Petrolio un affare di Stato?…(video)

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petrolioLe potenti Sette Sorelle
Al termine della seconda guerra mondiale il “Nuovo Ordine Mondiale” venne rifondato sugli interessi delle nazioni vincitrici, in particolar modo di quelle dell’asse anglo-americano. Per il governo di Washington divenne irrinunciabile poter contare anche sulle riserve petrolifere in Medio Oriente. La produzione nazionale di greggio era insufficiente per tenere il passo con l’affermarsi della società dei consumi americana. Un ragionamento simile fu seguito dal governo inglese. La presenza militare anglo-americana in Arabia Saudita, conseguente alla sconfitta tedesca, giocò un ruolo di grande rilevanza economica in quel mondo distrutto quasi completamente dal conflitto mondiale. Già nel 1949 le sette più grandi società petrolifere americane e inglese, conosciute anche come “Sette Sorelle”, poterono vantare il controllo di oltre i 3/4 della produzione e della raffinazione del greggio dell’emisfero orientale. Ai paesi produttori di petrolio veniva riconosciuto il pagamento dei diritti di concessione dei giacimenti e una royalty fissata in percentuale sul prezzo di listino. Le compagnie petrolifere anglo-americane poterono invece gestire liberamente il prezzo di vendita e la produzione di petrolio dall’estrazione alla raffinazione. I profitti delle Sette Sorelle erano 3 o 4 volte superiori rispetto a quanto versato dalle compagnie stesse alle casse dei paesi produttori.
La riconversione dell’Europa dal carbone al petrolio
L’inverno particolarmente rigido del 1946 e la grave scarsità di carbone in Europa influenzarono la stesura stessa del Piano Marshall (European Recovery Program). La ricostruzione delle economie nell’Europa occidentale si basò essenzialmente sulla trasformazione delle economie dal carbone al petrolio. I motivi erano semplici. Il petrolio poteva essere fornito dalle compagnie anglo-americane operanti in Medio Oriente. Servire il nascente mercato europeo con il petrolio mediorientale garantiva alle compagnie petrolifere anglo-americane un vantaggio logistico notevole nel minore costo di trasporto del greggio dal luogo di produzione (Medioriente) al luogo di consumo (Europa). Il disordine politico causato dal prolungato conflitto mondiale consentiva un grande potere negoziale alle potenze vincitrici del conflitto, a cui spettava il compito di disegnare le nuove regole della cooperazione internazionale come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.
Le proteste mediorientali
Nei primi anni ’50 i paesi produttori di petrolio uscirono dalla loro fase di disordine politico post-coloniale e bellico. Una nuova spinta nazionalista spinse i governi produttori di petroli alla rivendicazione dei diritti sullo sfruttamento degli immensi giacimenti di petrolio. La disparità iniziò a generare attriti tra i governi sauditi e le compagnie. L’accordo economico venne trovato nel 1950, ai paesi produttori sarebbe spettato il 50% dei profitti in modo paritario a quelli delle società petrolifere. Per questa ragione l’accordo, già sperimentato in Venezuela nel 1943, prese il nome di “accordo fifty-fifty”. Prezzo di listino e prezzo di vendita tornarono ad essere uguali. La politica petrolifera americana riuscì così a salvaguardare i rapporti politici con i paesi produttori e consolidare la presenza delle proprie compagnie petrolifere in Medio Oriente. Il petrolio aveva perso la sua natura di bene commerciale privato per entrare in quella più delicata di bene strategico e geopolitico.
I Giacimenti come trofeo di guerra
La fine della prima guerra mondiale disegnò nuovi equilibri geopolitici. La Germania e la Turchia, uscite sconfitte dal conflitto, persero completamente ogni diritto sui giacimenti petroliferi mesopotamici. Scomparve anche la Russia come antagonista dello scacchiere petrolifero in Medio oriente. La rivoluzione bolscevica aveva destabilizzato il governo russo e la sua capacità nel controbilanciare l’espansionismo inglese.
Le potenze vincitrici del primo conflitto mondiale si divisero il mondo con un’ottica ancora coloniale. Le zone aride del medioriente, un tempo importante crocevie dei commerci con le indie, divennero strategicamente importanti per le riserve petrolifere.
La Gran Bretagna ottenne il pieno controllo dei ricchi giacimenti mediorientali. Il governo inglese riunì tre ex province del decaduto impero ottomano e diede vita allo stato dell’Iraq. Le tre province era completamente diseguali tra loro, sunniti, sciiti, yazidi, ebrei e curdi, gruppi etnici e religiosi diversi che non formarono mai una comune identità nazionale. La guida dell’Iraq fu affidata nuovamente al principe Hashemita Feisel. Era necessario garantire un governo filobritannico che garantisse la stabilità politica nel paese necessaria per proteggere la “via del petrolio” ed i traffici commerciali verso l’Inghilterra. Feisel sembrava la persona adatta per gli interessi inglesi. Il controllo diretto dell’Iraq da parte di un governo inglese avrebbe comportato grandi rivolte popolari. Il territorio iracheno era sotto il controllo degli sceicchi arabi, in continua lotta tra loro ma accomunati dal sentimento nazionalista arabo verso l’invasore straniero. Il governo di Feisel, divenuto re dell’Iraq nel 1921, privilegiò l’ascesa dei sunniti alle cariche pubbliche. La maggioranza della popolazione di origine sciita restò fuori da ogni coinvolgimento di governo. Il nord del paese era caratterizzato dalle continue rivolte della popolazione cuda. Con il regno di Feisel l’Iraq si trasformò in un vero e proprio protettorato britannico. Le imprese britanniche si assicurarono sia le concessioni sia lo sfruttamento dei ricchi giacimenti petroliferi mesopotamici.
La spartizione delle concessioni petrolifere in Medio Oriente tra Inghilterra, Francia e Stati Uniti e Italia. Le nazioni vincitrici della prima guerra mondiale chiesero e ottennero la partecipazione allo sfruttamento del petrolio iracheno. Nel 1928 le concessioni di sfruttamento vennero spartite tra la Royal Dutch, l’Anglo Persian, la francese Compagnie Française des Pétroles e l’americana Near East Development Company. Il coinvolgimento americano allo sfruttamento delle riserve petrolifere medioreantali era un atto dovuto. Da un lato rappresentava il prezzo per l’intervento americano nella prima guerra mondiale a fianco degli inglesi. Dall’altro rafforzava la posizione occidentale nel controllo dell’area mediorientale politicamente instabile e ostile alla presenza straniera. L’arrivo dei capitali americani avrebbe infine accelerato le attività di ricerca e prospezione.
Nel 1930 l’Iraq di Feisel ottenne l’indipendenza formale dall’Inghilterra ed entrò come paese indipendente nella Società delle Nazioni. Si trattava di una pura formalità. Le riserve petrolifere del paese erano già sotto il controllo diretto delle società anglo-americane.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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