Breve spaccato storico-Premesse al colonialismo

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Breve spaccato storico – Premesse al colonialismo
Nuove potenze emergenti che si inseriscono nella fase finale della spartizione coloniale in Africa ed Asia.
l’Italia con la conquista della Libia, territorio dell’Impero Ottomano, nel 1912
di fronte all’imprevista resistenza libico-turca l’Italia porta la guerra al cuore dell’Impero Ottomano
la sconfitta della Turchia mette in movimento le nazionalità balcaniche e quindi induce un nuovo “attivismo” di Austria e Russia nei Balcani la conquista della Libia disegna le linee di sviluppo dell’imperialismo italiano,ne è una conferma il patto di Londra del 1915  ( Il trattato di Londra fu stipulato nella capitale britannica il 26 aprile 1915 e firmato dal marchese Guglielmo Imperiali, ambasciatore a Londra in rappresentanza del governo italiano, Sir Edward Grey per il Regno Unito, Pierre Paul Cambon per la Francia e dal conte Alexander Benckendorff per l’Impero russo).
Il trattato fu firmato: Per incarico del governo Salandra senza che il Parlamento, in maggioranza neutralista, ne fosse informato,in tutta segretezza e vedeva l’impegno per l’Italia ad entrare in guerra a fianco della “Triplice Intesa” il quale prevedeva come compensi in caso di vittoria oltre alle terre di interesse nazionale, ossia il confine al Brennero, l’Istria e la Dalmazia, riconoscimenti di carattere “imperiale”: Valona e il protettorato sul’ Albania, Rodi e le isole del Dodecaneso, Adalia (sulla costa turca) e compensi coloniali in Africa
E segreto rimase finché i bolscevichi, giunti al potere in Russia dopo la Rivoluzione d’Ottobre, lo pubblicarono sul quotidiano Izvestija insieme ad altri documenti diplomatici segreti allo scopo di denunciare le trame della politica estera zarista.              
Il Giappone, che dal 1894 ha iniziato una guerra di conquista ai danni dell’Impero cinese, partendo dalla penisola della Corea che era di fatto soggetta alla sovranità cinese la debolezza del Celeste Impero scatena gli interessi di Russia e Giappone (oltre che delle maggiori potenze coloniali, comprese quelle di più recente intervento: Stati Uniti, Germania e Italia) 1894-95 guerra tra Giappone e Cina: la sconfitta cinese segna l’inizio dell’espansione giapponese che dalla Corea si estende verso l’entroterra nella stessa area la Russia sta completando la sua conquista.
1898: Russia e Giappone firmano un trattato a garanzia dell’indipendenza della corea
1900: il seguito alla rivolta dei Boxer, la Russia occupa la Manciuria e penetra in Corea
1904: il Giappone rompe le relazioni diplomatiche con la Russia
1904-5: guerra russo giapponese vede la sconfitta della Russia
gli Stati Uniti che, da quando hanno adottato la politica isolazionista (1823 – “dottrina Monroe”), mantengono un formale disinteresse nei confronti delle vicende europee hanno esteso il loro dominio economico sul continente americano (neocolonialismo) mentre adottano il modello europeo di colonizzazione nelle aree dell’oceano Pacifico, e quindi di penetrazione in Estremo Oriente, ove si ritrovano in conflitto potenziale con le potenze europee
Il colonialismo definisce l’estensione della sovranità di una nazione su territori e popoli all’esterno dei suoi confini, per facilitare il dominio economico sulle risorse, il lavoro e il commercio di questi ultimi. Il termine indica l’insieme di convinzioni usate per legittimare o promuovere questo sistema, in particolare il credo che i valori etici e culturali dei colonizzatori siano superiori a quelli dei colonizzati. Il termine indica anche, quindi, il dominio mantenuto da diversi Stati europei su altri territori extraeuropei l’età moderna indica il periodo storico,che cominciato nel XVI secolo, contemporaneamente alle esplorazioni geografiche, formalmente conclusosi nella seconda metà del XX secolo, con l’insorgere dei movimenti anti-coloniali.
Non possiamo tralasciare quanto avvenuto e deciso nelle conferenze tenutesi nel periodo bellico dalle potenze alleate coscienti della vittoria finale. che costituì una svolta importante per quanto attiene anche il processo di decolonizzazione e l’insorgere di un nuovo fenomeno il neo-colonialismo, o meglio “sfere di influenza”
Le conferenzeche cambiarono il mondo
La Conferenza di Casablanca (nome in codice “SYMBOL”) fu tenuta all’Hotel Anfa a Casablanca, Marocco, dal 14 al 24 gennaio 1943, per pianificare la strategia europea degli Alleati durante la Seconda guerra mondiale. Furono presenti Franklin D. Roosevelt, Winston Churchill e Charles de Gaulle. Durante questo incontro venne deciso che, dopo aver chiuso con il fronte africano, si sarebbe attaccata l’Italia, considerata un obiettivo facile, sia per la vicinanza alla Tunisia, sia per il suo stato di crisi interne. Si accordarono anche sul principio di resa incondizionata da imporre agli avversari: la guerra sarebbe continuata fino alla vittoria totale, senza patteggiamenti con la Germania o con i suoi Alleati.
La conferenza di Jalta è il nome di un vertice tenutosi presso Livadiya, in Crimea, durante la seconda guerra mondiale nel quale i capi politici di tre paesi presero alcune decisioni importanti su come proseguire il conflitto, sull’assetto futuro della Polonia e sulla nuova Società delle Nazioni.
I tre protagonisti furono Franklin Delano Roosevelt, Winston Churchill e Stalin, capi dei governi degli Stati Uniti, del Regno Unito e dell’Unione Sovietica. Non venne invitato il leader francese Charles de Gaulle.
L’incontro si tenne in Crimea fra il 4 e l’11 febbraio 1945, pochi mesi prima della sconfitta della Germania Esso fu il secondo ed il più importante di una serie di incontri fra i massimi rappresentanti delle grandi potenze alleate, iniziati con la Conferenza di Casablanca (1424 gennaio 1943) e conclusisi con la Conferenza di Potsdam (17 luglio2 agosto 1945).
Gli accordi  raggiunti a Jalta includono:
  • una dichiarazione in cui si affermava che l’Europa era libera e che invitava allo svolgimento di elezioni democratiche in tutti i territori liberati dal giogo nazista.
  • la proposta di una conferenza (da tenere nell’aprile 1945 a San Francisco) in cui discutere l’istituzione di una nuova organizzazione mondiale, le Nazioni Unite (ONU); in particolare a Jalta si considerò l’istituzione del Consiglio di Sicurezza.
  • lo smembramento, il disarmo e la smilitarizzazione della Germania, visti come “prerequisiti per la pace futura”; lo smembramento (che prevedeva che USA, URSS, Regno Unito e Francia gestissero ciascuno una zona di occupazione) doveva essere provvisorio, ma si risolse nella divisione della Germania fra Est ed Ovest che finì solo nel 1989
  • furono fissate delle riparazioni dovute dalla Germania, nella misura di 22 miliardi di dollari.
  • in Polonia si sarebbe dovuto insediare un “governo democratico provvisorio” che avrebbe dovuto condurre il paese a libere elezioni nel più breve tempo possibile.
  • riguardo alla Jugoslavia, fu approvato l’accordo fra Tito e Subasic (capo del governo monarchico in esilio) che prevedeva la fusione fra il governo comunista e quello in esilio.
  • i sovietici avrebbero dichiarato guerra al Giappone entro tre mesi dalla sconfitta della Germania; in cambio avrebbero ricevuto la metà meridionale dell’isola di Sakhalin, le isole Kurili e avrebbero visti riconosciuti i loro “interessi” nei porti cinesi di Port Arthur e Dalian.
  • tutti i prigionieri di guerra sovietici sarebbero stati rimandati in URSS, indipendentemente dalla loro volontà.
Inoltre in Romania e Bulgaria furono installate delle commissioni alleate per governare tali Paesi, appena sconfitti. A Jalta il Regno Unito e gli USA denunciarono l’insorgervi di regimi comunisti; Stalin però negò e Churchill e Roosevelt non poterono fare altro che prenderne atto. Nella relazione finale viene inserito l’impegno a garantire che tutti i popoli scelgano i propri governanti, impegno palesemente disatteso nei decenni successivi.
Gran parte delle decisioni prese a Jalta ebbero profonde ripercussioni sulla storia mondiale, perlomeno fino alla caduta dell’Unione Sovietica del 1991. Per quanto nei mesi immediatamente successivi sovietici ed anglo-americani proseguissero con successo la loro lotta contro tedeschi e giapponesi, molti vedono nella conferenza di Jalta il preludio della Guerra fredda.
Ancora oggi, nei manuali di storia la conferenza di Jalta viene descritta come l’evento in cui i tre leader mondiali si spartirono l’Europa in sfere d’influenza.
Altri studiosi invece ritengono che si debba far riferimento alla
Conferenza di Teheran come vero inizio della divisione del mondo in blocchi contrapposti.
In realtà a Jalta era prematuro parlare di spartizione perché la guerra non era ancora finita.
Secondo Sergio Romano furono tre le ragioni che hanno creato il mito di Jalta:
1. Nel
1958 Charles de Gaulle scrisse: La sovietizzazione dell’Europa Orientale non era che la conseguenza fatale di quanto era stato convenuto a Jalta. Il generale francese Charles de Gaulle, fu profondamente irritato per non essere stato invitato a Jalta. E trasse da questa analisi i motivi per condurre la politica autonoma della Francia nello scacchiere mondiale.
2. Il partito anti-rooseveltiano, interno agli Stati Uniti. In opposizione al Presidente degli USA, questo partito sostenne che
Franklin Roosevelt abbia presenziato al vertice già stanco e malato e quindi si sia lasciato convincere da Stalin a cedergli la metà dell’Europa.
3. La propensione dell’uomo a trovare sempre un unico fatto che spieghi tutto, un’unica causa degli eventi, quando invece «le vicende storiche sono il risultato di una molteplicità di fattori che sfuggono quasi sempre al loro controllo».
La Conferenza di Potsdam è il nome dato all’ultimo dei vertici interalleati tenutosi dal 17 luglio al 2 agosto 1945. Nel corso dell’incontro i leader delle potenze vincitrici della seconda guerra mondiale (Stati Uniti, Inghilterra e Unione Sovietica) discussero e raggiunsero accordi sulla gestione dell’immediato dopo guerra. La conferenza ebbe luogo presso il castello di Cecilienhof a Potsdam. In origine la conferenza avrebbe dovuto tenersi a Berlino ma a causa dei forti danneggiamenti subiti dalla città la sede fu spostata nell’intatto castello di Potsdam.
In precedenza vi furono diversi incontri, a partire dalla Conferenza di Teheran, nel corso dei quali diversi leader delle forze interalleate si incontrarono per definire la gestione della vittoria sul Nazional socialismo. Dalla Conferenza di Casablanca emerse la richiesta di resa incondizionata mentre nel corso della conferenza di Jalta fu decisa la ripartizione del territorio tedesco in zone di occupazione coordinate da una commissione di controllo centrale. Dopo il crollo militare, la resa incondizionata del Terzo Reich del 8 maggio 1945 e l’arresto dei leader del governo Dönitz e von Krosigk avvenuto il 23 maggio le forze vincitrici presero ufficialmente il potere di governo in Germania tramite la dichiarazione di Berlino, la costituzione delle zone di occupazione e l’insediamento del consiglio di controllo alleato.
L’ordine del giorno della conferenza comprendeva la ridiscussione delle frontiere nell’Europa liberata, l’ammontare dei risarcimenti per i danni della guerra, la gestione e il governo del territorio tedesco e la conduzione della guerra del Pacifico, ancora in corso.
I partecipanti alla conferenza erano:
  • gli USA, rappresentati dal Presidente Harry S. Truman e dal suo ministro degli esteri James F. Byrnes
  • L’Unione Sovietica, rappresentata da Josif Stalin e dal ministro degli esteri Molotov
  • La Gran Bretagna, rappresentata inizialmente dal Primo ministro Winston Churchill e dal ministro degli esteri Anthony Eden, dopo la sconfitta elettorale alla camera dei comuni, dal 3 luglio fu rappresentata da Clement Attlee e dal ministro degli esteri Ernest Bevin.
Le decisioni prese nel corso della conferenza di Potsdam dettero luogo alla Dichiarazione di Potsdam.
  • Furono stabiliti i confini tra Polonia e Germania sulla linea Oder-Neisse e fu deciso che tutta la popolazione tedesca presente nel territorio polacco, cecoslovacco e ungherese doveva essere reimpatriata in Germania.
  • La Germania fu suddivisa in quattro zone di occupazione amministrate dalle potenze vincitrici.
  • Non vi fu accordo sull’ammontare dei risarcimenti, mentre le potenze occidentali perseguivano una linea più morbida Stalin insistette per dei risarcimenti molto elevati. Per questo motivo fu deciso che all’interno della propria zona di occupazione ogni potenza avrebbe gestito entità e tipologia di risarcimento in modo autonomo.
  • Harry S. Truman lanciò un ultimatum al Giappone che se non si fosse arreso non avrebbe evitato una “immediata e completa distruzione”.
  • Ovviamente a queste conferenze non si parlo direttamente dei Paesi sotto egida coloniale ma va da se che essi furono oggetto indiretto delle argomentazioni e decisioni prese, che poi si svilupperanno negli anni successivi alla guerra, con vari trattati, e con l’istituzione di protettorati da parte delle potenze vincitrici sulle ex colonie dei vinti.
Per decolonizzazione si intende il processo, quasi mai in forma pacifica attraverso il quale un paese, occupato da un altro, espropriato delle proprie risorse e della propria cultura, si sottrae al dominio dell’occupante e riconquista una propria autonomia e libertà,
varie sono storicamente, le forme di dominio di un popolo su un altro, nella storia moderna si parla di decolonizzazione quando avviene il processo di uscita dal territorio occupato per sfruttamento o espansione da parte  del paese dominante
la guerra di indipendenza americana dalla Gran Bretagna si può assumere come il primo episodio di decolonizzazione della storia contemporanea. Anche se si può nella fatti specie dare una diversa interpretazione in quanto si presume che questa guerra fu più una opposizione al potere centrale Inglese che una vera decolonizzazione, va comunque sottolineato l’interesse di altre potenze europee a sostegno dei coloni rivoltosi, in funzione anti inglese.
movimenti di indipendenza di colonizzatori rispetto alla madrepatria si ebbero, nel diciannovesimo secolo, nelle colonie spagnole dell’America Latina (Brasile, Cuba, Filippine), tutti di matrice culturale europea, ispirati a classi dirigenti europee dagli ideali antiassolutisti della Rivoluzione francese.
Decolonizzazione postbellica – Stato delle colonie europee.
Tutt’altra questione è il processo di decolonizzazione che si avviò alla fine della seconda guerra mondiale nei territori e da parte dei popoli che Regno Unito, Francia, Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Germania e Italia avevano colonizzato in Asia e in Africa. una trattazione a parte andrebbe visionata per l’America Latina per lo più assoggetta all’influenza economico politica Statunitense e Inglese.
Dopo la seconda guerra mondiale le potenze europee che avevano costituito i loro imperi coloniali in Africa e Asia non furono più in grado di mantenerne il controllo, infatti il conflitto mondiale aveva indebolito i francesi e i britannici che rappresentavano le maggiori potenze coloniali. Inoltre tra le due guerre erano sorti i primi movimenti o partiti indipendenti, che aumentarono la diffusione del sentimento nazionale e del desiderio di indipendenza stimolato dalla lotta al nazifascismo in difesa della democrazia. Così già nel 1941 la Francia fu costretta a riconoscere almeno formalmente l’indipendenza di Libano e Siria. Nel 1942 Gandhi incitò gli Indiani a cacciare i britannici e nel 1943 il leader nazionalista algerino Abbas lanciò il Manifesto del popolo algerino con la richiesta della decolonizzazione.
Il processo di decolonizzazione durò circa quarant’anni, in alcuni casi l’indipendenza fu raggiunta per via pacifica, con trattative tra la madrepatria e i gruppi dirigenti locali; un esempio di questo tipo di decolonizzazione è stata la Gran Bretagna, che avviò gradualmente all’indipendenza le colonie, trasformando l’impero nel Commonwealth of  Nations. In altri casi avvenne per via violenta con una guerra di liberazione, ed un esempio è la Francia che oppose dura resistenza ai movimenti di liberazione.
In quasi tutte le colonie si erano moltiplicate le richieste di indipendenza, finite talvolta in vere e proprie ribellioni. Molti giovani dei paesi colonizzati avevano avuto la possibilità di compiere studi in Europa, venendo così a contatto con gli ideali di libertà e giustizia. Essi diedero origine a nuove classi dirigenti indigene che si ponevano in alternativa a quelle dei colonizzatori, che si impegnarono a prendere in mano l’economia dei propri paesi e a rendere le popolazioni delle ex colonie più consapevoli della loro dignità culturale e civile.
Il processo di decolonizzazione non fu semplice, in Africa, per esempio, la decolonizzazione si prolungò per molto tempo, giungendo a compimento tra gli anni Settanta e Ottanta. Fattore decisivo per lo smantellamento degli imperi coloniali fu la pressione degli Stati Uniti e dell’Unione Sovietica. Infatti i due vincitori del secondo conflitto mondiale erano contrari al colonialismo: gli USA in nome della libertà dei popoli, l’URSS in nome del comunismo. Entrambe le superpotenze in realtà avevano l’obiettivo di allargare le loro zone d’influenza e fecero pesare in seguito la loro egemonia economica e politica nei paesi dell’Africa e dell’Asia. Il principio di autodeterminazione dei popoli ispirò poi le attività dell’Organizzazione delle Nazioni Unite. Di fatto l’ONU non riuscì a imporre ovunque il rispetto dei principi di uguaglianza dei diritti, ma ricoprì comunque un ruolo importante nella lotta al colonialismo.
I paesi colonizzatori rinunciarono al controllo politico delle colonie perché era diventato troppo oneroso ed impegnativo politicamente e militarmente. Mantennero invece il controllo economico, dando inizio al neo-colonialismo. Le ex colonie conservarono in parte quali eredità europee la cultura e la lingua, ma non nelle forme di governo, alla democrazia europea quasi sempre si è sostituita una dittatura militare il più delle volte sostenuto dalle stesse ex potenze coloniali.
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G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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