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Le operazioni Stay-Behind della Nato. Gladio e le altre organizzazioni

Al termine della II Guerra Mondiale, il mondo è stato diviso in due blocchi: quello occidentale, capitanato dagli Stati Uniti e dall’Alleanza Atlantica, sfociata poi nella NATO; quello sovietico, guidato dall’Unione Sovietica e comprendente una serie di stati satellite di Mosca riuniti nel Patto di Varsavia.

 In questo quadro si collocano le operazioni stay-behind della NATO, con l’obiettivo di creare dei nuclei operativi di agenti dormienti nei paesi Alleati il cui scopo, in caso di invasione sovietica o presa al potere di partiti e movimenti comunisti, era quello di intervenire con qualsiasi mezzo possibile per mantenere il posizionamento atlantista del proprio paese.

La percezione del pericolo sovietico/comunista durante gli anni della Guerra Fredda era molto alta, soprattutto in alcuni paesi come l’Italia: confinante con uno stato comunista come la Repubblica di Jugoslavia, il nostro paese aveva inoltre il Partito Comunista più grande dell’Europa Occidentale che in più di un’occasione ha rischiato di raggiungere il potere, minando il posizionamento occidentale che l’Italia aveva duramente conquistato dopo le vicende della Seconda Guerra Mondiale e l’inevitabile isolamento internazionale dovuto alla parentesi fascista.

Con tale minaccia incombente in quasi tutti i paesi dell’Europa, gli Stati Uniti e la NATO non potevano permettersi di rischiare lo sgretolamento del blocco atlantico e il rafforzamento di quello sovietico, alimentando le possibilità di un’invasione diretta da parte di Mosca dell’Europa occidentale.

Le operazioni stay-behind della NATO

Per questo, NATO e CIA cominciarono a sponsorizzare reti segrete (spesso paramilitari) nei paesi occidentali: formate da persone della società civile e militare ritenute affidabili, queste organizzazioni si basavano su valori quali l’anticomunismo e l’atlantismo.

Non molto differenti nei metodi dai moti partigiani nati durante la Seconda Guerra Mondiale, le strutture stay-behind avevano come scopo quello di formare degli agenti in grado di ostacolare un’eventuale invasione sovietica o la presa al potere di movimenti e partiti comunisti.

Sabotaggio, recupero di informazioni, propaganda anticomunista, supporto alle operazioni militari alleate, rapimenti e perfino colpi di Stato: erano queste le attività a cui si preparavano gli agenti addestrati all’interno di queste organizzazioni, avvolte ancora oggi nel mistero.

La presenza di operazioni stay-behind della NATO è stata rilevata in molti paesi, con nomi diversi: in Belgio col nome in codice SDRA8; in Danimarca Absalon; in Lussemburgo Stay-Behind; in Portogallo Aginter; nei Paesi Bassi I&O; in Norvegia ROC; in Grecia LOK; in Germania TD BDJ; in Turchia Counter-Guerrilla; in Svizzera e in Austria, pur non facendo parte dell’Alleanza Atlantica, vi erano operazioni legate alla rete NATO, la P26 per gli elvetici e OWSGV per gli austriaci; in Italia, la più famosa, l’operazione Gladio.

In paesi come Francia, Spagna, Svezia e Finlandia, i nomi restano tutt’ora sconosciuti.

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