l’eroe della non violenza (un maestro che molti dovrebbero conoscere e capire)

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Mohandas Karamchand Gandhi nasce il 2 ottobre 1869 a Porbandar, una città dell’India occidentale.

Per i primi venti anni della sua esistenza non si comporta diversamente da quello che avrebbe fatto un rampollo di buona famiglia quale egli era: High School e College a Mumbai, per poi imbarcarsi per Londra allo scopo di ottenere l’abilitazione alla professione legale

.”Mahatma” , pensatore, uomo politico e leader nazionalista indiano, il cui contributo fu fondamentale per il raggiungimento dell’indipendenza dell’India dal colonialismo britannico.

Il suo eccezionale carisma e la sua celebre dottrina della “resistenza passiva” ne fecero una figura leggendaria, la cui influenza oltrepassò i confini del suo paese.
Proveniente da una famiglia agiata, nel 1888 si recò a Londra per frequentare la facoltà di legge all’University College.

Nel 1891 ritornò in India per iniziare la sua carriera di avvocato; due anni dopo si trasferì a Durban, in Sudafrica, dove lavorò come consulente legale per una ditta indiana; nei ventun anni trascorsi nel paese africano, la testimonianza diretta delle discriminazioni razziali subite dagli immigrati di origine indiana e dalla popolazione indigena trasformò il timido avvocato in un convinto attivista politico.

iniziò una cosidetta, resitenza passiva infatti Gandhi si batté per il riconoscimento dei diritti e delle libertà civili dei suoi connazionali da parte delle autorità sudafricane e per la sua attività politica in numerose occasioni fu incarcerato;

fautore della non violenza, concepì un nuovo metodo di lotta basato sulla resistenza passiva, o satyagraha (in sanscrito “forza della verità”), e sulla non cooperazione con le autorità.

Permeato di cultura induista ma accogliendo anche l’apporto della cultura occidentale e di altre religioni, egli seppe prendere il meglio dell’una e dell’altra, subendo fortemente l’influenza del pacifismo di Lev Tolstoj (con il quale entrò in corrispondenza, dedicandogli la colonia agricola da lui fondata per la minoranza indiana vicino a Durban) e delle teorie sulla disobbedienza civile sostenute da Henry David Thoreau.

Durante la guerra anglo-boera Gandhi organizzò un servizio di autoambulanze per l’esercito britannico e diresse un’unità della Croce rossa.

Nel 1915, dopo che il governo sudafricano ebbe attuato alcune riforme a favore della popolazione indiana, Gandhi tornò in India e in poco tempo divenne il leader indiscusso del Movimento nazionalista indiano.

Egli riuscì a trasformare il Congresso nazionale indiano (o Partito del Congresso) in un partito politico con largo seguito anche fra quei gruppi fino ad allora esclusi da ogni attività politica, quali le donne, i commercianti, i contadini più abbienti e i giovani.

Dopo il massacro di Amritsar, avvenuto nel 1919, Gandhi promosse una campagna di protesta a livello nazionale, basata sulla non cooperazione con il governo britannico.

Dopo una seconda campagna imperniata sulla disobbedienza civile e sul boicottaggio dei prodotti britannici, nel 1921 venne condannato a sei anni di reclusione, pena che scontò parzialmente.

L’indipendenza economica dell’India fu il punto culminante del movimento swaraj (in sanscrito “autogoverno”): lo sfruttamento dei contadini da parte degli industriali britannici aveva prodotto un impoverimento diffuso e la virtuale distruzione dell’industria indiana.

Gandhi si batté per un potenziamento delle attività artigianali e nelle campagne.

A partire dal 1925, convinto che l’indipendenza fosse irraggiungibile se non era accompagnata da una radicale trasformazione morale e sociale, Gandhi sostenne un programma di rinascita nazionale, che comprendeva la lotta ai pregiudizi contro il lavoro manuale, il superamento della divisione esistente tra ambiente urbano e ambiente rurale, la valorizzazione delle lingue indigene e l’eliminazione della casta degli “intoccabili”, con i quali si sarebbe identificato per tutta la vita sposandone la causa, nonostante provenisse da una casta superiore.

Egli assurse a simbolo internazionale dell’India libera e in patria cominciò a essere venerato come un santo: conduceva la vita spirituale e ascetica di un predicatore, praticando il digiuno e la meditazione, rifiutando qualsiasi possesso terreno e vestendo come un membro delle caste più basse.

Egli diede all’induismo una valenza politica e sociale totalmente nuova, ispirata da altre culture, prendendo spunto dalle tradizioni religiose di altre fedi; perfezionò il metodo della satyagraha e sviluppò la “nuova scienza della non violenza”, che tendeva alla conversione morale dell’avversario attraverso una delicata “operazione chirurgica sulla sua anima”.

Le sue azioni furono fonte d’ispirazione per il poeta Rabindranath Tagore, che lo soprannominò Mahatma (in sanscrito “grande anima”), titolo riservato ai grandi saggi.

Nel 1930 Gandhi indisse una nuova campagna di disobbedienza civile, invitando la popolazione a non pagare le imposte, in particolare quella che gravava sul sale, prodotto sul quale il governo britannico esercitava un monopolio assoluto;

migliaia di indiani seguirono Gandhi nella “marcia del sale” da Ahmadabad fino al mare del sultanato dell’ Oman: il Mahatma fu nuovamente arrestato e rilasciato dopo qualche mese.

Nel 1932 iniziò una nuova campagna di disobbedienza civile contro il dominio britannico: ripetutamente arrestato e quindi rilasciato, durante un periodo in prigione iniziò uno sciopero della fame per migliorare la condizione degli intoccabili, oggetto di discriminazioni politiche.

Gandhi durante una marcia di protesta pacifica seguito dai fedelissimi

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