origine della bandiera Italiana

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Luigi Zamboni era uno studente di Legge dell’Alma Mater. Insieme a Giovanni Battista De Rolandis viene considerato il primo martire della libertà italiana e del Risorgimento.

Luigi era nato il 12 ottobre 1772 a Bologna, era figlio di Giuseppe, commerciante di stoffe in via Strazzacappe, e di Brigida Borghi.

Fin da ragazzo soleva interrogare i viaggiatori stranieri che si recavano presso il magazzino del padre e presto si appassionò alle vicende che infuocavano la Francia.

Fece sue le motivazioni di quel popolo e si convinse che Bologna doveva affrancarsi dal dominio pontificio, doveva riavere l’antica autonomia.

Ben presto entrò in contatto con l’ambiente rivoluzionario e iniziò una vita assai avventurosa fuori dalla città: fu in Francia, in Corsica e a Roma.

Dopo aver partecipato ad una serie di missioni segrete sotto falso nome e dopo essere venuto in contatto con esponenti della massoneria, tornò a Bologna e raccolse intorno a sé alcuni studenti, giovani laureati e uomini di strada, tutti contrari al governo assolutista e antidemocratico dello Stato Pontificio.

La madre condivideva il suo innato patriottismo e confezionò coccarde tricolore alla moda francese, sostituendo il verde all’azzurro. Insieme al De Rolandis, Zamboni assunse il comando di questa piccola formazione ed iniziarono a scrivere e distribuire manifesti.

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre 1794 diedero vita ad una sommossa che non ebbe esito positivo. Zamboni e De Rolandis vennero catturati nei pressi di Firenzuola e vennero rinchiusi a Bologna, nel carcere del Torrone.

Luigi fu trovato impiccato nella sua cella il 18 agosto 1795 in circostanze mai chiarite; De Rolandis venne portato alla forca l’anno successivo, dopo aver subito crudeli torture.

Il 6 gennaio 1798 i cittadini bolognesi portano in trionfo l’urna dei primi martiri dell’Indipendenza italiana, Luigi Zamboni e Giovanni De Rolandis, per collocarla sulla sommità della colonna posta nella piazza del Mercato (ora dell’Otto agosto 1848).

L’urna ed i resti vennero poi distrutti e dispersi quando le truppe austriache rientrarono il 4 luglio 1799. Qualche anno dopo, il ministro napoleonico Antonio Aldini, anche lui bolognese, propose la coccarda con il primo tricolore del nostro Paese indossata da Zamboni, che lui aveva fortunosamente salvato, come bandiera nazionale italiana.

Il Tricolore italiano quale bandiera nazionale nasce a Reggio Emilia il 7 gennaio 1797, quando il Parlamento della Repubblica Cispadana, su proposta del deputato Giuseppe Compagnoni, decreta “che si renda universale lo Stendardo o Bandiera Cispadana di Tre Colori Verde, Bianco, e Rosso, e che questi tre Colori si usino anche nella Coccarda Cispadana, la quale debba portarsi da tutti”.

Ma perché proprio questi tre colori? Nell’Italia del 1796, attraversata dalle vittoriose armate napoleoniche, le numerose repubbliche di ispirazione giacobina che avevano soppiantato gli antichi Stati assoluti adottarono quasi tutte, con varianti di colore, bandiere caratterizzate da tre fasce di uguali dimensioni, chiaramente ispirate al modello francese del 1790.

E anche i reparti militari “italiani”, costituiti all’epoca per affiancare l’esercito di Bonaparte, ebbero stendardi che riproponevano la medesima foggia.

In particolare, i vessilli reggimentali della Legione Lombarda presentavano, appunto, i colori bianco, rosso e verde, fortemente radicati nel patrimonio collettivo di quella regione il bianco e il rosso, infatti, comparivano nell’antichissimo stemma comunale di Milano (croce rossa su campo bianco), mentre verdi erano, fin dal 1782, le uniformi della Guardia civica milanese.

Gli stessi colori, poi, furono adottati anche negli stendardi della Legione Italiana, che raccoglieva i soldati delle terre dell’Emilia e della Romagna, e fu probabilmente questo il motivo che spinse la Repubblica Cispadana a confermarli nella propria bandiera. Al centro della fascia bianca, lo stemma della Repubblica, un turcasso contenente quattro frecce, circondato da un serto di alloro e ornato da un trofeo di armi.

tricolore Repubblica Cispadana (bande orizzontali dall'alto: rosso, bianco, verde)L’epoca napoleonica

La prima campagna d’Italia, che Napoleone conduce tra il 1796 e il 1799, sgretola l’antico sistema di Stati in cui era divisa la penisola. Al loro posto sorgono numerose repubbliche giacobine, di chiara impronta democratica: la Repubblica Ligure, la Repubblica Romana, la Repubblica Partenopea, la Repubblica Anconitana.

La maggior parte non sopravvisse alla controffensiva austro-russa del 1799, altre confluirono, dopo la seconda campagna d’Italia, nel Regno Italico, che sarebbe durato fino al 1814.

Tuttavia, esse rappresentano la prima espressione di quegli ideali di indipendenza che alimentarono il nostro Risorgimento. E fu proprio in quegli anni che la bandiera venne avvertita non più come segno dinastico o militare, ma come simbolo del popolo, delle libertà conquistate e, dunque, della nazione stessa.

tricolore del Regno di SardegnaIl Risorgimento

Nei tre decenni che seguirono il Congresso di Vienna, il vessillo tricolore fu soffocato dalla Restaurazione, ma continuò ad essere innalzato, quale emblema di libertà, nei moti del 1831, nelle rivolte mazziniane, nella disperata impresa dei fratelli Bandiera, nelle sollevazioni negli Stati della Chiesa.

Dovunque in Italia, il bianco, il rosso e il verde esprimono una comune speranza, che accende gli entusiasmi e ispira i poeti: “Raccolgaci un’unica bandiera, una speme”, scrive, nel 1847, Goffredo Mameli nel suo Canto degli Italiani.

E quando si dischiuse la stagione del ’48 e della concessione delle Costituzioni, quella bandiera divenne il simbolo di una riscossa ormai nazionale, da Milano a Venezia, da Roma a Palermo.

Il 23 marzo 1848 Carlo Alberto rivolge alle popolazioni del Lombardo Veneto il famoso proclama che annuncia la prima guerra d’indipendenza e che termina con queste parole, per dimostrare con segni esteriori il sentimento dell’unione italiana vogliamo che le Nostre Truppe portino lo Scudo di Savoia sovrapposto alla Bandiera tricolore italiana.

Allo stemma dinastico fu aggiunta una bordatura di azzurro, per evitare che la croce e il campo dello scudo si confondessero con il bianco e il rosso delle bande del vessillo.

Il tricolore italiano: verde, bianco e rossoDall’unità ai nostri giorni

Il 17 marzo 1861 venne proclamato il Regno d’Italia e la sua bandiera continuò ad essere, per consuetudine, quella della prima guerra d’indipendenza.

Ma la mancanza di una apposita legge al riguardo – emanata soltanto per gli stendardi militari – portò alla realizzazione di vessilli di foggia diversa dall’originaria, spesso addirittura arbitrarie.

Soltanto nel 1925 si definirono, per legge, i modelli della bandiera nazionale e della bandiera di Stato. Quest’ultima (da usarsi nelle residenze dei sovrani, nelle sedi parlamentari, negli uffici e nelle rappresentanze diplomatiche) avrebbe aggiunto allo stemma la corona reale.

Dopo la nascita della Repubblica, un decreto legislativo presidenziale del 19 giugno 1946 stabilì la foggia provvisoria della nuova bandiera, confermata dall’Assemblea Costituente nella seduta del 24 marzo 1947 e inserita all’articolo 12 della nostra Carta Costituzionale.

E perfino dall’arido linguaggio del verbale possiamo cogliere tutta l’emozione di quel momento. che il presidente Ruini, disse pongo ai voti la nuova formula proposta dalla Commissione:

“La bandiera della repubblica è il tricolore italiano: verde, bianco e rosso, a bande verticali e di eguali dimensioni”.

E’ approvata. L’Assemblea e il pubblico delle tribune si levano in piedi. tra generali, prolungati applausi.

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