Cattolici e società segrete

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La religione del futuro dovrà essere una religione cosmica, che trascenda il Dio personale ed eviti dogmi e teologie. Dovrà abbracciare la sfera naturale e quella spirituale, basandosi su un senso religioso che sorga dal percepire tutte le cose naturali e spirituali come un’Unità

 

  1-La posizione della Chiesa

2-Sulle origini della massoneria

adamoLa posizione della Chiesa-“Un cattolico non può far parte di società segrete specie di quelle che, come la massoneria, rifiutano i dogmi cattolici e favoriscono una religione naturale”.

“Rimane immutato il giudizio negativo della Chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poiché i loro principi sono stati sempre considerati inconciliabili con la dottrina della Chiesa e, perciò, l’iscrizione ad esse rimane proibita. I fedeli che appartengono ad associazioni massoniche sono in stato di peccato grave e non possono accedere alla comunione”.

Sono 586 gli interventi magistrali dei Pontefici sulla massoneria. Il 28 aprile 1738 si ha il primo documento pontificio sulla massoneria: Papa Clemente XII, con la lettera apostolica “In eminenti”, mette in guardia i credenti contro tale organizzazione. Tale Enciclica è stata riconfermata con valore eterno da Papa Benedetto XIV con la sua Enciclica “Provideas Romanorum” emanata il 28 aprile 1738

Dal 1738 fino alla morte di papa Leone XIII, nel 1903, si registra la fase più ricca del magistero pontificio sulla massoneria, corrispondente allo sviluppo e alla diffusione delle Logge. L’Humanum genus di Leone XIII può ben essere definita l’enciclica quadro sul tema. La sua impostazione è eminentemente sociologica poiche descrive le ricadute filosofiche e morali della massoneria in un contesto segnato dall’indifferentismo religioso.

La massoneria viene condannata in quanto segna il trionfo del relativismo ed è volta a “distruggere dalle fondamenta tutto l’ordine religioso e sociale nato dalle istituzioni cristiane e creare un nuovo ordine a suo arbitrio”.

Una seconda fase del magistero può essere circoscritta al periodo che va dall’inizio del pontificato di Pio X nel 1903 all’apertura del concilio Vaticano II nel 1962.

La condanna della massoneria da parte della chiesa viene codificata nel codice di Diritto canonico del 1917, promulgato da Papa Benedetto XV, e nelle Costituzioni sinodali del Primo Sinodo Romano, indetto da papa Giovanni XXIII nel 1960. Il canone 2335 del Codice di diritto canonico sancisce la scomunica per “tutti coloro i quali danno il proprio nome alla setta massonica o ad altre associazioni dello stesso genere, che complottano contro la chiesa e contro i legittimi poteri civili.

L’appellativo di “setta massonica” viene quindi ripreso dall’art. 247 delle Costituzioni sinodali del Primo Sinodo Romano.

Dal Concilio Vaticano II sino al 1983 il magistero non nomina più la massoneria. Nel 1983 il nuovo Codice di diritto canonico prevede che sia punito “chi dà il nome ad un’associazione che complotta contro la chiesa”.

La trasformazione di questo canone è stata subito interpretata come abolizione della scomunica della massoneria. In realtà, il 26 novembre 1983 è stata resa nota la Dichiarazione della congregazione per la Dottrina della Fede nella quale si conferma che “rimane immutato il giudizio della chiesa nei riguardi delle associazioni massoniche, poichè i loro principi sono sempre stati considerati inconciliabili con la dottrina della chiesa e perciò l’iscrizione ad esse rimane proibita”.

In un articolo apparso su L’Osservatore romano, viene fornita infine una “motivazione ufficiosa” alla reiterata condanna della massoneria espressa nella dichiarazione del 1983. In essa si confuta esplicitamente l’argomentazione secondo la quale la massoneria “non allontanerebbe nessuno dalla sua religione” perchè costituisce “un momento di coesione per tutti coloro che credono nell’Architetto dell’universo”.

E’ questa una “concezione simbolica relativistica”, inaccettabile per un cattolico, per il quale “non è possibile vivere la sua relazione con Dio in una duplice modalità, scindendola cioè in una forma umanitaria, sovraconfessionale, ed in una forma interna, cristiana”.

Ai documenti del magistero si affiancano interventi episcopali e l’opera di studio di esperti cattolici, sostanzialmente mai cessata. Quanto al contenuto del magistero, ne riscontra gli elementi centrali nella condanna del naturalismo e del relativismo massonici.

La prima viene sviluppata principalmente nell’enciclica Humanum genus di Leone XIII, dove non mancano tuttavia riferimenti anche al relativismo.

La scomunica del Codice di Diritto Canonico irrigidisce, per forza di cose, tutta la ricchezza del magistero leoniano in una formula breve che finisce per prestarsi, negli ultimi anni di vigenza del Codice, a interpretazioni maliziose secondo le quali i cattolici avrebbero potuto aderire a quelle, fra le molte e diverse forme di massoneria, che non “complottavano” contro la Chiesa, secondo l’espressione del canone 2335.

Il nuovo Codice di Diritto Canonico non ha riportato un riferimento nominatim alla massoneria, ma contemporaneamente alla sua entrata in vigore la Dichiarazione della Congregazione per la Dottrina della Fede ha confermato l’esclusione dai sacramenti per i cattolici che si iscrivono a qualunque forma di massoneria, prescindendo totalmente dall’elemento del “complotto”.

La “motivazione” ufficiosa pubblicata nel 1985 su L’Osservatore Romano rappresenta un’adeguata presa di posizione di fronte a una situazione massonica internazionale quanto mai variegata e complessa.

Gli ultimi interventi dottrinali della Chiesa contro il relativismo — in particolare l’enciclica Veritatis splendor del 1993 — colpiscono del resto, senza nominarlo esplicitamente, il “massonismo”, elemento di mentalità diffuso nel mondo contemporaneo che non si riduce alla sola cerchia di quanti aderiscono in esplicito alla massoneria.

La genesi e la portata del documento del 1983 vengono ricostruite da S. E. mons. Josef Stimpfle, arcivescovo emerito di Augusta, nel contributo intitolato

Dall’indagine dei vescovi tedeschi (1974-1980) al documento vaticano del 1983. Il prelato ricorda l’ampia indagine di una commissione di vescovi tedeschi, da lui guidata, che si confrontò con le Grandi Logge Unite di Germania in un’atmosfera di dialogo lungo e rispettoso.

Al termine la Conferenza Episcopale Tedesca raggiunse la conclusione che – principalmente a causa del relativismo – non era ammissibile per i fedeli cattolici la “doppia appartenenza” alla massoneria, non solo nel caso di obbedienze anticlericali ma anche nel caso di organizzazioni come la Große Landesloge tedesca che si definisce organizzazione come “ordine di massoni cristiani”.

Del lavoro della Conferenza Episcopale Tedesca tenne ampio conto la Congregazione per la Dottrina della Fede nell’elaborazione del documento del 1983.

Sulla portata di tale documento torna nel contributo finale del volume Cattolici e massoneria: dialogo e “doppia appartenenza” mons. Giuseppe Casale.

Che dopo avere ricostruito i rapporti fra massoneria e nuove religioni, che esistono, ma non devono essere sopravvalutati, e fatto cenno ai rapporti fra Chiesa e nuove religioni, più ampiamente illustrati in altre opere curate dal CESNUR, il presule insiste sulla distinzione fra “dialogo”, possibile a certe condizioni con tutti, quindi anche con i massoni, e “doppia appartenenza”, sempre inammissibile fra Chiesa cattolica e massoneria.

“Non spetta alle massonerie conclude Mons. Giuseppe Casale- dichiarare se la doppia appartenenza è possibile o no. Non spetta neppure ai singoli vescovi, o alle conferenze episcopali, tanto meno a singoli sacerdoti o teologi (non ne mancano che esprimono opinioni bizzarre, ma queste opinioni non sono quelle della Chiesa). Il giudizio spetta soltanto a Roma, e Roma lo ha formulato in modo chiaro”.

Non è forse eccessivo e retorico affermare che il volume del CESNUR colma un vuoto, giacché da anni,e in particolare dopo l’importante Dichiarazione del 1983, non venivano più pubblicate opere di sintesi sui rapporti fra la massoneria e le religioni, e in particolare fra la massoneria e la Chiesa cattolica.

Il taglio scientifico, tipico di tutta la produzione del CESNUR, non impedisce di ribadire con estrema chiarezza la posizione attuale del magistero cattolico, contro ogni tipo di fraintendimento e di ambiguità.

In un momento storico caratterizzato da un grande interesse per il problema massonico, non sempre correttamente impostato e, quindi, adeguatamente affrontato.

2-Sulle origini della massoneria

massoneriaLa società pluralista moderna nasce dopo la Riforma e le guerre di religione, il cui esito è la presenza in Europa di gruppi religiosi diversi portatori di idee fra loro inconciliabili. Questa situazione di pluralismo non farà che accrescersi dal Cinquecento in poi: se all’inizio coesistono cattolici e protestanti, ben presto i protestanti si frammentano in decine di denominazioni rivali (mentre le scoperte geografiche rendono evidente a tutto il pubblico colto l’esistenza nel mondo di centinaia di religioni diverse); più tardi – con l’Illuminismo – diventano socialmente significativi anche il razionalismo e il libero pensiero, e a partire dall’Ottocento acquista spazio sempre maggiore anche la presenza in Occidente di religioni non cristiane o “nuove”.

Di fronte al pluralismo dottrinale nasce – tanto più nei paesi dove questo è importato tardivamente e quasi improvvisamente – un disagio sociale diffuso, che si manifesta tuttavia in due modi diversi. Da una parte c’è chi tenta la fuga dal pluralismo, che gli appare intellettualmente incomprensibile, riaffermando un’identità “forte” confessionale o comunque religiosa. Dall’altra parte, vi è anche chi – anziché fuggire dal pluralismo – ne cerca una chiave di lettura che lo renda ragionevole e che permetta psicologicamente di adattarvisi.

Nascono così gruppi caratterizzati dal sincretismo e dal relativismo, per cui tutti i messaggi contraddittori in circolazione nella società pluralista sono contemporaneamente (anche se solo relativamente) veri, ed è possibile vivere fra le pieghe delle loro contraddizioni purché si trovi una chiave che permetta di disporre e ordinare le diverse visioni del mondo in una costruzione in qualche modo logica.

Benché i relativismi e i sincretismi siano molteplici, molti comportano un elemento esoterico: si afferma, cioè, che a livello superficiale (exoterico) le diverse religioni, visioni del mondo, filosofie sono contraddittorie, ma che ciascuna comporta anche una parte più profonda e segreta (esoterica, appunto), e che i nuclei segreti delle diverse religioni e filosofie non solo non si contraddicono ma anzi coincidono fra loro.

“Le origini della massoneria – secondo la storica inglese Frances Yates (1899-1981) – sono uno dei problemi più discussi e discutibili in tutto il campo della ricerca storica” (L’Illuminismo dei Rosa-Croce, trad. it., Einaudi, Torino 1976, p. 247). Tuttavia, se si vuole comprendere esattamente che cos’è la massoneria, la questione delle origini non può non essere affrontata. La risposta “esoterica” al bisogno di risolvere le contraddizioni della società pluralista nascente si rivela nel modo più caratteristico nella nascita della leggenda dei Rosacroce, secondo cui il “nucleo segreto” che sta dietro alle diverse religioni – e le unifica – sarebbe stato noto fin dal Medioevo a una confraternita di iniziati.

Tra i numerosi luoghi dove molti che si appassionano alla leggenda nel Seicento cercano i Rosacroce ci sono anche – specie in Inghilterra e in Scozia – le antiche corporazioni di arti e mestieri, che stanno perdendo la loro importanza economica ma conservano un ricco corpus di simboli e di leggende. La corporazione dei liberi muratori – freemasons in inglese; franc maçons in francese; da cui poi gli italiani frammassoni e massoni –, che comprende i lavoratori della costruzione dai muratori agli architetti, ha un leggendario rigoglioso ispirato a costruzioni famose dell’antichità, dall’arca di Noè al tempio di Salomone.

Non potrebbero trovarsi in questa corporazione – si chiede qualcuno – i segreti dei Rosacroce? Nobili e borghesi appassionati di esoterismo e di misteri rosacrociani si fanno così ricevere, pagando il dovuto, nelle “logge” (ma questa espressione è tardiva) della corporazione dei “liberi muratori”, pur non essendo né architetti né muratori. Il fenomeno – che secondo studi recenti di David Stevenson sarebbe iniziato in Scozia negli ultimi anni del Cinquecento – alla fine del Seicento è così diffuso che ormai in Gran Bretagna non è più sufficiente parlare di freemasons o masons: occorre specificare se si tratta di massoni “operativi” (cioè lavoratori della vecchia corporazione) oppure “accettati” (cioè esoteristi che sono entrati nelle logge alla ricerca di segreti rosacrociani, ovvero curiosi che si fanno “accettare” per ragioni sociali o passione antiquaria per le tradizioni corporative).

L’espressione “speculativi” si affermerà nei primi decenni del Settecento per indicare i non “operativi” che hanno aderito alle logge per ragioni esoteriche e filosofiche culturalmente impegnative e distinguerli dagli “accettati” che sono mossi da semplici motivi di curiosità o sociali. Che cosa trovano nelle logge della corporazione muratoria gli “accettati” e gli “speculativi”? Forse meno di quello che si aspettano. In Inghilterra le organizzazioni locali “operative” erano chiamate nel Medioevo misteres, parola che più tardi – trascritta in mystery, “mistero” – comprensibilmente emozionerà gli esoteristi.

Ma in realtà la parola inglese arcaica mistere era una semplice corruzione dell’italiano “mestiere” (è nota l’importanza dell’Italia per l’attività dei costruttori), e dunque non faceva allusione a nessun “mistero” occulto. Gli elementi decisivi per la formazione del successivo rituale “speculativo” che si trovavano nella massoneria “operativa” britannica erano sostanzialmente due. Da una parte vi era un corpus di leggende contenuto nelle cosiddette “Costituzioni manoscritte della massoneria”, i cui testi principali sono due manoscritti, Halliwell (più conosciuto come Regius) e Cooke, che risalgono agli anni 1390-1410. Questi manoscritti contengono due diverse leggende sulle origini della muratoria: una più antica – che è stata chiamata la “storia antica breve” – e una più recente, la “storia nuova lunga”.

La “storia antica breve” parte da un mitico viaggio in Egitto di Euclide (c. 300 a.C.), che ivi avrebbe fondato una scuola dell’arte della geometria e della costruzione, trasmessa poi a numerosi popoli e in particolare agli inglesi all’epoca del re Athelstan (†939), che avrebbe dato ai liberi muratori i loro regolamenti e costituzioni. La “storia nuova lunga” parte invece da prima del Diluvio e menziona vari personaggi biblici – fra cui Jabal, che sarebbe stato un maestro costruttore impiegato da Caino, ed Enoch – che avrebbero trasmesso i segreti dell’arte muratoria in lamine d’oro o colonne nascoste (più tardi confuse con le colonne Jachin e Boaz del tempio di Salomone, con cui all’origine non si identificavano).

Successivamente questi segreti sarebbero stati rivelati ad Abramo, di cui sarebbe stato allievo Euclide (è raro che le leggende si preoccupino dei dati cronologici) il quale avrebbe insegnato l’arte agli egizi. Dagli egizi l’arte sarebbe stata ritrasmessa agli ebrei, e avrebbe trovato il suo culmine con Salomone e il suo Tempio. Dopo la distruzione del Tempio l’arte sarebbe passata ai cristiani – fra cui quattro martiri europei, costruttori di professione, i santi Quattro Coronati –, sarebbe stata protetta in Inghilterra da sant’Albano (il cui martirio è tradizionalmente fissato al 303 d.C.) e codificata da Athelstan.

Il materiale dei manoscritti Regius e Cooke – che risale a prima della Riforma, ed è quindi il corpus di leggende di una corporazione cattolica – sarà poi rielaborato in decine di altri manoscritti, che aggiungeranno il tema dell’arca di Noè e si diffonderanno sul Tempio di Salomone e sul suo architetto Hiram Abiff. La leggenda di Hiram Abiff così come i massoni di oggi la conoscono – che comprende la sua uccisione da parte di tre traditori ai quali non voleva rivelare la “parola del Maestro” – appare per la prima volta in manoscritti settecenteschi, anche se rielabora temi più antichi riferiti all’arca di Noè. È pertanto possibile che in gran parte la leggenda di Hiram non sia stata trovata, ma portata dagli “accettati” e dagli “speculativi” all’interno della massoneria “operativa”.

Il secondo elemento rilevante per i successivi sviluppi “speculativi” che gli “accettati” trovano nelle logge della muratoria è la “parola massonica”, una parola o segno di riconoscimento segreto su cui si leggono spesso imprecisioni notevoli. Lo scopo della “parola massonica” – nata in Scozia nel Cinquecento, ignota nel Medioevo e ignota fra gli “operativi” in Inghilterra – era di carattere pratico, e si ricollegava alla presenza in Scozia di lavoratori dell’industria della costruzione – chiamati cowan – che erano tecnicamente capaci di svolgere il loro lavoro (e di superare una prova) ma non erano passati attraverso il regolare apprendistato corporativo ovvero lavoravano al di fuori della corporazione, qualche volta accettando salari minori di quelli corporativi.

La “parola massonica” permetteva ai capimastri e agli imprenditori legati alla corporazione di riconoscere i lavoratori che a loro volta appartenevano all’organizzazione massonica, e di proteggere il sistema corporativo – che ormai scricchiolava in tutta Europa – cercando di assumere soltanto “liberi muratori” e non cowan abusivi.

Tuttavia la “parola massonica” è una innovazione cinquecentesca, e alla fine del Cinquecento iniziano ad affacciarsi nelle logge gli “accettati” e gli esoteristi. Intorno alla “parola massonica” cominciano così – quasi fin dalle sue origini – a nascere delle leggende, come quella secondo cui si sarebbe trattato di una parola magica capace di rendere invisibili. Per la diffusione di queste leggende gioca un ruolo decisivo il reverendo Robert Kirk (1644-1692).

Questo pastore presbiteriano scozzese è soprattutto conosciuto per la sua opera di divulgazione della credenza nelle fate: anche se il suo Regno Segreto sarà pubblicato solo nell’Ottocento, era già una figura molto nota durante la sua vita, e quando morì circolò la leggenda che non fosse veramente morto, ma fosse stato rapito dalle fate nel loro regno.

Robert Kirk si interessava a tutti i misteri della Scozia, fra cui elencava “la parola massonica”, di cui affermava che “è come una tradizione rabbinica a guisa di commento su Jachin e Boaz, le due colonne erette nel Tempio di Salomone (1 Re 7, 21), con l’aggiunta di qualche segno trasmesso da mano a mano, per mezzo del quale conoscono e diventano famigliari l’uno con l’altro” (Robert Kirk, Il Regno Segreto, trad. it., Adelphi, Milano 19933, p. 63).

Il riferimento di Kirk a “qualche segno” potrebbe indicare già i five points of fellowship (“cinque punti di fratellanza”: piede con piede, ginocchio con ginocchio, cuore con cuore, mano con mano, orecchio con orecchio), descritti senza riferimento alle loro origini in un manoscritto del 1696 e spiegati in manoscritti successivi con tentativi piuttosto macabri di rimettere insieme, togliendoli dalla tomba, i corpi di Noè o di Hiram Abiff per estrarre da questi corpi i loro segreti (a queste leggende si collegherebbe l’espressione “c’è ancora del midollo in quest’osso” – here is yet mar[r]ow in this bone – formula promessa a una carriera nei rituali “speculativi”).

Comunque sia, i segreti propriamente esoterici non sono certamente numerosi quando i primi “accettati” si fanno ricevere nelle logge “operative” alla fine del Cinquecento. Dopo un secolo, alla fine del Seicento, un certo numero di segreti esoterici nelle logge massoniche britanniche invece ci sono davvero: non, però, perché ci fossero già prima (c’erano, come si è visto, solo alcuni elementi), ma perché li hanno portati nelle logge gli “accettati” di tendenze più esoteriche che in gran numero si sono fatti ricevere nella corporazione. Questa lenta trasformazione della massoneria da “operativa” in “speculativa” prepara dunque il terreno per la nascita della massoneria moderna, quale la conosciamo oggi.

Il 24 giugno 1717 – nella festività di san Giovanni Battista, cui i massoni tributano un culto speciale assieme all’omonimo evangelista, in quanto annunciatori della Luce spirituale – quattro logge di Londra si riuniscono sotto la presidenza dell’architetto capo della chiesa di Saint-Paul, Christopher Wren (1632-1723) – gran maestro dei liberi muratori di Londra dal 1688 al 1695, e poi ancora dal 1698 al 1702 –, e costituiscono un’organizzazione unificata – la Gran Loggia di Londra – alla cui gran maestranza è nominato Antony Sayer (1672-1752).

La data del 24 giugno 1717, comunemente assunta come data di fondazione della massoneria moderna, costituisce la presa d’atto (in origine limitata alla città di Londra) di una nuova situazione, in cui le logge dei liberi muratori sono ormai composte quasi esclusivamente di “accettati”, in maggioranza ormai veri e propri “speculativi”.

La massoneria “speculativa” moderna nasce così a Londra, anche se i primi “accettati” erano stati ammessi nella corporazione in Scozia, perché in Scozia ancora ai primi del Settecento “operativi” e “accettati” convivono nelle stesse logge, mentre in Inghilterra vi sono ormai logge separate composte esclusivamente di non “operativi” (e può perfino capitare che un costruttore appassionato di esoterismo appartenga a due logge: una “operativa”, dove discute i problemi della sua professione, e una “accettata”, dove coltiva interessi filosofico-esoterici).

Gli ultimi “operativi” puri – ormai quasi degli estranei – sono a poco a poco relegati alla periferia delle logge londinesi, e queste decidono di darsi nuove costituzioni, necessarie perché la realtà delle logge è mutata: da corporazioni di arti e mestieri a circoli filosofico-esoterici ormai completamente privi di qualunque funzione corporativa.

Le logge londinesi riunitesi nel 1717 nella Gran Loggia di Londra affidano al pastore presbiteriano James Anderson (1680 o 1684-1739) – massone “speculativo”, ma anche scrittore di professione disposto a preparare libri d’occasione a pagamento – la redazione delle loro nuove Costituzioni. Il testo, pronto nel 1721, è rivisto da un comitato di massoni, di cui è magna pars il pastore anglicano Jean-Théophile Desaguliers (1683-1744), figlio di un profugo ugonotto francese e terzo Gran Maestro della Gran Loggia di Londra dopo Antony Sayer e George Payne (1675-1757), e pubblicato nel 1723. Le Costituzioni di Anderson comportano quattro parti: una storia leggendaria dell’ordine e dell’“arte” massonica (che rimonterebbe ad Adamo, Noè, Salomone e all’architetto del Tempio di quest’ultimo, Hiram); i “doveri” o charges; un regolamento per le logge; una serie di canti per i tre gradi di apprendista, compagno e maestro.

La parte più importante è quella dei “doveri”, ancora considerata vincolante da diverse massonerie contemporanee e fonte di numerosi scismi nella storia, relativi soprattutto al primo e al secondo “dovere”. Il primo prevede che un massone “se comprende correttamente l’Arte non sarà mai un ateo stupido né un libertino irreligioso”; non si tratta peraltro di seguire le stesse “denominazioni o credenze religiose” ma solo “quella religione su cui tutti gli uomini sono d’accordo”. Il secondo dovere chiede al massone la lealtà nei confronti dei poteri politici costituiti e vieta alle logge qualunque attività politica diretta.

Qualche controversia hanno causato anche il terzo “dovere” (che esclude, fra l’altro, dalla massoneria le donne) e il sesto, dove – pur senza usare la parola “segreto” – si raccomanda di essere “prudenti” perché neppure “l’estraneo più acuto sia capace di scoprire o di trovare quel che non conviene neppure suggerire”.

Nelle Costituzioni il riferimento all’esoterismo e al segreto coesiste con il deismo illuminista della “religione su cui tutti gli uomini sono d’accordo”. Questo non significa che l’esoterismo cristianeggiante (seicentesco) e l’illuminismo razionalista (settecentesco) riescano a convivere perfettamente nelle logge massoniche. Al contrario una reazione contro le Costituzioni di Anderson, considerate troppo inclini al razionalismo e all’illuminismo, determina lo scisma degli Antients (“Antichi”), con centro nella città di York (e con un quarto grado, quello dell’Arco Reale, di intonazione cabbalistica, più tardi accolto da tutta la massoneria), che terminerà con la riunione con i Moderns di Londra solo nel 1813.

Un elemento che ha dato origine a notevoli controversie è peraltro presente anche nell’Arco Reale, dove è rivelato (accanto al nome Jehovah) anche un altro nome di Dio, Jahbulon o Jah-Bel-On, sintesi dei nomi semitico (Jah o Jahveh), caldeo (Baal) e egiziano (On) della Divinità. Per quanto riguarda “On” sembra che i primi ritualisti dell’Arco Reale siano caduti in errore a proposito del biblico Putifarre “sacerdote di On” (Genesi 41, 45), interpretando On come se fosse una divinità (forse Osiride), mentre invece si tratta di una città. È peraltro vero che le tre componenti Jah-Bel-On sono in seguito state interpretate in modo diverso.

L’origine degli “alti gradi” della massoneria (che inizialmente conta solo i due gradi di apprendista e compagno, e solo successivamente, a partire dal 1724, adotta un terzo grado, quello di maestro) è in relazione alla sua introduzione e diffusione in Francia, in cui gioca un ruolo prominente il cavaliere scozzese André Michel de Ramsay (1686-1743), discepolo e poi segretario dell’arcivescovo di Cambrai François de Salignac de la Mothe (“Fénélon”, 1651-1715), di cui alla scomparsa diverrà l’erede spirituale e biografo, e in seguito legato alla spiritualità quietista di Madame Jeanne-Marie Guyon (1648-1717), di cui a sua volta diventerà il segretario.

Il suo Discours (pronunciato nel 1736 e che avrebbe dovuto essere ripetuto a una grande riunione delle logge di Francia prevista per il 24 marzo 1737, poi vietata dalle autorità) mira a propagandare la massoneria fra i nobili francesi, dissipando l’impressione che si tratti di una realtà nata fra semplici artigiani e muratori e sostituendo all’origine storica muratoria un’origine leggendaria cavalleresca.

Secondo Ramsay, cavalieri della più alta nobiltà europea si sarebbero infiltrati nella corporazione massonica fin dai tempi delle Crociate per perseguirvi al riparo da occhi indiscreti i loro interessi esoterici.

Da molti secoli la massoneria sarebbe dunque, più che una realtà corporativa, una realtà cavalleresca. Sulla base di questa leggenda – creata consapevolmente a tavolino da Ramsay, senza basi storiche – sono elaborati interi sistemi di “alti gradi” a simbologia cavalleresca, che si aggiungono ai primi tre detti della massoneria “azzurra”, i quali ultimi rimangono comunque alla base del sistema. In Germania il Discours di Ramsay è letto con grande interesse e collegato alle speculazioni che fervevano nel Settecento su una prosecuzione segreta dei templari. I “cavalieri” di cui Ramsay non aveva precisato l’identità sono così identificati con i templari, arricchendo ulteriormente la leggenda e dando origine a un gran numero di sistemi di “alti gradi” in concorrenza fra loro.

Parallelamente all’azione innovatrice di Ramsay, il mito portante che ricollega le origini della massoneria all’Ordine del Tempio è nel frattempo integralmente fatto proprio, nel 1756, dal barone Karl Gotthelf von Hund und Grotkau (1722-1776) –, un nobile di Altenburg, nei pressi di Lipsia, che è all’origine di un sistema massonico in otto gradi (apprendista, compagno, maestro, maestro scozzese di sant’Andrea, novizio, templare, eques professo e grande professo) conosciuto con il nome di Stretta Osservanza. Non tutti i massoni europei si appassionano però alle nuove leggende cavalleresche e templari: in particolare i più legati all’illuminismo e al razionalismo temono che gli “alti gradi” siano veicolo per la prevalenza degli elementi più inclini all’esoterismo e all’occultismo.

I sostenitori degli “alti gradi” sconfiggono i razionalisti su scala francese al Convento delle Gallie, tenuto a Lione nel 1778 – dove gioca un ruolo importante Jean-Baptiste Willermoz (1730-1824) – e su scala europea al convento di Wilhelmsbad nel 1782. Willermoz è coinvolto anche nella creazione dell’Ordine dei Cavalieri Beneficienti della Città Santa, meglio conosciuto come Rito Scozzese Rettificato, che diventa il centro della massoneria “spiritualista” europea e della sua lotta contro il filone “freddo” o razionalista del mondo massonico.

Pochi anni dopo, la “corrente fredda” razionalista si prende tuttavia una rivincita con la Rivoluzione francese (tra i cui protagonisti figurano importanti massoni della stessa “corrente fredda”, e nel corso della quale i massoni della “corrente calda” più esoterica sono invece perseguitati).

Sul piano massonico internazionale, la massoneria arriva intanto negli Stati Uniti – paese che in seguito avrebbe acquistato una grande importanza massonica – corredata degli “alti gradi”, e appunto negli Stati Uniti – a Charleston, nel 1801 – è fondata la versione oggi più nota del sistema in 33 gradi detto Rito Scozzese Antico e Accettato, più tardi diffusa in tutto il mondo grazie all’opera di una figura controversa ma influente, Albert Pike (1809-1891).

masones

Tratto da CESNUR

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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