Erasmus-sul libero arbitrio-elogio alla follia

0

 

Erasmo da Roterdam- Sul libero arbitrio – l’elogio alla follia

Le difficoltà inerenti al libero arbitrio.

Innanzitutto si tratta di intendere la volontà, facoltà umana di cui è difficile comprendere con esattezza la natura: da dove trae l’uomo le motivazioni per volere o no un’azione?

Se questi motivi sono determinanti, l’azione non è veramente libera, ma determinata; se non lo sono, non è facile definire il quadro ontologico in cui si ritaglia questa indeterminazione. E’ una sorta di atto creativo?

Da dove prendiamo l’energia per scegliere tra due cose sulle quali siamo indecisi? Se qualcuno ci chiede perché abbiamo fatto una certa scelta, daremo dei buoni motivi per averla fatta. Ma allora la scelta è veramente nostra?

Certo abbiamo scelto noi, ma lo abbiamo fatto seguendo delle motivazioni e quindi in qualche modo dei condizionamenti o del tutto liberamente?

Spesso pensiamo di avere scelto liberamente, poi ad una più attenta analisi scopriamo di avere senza accorgercene seguito impulsi di cui non eravamo ben coscienti.

Se l’uomo nell’agire non scegliesse mai in modo veramente libero, ma seguisse sempre impulsi oscuri, di cui si rende appena conto o che addirittura non conosce? In questo caso si potrebbe ancora parlare di libero arbitrio per l’uomo?

La seconda difficoltà riguarda il rapporto tra l’uomo e la natura nella quale l’uomo opera. Se questa è determinata e in essa non vi è alcuna forma di libertà (se ve ne fosse, come potrebbero valere con certezza le leggi fisiche?), come può l’uomo operare dentro la natura, che costituisce il suo stesso corpo, introducendovi forme libere?

Non si crea forse entro l’uomo stesso una contraddizione insanabile tra la sua volontà libera ed il suo corpo determinato dalle leggi di natura?

La secolare controversia

Facoltà dell’uomo di decidere delle proprie azioni e della propria volontà in apparente autonomia da quella di Dio.

È oggetto di una secolare controversia teologica nel cristianesimo. Contro la subordinazione della salvezza alla grazia e alla predestinazione, poste dal Vangelo quali condizioni necessarie per le opere buone e in base a cui i manichei lo negavano, Pelagio, affermò che l’uomo non ha bisogno dell’aiuto di Dio per scegliere il bene.

Sant’Agostinocombatté tale dottrina sostenendo l’esistenza del libero arbitrio, ma insieme la sua insufficienza per fare il bene, data la corruzione della natura umana.

Ma perché un’opera sul libero arbitrio? Principalmente perché la questione della libertà sembrerebbe proprio il centro, la quintessenza delle idee di Erasmo e Lutero; secondariamente, però, si deve notare che, occupandosi della responsabilità umana davanti a Dio.

l’umanista non favorisce in niente l’amministrazione della Chiesa cattolica. Anzi: c’è chi vede in questa scelta una protesta in favore dei diritti dell’individuo, punto che con maggiore facilità permetterebbe a Erasmo di essere rispettivamente “cattolico e anticlericale”.

La definizione di libero arbitrio su cui Erasmo costruisce il proprio discorso è quella di un “potere della volontà umana in virtù del quale l’uomo può sia applicarsi a tutto ciò che lo conduce all’eterna salvezza, sia, al contrario, allontanarsene”. Ma è importante segnalare da subito che per la controversia, in seguito parrà manifesto si rivelerà fondamentale e centrale per il concetto di grazia.

Erasmo e il Catolicesimo

Sebbene Erasmo fosse rimasto per tutta la vita cattolico, criticò con magistrale e caustica ironia gli eccessi presenti nella Chiesa cattolica del suo tempo, per proporre una philosophia Christi che si incardinasse su una religiosità interiore, sostanziata da una pratica costante della carità.

Utilizzando i lavori filologici di Lorenzo Valla preparò una nuova versione greca e latina del Nuovo Testamento apprezzata tra l’altro da Lutero.

Erasmo godette di ampio prestigio nella prima metà del XVI secolo e gli venne anche offerto dal papa il cappello cardinalizio, che rifiutò. Dopo la sua morte, nel periodo successivo al Concilio di Trento, nella fase della Controriforma, la sua libertà intellettuale venne guardata con sospetto e le sue opere vennero incluse nell’Indice dei libri proibiti, ma la sua battaglia contro l’ignoranza e la superstizione era motivata esclusivamente dalle sue convinzioni umanistiche e non da critiche alla fede.

Erasmo da Rotterdam e tutti i movimenti ispiratori di Erasmo, come la Devotio moderna, infatti, professavano una riforma spirituale e dei costumi e non una riforma teologica, tuttavia il controllo su ogni idea riformatrice, anche moderata, si era fatta talmente rigida che le stesse idee erasminiane, che avevano avuto tantissima fortuna presso le corti europee e presso le alte gerarchie ecclesiastiche, vennero bandite.

L’elogio della follia – Moriae Encomium

Il lavoro fu scritto mentre soggiornava in Inghilterra,con Thomas More nella residenza di quest’ultimo a Bucklersbury. L’ Elogio della follia è considerato uno dei lavori letterari più influenti del’epoca e il catalizzatore della Riforma protestante.

Inizia con un encomio in forma satirica alla maniera del satirico greco Luciano di Samosata, i cui lavori erano stati recentemente tradotti da Erasmo e Tommaso in latino, tratavasi di una illustrazione di sciocchezze virtuose; esposte in un tono oscuro, in una serie di orazioni,Quindi sulla scia di Samosata, “la Follia” si traduce nella predica di un auto-inganno per diventare matti, e muove un esame critico dei pii che acettano i superstiziosi abusi della dottrina cattolica e di alcune pratiche corrotte della Chiesa romana ,alla quale per altro Erasmo era stato sempre fedele.

Erasmo, fu un molto amico di Thomas More, fedele cattolico romano, avverso alla riforma di Lutero, entrambi ebbero una forte passione per l’umorismo sarcastico tanto è che lo scritto del “Moriae Encomium” può essere letto con il significato “In elogio di More”. Ma in realtà con altri doppi sensi rilevabili ovunque nel testo.

La follia – i personaggi.

La Follia narra come uno degli dei, la figlia di Plutos e della Freschezza e allevata dall’ignoranza e dall’ubriachezza, i cui fedeli compagni includono Philautia (Vanità), Kolakia (Adulazione), Lethe (Dimenticanza), Misoponia (Accidia), Hedone (Piacere), Anoia (Demenza), Tryphe (Licensiosità), Komos (Intemperanza) ed Eegretos Hypnos (sonno mortale).

Moriae Encomium diventò molto popolare tanto fu che il papa Leone X pensò che fosse un opera buffa non avendone approfondito o meglio colto, la sottile satira. Prima della morte di Erasmo era stato ristampato più volte e tradotto in Francese,Tedesco e inglese.

Certo che il testo influenzo notevolmente l’insegnamento della retorica durante la fine del sedicesimo secolo, divenendo l’arte dell’elogio (satirico),di soggetti, individui, ritenuti senza valore morale.

L’elogio alla follia è il più famoso scritto di Erasmo, libro satirico illustrante metaforicamente la corruzione del clero e alla loro arida ricerca di ricchezza e potere.

Elaborato da g.m.s

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: