Cesare Beccaria-i principi del diritto…

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Cesare Beccaria nacque a Milano, figlio di Giovanni Saverio di Francesco, e di Maria Visconti di Saliceto, il 15 marzo 1738. Studiò a Parma, poi a Pavia dove si laureò nel 1758 mori a Milano, il 28 novembre del1794 fu uno dei maggiori giuristi oltre che filosofo e economista italiano, figura di spicco dell’Illuminismo.
Beccaria fu influenzato dalla lettura di Locke, Helvetius, Rousseau, di cui condivideva l’orientamento deista, sebbene professasse il cattolicesimo per tutta la sua vita, e come gran parte degli illuministi milanesi, dal sensismo di Condillac.
Partendo dalla teoria contrattualistica, derivata da quella di Rousseau, che sostanzialmente fonda la società su un contratto sociale teso a salvaguardare i diritti degli individui e a garantire in questo modo l’ordine.
Beccaria definì in pratica il delitto in maniera laica come una violazione del contratto, e non come offesa alla legge divina, che appartiene alla coscienza della persona e non alla sfera pubblica.
La società nel suo complesso godeva pertanto di un diritto di autodifesa, da esercitare in misura proporzionata al delitto commesso (principio del proporzionalismo della pena) e secondo il principio contrattualistico per cui nessun uomo può disporre della vita di un altro (Rousseau non considerava moralmente lecito nemmeno il suicidio, in quanto non l’uomo, ma la natura, nella visione del ginevrino, aveva potere sulla propria vita, e quindi tale diritto non poteva certamente andare allo Stato, che comunque avrebbe violato un diritto individuale).
Il punto di vista illuministico del Beccaria si concentra in frasi come la seguente: “Non vi è libertà ogni qual volta le leggi permettono che in alcuni eventi l’uomo cessi di essere persona e diventi cosa”. Ribadisce come è necessario neutralizzare l’ “inutile prodigalità di supplizi” ampiamente diffusi nella società del suo tempo.
L’ambito della sua dottrina è quello general-preventivo, nel quale si suppone che l’uomo sia condizionabile in base alla promessa di un premio o di un castigo e, nel contempo, si ritiene che sussista fra ogni cittadino e le istituzioni una conflittualità più o meno latente. Sostiene il laicismo statale. Aderisce inoltre all’utilitarismo; considera l’utile movente e metro di valutazione di ogni azione umana.
La natura umana si svolge in una dimensione edonistico-pulsionistica, ovvero sia i singoli, sia la moltitudine, agiscono seguendo i loro sensi. In poche parole l’uomo caratterizzato dall’edonismo.
Gli individui possono essere paragonati a dei “fluidi” messi in movimento dalla costante ricerca del piacere, intesa come fuga dal dolore.
L’uomo però è una macchina intelligente capace di razionalizzare le pulsioni, in modo da consentire la vita in società; infatti certamente ogni uomo pretende di essere autonomo ed insindacabile nelle sue decisioni, ma si rende conto della convenienza della vita sociale.
La conflittualità rimane e quindi bisogna impedire che il cittadino venga sedotto dall’idea di infrangere la legge al fine di perseguire il proprio utile a tutti i costi, pertanto il legislatore da “abile architetto” deve predisporre sanzioni e premi in funzione preventiva; è necessario tenere sotto controllo i “fluidi”, inibendo le pulsioni antisociali.
Tuttavia Beccaria sostiene che la sanzione deve essere sì idonea a garantire la difesa sociale, ma al contempo mitigata e rispettosa della persona umana.
L’avversione per la tortura che viene confutata dal Beccaria per vari motivi: essa viola la presunzione di innocenza, dato che un uomo non può considerarsi reo fino alla sentenza del giudice.
consiste in un’afflizione e pertanto è inaccettabile; se il delitto è certo porta alla pena stabilita dalle leggi, se è incerto non si deve tormentare un probabile innocente.
non è operativa in quanto induce a false confessioni, poiché l’uomo, stremato dal dolore, arriverà ad affermare falsità al fine di terminare la sofferenza.
E’ da rifiutarsi anche per motivi di umanità: l’innocente è posto in condizioni peggiori del colpevole non porta all’emenda del soggetto, né lo purifica agli occhi della collettività.
Beccaria ammette l’afflizione della tortura nel caso al testimone reticente, cioè a chi durante il processo si ostini a non rispondere alle domande; in questo caso la tortura trova una sua giustificazione.
A proposito delle sanzioni; Beccaria indica come la sanzione deve possedere alcuni requisiti:
la prontezza ovvero la vicinanza temporale della pena al delitto
l’infallibilità ovvero vi deve essere la certezza della risposta sanzionatoria da parte delle autorità
la proporzionalità con il reato (difficile da realizzare ma auspicabile)
la durata, che dev’essere adeguata
la pubblica esemplarità, infatti la destinataria della sanzione è la collettività, che constata la non convenienza all’infrazione
Pertanto il fine della sanzione non è quello di affliggere, ma quello di impedire al reo di compiere altri delitti e di intimidire gli altri dal compierne altri.
Secondo Beccaria, per ottenere una approssimativa proporzionalità pena-delitto, bisogna tener conto:
– del danno subito dalla collettività
– del vantaggio che comporta la commissione di tale reato
– della tendenza dei cittadini a commettere tale reato
Non dev’essere quindi una violenza gratuita, ma dev’essere invece essenzialmente pubblica, pronta, necessaria, la minima delle possibili nelle date circostanze, proporzionata ai delitti, dettata dalle leggi.
La pena è oltretutto una extrema ratio, infatti si dovrebbe evitare di ricorrere ad essa quando si hanno efficaci strumenti di controllo sociale. Per questo è importante attuare degli espedienti di “prevenzione indiretta”, come ad esempio: un sistema ordinato della magistratura, la diffusione dell’istruzione nella società, il diritto premiale, una riforma economico-sociale che migliori le condizioni di vita delle classi sociali disagiate.
Di poi vi è il rifiuto della pena di morte:  Parmi un assurdo che le leggi, che sono l’espressione della pubblica volontà, che detestano e puniscono l’omicidio, ne commettono uno esse medesime, e, per allontanare i cittadini dall’assassinio, ordinino un pubblico assassinio.
elab-gms

 

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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