Guardando il cielo -Le mitiche figlie di Atlante.

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Guardando il cielo -Le sette mitiche figlie di Atlante.

Un esempio molto famoso e spettacolare di ammasso galattico è costituito dalle Pleiadi, un gruppetto di sette stelle nettamente visibile ad occhio nudo nella costellazione del Toro durante le lunghe notti invernali. La forma ricorda vagamente quella di una Orsa Maggiore in miniatura al punto che il gruppo viene spesso erroneamente scambiato per la costellazione dell’Orsa Minore (che ovviamente si trova in tutt’altra direzione).
In una notte serena ad occhio nudo si riescono a distinguere facilmente sette stelle che diventano nove o dieci se siamo dotati di un’ottima vista.
L’osservazione con l’ausilio di strumenti è ancora più entusiasmante: già un piccolo binocolo ci mostra decine di stelle mentre telescopi di medie dimensioni ce ne mostrano centinaia. Il diametro dell’ammasso si aggira intorno ai 30 anni luce e dista dalla Terra circa 385 anni luce.
A questo punto ci fermiamo un attimo per una piccola considerazione: una distanza di 385 anni luce significa che la luce, per percorrere la distanza che ci separa dalle Pleiadi, ha impiegato 385 anni quindi noi non vediamo le Pleiadi come sono oggi ma come erano 385 anni fa. Quando la luce ha iniziato il suo lungo viaggio correva all’incirca l’anno 1615: l’America era stata scoperta da poco di cento anni, Galileo aveva appena effettuato le prime storiche osservazioni telescopiche del cielo e Newton doveva ancora nascere.
Il gruppo delle Pleiadi è uno degli ammassi stellari più studiati e fotografati; le prime fotografie risalgono alla seconda metà del secolo scorso. Confrontando queste vecchie fotografie con quelle odierne si è scoperto che le stelle del gruppo non occupano le stesse posizioni che occupavano in passato; in altre parole si sono spostate e non sono le sole
Infatti tutte le stelle, Sole compreso, si muovono nello spazio con velocità più o meno elevate; è solo l’enorme distanza che ci separa da esse che ce le fa apparire fisse nel cielo. È sufficiente confrontare due osservazioni separate da un intervallo di tempo sufficientemente lungo per far sì che lo spostamento emerga. In particolare il Sole possiede un moto proprio che lo porta a spostarsi, con tutto il suo corteo di pianeti, verso un punto situato fra la costellazione della Lira e quella di Ercole alla velocità di 20 km/s.
Ritornando alle Pleiadi si è scoperto che tutte le stelle del gruppo si spostano nella stessa direzione con la stessa velocità. Inoltre alcune stelle che in primo momento si pensava facessero parte dell’ammasso possiedono velocità e spostamenti in direzioni diverse e quindi la loro presenza in quella zona è solo prospettica; al contrario altre stelle che si pensava fossero estranee all’ammasso possiedono le stesse velocità e spostamenti e quindi fanno parte dell’ammasso stesso
STORIA E MITOLOGIA
Le Pleiadi, conosciute anche con il nome di ‘Sette Sorelle’ oppure di ‘Gallinelle’ sono note fin dall’antichità; infatti le cita Omero nell’Odissea e ne parla la Bibbia nel libro di Giobbe. I loro nomi, introdotti dal poeta greco Arato vissuto nel terzo secolo a.C., sono Alcione (la più luminosa), Maia, Merope, Elettra, Taigete, Asterope, Celeno e corrispondono alle sette mitiche figlie di Atlante. Nel XVI secolo sono stati aggiunti i nomi dello stesso Atlante e di sua moglie Pleione.
Secondo un mito raccontato da Igino (I secolo d.C.) un giorno Pleione e le figlie, mentre stavano attraversando la Beozia, furono aggredite dal gigante Orione che voleva possederle oppure, secondo un’altra versione del mito, sedurre la madre. Le ragazze riuscirono a sfuggire all’agguato ma da quel giorno cominciò un lungo inseguimento da parte dell’infuriato Orione fino a quando Zeus, impietosito, le trasformò in stelle. Stessa sorte toccò poi al gigante il quale continuò l’inseguimento in cielo.
Secondo un’altra leggenda, tramandataci da Apollodoro (II secolo a.C.), tutte le Pleiadi si unirono in matrimonio ad altrettante divinità generando altri dei ed eroi tranne Merope che invece sposò un mortale, Sisifo, generando Glauco. La trasformazione in stelle fu un premio per la loro saggezza.
Per quanto riguarda il nome c’è chi lo fa derivare da ‘pléin’, navigare, poiché le Pleiadi indicavano dopo l’inverno l’inizio della stagione idonea alla navigazione; chi invece lo fa derivare da ‘pléion’, più, poiché sono numerose e chi ancora da ‘péleiades’, stormo di colombe, poiché prima di diventare stelle Zeus le avrebbe trasformate in questi uccelli per potere sfuggire più facilmente all’inseguimento di Orione.
Le Pleiadi diventarono astronomicamente importanti intorno al 2.500 a.C. poiché il loro sorgere eliaco avveniva in corrispondenza dell’equinozio di primavera che, presso gli antichi popoli della Mesopotamia, rappresentava l’inizio dell’anno.
Nel I millennio a.C. l’apparire delle Pleiadi nei cieli primaverili del mattino indicava agli antichi naviganti l’inizio della stagione idonea alla navigazione mentre la loro scomparsa nei cieli serali autunnali segnalava che era giunto il momento di lasciare le navi nei porti.
Oggi le Pleiadi cominciano ad apparire nei cieli del mattino in agosto, sono ben visibili in prima serata in inverno e annegano nelle rossi luci del tramonto in maggio. Per capire questa differenza di comportamento bisogna che andiamo brevemente a fare la conoscenza con un curioso fenomeno astronomico: la precessione degli equinozi.
LA PRECESSIONE DEGLI EQUINOZI
Oltre ai ben noti movimenti di rotazione attorno al proprio asse e di rivoluzione intorno al Sole, la Terra possiede un ulteriore movimento chiamato precessione. L’attrazione combinata della Luna e del Sole sul rigonfiamento equatoriale terrestre fa sì che l’orientamento dell’asse attorno al quale ruota il pianeta non sia fisso nello spazio ma cambi molto lentamente nel tempo.
Un primo effetto della precessione è il lento migrare del Polo Nord Celeste in mezzo alle stelle. Tutti i libri di astronomia ci raccontano che il Polo Nord celeste è indicato dalla Stella Polare (la stella più luminosa della costellazione dell’Orsa Minore) poiché tale stella si trova nella direzione in cui punta l’asse terrestre ma, a causa della precessione, non è sempre stato così. In un’epoca che risale a 4800 anni fa il Polo Nord celeste era indicato da Thuban (la stella più luminosa della costellazione del Drago) mentre fra 7.000 e 13.000 anni le future stelle polari saranno rispettivamente Alderamin (nella costellazione di Cefeo) e Vega (nella costellazione della Lira).
Un secondo effetto è che la posizione occupata dal Sole durante l’equinozio di primavera, il cosiddetto ‘punto vernale’ o ‘punto gamma’, non è fissa ma anch’essa si sposta molto lentamente lungo l’eclittica nel verso opposto al moto annuo del Sole. Il movimento del punto gamma lungo l’eclittica è chiamato precessione degli equinozi.
A partire dal 2220 a.C. fino al 60 a.C. il punto gamma si trovava nella costellazione dell’Ariete; per questo motivo il punto gamma è anche conosciuto come ‘primo punto dell’Ariete’. Nel 60 a.C. il punto gamma è entrato nella costellazione dei Pesci e lì resterà fino al 2100 d.C. dopo di che entrerà nella costellazione dell’Acquario.
L’intervallo di tempo impiegato dal punto gamma per compiere un giro completo dell’eclittica, pari a circa 26000 anni, fu anticamente chiamato ‘grande anno delle Pleiadi’ poi ribattezzato in ‘anno platonico’ durante il Medioevo.
Durante il periodo che va dal 4.380 a.C. al 2.220 a.C. il punto gamma si trovava nella costellazione del Toro; quest’epoca era anticamente denominata ‘Era delle Pleiadi’.
ETÁ E FUTURO DELLE PLEIADI
Le stelle principali del gruppo delle Pleiadi sono stelle di colore azzurro molto grandi, calde e giovani; la loro età è stimata fra i 60 e gli 80 milioni di anni, un’inezia rispetto ai 5000 milioni di anni del nostro Sole.
Fa una certa impressione notare il fatto che le Pleiadi emisero la loro prima luce nello stesso periodo in cui sulla Terra si consumò il dramma dei dinosauri; ricordiamo infatti che la grande estinzione di massa dei dinosauri avvenne all’incirca 65 milioni di anni fa.
Purtroppo le Pleiadi non vivranno a lungo come il Sole; le Sette Sorelle pagheranno a caro prezzo il fatto di essere molto grandi e luminose. Infatti più una stella è grande e luminosa e più velocemente consuma il suo combustibile nucleare per contrastare la gravità che tende a comprimerla. Quindi mentre stelle medio-piccole come il Sole possono vivere tranquillamente fino a 10 miliardi di anni stelle massicce e luminose come le Pleiadi potranno vivere solamente per un centinaio di milioni di anni dopo di che esploderanno come supernova e si trasformeranno in stelle di neutroni o buchi neri.
Una conseguenza molto importante, e anche molto triste, di questo fatto è che eventuali pianeti in orbita attorno a stelle di questo tipo non potranno mai ospitare forme viventi simili alla nostra poiché la vita di queste stelle è troppo breve. Infatti la vita sulla Terra ha richiesto tempi lunghissimi per potersi evolvere da semplicissime forme primordiali a forme più evolute e complesse.
Ricordiamo che il sistema solare nacque a partire dalla condensazione di una nube di gas all’incirca 4.600 milioni di anni fa e le primissime forme di vita apparvero circa 4.000 milioni di anni fa; per trovare le prime forme di vita abbastanza complesse bisogna arrivare all’inizio del del periodo geologico denominato Cambriano, circa 700 milioni di anni fa.
Le chiamano “le sette sorelle” e in questa immagine, inviata dal telescopio spaziale Spitzer, sembrano galleggiare su un letto di nuvole. Sono le Pleiadi, stelle distanti più di 400 anni luce nella costellazione del Toro. Proprio in questo periodo, possono essere osservate appena al di sopra di Venere
elaborato da  g.m.s.——————-
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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