L’Immagine -spesso è un inganno…

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GremioL’ attuale culto dell’ immagine, di cui i giornalisti sono da considerare come dei sacerdoti, nasce come reazione al parlare vuoto o astratto della politica e  o della grande borghesia e ancor più da chi controlla i media, ciò causa una debolezza delle parole, ma ovviamente non può risolvere alcun problema sociale, ne tanto meno la crisi della tradizionale formulazione linguistica.

Le immagini infatti non creano esperienze vitali più significative di quelle che avrebbero dovuto creare quelle parole o a cui quelle parole avrebbero dovuto riferirsi.

Se gli uomini perdono l’ abitudine a riflettere sulle parole in quanto storditi dai messaggi sublimali dei media, non acquisteranno mai criticità guardando solo immagini.

E per una semplice ragione: se il potere sa che la collettività è disabituata a pensare, la cultura che farà passare attraverso i media è, e sarà ancora più rozza  primitiva, strettamente legata ai valori istintivi, superficiali e antagonistici, tipici di una civiltà in decadenza, che non ha niente di meglio da offrire per realizzare profitti.

In questa civiltà l’ immagine ha una funzione meramente narcotica, utile per tenere il soggetto in uno stato di totale dipendenza psicologica e culturale, rispetto ai modelli dominanti delle classi dominanti. Tale funzione rischia di essere così potente che il soggetto non riesce più a confrontarsi direttamente, personalmente, sulle parole, in quanto per lui solo le immagini hanno un qualche significato.

Le uniche parole che riesce ad assimilare sono quelle che è costretto a ripetere, sulla base di determinati ruoli da rispettare, nonché quelle che estremamente elementari e povere di contenuti trova connesse al culto stesso dell’ immagine, nei confronti del quale non ha alcuno strumento critico di valutazione.

Il dramma di molti individui, oggi, è che non riescono più a mettersi personalmente in gioco, assimilano senza rielaborare, senza approfondire. A costoro si può far fare qualunque cosa, se si usano efficaci video metodi di persuasione ossia ipnotizzarli “via cavo” o convincerli anche assurdamente che una determinata guerra è una “giusta causa”.

Perché dopo un decennio di contestazione siamo scesi a questi livelli subumani? Perché non siamo più in grado di reagire? Molto è dipeso dallo spirito revanscista di una società imborghesita, che non si lascia mai sfuggire l’ occasione di recuperare il terreno perduto, molto è forse dipeso anche dal prezzo che la contestazione degli anni 68/70 ha dovuto pagare per i propri errori, il più grave dei quali è stato quello di pretendere di curare le malattie del sistema senza averne analizzati i sintomi e individuate le cause.

La contestazione è si servita a superare una certa ipocrisia, una certa sfasatura tra la cultura dominante degli anni 50 e 60 e le esigenze delle nuove generazioni, i mali di oggi però non devono e non vanno attribuiti al fallimento del 68, poiché essi si sarebbero ugualmente prodotti e forse con conseguenze ancora peggiori, il 68 fu semplicemente la presa di coscienza di una malattia in atto, tanto che oggi una qualunque inversione di tendenza, che mettesse in discussione la realtà di questa malattia, dovrebbe per forza assumere una fisionomia autoritaria e repressiva.

Oggi purtroppo l’ Italia si trova a vivere non solo il declino del sistema ma anche quello della mitigata contestazione essendo questa odierna società stordita da messaggi sublimali e imborghesita, ecco perché vanno emergendo quelle correnti che tendono a svolte autoritarie inneggianti ad una repubblica presidenziale, senza tener conto che prima si dovrebbe concedere alcuna vera autonomia alle forze locali.

Forze locali che oggi rivendicano una tale autonomia lo fanno senza la preoccupazione o meglio la coscienza che prima andrebbe modificato l’ intero sistema, e non  atteggiarsi a sopravvivere alla meglio.

Per superare le tendenze scissioniste delle leghe dei movimenti politici, il sistema dovrebbe realizzare un nuovo compromesso, ossia togliere lo strapotere centralista statuale e l’ egemonia politica ed economica di quelle che oggi definiamo le caste, formate da personaggi che vanno considerati parassitari.

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-gms

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G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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