Conoscere l’Albania-dal medio evo ad oggi…

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Epoca medievale Per tutto il periodo medievale il territorio albanese passò sotto i vari regni che si successero nella penisola balcanica.
Il primo impero bulgaro ai tempi di Simeone il Grande Nel IX secolo l’Albania venne conquistata dai Bulgari e passò per più di un secolo sotto la dominazione del Primo impero bulgaro che raggiunse l’apice sotto Simeone il Grande. Ritornò sotto la dominazione bizantina in seguito alla riconquista da parte di Bisanzio che si concluse con l’annessione definitiva nel 1018.
Il dominio bizantino, però, dopo l’apice raggiunto agli inizi dell’XI secolo, si avviò verso un declino inesorabile che culminò con la devastante terza crociata del 1204 che portò allo smembramento dell’impero.
In questo smembramento buona parte dell’Albania andò a far parte del Despotato d’Epiro, grazie all’intervento di Michele I d’Epiro, mentre Durazzo divenne una colonia commerciale della Repubblica di Venezia.
Da questo momento iniziano le diverse vicende che vedranno il territorio albanese al centro di mire espanionistiche di Venezia, del Regno di Napoli, della Serbia, della Bulgaria, oltre che dell’Impero bizantino.
Il despotato d’Epiro dal 1205 fino al 1230.Sotto la protezione di Michele I e del Despotato d’Epiro si posero diversi territori balcanici dello smembrato impero e lo stesso despota portò avanti una riconquista dei territori limitrofi per cui nel 1215 anche Durazzo, Larissa e Ohrid vennero annessi. A lui successe il fratellastro Teodoro I d’Epiro, che fu anche autore dell’omicidio di Michele I, il quale continuò l’opera di conquista puntando decisamente su Costantinopoli e ambendo divenire imperatore (Basileus), benché non riconosciuto come tale dalla popolazione.
Al nord, invece, stava nascendo la Serbia, concentrata nella zona dell’attuale Montenegro, divisa tra Zeta, sul mare, e Raska o Rascia, all’interno. Per diversi secoli fu alleata della Bulgaria, ma comunque non fu in grado di ampliare il suo dominio a causa di una divisione in una struttura tribale ancora troppo debole. Tale organismo tenne sotto il suo controllo per moltissimi secoli tutta la zona di Scutari e del lago di Scutari.
Le mire espansionistiche di Teodoro I vennero subito ridimensionate dal suo alleato, il Secondo impero bulgaro che, riottenuta l’indipendenza nel 1185, ormai aveva conquistato una vasta area equivalente all’attuale Bulgaria e Valacchia. Naturalmente Ivan Asen II, re dei Bulgari, non vedeva di buon occhio le mire espansionistiche di Teodoro I e non lo sostenne nella conquista di Costantinopoli. La cosa non piacque al despota d’Epiro tanto da spingerlo ad invadere la Bulgaria, sicuro del suo esercito, fino a giungere alla dura sconfitta della Battaglia di Klokotnica che portò la Bulgaria ad ampliare il suo dominio su gran parte della penisola primeggiando su Costantinopoli e sui vari regni nati dallo smembramento dell’impero.
Nel 1230, quindi, l’Albania passò di nuovo sotto il dominio bulgaro tranne per la parte settentrionale, che restò sempre sotto controllo serbo.
Il despotato d’Epiro dal 1252 al 1315.Nel 1242 la Bulgaria venne più volte attaccata dai Mongoli e nel 1246 perse molti dei territori a favore dell’Impero di Nicea. Ne approfittò di nuovo il Despotato d’Epiro che fino al 1247 si riannesse i territori perduti in Albania.
L’Impero di Nicea, tuttavia, diventò abbastanza potente da iniziare a conquistare in Albania i territori del Despotato fino ad annettersi nel 1256, per due anni, la città di Durazzo. Tuttavia il periodo d’oro del Despotato era finito e nel 1259 tutta la parte costiera e la parte meridionale dell’Albania venne conquistata da Carlo I d’Angiò fino al 1266. L’Albania venne persa definitivamente dal despotato nel 1272 a favore di Bisanzio.
Nello stesso periodo Venezia riprese il controllo di Durazzo.
L’equilibrio nell’area, tuttavia, non si stabilì facilmente tanto che nel XIV secolo si fece strada l’effimero Impero serbo guidato da Stefano Dušan. I Serbi si imposero come potenza balcanica fino ad arrivare a conquistare anche la Macedonia, l’Epiro e l’Albania, ma alla morte di Stefano suo figlio, Stefano Uroš V di Serbia, non seppe mantenere le conquiste paterne e condusse prestissimo la Serbia verso il declino.
Per tutto il secolo Bisanzio cercò di riconquistare i territori persi nei Balcani senza curarsi molto dei Turchi Ottomani che premevano ad est.
Estensione dell’Impero Serbo dello tsar Stefano Dušan (1331-1355).Tuttavia l’avanzata ottomana fu inesorabile e nel 1389 venne sconfitta prima la Serbia alla Battaglia della Piana dei merli, e poi quel che restava della Bulgaria alla Battaglia di Nissa nel 1393.
La conquista dell’Albania da parte ottomana avvenne nel 1385.
Da questa data fino al 1912 l’Albania vide quindi oltre 5 secoli di dominio continuo da parte della Turchia il che implicò una forte trasformazione. Il 70% della popolazione si convertì all’Islam, altri emigrarono in Grecia e in Egitto e in Italia, dove diedero origine alla popolazione Arbëreshë.
La conquista turca, però, fu osteggiata all’inizio dalla popolazione locale soprattutto da parte dei principi albanesi. Giovanni Castriota, principe di Kruje e padre di Giorgio Castriota Scanderbeg, fu uno di questi e contro di lui infierì più pesantemente il sultano Murad II poiché era uno tra i potenti ed indomiti condottieri avversi alla occupazione.
La rivolta capeggiata da Scanderberg
Il 2 marzo 1444, nella cattedrale veneziana di San Nicola ad Alessio, Scanderbeg organizzò un grande convegno con la maggior parte dei principi albanesi, e con la partecipazione del rappresentante della Repubblica di Venezia. In questo convegno egli fu proclamato all’unanimità come guida della nazione albanese. La cosa non piacque al sultano Murad II che inviò contro gli albanesi un potente esercito guidato da Alì Pascià. Lo scontro con le forze di Scanderbeg, notevolmente inferiori, avvenne il 29 giugno 1444, a Torvjoll dove i turchi riportarono una cocente sconfitta. Il successo di Scanderbeg ebbe vasta risonanza oltre il confine albanese, arrivò fino a papa Eugenio IV il quale ipotizzò addirittura una nuova crociata contro l’Islam guidata dallo stesso Scanderbeg.
Da questo successo fino alla sua morte, Scanderbeg dovette affrontare diversi scontri contro le truppe turche di ogni composizione e guidate da ogni tipo di condottieri. Prima contro Firuz Pascià che partì alla testa di ben 15.000 cavalieri, battuto dal Castriota alle gole di Prizren il 10 ottobre 1445, poi Mustafà Pascià con 25.000 uomini battuto il 27 settembre 1446, poi addirittura lo stesso lo stesso Murad II nel 1450 a capo di 150.000 soldati, che tentò l’assedio del castello di Krujë.
Le imprese di Scanderbeg, preoccupavano anche i Veneziani che avevavno diverse relazioni commerciali con i Turchi. Essi si allearono con il sultano ma persero pesantemente il 3 luglio 1448, benché avessero raso al suolo la fortezza di Balsha.
Le gesta di Scanderbeg risuonavano per tutto l’occidente, delegazioni del papa e di Alfonso d’Aragona giunsero in Albania per celebrare la straordinaria impresa.
Maometto II, successore di Murad, si rese conto delle gravi conseguenze che potevano derivare dall’alleanza degli Albanesi con il Regno di Napoli e decise quindi di mandare due armate contro l’Albania: una comandata da Hamza-bey e l’altra da Dalip Pascià. Nel luglio del 1452 le due armate furono annientate e mentre Hamza-bey fu catturato, Dalip Pascià morì in battaglia. Dopo questo tentativo si ripeté ancora la stessa storia vista con Murad II in quanto i Turchi vennero sconfitti ancora a Skopje il 22 aprile del 1453, a Oranik nel 1456, nella valle del fiume Mati il 7 settembre 1457.
La fama di Scanderbeg fu incontenibile, anche per il fatto che i suoi uomini a disposizione non erano mai più di 20000, ed al sultano turco non rimase altro che chiedere di trattare la pace, il Castriota rifiuto ogni accordo e continuò la sua battaglia. La pace arrivò dopo la dura sconfitta di due armate turche comandate da Hussein-bey e Sinan-bey, nel febbraio del 1462, presso Skopjë. Il trattato di pace fu firmato il 27 aprile 1463.
Intanto, la morte di papa Pio II il 14 agosto 1464 determinò il fallimento della grande crociata che il Pontefice aveva in mente e che teneva in grande apprensione il sultano. L’anno dopo il Sultano intravide la possibilità di farla finita con il Castriota, mise insieme un poderoso esercito affidandolo ad un traditore albanese, il quale era stato cresciuto allo stesso modo di Scanderbeg, Ballaban Pascià, ma anche quest’impresa fallì in prossimità di Ocrida.
I tentativi si facevano via via più pesanti e nella primavera del 1466, Krujë venne cinta d’assedio. Nonostante il fallimento lo stesso tentativo venne fatto nell’estate del 1467, ma per l’ennesima volta senza nessun successo e con grave danno per i Turchi.
Scanderbeg tuttavia comprendeva che la difesa non poteva andare ad oltranza per cui cercò delle alleanze e il doge di Venezia si convinse ad inviare Francesco Cappello Grimani da Scanderbeg per organizzare una difesa comune, ma l’ambasciatore veneziano non poté portare a termine l’incarico perché Skanderbeg morì di malaria il 17 gennaio 1468.
Krujë, l’eroica cittadina, cadde nelle mani turche dieci anni dopo la morte di Scanderbeg.
Giovanni Castriota, il figlio di Scanderbeg avuto dalla moglie Marina Donika Arianiti, trovò rifugiò con la madre a Napoli, ospitato da Ferdinando d’Aragona. Qui nel 1481, radunò alcuni fedelissimi e sbarcò a Durazzo, ma non riuscì a portare a termine alcuna impresa poiché i Turchi vanificarono immediatamente il suo tentativo.
Si concluse quindi qui il breve periodo di resistenza albanese durato appena 17 anni ma di grave conseguenze per gli Ottomani che, in piena espansione, trovarono proprio in Albania una fortissima reazione al loro dominio balcanico.
Il congresso di Berlino e la questione d’Oriente
Il concetto di nazione albanese ebbe un forte impulso nel 1878.
Alla fine del XIX secolo l’impero ottomano ormai era in rapido declino e le nuove potenze emergenti puntavano con ambizione alla conquista dei Balcani.
Dopo la Guerra russo-turca (1877-1878) e il conseguente Congresso di Berlino si fecero evidenti le mire espansionistiche russe sui Balcani a favore degli stati amici: Serbia e Bulgaria, che già vassalli autonomi, ottennero l’indipendenza. Tuttavia questa situazione non piaceva ad altre potenze, e tra queste soprattutto all’impero asburgico che aveva puntato molto all’espansione sui domini turchi dei Balcani, ma anche all’impero britannico che non voleva perdere il controllo marittimo sul Mediterraneo.
È evidente che in questa situazione di crisi nell’area balcanica, i gruppi etnici cercassero di rendere evidenti i loro desideri di indipendenza in quanto a Berlino anche la Romania trovò la sua completa indipendenza mentre Grecia e Montenegro ottennero ampliamenti territoriali e la Rumelia orientale una certa autonomia.
Ad ogni modo l’Albania venne completamente dimenticata per cui rimasero sotto dominio turco l’Albania, l’Epiro, la Macedonia, la Rumelia e la fascia costiera dalla Macedonia fino a Costantinopoli. Infatti era nell’interesse inglese che la Russia non ottenesse uno sbocco nel Mediterraneo e che la Turchia non si indebolisse molto a vantaggio delle altre potenze nell’area balcanica.
In questo quadro storico si comprende l’importanza della Lega di Prizren che nel 1878 promosse l’idea di uno stato nazionale albanese e stabilì il moderno alfabeto albanese.
Dopo il Congresso di Berlino la situazione nei Balcani diventò particolarmente instabile. Molti nazionalismi, tanti irredentismi, molte aspirazioni ed ambizioni espansionistiche contribuivano solo a destabilizzare una situazione già precaria che diventò via via rovente.
La prima crisi si toccò nel 1908 quando l’impero asburgico passò all’annessione della Bosnia-Erzegovina, che già controllava. La Turchia si oppose e la Serbia passò alla mobilitazione, malcontenti si ebbero anche in Montenegro e in Italia. Si temette una guerra evitata solo dall’intervento tedesco.
Tuttavia la situazione non poteva reggere per molto ed infatti condurrà a due guerre che furono solo una premessa al conflitto mondiale.
La prima guerra balcanica
La situazione alla fine della prima guerra balcanica (8/08/1912-19/04/1913)
Assetto confinario dopo le due guerre balcaniche (1912-1913)Nel 1912 si ebbe un’altra crisi balcanica dovuta ad un indebolimento della Turchia seguente alla Guerra italo-turca (1911-1912).
Le piccole nazioni balcaniche ne approfittarono e in Albania iniziarono le prime agitazioni capeggiate da Esad Pascià.
L’indebolimento turco portò ad un avvicinamento di Serbia e Bulgaria sotto la spinta della Russia e alla creazione della prima lega balcanica a cui aderì il Montenegro e la Grecia. L’obiettivo era quello di evitare un’ulteriore espansione austriaca.
La guerra scoppiò ad ottobre 1912 ma già dopo due mesi i giochi erano fatti. La guerrà continuò perché la Turchia non volle accettare le condizioni, ma difatti le sorti erano già decise.
Il trattato di Londra e la dichiarazione di indipendenza dell’Albania La pace venne stabilita con il trattato di Londra (30 maggio 1913). A Londra già si era aperta una conferenza degli ambasciatori a dicembre 1912 che faceva seguito alla dichiarazione di indipendenza dell’Albania avvenuta il 28 novembre 1912.
Le conclusioni della pace portarono ad un ampliamento del Montenegro, della Grecia, della Bulgaria e della Serbia e alla creazione di uno stato indipendente albanese.
Tuttavia non fu una pace definitiva perché la Macedonia rimase contesa tra i nuovi stati balcanici mentre la nascita dell’Albania venne sostenuta fortemente soprattutto dall’Italia e dall’impero asburgico. Le due potenze, infatti, volevano evitare a qualsiasi costo che la Serbia ottenesse uno sbocco sull’Adriatico ma miravano anche a controllare l’Albania.
Si comprende quindi perché la stessa Italia e l’Austria-Ungheria si fossero imposti a favore dell’Albania per togliere il possesso di Scutari alla Serbia e di correggere il confine con la Grecia per farlo correre pochi chilometri a sud di Valona sostenendo che, anche se la popolazione giovane parlava greco, difatti si trattava di distretti storicamente albanesi.
Il confine greco-albanese rimase comunque una questione aperta fino al Protocollo di Firenze (17 dicembre 1913) che difatti non fu accettato dalla popolazione greca locale che, dopo una rivolta, dichiarò la Repubblica Autonoma dell’Epiro del Nord che venne accettata a livello internazionale come una regione autonoma all’interno dello stato albanese con il Protocollo di Corfù.
Principato di Albania (1912-1924)
Il 29 luglio del 1913 la conferenza degli ambasciatori delle sei potenze decise che l’Albania sarebbe stata un principato ereditario governato da un principe tedesco, sotto un protettorato esercitato per una durata di dieci anni (rinnovabili) da una commissione composta dai rappresentanti delle sei potenze e da un rappresentante dell’Albania.
Non fu facile trovare un sovrano per il nascente stato albanese: vennero scartate le proposte di dare il trono al principe Ghica o al marchese d’Auletta Giovanni V Castriota Scanderbeg. Su istanza della regina di Romania Elisabetta di Wied, il ministro rumeno Take Ionescu propose come candidato suo nipote, il principe Guglielmo di Weid, che le grandi potenze scelsero come primo principe d’Albania. Il fatto che fosse di religione protestante lo fece ritenere adatto a mediare tra le diverse componenti della popolazione (musulmana, cattolica e ortodossi). Guglielmo di Weid, inizialmente riluttante, il 7 febbraio del 1914 accettò il trono che gli veniva offerto e il 21 febbraio gli venne fatta la formale richiesta da una delegazione di notabili albanesi, accettata la quale divenne “principe di Albania”. In lingua albanese il suo titolo fu tuttavia quello di “re” (mbret).
Il 7 marzo 1914 Il 7 marzo 1914 il nuovo principe di Albania sbarcò a Durazzo, capitale provvisoria dello stato. Il 10 aprile la commissione internazionale approvò lo “statuto organico dell’Albania”, in 216 articoli. Il principato venne organizzato sul modello delle monarchie costituzionali europee e il principe fu affiancato da un'”Assemblea nazionale” alla quale competeva il potere legislativo, i cui membri erano in parte eletti, in parte di nomina sovrana e in parte composta dai rappresentanti delle tre confessioni religiose principali. Il governo era costituito da un consiglio dei ministri e da un primo ministro di nomina sovrana.
In lingua albanese, Guglielmo fu chiamato col titolo di “mbret” (Re), poiché il titolo di principe era già detenuto da molti nobili locali. Inoltre, si riteneva che il sovrano d’Albania non dovesse avere un titolo inferiore a quello dei sovrani del Montenegro.
Nel sud del paese il 28 febbraio l’ex ministro degli esteri della Grecia Georgios Christakis-Zografos, che guidava forze composte da militari regolari greci con l’aggiunta di volontari provenienti da Creta, aveva proclamato a Argirocastro la Repubblica autonoma dell’Epiro settentrionale Toptani a capo della gendarmeria albanese fu inviato a domare la rivolta e a costringere l’esercito greco a sgomberare il paese, ma venne accusato di preparare un colpo di stato contro Guglielmo di Weid: fu arrestato il 19 maggio e costretto all’esilio e l’episodio scatenò le proteste dei seguaci di Toptani e scontri sanguinosi tra questi e la gendarmeria albanese a Shijak e in tutta l’Albania centrale.
Il 28 giugno venne assassinato a Sarajevo l’arciduca d’Austria Francesco Ferdinando d’Asburgo-Este e il 28 luglio l’Austria Ungheria dichiarò guerra alla Serbia, dando origine alla prima guerra mondiale: le sei potenze che avevano il protettorato sull’Albania erano in guerra l’una contro l’altra (da una parte Austria Ungheria e Germania e dall’altro Francia, Gran Bretagna e Russia, mentre l’Italia si proclamò inizialmente neutrale il 2 agosto) e il principe, non potendo più contare più sul loro appoggio, che costituiva la base del suo potere, il 3 settembre del 1914 lasciò Durazzo sulla nave italiana “Misurata” e si trasferì a Venezia. Nel 1914 il governo di Tirana entrò in competizione con l’autoproclamata Repubblica Autonoma dell’Epiro del Nord.
In seguito Guglielmo di Wied rientrò nell’esercito tedesco con lo pseudonimo di “conte di Krujë”, dalla città albanese di Croia. Dopo la fine della guerra sperò di essere reintegrato sul trono, ma nella conferenza di pace di Parigi le sue ambizioni furono frustrate e, nel gennaio 1920, fu decisa la spartizione del paese.
In Albania si rigettò la spartizione e si stabilì un consiglio di reggenza di quattro membri e fu eletto un parlamento bicamerale, spostando la capitale a Tirana. Il presidente Woodrow Wilson degli Stati Uniti, che non erano stati presenti alla risoluzione di gennaio, riconobbe l’Albania, che in dicembre fu ammessa alla Società delle Nazioni. Diversi governi albanesi in conflitto fra loro si succedettero finché Ahmet Zogu non convocò il parlamento per approvare una nuova costituzione, proclamando l’Albania una repubblica e mettendo ufficialmente fine al principato di Guglielmo di Wied, il quale tuttavia continuò a reclamare il trono per sé e per i propri discendenti.
Il 27 agosto 1923, sul confine tra Grecia e Albania, una delegazione italiana guidata dal generale Enrico Tellini, incaricato dalla Società delle Nazioni di tracciare i confini, fu trucidata immotivatamente (eccidio di Giannina).
Repubblica albanese (1924-1928)
Ahmed Bey Zogu fu eletto ufficialmente alla carica di Presidente della neonata repubblica albanese dall’Assemblea Costituente il 21 gennaio 1925, entrando nella pienezza dei poteri il successivo 1º febbraio. Il governo di Zog seguì i modelli europei, sebbene una gran parte dell’Albania manteneva ancora una struttura sociale immutata dai tempi del dominio ottomano e la maggior parte dei villaggi erano servitù dei bey. Musulmano egli stesso, Zog introdusse riforme che proibirono i veli e posero divieti contro le crudeltà verso gli animali. Il principale alleato di Zog durante questo periodo era l’Italia, che prestò al suo governo fondi in cambio di un maggior coinvolgimento nella gestione della fiscalità albanese. Durante la presidenza di Zog, la servitù fu gradualmente eliminata e l’Albania iniziò ad emergere come una nazione, piuttosto che come un aggregato feudale di bey locali, per la prima volta dalla morte di Skanderbeg.
Il crescente potere dell’Italia fascista in Albania era evidente a tutti. Gli italiani costrinsero Zog a non rinnovare il primo Trattato di Tirana (1926), sebbene Zog mantenesse ancora ufficiali inglesi nella Gendarmeria come contrappeso agli italiani, i quali gli avevano fatto pressioni per allontanarli. Nel 1932 e 1933 l’Albania non fu in grado di pagare gli interessi dei suoi debiti contratti con la Società per lo Sviluppo Economico dell’Albania: gli italiani usarono ciò come pretesto per ulteriori intromissioni. Essi chiesero che Tirana nominasse degli italiani a capo della Gendarmeria, si legasse all’Italia con una unione doganale e conferisse al Regno d’Italia il controllo dei monopoli albanesi dello zucchero, dei telegrafi e dell’elettricità. Infine, fu richiesto che il governo albanese disponesse l’insegnamento della lingua italiana in tutte le scuole albanesi, una richiesta che fu prontamente rigettata da Zog. Come sfida alle richieste italiane, ordinò che le spese nazionali fossero tagliate del 30%, allontanò tutti i consiglieri militari italiani e nazionalizzò le scuole cattoliche, gestite da italiani, nel nord del paese, per diminuire l’influenza italiana sulla popolazione albanese.
Regno d’Albania (1928-1939)
Quattro anni dopo, il 1º settembre 1928, il presidente Ahmed Bey Zogu si autoproclamò Re degli Albanesi col nome di Zog I e cercò di instaurare una monarchia costituzionale. Secondo la costituzione reale, il sovrano albanese, così come il Re del Belgio, doveva giurare fedeltà di fronte al parlamento prima di assumere il potere e la dignità regia.
il 1º settembre 1928 e istituì una monarchia costituzionale, il regno albanese, simile a quella allora presente in Italia. Egli creò una forte polizia, inventò un “saluto zogista” (mano piatta sul cuore con il palmo rivolto in avanti) e sostenne di essere un successore di Gjergj Kastriot Skanderbeg. Zog ammassò monete d’oro e pietre preziose che furono usate per sostenere la prima moneta cartacea d’Albania; le sue spese personali si aggiravano sul 2% del bilancio nazionale. Era praticamente ignorato dagli altri monarchi europei.
Durante il regno di Zog, l’esercito albanese rappresentò uno dei problemi maggiori a causa dei costi del suo ammodernamento. Il regime di Zog portò stabilità in Albania e il re istituì un sistema di istruzione nazionale. La dipendenza fiscale dell’Albania dall’Italia continuò a crescere in un periodo in cui il dittatore italiano Mussolini stava estendendo la sua sfera di influenza nei Balcani e esercitava un controllo crescente sulle finanze e sull’esercito albanesi. Durante la Grande depressione dei primi anni trenta, il governo di Zog divenne quasi totalmente dipendente da Mussolini. Si dovette importare il grano dall’estero e molti albanesi emigrarono.
Occupazione italiana e tedesca (1940-1943)
Il regno di Zog fu ben presto legato all’Italia di Mussolini. Ma il 7 aprile 1939 il Duce occupò militarmente l’Albania e costrinse Zog alla fuga. Cinque giorni dopo, il parlamento albanese proclamò nuovo re Vittorio Emanuele III d’Italia, che assunse il titolo di Re d’Albania. Il titolo fu mantenuto formalmente fino alla sua abdicazione nel 1943, quando Zog I, pur non facendo mai più ritorno in Albania, fu restaurato come re.
Tra la Seconda guerra mondiale e il Dopoguerra, alcuni albanesi tentarono di favorire il ritorno di re Zog, ma senza successo. Inoltre, né Zog né Vittorio Emanuele videro mai riconosciuto il titolo reale albanese dalla comunità internazionale. Il figlio di Zog, il principe ereditario Leka, è attualmente pretendente al trono.
Repubblica Socialista d’Albania (1946-1991)
Sotto la guida di Enver Hoxha, il Partito Comunista Albanese prese il potere il 29 novembre del 1944, nonostante i continui attacchi subiti dalle componenti nazionaliste (Balli Kombetar), già vicine alle forze d’occupazione.
Hoxha si dichiarava un marxista-leninista ortodosso, grande ammiratore del dittatore sovietico Stalin. Prese come modello l’Unione Sovietica e irrigidì le relazioni con i suoi vecchi alleati, i comunisti jugoslavi, in seguito alla condanna della loro ideologia, decisa a Mosca nel 1948.
Fino a quando la Jugoslavia non venne espulsa dal Cominform nel 1948, l’Albania agì come un satellite della federazione di Tito, che la rappresentava alle riunioni del Cominform. Nella possibilità di un’invasione occidentale o jugoslava, dal 1950 Hoxha fece costruire in tutto il paese migliaia di bunker in cemento per una persona, per essere usati come posti di guardia e ricoveri di armi; il loro numero potrebbe essere superiore ai 500.000. La loro costruzione accelera quando nel 1968 esce ufficialmente dal Patto di Varsavia, aumentando il rischio di un attacco straniero.
Hoxha rimase un convinto stalinista nonostante la relazione del ventesimo congresso del Partito Comunista Sovietico, e questo significò l’isolamento dell’Albania dal resto dell’Europa orientale comunista. Hoxha era deciso di seguire la politica stalinista e criticando i revisionisti russi di aver cambiato il loro sistema economico. Nel 1960 Hoxha avvicinò l’Albania alla Repubblica Popolare Cinese in seguito alla crisi sino-sovietica, compromettendo le relazioni con Mosca negli anni seguenti. Nel 1968 l’Albania si ritirò dal Patto di Varsavia come reazione all’invasione sovietica della Cecoslovacchia.
La morte di Mao nel 1976, e la sconfitta della Banda dei quattro nella successiva lotta intestina al partito comunista cinese nel 1977 e 1978 portò alla rottura tra Cina e Albania, che si ritirò in un isolamento politico, mentre Hoxha si ergeva a baluardo anti-revisionista criticando sia Mosca che Pechino.
Il regime di Ramiz Alia
Ramiz Alia Dopo la morte di Enver Hoxha (1985), Ramiz Alia assunse anche la carica di segretario del Partito del Lavoro d’Albania.
Alia si impegnò nelle pubbliche sedi a mantenere i principi del suo predecessore, ma prendendo il potere diede inizio a una tendenza parzialmente riformista incentrata su un decentramento economico e su incentivi materiali per i lavoratori albanesi. Tuttavia i problemi di sistema che Hoxha aveva lasciato in eredità con la propria politica erano di una natura e dimensione tale da rendere necessaria un’attenzione drastica ed immediata, e il tentativo di Alia negli anni 1985-1989 volto a revisionare il sistema fu insufficiente a scongiurare il disastro. Rieletto alla guida dello Stato dopo le elezioni presidenziali del 1987, avviò una timida apertura politica e nel 1990, contestualmente alla caduta dei regimi comunisti dell’Europa orientale, introdusse il multipartitismo. Eletto nel 1991 alla presidenza della repubblica, si dimise il 3 aprile 1992 dopo la vittoria elettorale del Partito Democratico d’Albania di Sali Berisha. In seguito fu arrestato con l’accusa di corruzione e rilasciato dal carcere nel luglio 1995.
Albania post-comunista
Nel 1996, il collasso del sistema finanziario portò a proteste popolari di massa che fecero precipitare il paese nel caos durante i primi mesi del 1997, causando circa 2.000 morti; una forte ondata d’emigrazione si riversò sull’Italia. L’ONU intervenne con l’Operazione Alba. Il 24 luglio 1997 Berisha diede le dimissioni dal suo secondo mandato ricevuto dal parlamento, nel momento in cui nel paese era stato proclamato lo stato d’emergenza. Le gravi responsabilità di Berisha per i fatti del 1997, mentre era in carica come Presidente della repubblica non sono mai state chiarite.
Nel settembre 1998 Sali Berisha prese parte a Tirana nel tentato colpo di Stato contro il governo di Fatos Nano dopo l’uccisione del deputato democratico Azem Hajdari.
Nel 1999 l’Albania servì da appoggio alle missioni internazionali di supporto ai profughi del Kosovo (missione Arcobaleno).
Le Elezioni parlamentari albanesi del 2001 sono state vinte dal Partito Socialista del premier Ilir Meta.
I risultati delle elezioni parlamentari albanesi del 2005 hanno evidenziato una netta vittoria dell’opposizione di centro-destra, costituita dal Partito Democratico (PD) e i suoi alleati, tra cui il principale è il Partito Repubblicano (PR), anche se in molte circoscrizioni uninominali la lotta con il Partito Socialista d’Albania (PSSH), al governo, è stata serrata.
Oltre ai due maggiori partiti, l’unico altro partito ad ottenere un seggio con il sistema uninominale è stato quello dell’ex primo ministro Ilir Meta, il Movimento Socialista per l’Integrazione (LSI), nato da una scissione del PSSH, che però ha fallito nel proporsi come terza forza, non essendo determinanti per la formazione del governo. Nel voto proporzionale i piccoli partiti hanno ottenuto un maggior numero di preferenze.
Il capo del Partito Democratico, Sali Berisha è stato nominato primo ministro e ha formato la coalizione di governo.
Nel 2009 l’Albania è entrata nella NATO e ha posto domanda di adesione all’Unione Europea. L’UE non ha ancora riconosciuto lo status di paese candidato, ma ha avviato il processo di liberalizzazione dei visti.
La crisi politica tra il governo di Sali Berisha (PD) e Ilir Meta (LSI), e l’opposizione di Edi Rama (PS), che non riconosce il risultato delle elezioni parlamentari del 2009, è sfociata in violenti scontri nel gennaio 2011; 4 manifestanti sono rimasti uccisi. Lo stallo istituzionale impedisce ancora oggi al paese di progredire nella direzione dell’integrazione europea.

elab-da g.m.s.

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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