La Terra messa nel più potente computer del mondo

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rileviamo e pubblichiamo

La Terra s’infilerà nel più potente computer del mondo

Tokyo (Giappone)  E’ entrato in funzione quello che NEC ha definito il più potente supercomputer al mondo, un mostro da 20 teraflops (20mila miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo) che verrà impiegato nel progetto dell’Earth Simulator Research and Development Center per studiare e trovare soluzione ai problemi ambientali del pianeta.
Il colosso, battezzato Earth Simulator, è quasi il doppio più potente rispetto a quello che fino ad oggi veniva considerato il più veloce supercomputer al mondo, l’ASCI White di IBM, ed occupa una superficie di 50 x 65 metri presso l’Istituto Yokohama per le Scienze Terrestri in Giappone.
Il super mostro di NEC è costituito da 640 nodi ognuno dei quali consiste in 8 CPU vettoriali per un totale di 5.120 processori. Ogni nodo è dotato di 16 GB di memoria e le CPU sono state costruite con un processo produttivo a 0,15 micron.
Questa colossale potenza di calcolo verrà impiegata per ricreare un pianeta Terra virtuale su cui verranno svolte un’innumerevole quantità di simulazioni, in special modo climatiche, basate anche sui dati raccolti in tempo reale dai satelliti.
Il sistema, secondo NEC, contribuirà ad analizzare e prevedere i cambiamenti ambientali attraverso la simulazione di vari fenomeni su scala globale come l’effetto serra, l’innalzamento della temperatura terrestre, l’inquinamento atmosferico e marino, ecc. Gli scienziati sperano che il cervellone li aiuterà anche a comprende meglio alcuni fenomeni naturali come i terremoti ed i movimenti tettonici.
L’idea del progetto è nata nel 1997 ed ha richiesto 5 anni di sviluppo per essere messa in pratica sotto forma del più potente calcolatore al mondo.
Entro il 2050 ci serve un altro pianeta
Esaurite le risorse se continua l’attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile e foreste. Emirati Arabi e Usa i Paesi “peggiori” La presenza dell’uomo sulla Terra è sempre più ingombrante e la sua «impronta» sta lasciando un segno che rischia di essere indelebile. Un pianeta non basta: nel 2050 ce ne vorranno «due», se continua l’attuale ritmo di consumo di acqua, suolo fertile, risorse forestali, specie animali tra cui le risorse ittiche: gli ecosistemi naturali si stanno degradando ad un ritmo impressionate, senza precedenti nella storia della specie umana.
È quanto si legge in Living Planet Report 2013, il rapporto del WWF giunto alla sua sesta edizione, diffuso proprio da uno dei paesi a più rapido sviluppo, la Cina.
I DATI – Negli oltre trent’anni presi in considerazione, le specie terrestri si sono ridotte del 31%, quelle di acqua dolce del 2 % e quelle marine del 27%. Il secondo indice, l’Impronta Ecologica, misura la domanda in termini di consumo di risorse naturali da parte dell’umanità. Il «peso dell’ impatto-umano» sulla Terra è più che triplicato nel periodo tra il 1961 e il 2003: la nostra impronta ha già superato del 25%, nel 2003, la capacità bioproduttiva dei sistemi naturali che utilizziamo per il nostro sostentamento.
Nel rapporto precedente (quello pubblicato nel 2004 e basato sui dati del 2001) era del 21%. In particolare, l’Impronta relativa al CO2, derivante dall’uso di combustibili fossili, è stata quella con il maggiore ritmo di crescita dell’intera Impronta globale: il nostro “contributo di CO2 in atmosfera è cresciuto di nove volte dal 1961 al 2013. L’Italia ha un’impronta ecologica di 4.2 ettari globali pro capite, con una biocapacità di 1 ettaro globale pro capite, mostrando quindi un deficit ecologico di 3.1 ettari globali pro capite.
Emirati arabi e USA i peggiori I paesi con oltre un milione di abitanti con l’Impronta ecologica più «vasta», calcolata su un ettaro globale a persona, sono gli Emirati Arabi, gli Stati Uniti, la Finlandia, il Canada, il Kuwait, l’Australia, l’Estonia, la Svezia, la nuova Zelanda e la Norvegia. La Cina si pone a metà nella classifica mondiale, al 69 esimo posto, ma la sua crescita economica (che nel 2005 è stata del 10,2) e il rapido sviluppo economico che la caratterizza giocheranno un ruolo chiave nell’uso sostenibile delle risorse del pianeta nel futuro. Questo è uno dei motivi per cui Living Planet Report quest’anno è stato lanciato proprio in Cina. Il WWF crede che sia vitale per il pianeta che la Cina e gli altri paesi di nuova industrializzazione (che globalmente raggiungono oltre il miliardo di abitanti e che stanno raggiungendo un livello di consumo paragonabile ai paesi dell’area OCSE) non segua i modelli di sviluppo dell’Occidente, ma persegua il proprio sviluppo in una chiave di sostenibilità.
Calcoli per difetto – «La popolazione umana entro il 2050 raggiungerà un ritmo di consumo pari a due volte la capacità del pianeta Terra» – si legge nel documento. «Siamo in un debito ecologico estremamente preoccupante, considerato che i calcoli dell’impronta ecologica sono per difetto. Consumiamo le risorse più velocemente di quanto la Terra sia capace di rigenerarle e di quanto la Terra sia capace di «metabolizzare» i nostri scarti – dichiara Gianfranco Bologna, direttore scientifico del WWF Italia. – E questo porta a conseguenze estreme ed anche molto imprevedibili. È tempo di assumere scelte radicali per quanto riguarda il mutamento dei nostri modelli di produzione e consumo.
Le giornate stanno gradualmente divenendo più lunghe.
 questo significa che nell’ emisfero nord i giorni sono più lunghi d’ estate che
d’ inverno. I Geologi interpretano questa frase come segue: i giorni si allungano non solo in primavera.
La causa è la Luna, prima di tutto. La sua gravità crea onde permanenti negli oceani e nelle profondità della Terra. Così il nostro pianeta sembra ondeggiare, scrive il giornale tedesco Suddeutsche Zeitung.
La Terra sembra una pattinatrice. Per rallentare la rotazione, la pattinatrice tende in fuori le sue braccia. Ecco perchè nel prossimo futuro avremo un giorno di 25 ore. Un astronomo inglese è riuscito a
provare che la rotazione della Terra ha rallentato dal 700 a.C. Lo scienziato ha studiato i piatti di argilla e le scritture storiche che contengono informazioni sulle eclissi solari e lunari. Ha usato
queste informazioni per calcolare il percorso di rottura della Terra. Si legge anche: lo spostamento dell’ asse della Terra ha portato colossali cambiamenti globali. Quando proto-animali preistorici abitavano la Terra 530 milioni di anni fa, i giorni erano di 21 ore. Per i dinosauri che hanno vissuto 100 milioni di anni fa, i giorni si
alternavano ogni 23 ore.
Questo si vede chiaramente dai sedimenti di corallo. I coralli sembrano marcare il calendario e formano ogni anno nuovi sedimenti, che hanno uno spessore variabile a seconda della stagione.
Tramite questi gli scienziati hanno calcolato la scala temporale tra le stagioni. Questo periodo ha rallentato attraverso la storia. Circa 530 milioni di anni fa la Terra ruotava sul suo asse più rapidamente di oggi, ma ruotava attorno al Sole a velocità fissa. Al tempo un anno aveva la stessa quantità di ore di oggi, ma conteneva 420 giorni.
In accordo con fonti affidabili, durante la storia dell’ umanità la rotazione della Terra ha rallentato la sua velocità, ha detto Richard Stephenson della Durham University, UK, per il Journal for the History
of Astronomy. Stephenson ha basato le sue conclusioni sulle descrizioni di centinaia di eclissi solari e lunari durante gli scorsi 2.700 anni. I piatti di argilla della Babilona pre-Cristiana comprovano il rallentamento della rotazione terrestre al meglio, scrive Stephenson. Gli scienziati babilonesi usavano caratteri cuneiformi per registrare l’ esatto punto e tempo degli eventi celesti.
Stephenson ha studiato documenti di origine Cinese ed Europea. Una volta ogni 300 anni le persone possono osservare l’ eclisse solare totale da qualsiasi parte. Quando la Luna si posiziona tra il Sole e la Terra, causa totale oscurità per diversi minuti. Spesso è stato annotato l’ esatto giorno e orario dell’ inizio e della fine dell’ eclisse solare. Questa informazione è stata sufficiente agli astronomi, per determinare la posizione esatta del Sole anche di migliaia di anni fa. Le tavole di ri-calcolo delle date del calendario babilonese, sono state utili.
Gli astronomi hanno usato i dati della posizione del Sole negli scritti storici per ripristinare l’ immagine del  rallentamento del pianeta. Dato che la traiettoria di rotazione della Terra attorno al Sole non è
connessa con la rotazione della Terra sul suo asse, gli astronomi hanno calcolato una scala temporale indipendente, il cosiddetto Tempo Terrestre (TT). Il rallentamento della rotazione della Terra si vede se
confrontiamo il TT con il TU (Tempo Universale).
Il Tempo Universale è il tempo generale basato sulla rotazione della Terra e viene determinato dalla posizione del Sole rispetto al Tempo di Greenwich (GMT) (Greenwich è una città Inglese). Si deve impostare
questo tempo all’ indietro, per ogni anno tra la fine di un anno e l’ inizio dell’ altro si perde un secondo.
Richard Stephenson ha usato gli scritti storici per determinare la correlazione tra i due tempi. La differenza tra il TU e il TT dipende da quanto tempo è avvenuta una eclisse. Cioè, ogni millennio, una giornata cresce di 2 millesimi di secondo. La misurazione dai satelliti prova il rallentamento. Ne deriva che alla nascita di Babele un giorno era più corto di 4 centesimi di secondo.
Tuttavia, Stephensono è riuscito a determinare questa piccola anormalità dovuta all’ errore nel TU. Dal 700 a.C. sono passati circa un milione di giorni più corti di quelli di oggi, quindi dovremmo aggiustare gli
orologi di 7 ore.
Lo scorso anno è stata una eccezione. Durante questo periodo la giornata non è cresciuta quasi per nulla, la Terra ha ruotato quasi a velocità fissa. Lo spostamento di masse nella terra possono accelerare la rotazione terrestre e bilanciare il rallentamento dovuto alla Luna. Il terribile terremoto nel Sud Asia e il seguente tsunami hanno accelerato
la rotazione terrestre nel tardo 2004, che ha accorciato il giorno di circa 8 milionesimi di secondo. In base al Servizio Sistemi di Riferimento e Rotazione Terrestre Internazionale (IERS), il 13 Luglio 2003 è stato il giorno più corto degli ultimi 100 anni. Questo giorno fu più corto di un giorno medio di 24 ore, per 1,5 millesimi di secondo
proposto da g.m.s.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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