strategie di dominio della elite

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Il fattore religioso nelle strategie di dominio delle elite

Come molti analisti hanno segnalato, non si può trascurare il fattore religioso negli assetti geopolitici e nei processi di cambiamento che attualmente si stanno producendo negli equilibri mondiali. Non è una questione tra

Il fattore religioso nelle strategie di dominio della elite di potere anglostatunitense

scurabile il fatto che l’appartenenza religiosa contribuisce in maniera decisiva a rafforzare il senso di identità di un popolo o di una comunità di popoli o perfino, in certi casi, a riconfigurarne l’identità stessa.

Come noto la strategia delle potenze dominanti, gli Stati Uniti d’America oggi e la Gran Bretagna, ai tempi dell’Impero Britannico, hanno sempre fatto leva sulle appartenenze religiose ed a sfruttare il divario religioso che esiste praticamente in ogni stato, allo scopo di protrarre il loro dominio sul resto del mondo.

Nell’epoca attuale, fino da tempi della guerra in Afghanistan contro l’URSS, gli USA hanno sfruttato il radicalismo islamico per i loro fini geopolitici, quelli di rovesciare regimi sgraditi o di occupare paesi strategici ( dall’Afghanistan all’Iraq) su cui ottenere il controllo delle risorse. Basta pensare all’utilizzo di Al Qaeda che è stata coltivata dalle agenzie di intelligence americane, fin negli anni ’80 in Afghanistan, come successivamente gli stessi USA hanno favorito la costituzione del cosiddetto Stato islamico dell’Iraq e della Siria (ISIS), per le proprie finalità di rovesciare i governi e di balcanizzare l’area sulla base delle divisioni religiose ed etniche.

Non si può negare che le guerre confessionali ed i contrasti religiosi sono sempre stati una costante nella Storia, in Europa come in altri continenti, e questi sono stati utilizzati dai gruppi di potere per i loro fini, rappresentando i conflitti più lunghi e dolorosi della storia umana, con una enorme quantità di violenza e di spargimento di sangue che tali scontri provocarono.

La sobillazione venuta dall’esterno ha provocato destabilizzazione e una serie di conflitti militari in tutto il Medio Oriente, attraverso i quali Washington è riuscita a far cadere un certo numero di figure politiche “autoritarie”, che erano i pilastri della stabilità regionale e che si trovavano in contrasto con gli interessi di Washington . Fra quei leader fatti abbattere dagli USA, si trovavano tra loro personaggi come Saddam Hussein, Muammar Gheddafi e Hosni Mubarak (con Bashar al-Assad non sono riusciti) – statisti bevoluti nei loro paesi ma fortemente contrastati dall’Occidente. 

Nel processo di destabilizzazione che ne è seguito, Washington si è appoggiata sui peggiori stati confessionali dominati dall’ideologia wahabita/salafita, come l’Arabia Saudita, o dei fratelli Mussulmani, (Qatar ) ed è riuscita a destabilizzare i paesi e distruggere le migliori forze armate che il Medio Oriente aveva mai avuto, le infrastrutture civili e industriali, lasciando quei paesi , dall’Iraq, alla Libia all’ Egitto, alla Siria, in uno stato di disordine costante.

Queste azioni hanno provocato scontri su base religiosa, minacce terroristiche e migrazioni di massa, cose che si sono rivelate tragiche per i popoli di questi paesi ma anche con effetti molto negativi per l’Unione europea, che ha visto crescere le ondate migratorie e i pericoli di infiltrazione terroristica, con gravi problemi di destabilizzazione sociale nelle nazioni europee.
Tali effetti hanno consentito a Washington di coinvolgere i paesi europei della NATO in una guerra contro il caos ed il terrorismo, fenomeni che in realtà erano stati provocati dalla stessa elite di potere USA.

Il fattore religioso riconferma il suo aspetto di parametro fondamentale della geopolitica quando si osservano i “paesaggi” confessionali corrispondenti ad aree di crisi e di conflitto quali l’Ucraina, l’Iraq, la Siria e la Palestina.
L’Ucraina è parte di un’area pluriconfessionale, abitata prevalentemente da popolazioni di fede ortodossa e cattolica; il suo territorio stesso è attraversato dal limes che separa il Cattolicesimo dall’Ortodossia, sicché la parte occidentale, di confessione greco-cattolica (“uniate”), guarda verso l’Europa, mentre quella orientale, ortodossa, si rivolge verso la Russia. Si tratta perciò di un tipico esempio di “paese diviso”,

L’ultimo passo che Washington ha voluto compiere, nella sua strategia geopolitica, è stato quello di sobillare uno scisma religioso all’interno della chiesa ortodossa in funzione anti russa.

L’elite di potere USA ha sospinto il patriarcato di Costantinopoli a prendere le distanze dalla Chiesa ortodossa di Mosca al fine di provocare uno scisma nel mondo cristiano ortodosso ed in particolare in Ucraina.

Questo è avvenuto mediante l’invio di esponenti patriarcali ortodossi, fiduciari degli anglosassoni, dal Canada a Kiev per istigarli a rivendicare l’indipendenza della Chiesa ortodossa dell’Ucraina. Questo passo è stato fatto pochi giorni dopo un apparentemente cordiale incontro tra il Patriarca di Mosca ‘Kirill e l’arcivescovo di Costantinopoli, Bartolomeo I.

Costantinopoli (Istambul turca) è stata la capitale primaria dell’Ortodossia per secoli.Questo spiega la strategia d Washington di gettare un cuneo di divisione tra la più grande parrocchia del mondo ortodosso in Russia e il suo centro direzionale a Costantinopoli.

Bartolomeo I° patriarca di Costantinopoli

Non si può negare che Washington era ben consapevole delle conseguenze disastrose che uno scisma all’interno del mondo ortodosso (300 miioni di fedeli) e gli effetti di divisione delle chiese potrebbe portare, nonostante questo ha continuato ad perseguire cinicamente i suoi piani .

La finalità principale della elite di potere neocon di Washington, era quella di isolare il patriarcato ortodosso di Mosca, notoriamente schierato con la dirigenza russa, per far rivendicare a Costantinopoli il primato delle chiese ortodosse. 

Tuttavia, questa crisi non ha provocato un grave deterioramento degli stretti legami che Russia e Turchia stanno godendo da un po ‘di tempo. La Russia ha rifiutato di esprimere pubblicamente la sua irritazione sulì tali azioni, di cui conosce bene chi siano gli istigatori, mentre Ankara proseguirà a stringere i suoi rapporti con Mosca, fidandosi sempre meno dei soci occidentali.

Il disegno della dirigenza di Washington appare chiaramente quello creare le divisioni fra le comunità religiose e di di voler fomentare la violenza e l’intolleranza.

Questo avviene anche in quei paesi dove le varie comunità religiose convivevano pacificamente da decenni (la Siria ne è stato un tipico esempio).

Proprio di recente, gli agenti di Washington hanno tentato di innescare una divisione tra le chiese ortodosse del Libano ed in Siria facendosi promotori, senza averne alcun titolo, di uno spostamento della sede del patriarca da Damasco a Beirut.

Dietro i conflitti religiosi ed in particolare quelli che stanno attraversando sia il mondo mussulmano che quello cristiano ortodosso, esiste la realtà di un forte potere politico.

Il fattore religioso è la leva che viene utilizzata per destabilizzare gandi paesi e la Russia, che ha nel suo interno una varietà di popoli e religioni, ed è questo il grosso obiettivo degli anglosassoni e del nuovo ordine mondiale che essi perseguono.

Fonte: L. Lago

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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