La guerra d’Israele contro Hezbollah-l’asse con l’ NSA-

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L’asse Israele – NSA nella guerra ad Hezbollah

La guerra d’Israele contro Hezbollah/Libano nel 2006 fu un disastro ancor prima che iniziasse. Il 14 luglio, i combattenti di Hezbollah tesero un’imboscata a 2 Humvee israeliani che pattugliavano lungo la linea dell’armistizio. L’imboscata fu ben preparata, preceduta da attacchi agli avamposti militari interrompendo le comunicazioni col convoglio. I 2 Humvee furono distrutti, tre soldati uccisi e i due catturati in seguito morirono per le ferite. In linea con la “direttiva Annibale” dell’esercito israeliano, secondo cui vanno fatti tentativi per salvare i soldati catturati anche a rischio della vita, un carro armato Merkava e veicoli da trasporto corazzati, coperti da un elicottero, furono inviati in Libano. Tale missione terminò in un disastro quando il carro armato finì su un IED da 300 kg saltando in aria, mentre altri quattro soldati furono uccisi. L’imboscata fu la causa scatenante della guerra.

Tutte le guerre israeliane in Medio Oriente vanno considerate operazioni congiunte israelo-statunitensi e questa non fece eccezione. Gli Stati Uniti tennero la porta aperta per 34 giorni, dando ad Israele molto più tempo di quanto dicesse per distruggere Hezbollah, ma anche questo non bastò, alla fine non ebbe altra scelta che ritirarsi. Un cablo nordamericano classificato recentemente rilasciato sottolineava la natura della cooperazione USA-Israele durante la guerra.

Pubblicato dall’archivio Snowden, è datato 12 ottobre 2006 e fu scritto da uno staff della NSA (National Security Agency) assegnato come agente di collegamento temporaneo SIGINT (Signals Intelligence) a Tel Aviv dall’inizio di luglio all’agosto 2006, coprendo l’intero periodo della guerra. Il cablo, di carattere interno, è una sintesi dell’interazione tra le unità di intelligence statunitensi ed israeliane. Cominciava notando che l’ISNU (Israel National SIGINT National Unit o Unit 8200) è un partner sofisticato e tecnicamente avanzato e continuava descrivendo gli obiettivi della guerra dello Stato sionista.

Uno era “cancellare” la capacità di Hezbollah di effettuare incursioni transfrontaliere e simultaneamente fare tornare i due soldati “rapiti” (catturati) e l’altro era causare danni tali da mettere la popolazione libanese contro Hezbollah. Questo non sarebbe stato un compito facile, venne ammesso, dato che il ritiro d’Israele dal sud occupato aveva dato a Hezbollah il tempo di rafforzare le posizioni.

L’esercito israeliano stimò che avrebbe dovuto affrontare 3-4000 combattenti di Hezbollah nel sud. Credeva che la guerra potesse essere vinta in sette-dieci giorni. I primi attacchi furono limitati a missioni di ricerca e distruzione, ma ciò che scoprì fu che Hezbollah era “ben trincerato, estremamente motivato e assai meglio equipaggiato e pronto a resistere a quel tipo di operazioni militari limitate”. L’apparato logistico di Hezbollah era “difficile da identificare” e la capacità di fondersi con la popolazione civile “ancora più problematica”. (In effetti, Hezbollah difendeva città e villaggi che le forze israeliane attaccavano). Per riportare il punto, l’ufficio di collegamento dell’ISNU a Washington diede alla NSA foto di elicotteri da guerra sui razzi di Hezbollah lanciati da punti “vicino ad aree civili”.

Con Israele incapace di vincere la guerra entro i suoi termini, l’unità di intelligence dei segnali fu “spinta ai limiti tecnici e delle risorse per sostenere la campagna delle IDF”. Il comandante dell’unità, generale di brigata Dani Harari, alla fine richiamò tutto il personale per l’analisi in cui “caratterizzava i combattimenti come un tipo di guerra che Israele non aveva mai visto prima e avvertiva l’ISNU di prepararsi a un lungo impegno”. A questo punto, centinaia di riservisti furono chiamati a prendere posizioni presso il quartier generale dell’ISNU o venivano portati verso le posizioni militari nel nord.

L’ufficiale SIGINT degli Stati Uniti osservava che la guerra prese una “svolta cupa” quando “diversi membri del centro ISNU ELINT (intelligence elettronica) furono uccisi durante l’attacco missilistico alla nave da guerra israeliana Hanit”. Questa appariva essere una rivelazione, mentre in Israele governo e media mainstream parlarono solo di quattro “membri dell’equipaggio” uccisi quando la nave fu colpita il 14 luglio.

Ciò che riguardava Israele in questa fase era se Hezbollah avesse acquisito e usato missili a lungo raggio contro Tel Aviv o Gerusalemme. Se ciò accadeva, i militari avrebbero considerato Hezbollah come “percussore” e l’Iran come grilletto. Quando Israele s’impantanò, esercitò maggiore pressione sulla NSA per aiuti. Secondo l’ufficiale di collegamento degli Stati Uniti “la dipendenza dell’ISNU dall’NSA era esigente e incentrata sulle richieste di compiti sensibili, tra cui ELINT tattico e ricezione di informazioni geografiche su elementi di Hezbollah [sic]… quest’ultima richiesta era particolarmente problematica e ho avuto parecchie nottate, a volte tese, di discussioni coll’ISNU che descrivono in dettaglio i divieti legali dell’NSA di fornire informazioni che potrebbero essere utilizzate per omicidi mirati. Anche con la piena comprensione degli statuti statunitensi, BG Harari ha chiesto assistenza all’NSA per un’esenzione a questa politica legale. Per l’ISNU questo divieto era contrario non solo al sostegno ad Israele nella lotta contro Hezbollah, ma nel complesso a sostenere la guerra globale nordamericana al terrorismo”.

Durante l’attacco al Libano nel 1982, Israele cacciò Yasor Arafat da una casa all’altra a Beirut. Ariel Sharon si rammaricà di non essere riuscito ad ucciderlo al momento, un’occasione persa recuperata nel 2004, quando quasi certamente organizzò personalmente l’assassinio del leader palestinese. Ora, nel 2006, durante un’altra guerra, c’era un particolare individuo che Israele voleva assassinare coll’aiuto degli Stati Uniti. Avrebbe potuto essere qualsiasi figura di Hezbollah, ma la scelta ovvia sarebbe stata Hasan Nasrallah. Con o senza il supporto formale degli Stati Uniti, Israele andò avanti. Nel 2009 l’ex-capo di stato maggiore dell’esercito israeliano Dan Halutza ammise che Israele aveva tentato di uccidere Nasrallah nel 2006 ma falli.

Alla fine, osserva il personale della NSA, fu raggiunto un nuovo “quadro” che definiva i parametri e i metodi di ciò che si poteva e meno condividere cogli israeliani. Aspettandosi che l’ISNU operasse sul campo febbrile e “più aggressivo del solito”, lo staff scoprì che “era così” nelle discussioni coll’unità israeliana. In una revisione dell’aprile 2007 dell’esperienza della “condivisione di informazioni” coll’unità dell’intelligence israeliana, l’NSA osservò che gli israeliani soffrirono “forte ansia” durante i combattimenti e si affidarono fortemente all’agenzia statunitense. Una diapositiva mostrata durante la presentazione diceva: “Cosa voleva ISNU? Tutto!” (“Israele ha fatto molto affidamento sull’NSA durante la guerra del Libano del 2006, rivelano nuovi documenti di Snowden”’ Times of Israel , 1 giugno 2019).

In un secondo cablo, l’ufficiale di collegamento della NSA a Tel Aviv disse che mentre la vita sembrava normale durante la guerra, “un segno visibile di angoscia era l’assenza di camere d’albergo mentre molte persone dal nord migrava verso le città sicure”. I residenti furono avvisati che avevano meno di un minuto per rifugiarsi in uno scantinato durante un attacco missilistico. Con Israele che si ritirava dopo 34 giorni, i media israeliani citarono Amos Yadlin, direttore dell’intelligence della difesa, “frequente visitatore dell’NSA”, affermare che un ulteriore confronto con Hezbollah sarebbe stata solo questione di tempo.

Altri ufficiali israeliani affermarono che il cessate il fuoco significava semplicemente che “il primo round” era finito. In effetti, non si trattava del primo round, ma del secondo , dopo la ritirata d’Israele dal Libano meridionale, ad eccezione delle fattorie Shaba, dopo un round durato dal 1978 al 2000. (Dopo l’invasione del 1978 dal nome in codice Operation Litani, Israele si ritirò dal sud solo dopo aver allestito il suo burattino dell’esercito d’occupazione del Libano del Sud. Nel 1982 tornò fin quando non fu scacciato 18 anni dopo).

Dal 2006, Israele si prepara assiduamente per il prossimo round, i suoi soldati vengono addestrati per combattere il tipo di guerra che i militari non si aspettarono l’ultima volta. Gli esercizi includono combattimenti nei tunnel e finti villaggi libanesi. La guerra segnò anche un cambiamento dei modelli di reclutamento e promozione, poiché il comando militare cercava soldati che avrebbero combattuto con lo stesso zelo dei combattenti di Hezbollah. Negli ultimi anni, l’equilibrio tra laici e religiosi nel corpo degli ufficiali si è costantemente spostato verso questi ultimi, con la stima che il 50% degli ufficiali nelle accademie provengono da un background religioso.

Mentre le reclute secolari cercano ruoli non di combattimento, quelli di origine religiosa si offrono volontari per le unità di fanteria e si prevede che col tempo saranno la maggior parte dei comandanti di battaglione. I loro rabbini lanciarono la guerra contro i nemici di Israele come conflitto escatologico, senza pietà da mostrare a civili e soldati. Ciò è certamente coerente non solo col modo in cui Israele ha combattuto tutte le sue guerre, ma nello spietato trattamento generale dei civili palestinesi, come dimostrato ancora una volta nella recente demolizione di un condominio a Gerusalemme perché costruito troppo vicino al muro di “separazione”, la manifestazione concreta dell’apartheid praticata contro i palestinesi a tutti i livelli nella super-colonia sionista. Le famiglie palestinesi furono gettate in strada senza un posto dove andare e alcuna disposizione di alloggio dal governo israeliano. Furono picchiati e schiaffeggiati dai soldati quando resistettero. I coloni sionisti applaudirono quando l’edificio crollò, ma poiché ciò va avanti da più di sette decenni, difficilmente può essere considerato un’aberrazione moralmente scioccante.

 

Jeremy Salt

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G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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