Il socialismo italiano ( video)

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Il socialismo italiano

Filippo Turati, uno dei fondatori del Partito Socialista Italiano

In Italia, il socialismo si sviluppa e diffonde con il Partito Operaio Italiano, fondato a Milano nel 1882 e la Lega Socialista Milanese, nonché per mezzo di movimenti e leghe di derivazioni marxiste minori. Nel 1892, nasce a Genova il Partito Socialista Italiano (nato come Partito dei Lavoratori Italiani), sciolto due anni dopo dal primo governo Crispi. Il socialismo ritroverà costituzione nei governi successivi e raccoglierà nel PSI le frange riformiste e rivoluzionarie.

Il partito non riesce tuttavia a far fronte alle divisioni interne e si scindono sia le correnti riformiste (la prima delle quali, espulsa nel 1912, fonda il Partito Socialista Riformista Italiano sotto la guida di Leonida Bissolati, mentre la seconda, espulsa nel 1922 diede vita al Partito Socialista Unitario (avente come leader Giacomo Matteotti e Filippo Turati)), che quella rivoluzionaria del 1921 (che fonderà col congresso di Livorno il Partito Comunista d’Italia, guidato da Amadeo Bordiga, Antonio Gramsci e Nicola Bombacci ed era affiliato alla Terza Internazionale, nata nel 1919 a Mosca).

Sotto l’Italia fascista, i partiti più rappresentativi del socialismo sono sciolti ma persistono nella clandestinità. Solo con la Resistenza (e quindi a partire dal 1943) l’ideologia socialista ritrova nel Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria: un movimento che, nel 1947, riprenderà il nome di Partito Socialista Italiano.

Dopo la costituzione della Repubblica, il PSI subisce numerose scissioni, prima con la fondazione del Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (che in seguito ingloberà la corrente di destra del PSI, guidata da Ivan Matteo Lombardo, assumendo nel 1952 la denominazione di Partito Socialista Democratico Italiano).

Ciò nonostante nel 1966, i due partiti, in vista delle elezioni politiche italiane del 1968, si riuniscono sotto il cartello elettorale PSI-PSDI Unificati, salvo ridividersi nuovamente nel 1969 con il distacco dei socialisti democratici, che si riuniscono nel Partito Socialista Unitario, il quale a sua volta tornerà a chiamarsi Partito Socialista Democratico Italiano nel 1971.

Nel 1964 si era avuta anche la scissione della sinistra del partito (capeggiata da Tullio Vecchietti) che formò il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria, contrario ad appoggiare il primo governo di centro-sinistra organico, che si scioglierà nel 1972, confluendo in larga parte nel Partito Comunista Italiano (una parte però continuò con il Nuovo PSIUP, mentre il resto del partito, specialmente i più legati a Lelio Basso, rientrò nel PSI).

Nel 1976 si ebbe la cosiddetta svolta del Midas, che elesse alla segreteria un rampante Bettino Craxi, leader della corrente di destra del partito, ma che fece confluire molti esponenti e movimenti della sinistra extraparlamentare, e che quindi criticavano il PCI da sinistra: per tutti i sedici anni che lo videro alla segreteria, infatti, lui si pose non solo come ago della bilancia dopo l’esperienza del compromesso storico, ma come punto di riferimento per le opposizioni nei regimi comunisti; mentre in politica interna il craxismo

Dopo lo scandalo di Tangentopoli e la successiva inchiesta di “Mani pulite”, nel 1992, il partito socialista perde consenso e si sfalda nel giro di pochi anni (subisce persino una scissione: Rinascita Socialista), fino al congresso della Fiera di Roma del 1994 che ne decretò lo scioglimento.

La diaspora socialista porta esponenti del socialismo nella maggior parte delle attuali forze politiche, a partire dai Socialisti Italiani, la Federazione Laburista, il Partito Socialista Riformista, il Partito Socialista, i Socialisti Democratici Italiani e il Partito Socialista – Nuovo PSI (che subirà nel 2005 una scissione, con a capo Bobo Craxi, il figlio dello storico leader, favorevole al ricongiungimento a sinistra: Socialisti Uniti), fino ai Democratici di Sinistra e persino in Forza Italia.

Nell’aprile del 2007 durante il congresso dello SDI il partito rifiuta l’ipotesi di adesione al Partito Democratico per dare vita a una costituente socialista con l’intento di riunificare tutti i partiti di ispirazione socialista che si erano smembrati dopo il 1994 per riunirsi in un unico soggetto politico. Il nuovo partito assunse il nome di Partito Socialista, per poi prendere nel 2009 il nome di PSI, come quello del partito storico.

Sempre nel 2007 non tutti i DS vogliono sciogliersi nel PD: per questo dalla corrente di sinistra del partito si scinde Sinistra Democratica che nel 2009 aderirà al progetto Sinistra e Libertà, come anche il PSI, il quale terrà un congresso l’anno successivo in cui confluiranno movimenti della sinistra radicale scissisi da Rifondazione Comunista, dai Comunisti italiani e dai Verdi per costituire il partito Sinistra Ecologia Libertà, che si pone alla sinistra del PD.

Alle elezioni politiche del 13 e 14 aprile 2008 il Partito Socialista, guidato da Enrico Boselli, non supera lo sbarramento del 4%, ottenendo solo l’1% circa e per la prima volta nella storia della Repubblica non entra in parlamento.

Il 4-5-6-7 luglio al suo congresso nazionale Riccardo Nencini è eletto Segretario e il suo documento, votato all’unanimità, propone di avvicinarsi al partito Democratico, sostituendosi nell’alleanza all’Italia dei Valori.

Nel 2011 Stefania Craxi, figlia dello storico leader socialista, fonda il movimento Riformisti Italiani, in cui confluiscono anche i Socialisti Uniti, per sostenere lo schieramento della coalizione di centro-destra di Silvio Berlusconi, il quale lo stesso anno si dimette e sostiene col suo Popolo della Libertà (a cui aveva aderito il Nuovo PSI nel 2009) il governo tecnocratico di Mario Monti.

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G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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