Omero-l’odissea-sintesi

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« “Fanciulle, qual valente cantore tra voi s’aggira, più soave tra tutti, e che più gaie vi rende?”
“È un cieco, e dimora nella pietrosa Chio.” »

Omero è il nome con cui è tradizionalmente identificato il poeta greco autore dell’Iliade e dell’Odissea i due massimi poemi epici della letteratura greca antica. Si ritiene che sia vissuto nel IX – VIII a.C.

L’Odissea è un poema diviso in 24 libri, ognuno dei quali indicato con una lettera dell’alfabeto greco minuscolo, per un totale di 12.110 esametri.

Il poema è uno dei testi fondamentali della cultura classica occidentale, e viene tuttora comunemente letto in tutto il mondo sia nella versione originale che attraverso le numerose traduzioni. L’Odissea si presenta attualmente in forma scritta, mentre in origine il poema era tramandato oralmente.

Il nome “Odissea” ha un’etimologia alquanto ignota. Lo stesso Omero cerca di spiegarla nel libro XIX connettendo il nome ad un verbo greco “οδυσσομαι”, il cui significato è “odiare”, ma anche “essere odiato”. Odisseo, quindi, sarebbe “colui che odia” in questo caso i Proci, che approfittano della sua assenza per regnare su Itaca oppure “colui che è odiato” in questo caso da tutti coloro che ostacolano il suo ritorno in patria.

L’origine del nome, però, non viene dalla Grecia ma da una regione dell’Asia Minore, la Caria. In questa regione, Odisseo era il nome di un dio marino, il quale, in seguito all’invasione delle popolazioni indoeuropee, è stato assimilato nella figura di Poseidone. Ciò, dunque, fa intuire che l’Odissea trae le sue radici in antichi racconti marinari.

La datazione del poema viene comunemente fatta risalire al periodo tra l’800 a.C. e il 700 a.C. L’argomento del poema è in parte una continuazione dell’Iliade, e narra principalmente le avventure dell’eroe Greco Odisseo (o Ulisse, alla latina) durante il suo lungo viaggio di ritorno (νόστος) verso la sua patria Itaca, dopo la caduta di Troia.

Il centro dell’Odissea Omero pone un personaggio, quello di Odisseo o meglio di Ulisse eroe della mêtis («astuzia») che non di rado sembra fornire un controcanto ironico e polemico nei confronti dei valori eroici celebrati nell’ Iliade: sicché fra i due poemi è possibile riscontrare un articolato insieme di rinvii intertestuali che hanno fatto pensare all’ espressione di una genuina rivalità di scuola fra aedi iliadici e aedi odissiaci.

Libro I: Proemio e invocazione alla Musa; gli dèi riuniti in assemblea approvano la mozione di Atena, che intende garantire a Ulisse il ritorno in patria negatogli dall’ira di Poseidone; Atena travestita visita Telèmaco, che in Itaca sopporta le angherie dei Proci radunati per ottenere la mano di sua madre Penèlope.

Libro II: Telemaco indice una assemblea e denuncia i comportamenti dei Proci; decide quindi di partire alla ricerca di notizie sul padre, che ormai da venti anni manca da casa;

Libro III: Telemaco giunge a Pilo e incontra Nèstore, che non sa dargli notizie su Ulisse, ma gli narra il tragico ritorno di Agamennone.

Libro IV: Telemaco giunge a Sparta ed è accolto amichevolmente da Elena e Menelao, che rievocano numerosi  retroscena della vicenda iliadica; intanto Penelope apprende che il figlio è partito, e i Proci progettano un agguato ai danni di Telemaco.

Libro V: gli dèi inviano Ermes presso l’isola di Calipso, dove Ulisse è bloccato e impossibilitato a tornare; sollecitata da Ermes, Calipso lascia che Ulisse parta su una zattera da lui costruita; ma Poseidone lo costringe al naufragio, e l’ eroe approda semivivo sulla terra dei Feàci.

Libro VI: dopo l’incontro con la figlia del re, Nausìcaa, Ulisse è condotto alla reggia e viene rifocillato.

Libro VII: Ulisse è introdotto alla presenza del re Alcìnoo, a cui tace la sua identità, benché l’ospitalità offertagli sia ampia e generosa;

Libro VIII: Ulisse si intrattiene ancora presso i Feaci, e ha occasione di mostrare la sua abilità nei giochi atletici cui viene sfidato; al canto dell’aedo Demòdoco, che rievoca i fatti di Troia, l’ eroe non riesce a trattenere il pianto; Alcinoo gli chiede la sua identità.

Libro IX: Ulisse si presenta, e ha inizio, nello stupore generale, il racconto delle sue peregrinazioni: tra i Cìconi, i mangiatori di loto Lotòfagi,e i Ciclopi e l’avventura presso l’antro di Polifemo.

Libro X: Ulisse prosegue i suoi racconti: Eolo e l’otre dei venti, i Lestrìgoni che massacrano i suoi compagni, l’isola di Circe e la permanenza annuale presso la maga.

Libro XI: Ulisse prosegue i suoi racconti: l’evocazione dei morti operata su consiglio di Circe, l’incontro con le anime degli eroi, fra cui Agamennone, Achille e Aiace.

Libro XII: Ulisse conclude i suoi racconti: il congedo da Circe, le Sirene, il mostro marino Scilla e il gorgo di Cariddi, il furto delle vacche del Sole che causa la morte dei compagni, infine l’arrivo presso Calipso.

Libro XIII: Ulisse è congedato dai Feaci, che gli permettono di giungere sino ad Itaca; da poco approdato, l’eroe incontra Atena, che concorda con lui il piano di attacco ai Proci.

Libro XIV: Ulisse incontra il fedele servo Eumèo, al quale si presenta come un mendicante girovago.

Libro XV: Telemaco riparte da Sparta e sfugge all’ agguato dei Proci; giunge a Itaca e si reca verso la capanna di Eumeo, dove nel frattempo Ulisse è stato trattenuto come ospite.

Libro XVI: Telemaco e il falso mendico si incontrano nella capanna di Eumeo; mentre questi è inviato ad avvertire Penelope del ritorno del figlio, il mendico rivela la sua identità a Telemaco e gli illustra il suo piano per disfarsi dei Proci.

Libro XVII: Ulisse ed Eumeo si recano in città; il falso mendico (riconosciuto dal vecchio cane Argo) elemosina alla tavola dei Proci, venendo da loro maltrattato.

Libro XVIII: Ulisse, ancora in veste di falso mendico, è costretto a misurarsi nella lotta con l’altro accattone di Itaca, Iro, fra le risa dei Proci, dai quali subisce poi altre provocazioni e angherie.

Libro XIX: il falso mendico incontra Penelope, che lo interroga sui suoi viaggi e non lo riconosce; lo riconosce invece la serva Eurìclea, nutrice di Ulisse, incaricata di offrirgli il rituale lavacro, ma l’eroe le impone di tacere.

Libro XX: dopo una notte angosciosa, Ulisse prepara la strage; dalla sua parte sono Telemaco, Eumeo e il bovaro Filezio; i Proci godono il loro ultimo pranzo a spese di Ulisse, che essi credono assente.

Libro XXI: ai Proci è stata proposta da Penelope la gara dell’ arco: colui che riuscirà a tendere il grande arco di Ulisse, la avrà in sposa; i Proci falliscono nella prova; il falso mendico chiede di cimentarsi, e i Proci riluttano; nel frattempo Telemaco e i servi preparano il tranello.

Libro XXII: Ulisse tende l’arco, e anziché mirare ai bersagli convenuti, fa strage dei Proci; risparmiato dalla vendetta è l’aedo Femio.

Libro XXIII: Ulisse si fa riconoscere da Penelope, che lo mette alla prova per saggiarne l’identità; i due sposi si abbracciano e trascorrono la prima notte insieme dopo venti anni.

Libro XXIV: le ombre dei Proci giungono all’Ade, dove compaiono ancora Achille e Agamennone; a Itaca, i parenti dei Proci chiedono giustizia, ma per intervento di Atena si giunge a una pacificazione.

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elab-g.m.s.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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