L’eroe nazionale d’Albania fu un difensore della cristianità? -The national hero of Albania, was a defender of Christianity?

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1-L’eroe nazionale d’Albania:fu un difensore della cristianità, lotto solo per la libertà del suo popolo?

2-The national hero of Albania, was a defender of Christianity?

ALBANIAGiorgio Castriota Scanderbeg nato a Dibra, 6 maggio 1405 morto 17 gennaio 1468 a Lissus, unì i principati dell’Epiro e dell’Albania e resistette per 25 anni ai tentativi di conquista dell’Impero Ottomano; per tale motivo è considerato l’eroe nazionale dell’Albania.

Tra la fine del XIV secolo e i primi decenni del XV secolo l’Albania fu occupata dalle forze ottomane le quali dovettero subito reprimere le rivolte dei principi albanesi. Giovanni Castriota principe di Croia, e padre di Giorgio Castriota Scanderbeg, fu proprio uno dei signori ribelli all’occupazione ottomana contro cui il sultano Murad II, infierì più pesantemente poiché Giovanni era uno tra i più indomiti e potenti nobiluomini albanesi. Inoltre prese i suoi quattro figli maschi Stanisha, Reposhi, Costantino e Giorgio come ostaggi conducendoli alla corte di Adrianopoli. Due di loro morirono, probabilmente uccisi, uno si fece monaco, mentre il quarto, Giorgio, combatté per i Turchi.

Alla corte del sultano, Giorgio Kastriota si distinse per capacità ed intelligenza, parlava perfettamente il turco, l’arabo, il greco, l’italiano, il bulgaro e il serbo-croato, oltre all’albanese, divenne esperto nell’uso delle armi nonché di strategia militare, guadagnò a tal punto la stima e la fiducia del sultano, che gli diede un nome islamico: Iskënder Bej (principe Alessandro forse alludendo al macedone Alessandro Magno), che gli Albanesi nazionalizzarono in Skënderbej.

Ritorno in Albania

Dopo una serie di imprese militari portate a termine, brillantemente, nell’interesse dei turchi, la fama del giovane Castriota giunse in Albania e si iniziò a sperare in un suo ritorno in patria. Emissari della sua famiglia lo raggiunsero di nascosto nel quartiere generale del sultano e lo informarono della drammatica situazione degli Albanesi, senza tuttavia ottenere risultati.

Il 28 novembre 1443, il sultano diede incarico a Skanderbeg di affrontare una coalizione di eserciti cristiani a maggioranza ungherese guidati dal signore di Transilvania, János Hunyadi per riprendersi la Serbia, che il nobile ungherese aveva liberato dall’oppressione ottomana. Skanderbeg, influenzato dalle suppliche della sua gente disattese gli ordini del sultano non intervenendo nello scontro, favorendo per giunta una colossale sconfitta turca.

Egli, assieme ad altri suoi 300 fedelissimi albanesi, che lottavano per i turchi, decise di combattere per la causa nazionale albanese e con il suo gruppo di soldati si riprese il castello di Krujë, radunò i nobili e diede inizio al grande riscatto del suo popolo. In rapidissima successione, conquistò tutte le fortezze tenute dai mussulmani. Skanderbeg, conquistata la fortezza di Kruje, si auto-proclamò vendicatore della propria famiglia e del proprio paese pronunciando queste famose parole: Non fui io a portarvi la libertà, ma la trovai qui, in mezzo a voi.

La guerra contro i Turchi

castriotaIl 2 marzo 1444, nella cattedrale veneziana di San Nicola ad, Scanderbeg organizzò un grande convegno con la maggior parte dei principi albanesi, e con la partecipazione del rappresentante della Repubblica di Venezia; qui egli fu proclamato all’unanimità come guida della nazione albanese.

Intanto il sultano Murad II, furioso per il tradimento del suo protetto, inviò contro gli albanesi, un potente esercito guidato da Alì Pascià alla testa di 10.000 uomini. Lo scontro con le forze di Skanderbeg, notevolmente inferiori, avvenne il 29 giugno 1444, a Torvjoll. I turchi riportarono una cocente sconfitta. Il successo di Skanderbeg ebbe vasta risonanza oltre il confine albanese, arrivò fino alle orecchie di Papa Eugenio IV il quale ipotizzò addirittura una nuova crociata contro l’Islam guidata da Skanderbeg.

L’esito dello scontro rese ancora più furibondo il sultano, che ordinò a Firuz Pascià di distruggere Scanderbeg e gli Albanesi e così il comandante ottomano partì alla testa di ben 15.000 cavalieri. Il Castriota lo attese alle gole di Prizren il 10 ottobre 1445 e ancora una volta ne uscì vincitore. Le gesta di Scanderbeg risuonavano per tutto l’occidente, delegazioni del papa e di Alfonso d’Aragona giunsero in Albania per celebrare la straordinaria impresa. Skanderbeg si guadagnò i titoli di “difensore impavido della civiltà occidentale”.

Ma Murad II non si rassegnava. Allora dispose agli ordini di Mustafà Pascià due eserciti per un complessivo di 25.000 uomini, di cui metà cavalieri, che si scontrarono con gli Albanesi il 27 settembre 1446: l’esito fu disastroso, si salvarono solo pochi turchi e a stento Mustafà Pascià.

Le imprese di Scanderbeg, tuttavia, preoccupavano i veneziani, che vedendo in pericolo i loro traffici con l’oriente, si allearono con il sultano. Ma nella battaglia del 13 luglio 1448 vide la sconfitta dei veneziani, che si vendicarono radendo al suolo la fortezza di Balsha.

Nel giugno del 1450, Murad II in persona intervenne contro l’Albania alla testa di 150.000 soldati, assediando il castello di Kruje. I Turchi persero metà dell’esercito e il comandante Firuz Pascià venne ucciso da Scanderbeg.

Ma, anche se le straordinarie vittorie avevano inferto profonde ferite alle forze e all’orgoglio turco, avevano pure indebolito le forze albanesi e il Castriota, ben cosciente dei propri limiti, decise di chiedere aiuto ad Alfonso d’Aragona, che si rese disponibile riconoscendo a Scanderbeg il merito di essersi fatto carico di una durissima lotta contro i Turchi, che assai inquietavano la Corona napoletana.

Maometto II, successore di Murad, si rese conto delle gravi conseguenze, che l’alleanza degli albanesi con il Regno di Napoli poteva far nascere, decise quindi di mandare due armate contro l’Albania; una comandata da Hamza-bey, l’altra da Dalip Pascià.

scanderbergNel luglio del 1452 le due armate furono annientate e mentre Hamza-bey fu catturato, Dalip Pascià morì in battaglia.Altre incursioni turche si tramutarono in sconfitte, Skopje il 22 aprile del 1453, Oranik nel 1456, il 7 settembre 1457 nella valle del fiume Mati. Infine, nel corso del 1458 in una serie di scontri scaturiti da offensive portate questa volta da Skanderbeg, altre armate turche furono sbaragliate.

La fama di Scanderbeg fu incontenibile, anche per il fatto che i suoi uomini a disposizione non erano mai più di 20,000, ed al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace, il Castriota rifiuto ogni accordo e continuò la sua battaglia.

Nel 1459 si recò in Italia per aiutare Ferdinando I, re di Napoli, figlio del suo amico e protettore Alfonso d’Aragona nella lotta contro il rivale Giovanni d’Angiò e del suo esercito.

Intanto, altre due armate turche comandate da Hussein-bey e Sinan-bey, nel febbraio del 1462, mossero contro gli albanesi costringendo Skanderbeg a rientrare in tutta fretta in Albania, per guidare il suo esercito.

Ci fu una furiosa battaglia presso Skopjë che vide i turchi annientati e il sogno di Maometto II, di far giungere il potere musulmano fino a Roma infrangersi. La decisione finale fu un trattato di pace firmato il 27 aprile 1463 tra Maometto II ed il Castriota.

Ferdinando I nel 1464, in segno di riconoscimento per l’aiuto ricevuto da Scanderbeg, concesse al signore albanese i feudi di Monte Sant’Angelo, Trani e San Giovanni Rotondo. Intanto, la morte di papa Pio II ad Ancona, il 14 agosto 1464, determinò il fallimento della grande crociata che il Pontefice aveva in mente e che teneva in grande apprensione il sultano.

L’anno dopo, scongiurato il pericolo della crociata, il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià. Ma anche quest’impresa fallì; l’esercito turco in prossimità di Ocrida, fu messo in fuga dalle forze albanesi..

Ancora una volta Maometto II, nella primavera del 1466, riunì forze imponenti,e mosse contro gli albanesi cingendo d’assedio Krujë; una serie di scontri furiosi, nel corso dei quali Ballaban Pascià comandante le forze turche, fu ucciso,per cui i turchi si ritirarono. Maometto II ostinatissimo nella sua lotta contro il Castriota, riorganizzò un nuovo e più potente esercito.

Ormai stremato dalla continua guerra contro le truppe turche. Scanderbeg nel dicembre del 1466 giunse a Roma per chiedere aiuto al Papa accompagnato da pochi e mal ridotti cavalieri,

Il papa Paolo II fu fortemente impressionato dalla sua imponente personalità condensata in una mole maestosa, lo accolse con tutti gli onori e lo accompagnò nell’assemblea dei cardinali, davanti a cui il fondatore d’Albania parlò dei momentanei successi dei Turchi e del pericolo che ogni giorno sempre più si avvicinava all’Italia.

Spiegò dettagliatamente i motivi per cui le sue operazioni militari non tendevano soltanto a conservare l’indipendenza del suo Paese, ma si rivelavano vitali per la sicurezza stessa dell’intera Europa, ottenendo, anche grazie ad una vibrante capacità oratoria che esaltava ancor più le sue molte altre doti umane e virtù strategiche, l’ammirazione profonda di tutti i convenuti, che avrebbero deciso immediatamente di sostenerlo nel modo più concreto.

Il pontefice stesso scrisse a tutte le corti d’Europa perche Scanderbeg ottenesse tutti gli aiuti di cui aveva bisogno: l’Europa, come molti documenti evidenziano, non rimase insensibile alle richieste del suo invincibile eroe cristiano.

Nell’estate del 1467, Scanderbeg pose di nuovo l’assedio a Krujë, che solo dopo innumerevoli tentativi, cadde, nonostante i successi in imprese, alcune delle quali, assolutamente straordinarie,l’eroe albanese, si rese conto che resistere alla pressione turca diventava sempre più difficile.

La stessa preoccupazione convinse il doge di Venezia ad un cambiamento di rotta e quindi, ad inviare Francesco Cappello Grimani da Scanderbeg per organizzare una difesa comune, ma l’ambasciatore veneziano non poté portare a termine l’incarico perché Skanderbeg morì di malaria, ad Alessio, il 17 gennaio 1468.

krujaKruja, l’eroica cittadina, cadde nelle mani turche dieci anni dopo la sua morte.

Se l’Occidente cristiano non fu colonizzato dai turchi lo si deve anche a Skanderbeg a cui vennero tributati grandi onori: tra questi il titolo di “Athleta Christi”, e i feudi nel Sud Italia concessi dal re di Spagna Ferdinando d’Aragona in segno di riconoscenza. Alla sua morte gli albanesi non riuscirono a ricompattarsi e, perduto il loro condottiero, decisero di rifugiarsi, pare su consiglio dello stesso Giorgio, nell’Italia Meridionale, contando sull’accoglienza degli aragonesi.

Erede di Giorgio Castriota fu Giovanni, il figlio avuto dalla moglie Marina Donika Arianiti. Giovanni (a quel tempo era ancora un fanciullo) si rifugiò con la madre a Napoli, dove fu ospitato affettuosamente da Ferdinando d’Aragona, figlio d’Alfonso.

Nel 1481, Giovanni Castriota radunò alcuni fedelissimi e sbarcò a Durazzo, osannato dal popolo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa poiché i turchi vanificarono immediatamente i tentativi del figlio di Scanderbeg.

Discendenti-La famiglia Castriota Scanderbeg, alla morte di Giorgio, ottenne dalla corona aragonese il ducato di San Pietro in Galatina e la contea di Soleto (Lecce, Italia).

Giovanni, figlio di Scanderbeg, sposò Irene Paleologo, ultima discendente della famiglia imperiale di Bisanzio. In virtù di tale imparentamento, i membri della famiglia Castriota Scanderbeg oggi rappresentano gli unici discendenti diretti degli ultimi imperatori di Costantinopoli.

2-The national hero of Albania, was a defender of Christianity?

GEORGE CASTRIOTA SCANDERBEG

Gjergj Kastrioti (1405–January 17, 1468), better known as Skanderbeg, was an Albanian prince who united the Albanian tribes of Epirus , Albania and a Slavic tribe from Montenegro in resisting the expanding Ottoman Empire for 25 years. Today he’s considered a national hero of Albania.

Obliged by the Ottomans to pay tribute to the Empire, and to ensure the fidelity of local rulers, Gjon Kastrioti’s sons were taken by the Sultan to his court as hostages. In 1423, Gjergj Kastrioti and his three brothers were taken by the Turks. He attended military school and led many battles for the Ottoman Empire. He was awarded for his military victories with the title Iskander Bey (Albanian transliteration: Skënderbeu, English transliteration: Skanderbeg, In Turkish this title means Lord or Prince Alexander, in honor of Alexander the Great). Skanderbeg soon switched sides and came back to his native land to successfully defend Albania against the Ottoman Empire until the time of his death.

Success in the Ottoman army –He earned distinction as an officer in several Ottoman campaigns both in Asia Minor and in Europe, and the Sultan appointed him to the rank of General. He fought against Greeks, Serbs and Hungarians, and some sources claim that he maintained secret links with Ragusa, Venice, Ladislaus V of Hungary, and Alfonso I of Naples. Sultan Murad II gave him the title Vali, making him Governor of some provinces in central Albania. He was respected abroad, but he missed his country. After the death of his father, Skanderbeg sought a way to return to Albania and lead his countrymen against the Ottoman armies. It was Skanderbeg’s 25 year defiance of the Ottoman Empire which followed that perserved Christianity in Albania to this day. The Turks were successful in converting almost 90% of Albania to Islam. Those who chose to resist Turkish rule and perserve their Christian culture are today’s Albanian Christians.

Fighting for the freedom of Albania –In 1443, Skanderbeg saw his opportunity to rebel during the battle against the Hungarians led by John Hunyadi in Nis. He switched sides along with other Albanians serving in the Ottoman army, leading an Albanian resistance. He eventually captured Kruje, his father’s seat in Middle Albania, and he raised the Albanian flag above the castle and reportedly pronounced: “I have not brought you liberty, I found it here, among you.”

Following the capture of Kruje, Skanderberg managed to bring together all the Albanian princes in the town of Lezhë (see League of Lezhë, 1444) and unite them under his command against the Ottomans. He fought a guerilla war against the opposing armies, using the mountainous terrain to his advantage. Skanderberg would continue his resistance against the Ottoman forces, arguably the most powerful army of the time, with a force rarely exceeding 20,000. In June 1450, an Ottoman army numbering approximately 150,000 men led by the Sultan Murad II himself laid siege to Kruje. Leaving a protective garrison of 1,500 men under one of his most trusted lieutenants, Kont Urani (also known as Vranakonti), Skanderbeg harassed the Ottoman camps around Kruje and attacked the supply caravans of the Sultan’s army. By September the Ottoman camp was in disarray as morale sank and disease ran rampant. Grudgingly, Sultan Murad acknowledged that the castle of Kruje would not fall by strength of arms, and he decided to lift his siege and make his way to Edirne. Soon thereafter in the winter of 1450-1451, Murad II died in Edirne and was succeeded by his son Mehmed II.

For the next five years Albania was allowed some respite as the new sultan set out to conquer the last vestiges of the Byzantine Empire in Europe and Asia Minor. The first test between the new Ottoman sultan and Skanderbeg came in 1455 during the Siege of Berat, where the former defeated the latter, decimating the Albanian army and leaving five thousand men dead on the battlefield, some 40-50% of the Albanian mobile forces. This was the worst military defeat that Skanderbeg would ever suffer.

In 1457, an Ottoman army numbering approximately 70,000 men invaded Albania with the hope of destroying Albanian resistance once and for all; this army was led by Isa beg Evrenoz, the only commander to have defeated Skanderbeg in battle and Hamza Kastrioti, Skanderbeg’s own nephew. After wreaking much damage to the countryside, the Ottoman army set up camp at the Ujebardha field (literally tranlated as “Whitewater”), halfway between Lezha and Kruje. There, in September, after having evaded the enemy for months, Skanderbeg attacked with a force not exceeding fifteen thousand men, and defeated the Ottomans.

In 1461 Skanderbeg launched a successful campaign against the Angevin noblemen and their allies who sought to destabilize King Ferdinand of Naples. After securing the Neapolitan kingdom, a crucial ally in his struggle, he returned home. In 1464 Skanderbeg fought and defeated Ballaban Badera, an Albanian renegade.

Though Ballaban Badera was defeated by Skanderbeg, he was successful in capturing a large number of Albanian army commanders, including Moisi Arianit Golemi, a cavalry commander; Vladan Giurica, the chief army economist; Muzaka of Angelina, a nephew of Skanderberg, and 18 other noblemen and army captains. These men, after they were captured, were sent immediately to Istanbul and tortured for fifteen days. Skanderbeg’s pleas to have these men back, by either ransom or prisoner exchange, failed.

In 1466, Sultan Mehmed II personally led an army into Albania and laid siege to Kruje as his father had also attempted sixteen years earlier. Kruje was defended by a garrison of 4,400 men, led by Prince Tanush Thopia. After several months, Mehmed, like Murad II, saw that seizing Kruja by force of arms would not be easily accomplished, and left the siege to return to Istanbul. However, he left a force of forty thousand men under Ballaban Pasha to maintain the seige, even building a castle in central Albania, which he named El-basan (eventually becoming the modern Elbasan), to support the siege. This second siege was no more successful than the first was eventually broken by Skanderberg, resulting in the death of Ballaban Pasha, who fell victim to the use of firearms.

A few months later, in 1467, Mehmed, frustrated by his inability to subdue Albania, again led an army into Albania, this one the largest of its time. Kruje was besieged for a third time, but on a much grander scale. While a contingent kept the city and its forces pinned down, Ottoman armies came pouring in from Bosnia, Serbia, Macedonia, and Greece with the aim of keeping the whole country surrounded, thereby strangling Skanderbeg’s supply routes and limiting his mobility. During this conflict, Skanderbeg fell ill with malaria in the Venetian controlled city of Lezhe, and died on January 17, 1468, just as the army under the leadership of Leke Dukagjini defeated the Ottoman force in Shkodra.

The Albanian resistance went on after the death of Skanderbeg for an additional ten years under the new leadership of Leke Dukagjini. In 1478, the fourth siege of Kruje finally proved successful for the Ottomans; demoralized and severely weakened by hunger and lack of supplies from the year-long siege, the defenders surrendered to Mehmed, who had promised them to leave unharmed in exchange. As the Albanians were walking away with their families, however,the Ottomans reneged on this promise, killing the men and enslaving the women and children. A year later, the Ottoman forces captured Shkodra, the last free Albanian castle (although it was under Venetian control at the time), but the Albanian resistance continued sporadically until around 1500.

Papal Relations –Skanderbeg’s military successes evoked a good deal of interest and admiration from the Papal States, Venice, and Naples, themselves threatened by the growing Ottoman power across the Adriatic Sea. Skanderbeg managed to arrange for support in the form of money, supplies, and occasionally troops from all three states through his diplomatic skill. One of his most powerful and consistent supporters was Alfonso the Magnanimous, the king of Aragon and Naples, who decided to take Skanderbeg under his protection as a vassal in 1451, shortly after the latter had scored his second victory against Murad II. In addition to financial assistance, the King of Naples supplied the Albanian leader with troops, military equipment, and sanctuary for himself and his family if such a need should arise. As an active defender of the Christian cause in the Balkans, Skanderbeg was also closely involved with the politics of four Popes, one of them being Pope Pius II, the Renaissance humanist, writer, and diplomat.

Profoundly shaken by the fall of Constantinople in 1453, Pius II tried to organize a new crusade against the Turks, and to that end he did his best to come to Skanderbeg’s aid, as his predecessors Pope Nicholas V and Pope Calixtus III had done before him. This policy was continued by his successor, Pope Paul II. They gave him the title Athleta Christi, or Champion of Christ. Skanderberg’s 25-year resistance against the Ottoman Empire succeeded in helping protect the Italian peninsula from invasion by the Turks.

Gjergj Kastriot’s Legacy – After his death from natural causes in 1468 in Lezhë, his soldiers resisted the Turks for the next 12 years. In 1480 Albania was finally conquered by the Ottoman Empire. When the Turks found the grave of Skanderbeg in Saint Nicholas church of Lezhe, they opened it and held his bones like talismans for luck. The same year, they invaded Italy and conquered the city of Otranto.

Skanderbeg’s posthumous fame was not confined to his own country. Voltaire thought the Byzantine Empire would have survived had it possessed a leader of his quality. A number of poets and composers have also drawn inspiration from his military career. The French sixteenth-century poet Ronsard wrote a poem about him, as did the nineteenth-century American poet Henry Wadsworth Longfellow. Antonio Vivaldi composed an opera entitled Scanderbeg.

Skanderbeg today is the National Hero of Albania. Many museums and monuments are raised in his honor around Albania, among them the Skanderbeg Museum next to the castle in Krujë.

Skanderbeg is founder of Castriota Scanderbeg family which is today part of Italian nobility.

 

parma

elab da g.m.s.

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G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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