيم العالم العربي بين بريطانيا وفرنا مثل سايكس &#8211; بيكو وهي ليست الوحيدة .<br />
هناك حدث آخر ذا أثر تدميري على العالم العربي وهو وعد بلفور 1917 وعد بلفور جعل فلسطين من نصيب اليهود .<br />
نجاح وانتصار بريطانيا في الحرب جعلها تحصل على حق الانتداب في فلسطين .<br />
تخلت روسيا بعد الثورة البلشفية 1917 عن مكاسب الحروب التي خاضتها مع حليفتها بريطانيا وفرنسا .<br />
كانت بريطانيا ممن يعارضون مطالب الصهاينة ولكن بعض الأمور غيرت موقف بريطانيا وهناك عدة آراء حول سبب تغيير بريطانيا لموقعها منها :<br />
الرغبة في مكافأة اليهود على اختراع اليهودي حاييم وايزمان لنوع من المتفجرات التي استخدمت في الحرب .<br />
مكافأة لليهود على الدور الذي قاموا بلعبه لجر &#8221; الولايات المتحدة !&#8221; جانب الحلفاء في الحرب .<br />
جهود اليهود في شراء سندات الحرب وديونها مساهمةً منهم في المجهود الحربي للحلفاء وبالأخص عائلة روتشيلد.</span></span><span style="font-size: medium;">الاحتكاك بالآخرين ومن ضمن وسائل الاحتكاك ، الحروب .</span></p>
<p><span style="font-size: medium;">أما السبب المرجح :<br />
كان لبريطانيا دافعين من وراء إعلان وعد بلفور :<br />
دافع سياسي : خلق جبهة داخلية في ألمانيا . وذلك بتشجيع يهود ألمانيا لمقاومة دولتهم والتحول إلى طابور خامس ضد ألمانيا والنمسا<br />
دافع استراتيجي : كان لبريطانيا مصلحة في تلغيم العالم العربي وإضافة عن طريق زرع إسرائيل في قلبه .</span></p>
<p><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/ArabFakeGunmen.jpg"><span style="font-size: medium;"><img class="alignright size-medium wp-image-16871" title="ArabFakeGunmen" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/ArabFakeGunmen-300x213.jpg" alt="ArabFakeGunmen" width="300" height="213" /></span></a><br />
<span style="font-size: medium;">خصائص النظام العربي &#8221; الجانب النظري&#8221; :<br />
خصائص النظام العربي تفترض نجاحه الباهر لأن خصائص أطرافه متميزة عن التنظيمات الأخرى أكثر التنظيمات نجاحاً هي دول الاتحاد الأوروبي وهي تجمع لدول لا يربطها عنصر ولا تاريخ مشترك .<br />
الوحدة الأوروبية تحوي لغات عديدة بعكس اللغة العربية في النظام العربي.<br />
الدين الواحد والترابط الجغرافي تعمل لصالح النظام العربي .<br />
الموقع الجغرافي المتوسط ومزاياه للنظام العربي في السلم والحرب ، وتحكمه بالممرات المائية &#8221; باب المندب &#8211; مضيق هرمز &#8211; قناة السويس&#8221;.<br />
وكذلك سيطرة العالم العربي على جزء كبير من إنتاج البترول واحتياطياته كل هذه المزايا كان يمكن لها أن تجعل النظام العربي من أقوى المنظمات .<br />
الدول العربية مؤثرة في التجمعات الدولية مثل منظمة دول عدم الانحياز وكذلك هي عضو فعال في منظمة الدول الإسلامية &#8220;قلب هذا التنظيم &#8221;<br />
والعالم العربي عضو في منظمة الوحدة الأفريقية وهي عضو فعال كذلك وقرارات هذه المنظمة تتماشى مع التطلعات العربية .<br />
لم يتم تعبير هذه الميزات لصالح القضايا العربية . حيث أن الجوانب الإيجابية نظرية وليست في الواقع الملموس ، غيبت الجوانب الإيجابية في النظام العربي .<br />
الآثار الإيجابية للتجربة العربية في الحرب العالمية الأولى : ولم يستفد منها العالم العربي :<br />
1- كانت بداية التعامل مع القوى الدولية ، ووقع العالم العربي ضحية ألاعيب هذه القوى .<br />
2- بداية تجربة ودروس ، قالوا أنهم يُعذرون لأنهم لم يكونوا في قلب قوى العالم .<br />
3- تلك الحرب عززت القومية العربية ، وهي قومية دفاعية تدعو لتوحيد الناس أولاً ، وثانياً تقوية الروابط على مستوى الانصهار الوطني . وهي ليست مثل القوميات الأوروبية الهجومية ( ألمانيا النازية &#8211; إيطاليا الفاشية &#8211; رسالة الرجل الأبيض الأمريكي ) .<br />
4- المناداة ببعض القيم مثل الديموقراطية &#8211; الاستقلال &#8211; العدل &#8211; المساواة &#8211; الحرية ، ولقد كسب العرب هذه القيم عن طريق </span>
</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: medium;"> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="font-size: medium;"><a href="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/ccdeb.jpg"><img class="aligncenter size-medium wp-image-16872" title="ccdeb" src="http://umsoi.org/wp-content/uploads/2010/08/ccdeb-300x201.jpg" alt="ccdeb" width="410" height="279" /></a></span></p>
<p>g.m.s.</p>

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