I servizi…per la difesa dello Stato!?…

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Come funzionano i servizi segreti in teoria.
I servizi segreti, in ogni paese, sono quegli organi deputati alla difesa dello Stato, con il compito di raccogliere informazioni rilevanti per il governo e il parlamento; la loro particolarità è che possono agire anche con mezzi non ortodossi, ovverosia illegali, commettendo reati. E dispongono di fondi, molti dei quali fuori da ogni controllo istituzionale.
L’attività principale di un servizio segreto è quella di raccogliere informazioni.
In teoria un servizio segreto (un servizio segreto vero, intendo), che sia al soldo di un governo veramente democratico, dovrebbe raccogliere informazioni su chiunque (anche semplici cittadini, perché no? nonché politici magistrati, ma soprattutto su criminalità organizzata, terrorismo, ecc.) e poi relazionare al governo, o agli organi che lo richiedono, affinché si neutralizzino i pericoli per la democrazia e il paese.
Il compito di neutralizzare i pericoli non spetta poi al servizio segreto, ma a tre organi diversi:
1) alla polizia (quando si tratta di pericoli derivanti dalla criminalità comune),
2) all’esercito (quando il pericolo deriva da uno stato estero),
3) o al parlamento.

Fin qui la teoria.
Nella pratica però inizia il problema.
Nelle mani sbagliate i servizi segreti possono trasformarsi in un micidiale strumento di morte e di sopraffazione della popolazione.
Dal momento che sono in possesso di informazioni vitali su stati esteri, criminalità interna esterna, cittadini, politici, aziende, ecc., possono condizionare a loro piacimento la politica del paese.
Se i servizi segreti utilizzano male il loro potere, possono distorcere le informazioni, e piegare gli organi costituzionali, siano essi il governo, il parlamento o la magistratura, ai loro scopi.
Inoltre potendo operare nell’illegalità, e potendo trincerarsi dietro al “segreto” apposto sulle loro operazioni, possono compiere qualsiasi tipo di operazione illegale.

Qui nasce il pericolo.
Infatti il servizio segreto ha il potere di inventare pericoli inesistenti; di minimizzare il rischio derivanti da singoli settori della criminalità, ecc. Inventando pericoli militari inesistenti possono ad esempio far affluire soldi al ministro della difesa piuttosto che a quello dell’istruzione.Minimizzando la potenza delle varie mafie distoglieranno fondi dalle forze di polizia, ecc.
Confezionando scandali ad hoc potranno far saltare poltrone, promuovere la nomina di determinate persone; possono uccidere testimoni scomodi, possono ditruggere organizzazioni politiche infiltrandole ed eterodirigendone i fini, possono ricattare.
E questo pericolo è tanto più concreto, quanto più il sistema di reclutamento dei funzionari dei servizi sia poco trasparente e corrotto; ora, dal momento che è noto il grado di corruzione a tutti i livelli, dei politici e dei funzionari pubblici in generale, va da sé che con lo stesso metodo saranno reclutati i dipendenti del servizio segreto.
Con quale risultato è facile immaginare

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Ecco una esemplificazione dell’operato oculto dei servizi di cui si serve la politica

L’Arabia Saudita ha trasmesso un appello alla sicurezza destinato alla Francia e a Euronews che suona già come un allarme terrorismo! Poco importa quale. Il terrorismo islamico, naturalmente. Perché secondo il ministro degli Interni francese Brice Hortefeux, la minaccia proviene dalla sezione araba di Al Qaeda. Perché l’Europa si sente continuamente minacciata dal terrorismo? Lo scrittore inglese Percy Kemp ha forse ragione quando dichiara a Libération che «i nostri governanti preferirebbero vederci vivere in uno stato di terrore permanente»? Ma, alla fine, che cos’è questo benedetto “terrorismo”?

Il .“Terrorismo“, una parola che fa paura, anche se spesso non se ne conosce il significato. Tutte le definizioni sono concordi nel definire con questo termine come un insieme di atti di violenza commessi da un’organizzazione. Il suo scopo, invece, cambia a seconda dei dizionari: il Larousse lo definisce come «ricatto ad un governo» e «soddisfacimento di un odio», il Petit Robert come quello di «impressionare un paese», l’enciclopedia Universalis, invece, aggiunge «la ricerca di un impatto psicologico» e la «creazione di un clima di insicurezza». Poi ci sono le differenze tra le guerriglie e i movimenti minori privi di guerriglia. Le prime sono guerre di persecuzione portate avanti da gruppi clandestini. Le più mediatizzate sono quelle delle FARC (Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia), del PKK (Partito dei lavoratori del Kurdistan) o del LTTE (Tigri della liberazione del Tamil Eelam). Gli altri movimenti terroristici ai quali i media fanno riferimento più di frequente sono l’IRA (Irish Republican Army), l’ETA (Euskadi ta askatasuna, Paesi Baschi e libertà), i diversi movimenti corsi, il FPLP (Fronte popolare di liberazione della Palestina), e naturalmente Al Qaeda (la base).

Terrorismo = islamismo?
La diversità delle cause rivendicate (indipendenza, liberazione di un popolo oppresso) arricchisce il concetto di sfumature, favorendo una presa di distanze dal “minestrone” fatto dalle autorità francesi ed europee, secondo cui terrorismo e Islam coincidono.

Un assunto che l’ha fatta da padrone soprattutto dopo l‘11 settembre 2001. Prima di quella data fatidica, solo sei paesi dell’Unione Europea disponevano di normative specifiche in materia di terrorismo (Germania, Spagna, Francia, Gran Bretagna, Italia e Portogallo). I fatti dell‘11 settembre hanno portato ad un’armonizzazione delle legislazioni nazionali, creando una base comune di pene e sanzioni (otto anni di prigionia per i partecipanti ad un progetto terrorista, 15 per leadership di un gruppo terrorista) e ad una definizione comune del concetto di terrorismo: «Struttura composta da più di due persone, costituita già da tempo, che agisce secondo modalità concertate per commettere atti terroristici», senza tuttavia precisare cosa sia davvero un atto terroristico.

I paesi si sono adattati alla dimensione internazionalista del terrorismo islamico creando nuovi capi d’imputazione, un maggiore controllo sui movimenti degli stranieri provenienti da zone sensibili e una più accorta sorveglianza sulle forme associative dei popoli islamici (moschee, associazioni di carità…). Gli stati, per reagire alle critiche mosse contro le loro politiche di sicurezza, legittimano le loro decisioni proponendosi come difensori delle libertà individuali, giustificando in tal modo la necessità di politiche preventive, più che repressive.

Terrorismo, resistenza e repressione
Piuttosto che restare intrappolati in questa psicosi collettiva, perché non tentare di indagare sulle motivazioni per cui un ideale (e la sua salvaguardia) portano verso la violenza?

Dostoevskij ha scritto ne “I demoni“: «Partendo dalla libertà assoluta, arrivo al dispotismo assoluto». La realizzazione di un ideale implica, dunque, una forma di violenza? Nella sua pièce “Le mani sporche” (1948), lo scrittore e filosofo Jean Paul Sartre  diceva: «Io ho le mani sporche. Fino ai gomiti. Le ho tuffate nel sangue e nella merda. E ora? Come fai a illuderti che si possa governare senza essere violenti?».

«Il vero terrorista è lo stato» | È così? L’esercizio del potere può essere considerato una sorta di terrorismo?A seguito di un intervento di Raymond Aubrac, uno dei protagonisti della resistenza francese al regime di Vichy, che rivendicava la definizione di terroristi per sé e per il gruppo di cui ha fatto parte, Jean Pierre Valabrega, psicanalista e scrittore, ha ricordato quale sia la causa prima del terrorismo: la resistenza al terrorismo dello stato. Tutto comincia dagli stati e da chi detiene ed esercita il potere. Di conseguenza, le ideologie, i credi e le religioni contrapposte, la destra e le sinistre, portano inevitabilmente avanti il regno del terrore. In questo regime dittatoriale fatto dal terrorismo di stato, nascono e si organizzano delle resistenze che si oppongono l’una all’altra. Una lotta che si deve qualificare non come terrorismo ma come anti o contro-terrorismo. La resistenza all’infezione non è un’infezione. La resistenza all’oppressione non è un’oppressione.

Ecco di cosa si dovrebbe discutere: chi sono i terroristi? Chi i contro-terroristi? I movimenti islamici contemporanei si rifanno alla jihad e all’islamismo, ma allo stesso tempo sono contro il consumismo e l’imperialismo americano, esattamente come i movimenti di estrema sinistra negli anni di piombo in Europa. E allora mi chiedo: è possibile che il fine giustifichi sempre i mezzi?

elab.-gms.-

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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