Siria-perche una guerra?

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100nLa cosi detta guerra civile siriana è un conflitto in corso nel paese che vede opposte le forze governative e quelle dell’opposizione, riunite nella Coalizione nazionale siriana e che si inserisce nel contesto più ampio della Primavera Araba. Il conflitto è iniziato il 15 marzo 2011 con dimostrazioni pubbliche, si è sviluppato in rivolte su scala nazionale, per poi divenire guerra civile nel 2012.

Le proteste, che hanno assunto connotati violenti sfociando in sanguinosi scontri tra polizia e manifestanti, avevano l’obiettivo di spingere il presidente siriano Bashar al-Assad ad attuare le riforme necessarie a dare un’impronta democratica allo stato. Secondo il governo invece miravano a creare uno Stato islamico radicale, vista la presenza nel Consiglio nazionale siriano dei Fratelli Musulmani e altri gruppi legati all’Arabia Saudita ed al-Qa’ida.

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Fra gli schieramenti che prendono parte a quella che si presenta all’opinione pubblica come “Guerra civile siriana” si devono evidenziare i ruoli di quanti hanno offerto appoggio al governo siriano e quelli che lo hanno fatto in favore delle forze ribelli. Fra gli Stati che hanno espresso il loro appoggio alle forze ribelli si possono menzionare Qatar, Arabia Saudita, Giordania e Turchia che riforniscono le sopra menzionate truppe con materiale e attrezzature logistiche, mentre, il governo di Damasco riceve da parte di Russia e Iran rifornimenti in strumenti, armi, oltre a uomini di Hezbollah provenienti dal Libano. Ma questi non sono gli unici a seguire da vicino la questione siriana. Nel mese di marzo 2012, 18 cittadini francesi, fermati dalle forze di Damasco, chiedevano di potersi avvalere dello status di prigionieri di guerra senza tuttavia fornire informazioni circa la loro identità e i corpi militari di appartenenza. Fra di essi anche un alto ufficiale del servizio di controspionaggio francese. Nel frattempo personale appartenente alla CIA veniva coinvolto in operazioni al confine meridionale della Turchia mentre uomini del servizio segreto francese fornivano attività di intelligence oltre a armi ( nota bene che una gran parte delle armi leggere sono di provenienza Italiana industrie Beretta Brescia) alle forze ribelli siriane.

Anche i servizi segreti tedeschi del Bundesnachrichtendienst  BND, schierano al largo delle coste siriane la nave spia Oker, dotata di strumenti radar molto avanzati e in grado di intercettare qualsiasi comunicazione o movimento aereo fino a 600 km di distanza. Rispetto al ruolo italiano viene riferito l’arresto di 4 persone armate, su territorio libanese, in possesso di passaporti italiani ma con nomi stranieri per il cui rilascio hanno lavorato le ambasciate italiana e americana negoziando con il governo di Beirut ( il sospetto e che si trattassero di agenti infiltrati CIA).Va poi detto che degli F-16 turchi hanno costretto un Airbus A320 siriano, partito da Mosca e diretto a Damasco, ad atterrare nell’aeroporto Esenboga di Ankara, sulla base del sospetto che quest’ultimo trasportasse armi destinate all’esercito regolare siriano. Secondo indiscrezioni provenienti da fonti interne all’azienda Rosoboronexport, unica azienda russa nel mercato delle armi export russe, sull’aereo ci sarebbero state tecnologie antimissile destinate ai lealisti siriani. Nell’ambito di questa vicenda i servizi segreti Fsb hanno aperto un’inchiesta su come possa essere avvenuta tale fuga di notizie.Questo è solo un breve ma significativo intermezzo di quanto sia internazionalizzato quanto sta avvenendo in Siria

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Accanto alla battaglia per la democrazia, nel mondo arabo si sta giocando una partita fra le potenze capitaliste occidentali per il controllo di quei Paesi, in contrapposizione alla crescente egemonia cinese sul mondo. Cosa potrà accadere  in Siria è difficile prevederlo, anche perché sui fatti di questi giorni si intrecciano molti e diversi fra loro, spesso contraddittori fattori. Di sicuro le proteste che nei giorni scorsi hanno infiammato le strade siriane fino a portare alle dimissioni del Governo si inseriscono nel più vasto moto di ribellione che ha coinvolto gran parte dei paesi arabi.

Proteste che si sono accese per denunciare condizioni di vita precarie, spesso al limite della sopravvivenza, e di cui il principale responsabile è la crisi economica mondiale. Una crisi che in questa regione si è sommata agli effetti devastanti che gli abbiamo regalato noi dall’ Occidente.

Ma sarebbe sbagliato non vedere come a questo si sia man mano sommata una sempre crescente richiesta di democrazia. Una democrazia astratta, non meglio definita, che spesso si è concretizzata con la richiesta di un cambiamento della classe dirigente che da decenni governa la maggior parte dei paesi della regione. Qui sarebbe opportuno aprire una discussione veramente libera sul concetto di “democrazia” moderna.

Alla fin fine: siamo di fronte a rivolte diciamo per il pane ufficialmente ma dietro vi stanno Potenze che cercano di egemonizzare Paesi attraverso un cambiamento che diviene rivolta-rivoluzione.
Ma non possiamo nel “caso Siria” parlare di rivoluzioni che è ben altra cosa. Le rivoluzioni presuppongono la volontà di sovvertire un sistema e di dotarsi di classi dirigenti nuove e non colluse con i vecchi regimi. Cosa ben lontana da quello che sta accadendo nella maggior-parte dei paesi arabi o che è accaduto con tragiche consenguenze, che vede popolazioni divise e in lotta speculando su fatti e divizioni religiose (Sciti-Sunniti e altri minoritari ma ben più pericolosi ai fini di un integralismo islamico)

Detto questo, occorre sottolineare che sarebbe sbagliato tacere che in quell’area si sta giocando anche una grossissima partita fra le potenze occidentali per il controllo e l’influenza di questi Paesi. Una partita tutta interna alle forze occidentali sopratutto (Anglo-Francese con gli Usa che stanno a guardare)  in chiave di contrapposizione alla sempre crescente egemonia europea, statunitense, russa, e cinese sul mondo.

Ne è dimostrazione l’interventismo della Francia e le divisioni all’interno della stessa Nato. Una battaglia che coinvolge e spesso utilizza anche pezzi dei regimi arabi e in Libia questo è evidente a chiunque non intende chiudere gli occhi. Non è sicuramente ininfluente il fatto che da mesi in Siria si svolge una durissima battaglia fra chi vorrebbe intensificare le privatizzazioni aprendo ai capitali occidentali, per via delle recenti scoperte di enormi giacimenti di petrrolio e chi mette un freno a queste scelte temendo una perdita di autonomia e quindi di indipendenza. Fatti che hanno scatenato appetiti di varie Potenze

Fatta questa premessa, ogni paese ha la sua peculiarità: ossia la Siria non è né l’Egitto, né la Libia. In questi anni la Siria è stato fra i pochi paesi che si sono opposti al dominio Usa e ha rigettato i piani americani sul “grande medioriente”. Una colpa imperdonabile per alcuni, che adesso potrebbe essere fatta pagare caramente a Bashar Al Assad.

Chi è stato a Damasco in questi ultimi anni non ha potuto non vedere un Paese in crescita dove fra la gente si respirava un clima molto diverso da quello che regnava nelle altre capitali arabe. Non era certo il Paese dei balocchi, nessun esempio di “socialismo reale in chiave araba”, ma semplicemente uno stato nazione estremamente laico e pseudo liberale nel mondo arabo, che cercava la sua strada verso lo sviluppo e il benessere.
Con tutti i limiti e gli errori possibili, limiti ed errori che il popolo siriano comunque avrebbe saputo poter correggere, senza le influenze straniere.

Un ultimo elemento importante da non sottovalutare è l’aspetto della laicità che è caratteristica della Siria odierna. La Siria è rimasto fra i pochissimi stati laici della regione e questo fa paura e da fastidio a chi spera, dall’Iran a Israele, passando per l’Arabia Saudita di creare stati confessionali in tutta la regione.

Questa considerazione, legata all’alleanza che si sta determinando fra Fratelli musulmani (islam politico del tutto compatibile con le regole del mercato liberale) e forze neoconservatrici in Egitto (le stesse che per decenni hanno appoggiato Mubarak) sono un campanello di allarme per tutto il mondo progressista e rendono legittimi sospetti che qualcuno voglia strumentalizzare e influire su quanto accade in Siria.

Infine una considerazione sulle possibili conseguenze di una Siria destabilizzata. E’ impensabile che quello che accade in Siria non abbia riflessi diretti sull’intero Medio Oriente e soprattutto sul Libano e sull’Iran.

Queste considerazioni non vogliono dare ricette o linee. Sono solo considerazioni che sottolineano la necessità di avvicinarsi a quanto accade in questi paesi con cautela e senza pregiudizi. Occorre studiare, dotarsi di elementi per comprendere, solo dopo potremmo esprimere dei giudizi.
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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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