Giovannino Semedimela, fra leggenda e realtà

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Giovannino Semedimela, fra leggenda e realtà
Come capita a tutti i personaggi importanti, anche Giovannino Semedimela – al secolo John Chapman vissuto fra il 1700 e il 1800 negli Stati Uniti – si ritrova suo malgrado a essere prestato a eterogenei campi della conoscenza: da personaggio storico a leggenda, da favoletta a iniziatore del movimento ecologista, da speculatore a portatore del verbo del sidro, da contadino a missionario. Ma spogliandolo da tutto quello che è stato detto su di lui, ci si trova davanti a un personaggio fra il mito e la realtà, le cui sorti si perdono nella nebbia dell’incerto e la cui storicità si riduce a non molti cenni. Il fascino di cui gode, grazie al quale ogni americano di qualsiasi età lo conosce e anche oltreoceano non è raro sentirne parlare, si racchiude nella sua poliedricità grazie alla quale si presta a rappresentare diversi modi di interpretare il mondo. La sua storia, a seconda di chi la racconta, assume sfumature diverse. Diventa fumetto, filastrocca, fiaba, ma anche mito investito di eroismo e, alternativamente, epopea di losco figuro in preda a sospette abitudini.
Eroe o speculatore?
La leggenda vuole che, senza nulla ai piedi ma con una pentola sulla testa, John Chapman camminasse instancabilmente per migliaia di chilometri. Pare fosse di carattere amichevole e mite e per questo benvoluto da tutti. Non creava invidie in quanto, novello san Francesco, viveva come se non avesse mai posseduto nulla. Amando solo la natura, i suoi semi e i suoi frutti, di cui andava alla ricerca. La sua vena ecologista ne insegnava il rispetto e la cura. Era come il vento, che sparge qua e là pollini e sementi: dal luogo di origine alle sue tante mete lasciava percorsi fatti di alberi. Non sopportava le inimicizie ma predicava, da buon cristiano, la fratellanza. La sua devozione ai meli permise, o almeno così dicono i racconti, la sopravvivenza di moltissime persone poco abbienti. Viaggiò navigando il fiume Ohio e, siccome era anche infermiere, si fermava di tanto in tanto a prestare cure e a donare mele. Cosicché fece opera di bene anche a favore della biodiversità a cui egli seppe certamente dare, con i suoi milioni di semi sparsi per buona parte del Paese, una notevole spinta.
Ma c’è anche qualcuno a cui questo idillico personaggio spirituale, verde e puro non va giù. Alcuni narrano infatti che egli fosse il primo speculatore immobiliare della storia americana. Sarebbe pura fantasia infantile quella del nullatenente che amava piantare meli a casaccio ovunque passasse. Egli invece realizzava veri e propri frutteti, con tanto di recinzioni per impedire al bestiame di accedervi. Ogni manciata di meli piantati, egli si assicurava una sorta di proprietà sulla terra attraverso cui viaggiava e su cui ritornava almeno una volta all’anno. Ritrovandosi così, alla fine dei suoi giorni, come padrone di milioni di metri quadri agricoli lasciati in eredità alla sorella. C’è chi dice che ne avesse fatto non beneficenza ma un immenso vivaio, vendendo gli alberi che piantava ai nuovi coloni.
Fra proibizionismo e mitizzazione
Le mele selvatiche che nascevano dagli alberi di John non potevano essere tanto buone da mangiare. Ma erano perfette per il sidro e per altri distillati. Il sidro in particolare, lievemente alcolico, a lungo sfuggì all’inquisitorio giudizio del proibizionismo grazie al favore di cui godeva anche in campo medico. Ma alla fine dovette gettare le armi e arrendersi a diventare illegale. Ecco che la figura osannata di americano avventuroso e portatore di vita sana e mela fermentata si trasformò in un nemico, qualcuno da non imitare, uno nelle cui gesta rintracciare lo zampino del demonio. Salvo poi attendere qualche decennio e ritrovarlo paragonato a Dioniso, il Dio della vitalità e della libagione, come si narra nello studio di Michael Pollan intitolato “La botanica del desiderio. Il mondo visto dalle piante”. Come Dioniso, anche Giovannino fu ponte fra natura e civiltà e anch’egli ebbe un importante dono per l’evoluzione. Ma anziché essere vino era sidro.
La storia verificata
Che John Chapman sia nato nel 1774, è storia. Egli fu missionario della chiesa neocristiana e pioniere del Nuovo mondo. Uno a cui piaceva scoprire nuove terre e viaggiare senza sosta. Si avventurò verso il selvaggio West piantando, lungo il suo irregolare cammino, quanti più meli si potesse. Centinaia a ogni sosta. Decine di migliaia di alberi in un territorio compreso fra gli attuali stati dell’Ohio, dell’Indiana e dell’Illinois. Teneva sempre con sé una nutrita scorta di semini che pare si fosse procurato in Pennsylvania, dove si produceva il sidro, secondo tradizione importata dal Vecchio mondo. Il perché della sua dedizione ai meli non è dato saperlo ma sicuramente la sua opera fu molto utile ad altri pionieri e ai successivi colonizzatori che la usarono come un’inesauribile riserva per cibo, acquavite e sidro. Egli stesso ne fece una risorsa per la propria sussistenza, scambiando mele con qualche cencio di cui vestirsi e con altre derrate alimentari di cui nutrirsi. E trascorse così la sua misteriosa vita, fatta di viaggi e devozione alla natura a cui dedicava le sue energie. Pare che nel suo girovagare, in cui includeva anche periodiche soste in tutti i luoghi dove aveva creato coltivazioni, li compisse scalzo, nella più totale austerità, e totalmente disarmato nonostante i tempi non propriamente amichevoli, fraternizzando con chiunque incontrasse lungo il suo cammino. Pionieri, indiani, briganti o signori. Se la benevolenza di cui godette in vita non può che rimanere nella tradizione popolare, di sicuro si può affermare che la proprietà dei frutteti è cosa concreta e tramandata. Che sia stato, o meno, amore per il prossimo e per la natura o passione per il sidro .

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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