Guido Cavalcanti: La vita-la poesia-l’amore

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Poesia
Beltà di donna e di saccente core
e cavalieri armati che sien genti;
cantar d’augilli e ragionar d’amore;
adorni legni ‘n mar forte correnti;
aria serena quand’ apar l’albore
e bianca neve scender senza venti;
rivera d’acqua e prato d’ogni fiore;
oro, argento, azzuro ‘n ornamenti:
ciò passa la beltate e la valenza
de la mia donna e ‘l su’ gentil coraggio,
sì che rasembra vile a chi ciò guarda;
e tanto più d’ogn’ altr’ ha canoscenza,
quanto lo ciel de la terra è maggio.
A simil di natura ben non tarda.
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Guido Cavalcanti rientra nel gruppo dei poeti del dolce stil novo. Non abbiamo notizie certe sulla sua nascita intorno che pare sia attorno all’anno 1258, sappiamo per certo, che egli proviene da una delle famiglie nobili più importanti di Firenze, politicamente schierata dalla parte guelfa, figlio di un uomo dotto, che Dante cita nell’10° canto dell’inferno fra gli Eretici.
Storicamente i Cavalcanti, furono travolti dalla sconfitta nella battaglia tra Guelfi e Ghibellini di Montaperti. sarà solo 6 anni dopo, in seguito alla disfatta dei ghibellini nella battaglia di Benevento, che i Cavalcanti riacquistano la preminente posizione sociale e politica che avevano in Firenze.
Nel 1267 a Guido fu promessa in sposa Bice, figlia di Farinata degli Uberti, capo della fazione ghibellina.
Nel 1280 Guido è tra i firmatari della pace tra i guelfi e ghibellini e quattro anni dopo siede nel Consiglio generale al Comune di Firenze insieme a Brunetto Latini e Dino Compagni.
Nel giugno del 1300 Dante Alighieri, priore di Firenze, è costretto a mandare in esilio l’amico Guido con i capi delle fazioni bianca e nera in seguito a nuovi scontri armati tra le due fazioni.
Cavalcanti si reca allora a Sarzana dove si dedica alla scrittura componendo in primis la celebre ballata “Perch’i’ no spero di tornar giammai”. Il 19 agosto dello stesso anno gli viene revocata la condanna per l’aggravarsi delle sue condizioni di salute avendo pare contratto la malaria, il 29 dello stesso mese muore.
Il Cavalcanti aveva una personalità molto forte, oltre che fiero e sdegnoso, Ma possedeva anche una profonda cultura letteraria e filosofica che, specie in alcuni sonetti, emerge in modo evidente.
Della sua opera ci sono pervenuti circa 50 componimenti; di questi 35 sono sonetti, 10 sono ballate e il resto canzoni.
Cavalcanti; prediligge il tema amoroso, partendo da visioni oggettive, delle donne amate, al punto da spiritualizzarne la figura, l’amore per lui, è una forza travolgente, egli è interessato soprattutto ad analizzare gli effetti spesso devastanti, distruttivi dell’amore stesso sull’uomo.
Per cui si passa rapidamente in Cavalcanti da una visione dell’amore come una forza positiva e luminosa a una concezione mistica, cioè l’amore è una forza irrazionale che, in quanto non razionale, sfugge al controllo dell’uomo e lo sovrasta, lo annichilisce, perché lo rende come impotente,(passione-delusione-non corrispondenza-indiferenza-incompressione ecc.)
Una caratteristica quasi mistica travolge Cavalcanti, divenendo  incapace nel rendere a parole l’esperienza amorosa il “sentito” verso la donna amata, tanto è che egli insiste sul fatto che l’amore è una forza tale da disintegrare l’uomo stesso,la sua mente (pensiero) e l’anima.
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Voi che per li occhi mi passaste ’l core
e destaste la mente che dormia,
guardate a l’angosciosa vita mia,
che sospirando la distrugge Amore.
E’ vèn tagliando di sì gran valore,
che’ deboletti spiriti van via:
riman figura sol en segnoria
e voce alquanta, che parla dolore.
Questa vertù d’amor che m’ha disfatto
da’ vostr’occhi gentil’ presta6 si mosse:
un dardo mi gittò dentro dal fianco.
Sì giunse ritto ’l colpo al primo tratto
che l’anima tremando si riscosse
veggendo morto ’l cor nel lato manco
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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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