Internet: una trappola…???

0

images

Il video del giovane regista Gary Turk, “Look up”, racconta come sarebbe la nostra vita senza “la Rete”: eresia o liberazione? Una riflessione contro il web che, paradossalmente, ottiene migliaia di visualizzazioni proprio su youtube e fa il giro delle bacheche su facebook

Abbiamo compresso la nostra vita in formato digitale, frazionato i nostri pensieri in post, uniformato i nostri volti in pose da selfie. Un’efficace riflessione su quanto sia invasivo e triste l’attaccamento ai social network è contenuta nel video Look up, di recente pubblicato su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=7poa-QqCH2Q). Gary Turk, l’autore, si chiede: quanta libertà rimane e quante occasioni di vita vera sprechiamo se lo smartphone ci accompagna in tutta la giornata e non riusciamo a staccarcene? Una condanna alla solitudine e alla disumanizzazione?

Facebook, twitter e instagram nascono con l’obiettivo di favorire la socializzazione, condividere momenti speciali, pensieri, foto proprie e altrui, citazioni tratte da libri, canzoni o film, giochi, articoli, link, video, eventi e tanto altro che probabilmente ci sfugge ancora. Il risultato è un compromesso tra intimità ed esposizione, un misto di genuinità e smorfie, una lotta tra esibizionismo e privacy da difendere e spam da cui difendersi. Possiamo bloccare o cancellare i contatti, scegliere di nascondere le notizie di aggiornamenti di chi non ci interessa. Possiamo collegarci con centinaia di persone, senza stare realmente con nessuna di loro. Si tratta di un potere di affermazione individuale certamente affascinante: nessuno, a scuola, al lavoro o per strada, potrebbe permettersi il lusso di ignorare un conoscente o di raccogliere indisturbato notizie sul suo conto. La fatica e certe pesanti convenzioni che la società ci impone vengono rimosse al battito di un click.

Che rapporto c’è, tuttavia, tra quel che guadagniamo e quel che perdiamo? La possibilità di creare, mantenere e ritrovare relazioni non può fermarsi al virtuale. Il prezzo della tecnologia è alto e richiede un investimento di tempo ed energie che anni fa avremmo speso in altro e in luoghi diversi: parchi, piazze, incontri casuali. Anche Sliding doors, film del 1998 diretto da Peter Howitt, gioca abilmente con il grande tema della casualità del destino: come sarebbe andata la vita della protagonista se le porte scorrevoli della metropolitana non si fossero chiuse davanti a lei? E se invece fosse riuscita a salire su quel treno?

Il corso degli avvenimenti è davvero deviato da particolari così trascurabili o si realizzerebbe comunque, in quanto “scritto” nel destino? Secondo Look up decisamente no. I responsabili dell’esistenza,e soprattutto della felicità, di ognuno siamo noi. Il video scorre come un trailer Il video del giovane regista Gary Turk, “Look up”, racconta come sarebbe la nostra vita senza “la Rete”: eresia o liberazione? Una riflessione contro il web che, paradossalmente, ottiene migliaia di visualizzazioni proprio su youtube e fa il giro delle bacheche su facebook.

Abbiamo compresso la nostra vita in formato digitale, frazionato i nostri pensieri in post, uniformato i nostri volti in pose da selfie.

Un’efficace riflessione su quanto sia invasivo e triste l’attaccamento ai social network è contenuta nel video Look up, di recente pubblicato su youtube (https://www.youtube.com/watch?v=7poa-QqCH2Q). Gary Turk, l’autore, si chiede: quanta libertà rimane e quante occasioni di vita vera sprechiamo se lo smartphone ci accompagna in tutta la giornata e non riusciamo a staccarcene? Una condanna alla solitudine e alla disumanizzazione?

Facebook, twitter e instagram nascono con l’obiettivo di favorire la socializzazione, condividere momenti speciali, pensieri, foto proprie e altrui, citazioni tratte da libri, canzoni o film, giochi, articoli, link, video, eventi e tanto altro che probabilmente ci sfugge ancora. Il risultato è un compromesso tra intimità ed esposizione, un misto di genuinità e smorfie, una lotta tra esibizionismo e privacy da difendere e spam da cui difendersi. Possiamo bloccare o cancellare i contatti, scegliere di nascondere le notizie di aggiornamenti di chi non ci interessa.

Possiamo collegarci con centinaia di persone, senza stare realmente con nessuna di loro. Si tratta di un potere di affermazione individuale certamente affascinante: nessuno, a scuola, al lavoro o per strada, potrebbe permettersi il lusso di ignorare un conoscente o di raccogliere indisturbato notizie sul suo conto. La fatica e certe pesanti convenzioni che la società ci impone vengono rimosse al battito di un click.

Che rapporto c’è, tuttavia, tra quel che guadagniamo e quel che perdiamo? La possibilità di creare, mantenere e ritrovare relazioni non può fermarsi al virtuale. Il prezzo della tecnologia è alto e richiede un investimento di tempo ed energie che anni fa avremmo speso in altro e in luoghi diversi: parchi, piazze, incontri casuali. Anche Sliding doors, film del 1998 diretto da Peter Howitt, gioca abilmente con il grande tema della casualità del destino: come sarebbe andata la vita della protagonista se le porte scorrevoli della metropolitana non si fossero chiuse davanti a lei? E se invece fosse riuscita a salire su quel treno?

Il corso degli avvenimenti è davvero deviato da particolari così trascurabili o si realizzerebbe comunque, in quanto “scritto” nel destino? Secondo Look up decisamente no. I responsabili dell’esistenza,e soprattutto della felicità, di ognuno siamo noi. Il video scorre come un trailer delle nostre giornate, inframmezzate da connessioni, condivisioni, amicizie date e tolte, primi piani di visi che occupano l’intera inquadratura dello schermo, come se dietro o accanto a loro non ci fosse nulla di più interessante. E l’invito a spegnere il cellulare e ad accendere invece i propri sensi non può che essere trasmesso, per circolo vizioso o virtuoso, a seconda dei punti di vista, attraverso lo stesso strumento criticato.

Non esiste tecnologia buona o cattiva ma, come per la moda, il linguaggio, la letteratura e ogni prodotto creato dall’uomo, l’uso intelligente o acritico che scegliamo di farne. delle nostre giornate, inframmezzate da connessioni, condivisioni, amicizie date e tolte, primi piani di visi che occupano l’intera inquadratura dello schermo, come se dietro o accanto a loro non ci fosse nulla di più interessante. E l’invito a spegnere il cellulare e ad accendere invece i propri sensi non può che essere trasmesso, per circolo vizioso o virtuoso, a seconda dei punti di vista, attraverso lo stesso strumento criticato. Non esiste tecnologia buona o cattiva ma, come per la moda, il linguaggio, la letteratura e ogni prodotto creato dall’uomo, l’uso intelligente o acritico che scegliamo di farne.

45297-620-282A. Colella (LucidaMente)

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: