L’Islam vuole dominare il Mondo?

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jihadposterTroviamo interessante questo articolo di Andrea Bernardi apparso su Unimondo, varie volte abbiamo pubblicato quanto a nostro vedere, pensato,o condiviso, sulla guerra civile siriana, che potrebbe essere o meglio divenire prodomo per una terza guerra da enormi dimensioni inimmaginabili, prescindendo comunque chi vinca o perda resta il fatto che si originerebbe un’ incotrollabile apertura al terrorismo di matrice islamica di cui l’ Occidente dovrebbe ben considerare e peggio temere, al fine di difendere e proteggere la propria popolazione, l’espandersi dell’integralismo nel nome di una religione ( che in fine dice ben altra cosa “vedasi il Corano il libro sacro per eccellenza dell’islam”, contrariamente alla interpretazione  della “Sunna”, il libro che riporta il complesso dagli atti e detti del Profeta Maometto, che sono stati trasmessi negli ḥadīth” ).

Purtroppo queste genti non si rendono conto che viviamo nel terzo millenio e che il progresso l’umanità ha fatto passi da gigante, per cui le guerre  crociate fanno parte di un passato storico, ove tra l’altro erano spade e lance frecce le armi e non il kalashnikov, il bazooca o altro di simile. Se queste genti desiderano veramente emulare la sunna o le guerre in nome del passato perche violare la tradizione usando armi di ultima generazione? la risposta purtroppo e semplice è lo stesso Occidente che arma questi terroristi, cosi come i nuovi eserciti arabo-islamici, in cambio di occulti interessi commerciali o peggio neo-coloniali per lo sfruttamento di materie prime e vedi in primis il petrolio.

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La particolarità della guerra in Siria è che ogni giorno la situazione cambia. E non sempre al meglio. L’impressione, da almeno sei mesi a questa parte, è che a fare la differenza non siano più i ribelli dell’Esercito Siriano Libero (ESL), bensì i gruppi radicali che spesso e volentieri hanno interessi diversi da quelli per i quali tutto è iniziato.

La rivoluzione “romantica” per il rispetto dei diritti umani, l’uguaglianza e la libertà è solo un lontano ricordo dei tempi andati. O per lo meno una prerogativa di pochi, che per lo più vivono in Turchia o in Occidente, Italia compresa. È diventato difficile sentire da chi è impegnato al fronte queste parole. L’unica parola ricorrente, da sei mesi a questa parte, è “alawita”. Non ci sono più i buoni e i cattivi, i forti e i deboli. Il conflitto, sempre più settario, è solo una questione tra sunniti (i ribelli) e alawiti (il gruppo religioso del presidente Bashar al-Assad che domina il Paese).

Niente di sconvolgente, purtroppo. Il conflitto va avanti da quasi due anni e mezzo. Tanti, abbastanza da far radicalizzare anche chi è sempre stato, o si è sempre definito, moderato. La popolazione civile che ha deciso di non fuggire nei campi profughi dei Paesi confinanti o è tornata a casa dopo mesi di “esilio”, si trova a fronteggiare violenze di ogni genere. Quotidianamente e senza distinzioni. Non più solo da parte del regime, ma anche da parte dei tanti gruppi di criminali che si nascondono sotto la bandiera dell’ESL. Un problema che i capi militari dell’opposizione hanno ben presente ma di cui non riescono a venire a capo.

Ma chi ci racconta di una Siria che combatte per difendere il diritto di tutti alla libertà, probabilmente in Siria non c’è mai stato. O per lo meno negli ultimi tempi. I ribelli dell’Esercito Siriano Libero non sono più uniti. Non lo sono mai stati, ma fino allo scorso ottobre, quando la guerra ancora infuriava, gli scontri erano quotidiani in tutto il Nord e le energie principali venivano spese a combattere, non si uccidevano tra loro. Poi, quando la guerra è diventata statica, le posizioni “quelle” e la situazione, almeno sul fronte dei combattimenti “vis-à-vis”, hanno iniziato a litigare tra loro per chi doveva controllare “cosa” e “dove”. Molti dei cittadini che se ne erano andati da Aleppo durante i combattimenti sono tornati nelle loro case agli inizi di ottobre e se non erano distrutte le hanno trovate saccheggiate. Con l’alto numero di ribelli che giravano armati è stato difficile per loro collegare quei furti a criminali qualsiasi. Hanno subito puntato il dito contro quei giovanotti armati. Ovviamente senza prove, ma non è bastato a far declinare la reputazione dei ribelli verso una popolazione civile che nello stesso momento si è dovuta trovare anche a far fronte al taglio di acqua e luce. Insomma, una popolazione stremata e impaurita non solo dalle bombe del regime ma anche dal freddo inverno in arrivo. Che non ha capito, in una situazione così drammatica, le lotte di potere tra le varie fazioni dell’ESL.

Le Corti Islamiche facenti capo a quello o quell’altro gruppo, più o meno potente, hanno iniziato ad arrestare interi battaglioni di ribelli. Quelli che avrebbero dovuto amministrare le aree cosiddette “liberate” hanno iniziato uno stillicidio ritorsioni reciproche. Un gruppo arrestava un altro e così via, creando un senso di confusione difficile da capire. Tutto questo ha contribuito a rendere ancora più profondo il senso di disprezzo da parte di chi non voleva stare né da una parte né dall’altra, ma senza volerlo si trovava in mezzo.

Per questi motivi – e altri – ha trovato vita facile l’estremismo, che in questi casi diventa armato e religioso. Quell’estremismo che taglia le mani a chi ruba e uccide chi è accusato di essere una spia. Senza tentennamenti. Spesso e volentieri in nome di Dio. Non è una novità che la popolazione civile, esasperata da una guerra che non vede fine, si sia messa dalla parte dei “cattivi”. Il numero dei combattenti volontari di Jabhat al-Nusra, il braccio di Al Qaeda in Siria, considerata un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, ha iniziato a crescere. È grazie poi ai petrol-dollari che riceveva e riceve dai paesi del Golfo (Arabia Saudita in testa) che questa fazione ha iniziato uno sforzo “umanitario” per aiutare la popolazione in difficoltà, distribuendo farina per il pane e punendo chi commetteva crimini o anche semplici torti, come saltare la fila per il pane, che però facevano infuriare i civili, già con i nervi a fior di pelle

Accanto a Jabhat al-Nusra, a stragrande maggioranza composta da siriani, è nata la brigata el-Muhajirin, “i migranti”, ossia una formazione estremista composta da “mujahedin” provenienti dall’estero. Il loro unico obiettivo è ash-Sham, la grande Siria. E il regime di Bashar al-Assad è solo un ostacolo a questo scopo. Al suo interno è composta dal gruppo dei ceceni, dei libici, dei tunisini. E molti altri. Oltre che dagli europei, tra cui alcuni italiani, per la maggior parte con doppia cittadinanza. Gente che combatte per una ideologia religiosa più che per una Siria libera e democratica. Il villaggio al confine di Atme, tristemente famoso per il campo profughi di sfollati interni, oggi sembra una piccola Kandahar ai tempi dei talebani, con combattenti stranieri che vestono kurta, pakol e kalashnikov. E ovviamente donne in giro da sole non se ne vedono.

Quale sia ad oggi il vero potere dei ribelli più “moderati” è difficile da capire. Come del resto è difficile capire cosa e dove controllano. I casi di rapimento/detenzione di giornalisti da parte dei gruppi più radicali non si contano più. Nella maggior parte dei casi il rilascio avviene dopo qualche giorno senza grossi problemi. O per lo meno fino ad adesso.

 

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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