Religioni e ideali politici

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Divario insuperabile tra religioni e ideali politici

religionesUna religione, così come una ideologia o visione politica, sono  concezioni espresse da conglomerati di parole dietro cui può esserci, ma anche non esserci, una piattaforma concreta di realtà possibile, una sostanza.

Sono esse sul piano ontologico equivalenti? Direi di no, nel senso che esse “sono” ma nascono come cose diverse e si realizzano in esiti del tutto diversi.

Una religione, lo sappiamo, è una concatenazione di ipotesi indimostrabili e di comportamenti rituali fini a se stessi.

Passare da una religione ad un’altra ha un senso per l’interiorità del soggetto, il cosiddetto “fedele”, ma non cambia nulla nei fatti se la religione vuole e deve essere una meta spirituale; tutto cambia invece, prostituendone  il concetto fondativo,  se e quando la religione, come è sotto gli occhi della storia e della cronaca, si trasforma in un artificio statuale, in un mezzo di conquista militare, di colonialismo proselitistico, di persecuzione giudiziaria.

E’ lo stesso per una ideologia, visione o teoria politica? Assolutamente no poiché essa è IL  mezzo che l’individuo, il cittadino, ha a sua disposizione per realizzare quel tipo di società che  egli sente come società ideale, per sovvertire quella attuale ed erigerne una nuova più conforme al suo modello socio-culturale.

La religione può farla anche l’eremita, la politica no, essa è un mezzo di lotta argomentativa tra forme alternative di organizzazione della comunità. E mentre chiunque può scegliere il suo ideale politico, lottare per esso e cambiarlo se crede, la religione è un relitto, un fossile attribuito di autorità a chi nasce con la stessa levità con cui si poggia la pietra tombale.

Chiunque può studiare, documentarsi, viaggiare per formarsi una ragionata visione politica della sua società, mentre nessuno,nei fatti, si scarica dalle spalle quella religione che gli hanno inchiodato nella psiche, castrandolo,  alla sua nascita.

Se per “mercato” intendiamo il luogo fisico o virtuale ove poter trovare ciò che si cerca, certamente in ogni società civile e libera esiste, per fortuna!, un mercato delle idee e delle teorie politiche: liberale, socialista, fascista, comunista, anarchica, nazionalista ecc: sono tutte valide potenziali opzioni per il cittadino di uno Stato di diritto fondato sul metodo democratico.

E le religioni? No, esse sono tutto l’opposto come la foresta pietrificata. Ecco il valore semantico, politico e simbolico della frase di un intellettuale cattolico come Andrea Riccardi: “Per la Chiesa è duro accorgersi che le religioni sono sul “mercato” come un prodotto e che il cattolicesimo è uno di questi”.

Volesse il cielo ciò fosse, significherebbe laicità, libertà interiore di orientamento e scelta, rispetto per le idee altrui e potatura di tante favole, superfetazioni, suggestioni e superstizioni che rendono le tante narrazioni religiose sia risibili sia incompatibili col senso comune e il principio di realtà.

La religione come “prodotto”? Ma certo, un prodotto infatti vuole essere un insieme di attributi tangibili e intangibili volti a procurare un beneficio a un utilizzatore. E così deve essere, ove l’utilizzatore è l’uomo che pensa, che cerca, che soffre seguendo quel tracciato socratico-kantiano che porta al “Sapere aude!”, e non cleri, gerarchie, curie e cupole per il loro potere e interesse.

MusedanzanoconApolloPeruzziBaldassarre

 di Paolo Bancale

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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