Artemisia Gentileschi

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susannaArtemisia Gentileschi è una delle poche protagoniste femminili della storia dell’arte europea. protagonista di una torbida vicenda a tinte fosche o, per meglio dire, “caravaggesche”, infarcita di elementi sentimentali, erotici, patetici e fantastici, una brillante fusione romanzesca.

Nata a Roma l’8 luglio 1593, la sua vita termina a Napoli nel 1652,primogenita del pittore toscano Orazio Gentileschi, esponente di primo piano del caravaggismo romano.

Presso la bottega paterna, assieme ai fratelli, ma dimostrando rispetto ad essi maggiore talento, Artemisia ebbe il suo apprendistato artistico, imparando il disegno, il modo di impastare i colori e di dar lucentezza ai dipinti.

Poiché lo stile del padre, in quegli anni, si riferiva esplicitamente all’arte del Caravaggio (con cui Orazio ebbe rapporti di familiarità), anche gli esordi artistici di Artemisia si collocano, per molti versi, nella scia del pittore lombardo.

La prima opera attribuita alla diciassettenne Artemisia (sia pur sospettando aiuti da parte del padre, determinato a far conoscere le sue precoci doti artistiche) è la Susanna e i vecchioni (1610), oggi nella collezione Schönborn a Pommersfelden. La tela lascia intravedere come, sotto la guida paterna, Artemisia, oltre ad assimilare il realismo del Caravaggio, non sia indifferente al linguaggio della scuola bolognese, che aveva preso le mosse da Annibale Carracci.

Nel 1611 Artemisia subì uno stupro da parte del pittore Agostino Tassi, impegnato in quel tempo, assieme ad Orazio Gentileschi, nella decorazione a fresco delle volte del Casino della Rose nel Palazzo Pallavicini Rospigliosi di Roma.

Il padre denunciò il Tassi che dopo la violenza, non aveva potuto “rimediare” con un matrimonio riparatore. Il problema è che il pittore era già sposato (e nel frattempo manteneva anche una relazione incestuosa con la sorella della moglie). Del processo che ne seguì è rimasta esauriente testimonianza documentale, che colpisce per la crudezza del resoconto di Artemisia e per i metodi inquisitori del tribunale.

Gli atti del processo,conclusosi con una lieve condanna del Tassi, hanno avuto grande influenza sulla lettura in chiave femminista, data nella seconda metà del XX secolo, alla figura di Artemisia.

È da sottolineare il fatto che Artemisia accettò di deporre le accuse sotto tortura, che consistette nello schiacciamento dei pollici attraverso uno strumento usato ampiamente all’epoca. Una lettura del processo basata sul concetto di stuprum inteso come nella normativa del Seicento si intendeva, e dunque come deflorazione di donna vergine o come rapporto sessuale dietro promessa di matrimonio non mantenuta, è il risultato degli studi più recenti.

La tela, che raffigura Giuditta che decapita Oloferne conservata al Museo Capodimonte di Napoli, impressionante per la violenza della scena che raffigura, è stata interpretata in chiave psicologica e psicanalitica, come desiderio di rivalsa rispetto alla violenza subita.

Un mese dopo la conclusione del processo, Orazio combinò per Artemisia un matrimonio con Pierantonio Stiattesi, modesto artista fiorentino, che servì a restituire ad Artemisia, violentata, ingannata e denigrata dal Tassi, uno status di sufficiente “onorabilità”.

A Firenze Artemisia conobbe un lusinghiero successo. Venne accettata nell’Accademia delle Arti del Disegno, prima donna a godere di tale privilegio; dimostrò di saper tenere buoni rapporti con i più reputati artisti del tempo, come Cristofano Allori, e di saper conquistare i favori e la protezione di persone influenti, a cominciare dal Granduca Cosimo II de’ Medici e, in special modo, della granduchessa-madre Cristina. Fu in buoni rapporti con Galileo Galilei, con il quale rimase in contatto epistolare anche in seguito al suo periodo fiorentino.

Tra i suoi estimatori ebbe un posto di speciale rilievo Michelangelo Buonarroti il giovane impegnato a costruire una magione che celebrasse la memoria dell’illustre antenato, affidò ad Artemisia l’esecuzione di una tela destinata a decorare il soffitto della galleria dei dipinti.

La tela in questione rappresenta una Allegoria dell’Inclinazione raffigurata in forma di giovane donna ignuda che tiene in mano una bussola. Si ritiene che l’avvenente figura femminile abbia le fattezze della stessa Artemisia, che come ci dicono le informazioni mondane dell’epoca fu donna di straordinaria avvenenza.

In effetti capita spesso, nelle tele di Artemisia, che le sembianze delle formose ed energiche eroine che vi compaiono abbiano fattezze del volto che ritroviamo nei suoi ritratti o autoritratti: spesso chi commissionava le sue tele doveva desiderare di avere una immagine che ricordasse visivamente l’autrice, la cui fama andava crescendo. Il successo ed il fascino che emanava dalla sua figura, alimentarono, per tutta la sua vita, motteggi ed illazioni sulla sua vita privata

Appartengono al periodo fiorentino la Conversione della Maddalena e la Giuditta con la sua ancella di Palazzo Pitti ed una seconda, più grande, versione della Giuditta che decapita Oloferne agli Uffizi.

Nonostante il successo, a causa di spese eccessive, sue e di suo marito, il periodo fiorentino fu tormentato da problemi con i creditori. Si può ragionevolmente collegare al desiderio di sfuggire all’assillo dei debiti ed alla non facile convivenza con lo Stiattesi, il suo ritorno a Roma che si realizzò in maniera definitiva nel 1621.

Negli anni Settanta Artemisia divenne un vero e proprio simbolo del femminismo internazionale: associazioni e cooperative femminili presero il suo nome

A Berlino ad esempio l’albergo “Artemisia” accoglieva esclusivamente la clientela femminile riconoscendo in essa una figura culto, sia come rappresentante del diritto all’identificazione col proprio lavoro, sia come paradigma della sofferenza, dell’affermazione e dell’indipendenza della donna.

Per la nota polemista e leader del movimento femminista internazionale Germaine Greer, Artemisia Gentileschi fu la grande pittrice della guerra tra i sessi, affermazione, di fatto, estremamente riduttiva, una pittrice con tanto talento come la Gentileschi non può venire ridotto a messaggio ideologico.

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post-da g.m.s.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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