Quando il ruolo della fede prevale sulla ragione…

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Ovunque il fanatismo di una fede arrivi a prevalere, il ruolo della ragione, come già fu in Europa, viene perseguitato e represso con determinazione. La storia del pensiero critico nell’Islam. Attuale diffusione di apostasia, ateismo e non-credenza. I nuovi movimenti areligiosi.

religioneC’è un errore di fondo nella visione occidentale del mondo islamico o meglio, nella visione che l’uomo medio occidentale ha del mondo islamico. Dopo gli attentati dell’11 settembre 2001, infatti, l’opinione pubblica mondiale tende ad associare il fanatismo religioso di personaggi come Osâma bin Lâden al mondo arabo, commettendo l’errore di pensare che ogni uomo nato in ambiente islamico debba necessariamente essere un fervente credente ed un possibile terrorista. Questo preconcetto ha fatto nascere una paura per tutto ciò che è musulmano, una paura che viene definita Islamofobia.

Essa porta conseguentemente altri preconcetti, come quello di pensare che tutta la produzione filosofica, scientifica, artistica e letteraria musulmana sia frutto dell’influenza religiosa, dimenticando che l’impulso creativo islamico proveniva dal contatto con civiltà più antiche. Senza l’arte bizantina e sassanide, infatti, non ci sarebbe stata nessuna arte islamica. Senza l’influsso della filosofia e della scienza greca non si potrebbe parlare di filosofia e scienze islamiche. Potrebbe risultare che il pensiero islamico si sia sviluppato non grazie all’Islam, ma nonostante l’Islam, cioè che la civiltà islamica abbia raggiunto vette straordinarie nonostante le interferenze e le limitazioni del Corano e della religione.

Arrivare a pensare che tutto ciò che è islamico sia necessariamente religioso è il frutto delle paure che i fanatici islamici hanno trasmesso all’occidente, con la loro violenza e la loro crudeltà. Bisogna abbattere questo falso mito della assoluta religiosità imperante nel mondo musulmano, né bisogna credere che associare la parola “ateo” a quella “islamico” sia un ossimoro, perché l’ateismo è esistito fin dalle origini nel mondo islamico. La realtà è che non esistono popoli esclusivamente religiosi, come non esistono popoli esclusivamente atei.

In ogni periodo della storia umana ed in qualsiasi luogo della terra, le differenziazioni di pensiero sono sempre esistite ed hanno permesso lo sviluppo della civiltà. Gli atei nati in ambiente islamico sono stati, e lo sono tuttora, perseguitati, torturati, uccisi, così come gli atei di origine cristiana o ebraica nel medioevo. Se noi occidentali continuassimo ad associare il fanatismo islamico a tutto il mondo arabo-islamico, non solo procederemmo con una visione bigotta e razzista, ma compiremmo un atto esecrabile, uccideremmo una seconda volta quegli uomini che, pur nascendo in un ambiente fortemente religioso, hanno scelto un’altra via.

Una colpevole indifferenza

indifferenzaCome dicono Jacques Neirynck e Tariq Ramadan nel loro libro Possiamo vivere con l’Islam? «il caso dell’ateismo in territorio musulmano non è stato studiato a dovere. Alcuni sapienti hanno affermato che non poteva essere accettata nessuna espressione di ateismo in terra musulmana; altri sono stati più possibilisti, ammettendo in certi limiti la presenza di atei in una società musulmana». In sostanza bisogna ammettere che, nel mondo islamico, questo tipo di argomentazione è molto recente. Per molto tempo l’ateismo è rimasto marginale nelle società musulmane, soprattutto nella sua espressione pubblica. Nell’Islam vi fu solo una setta che negò dichiaratamente la divinità, e fu quella della Mu’attila.

L’ateismo in ambito islamico si va trasformando in un vero e proprio movimento soltanto in età contemporanea; per ciò che concerne l’antichità, infatti, si può parlare solamente di singoli individui atei. Questi uomini sono stati colpevolmente dimenticati dalla maggioranza musulmana, perché considerati nemici di dio, nemici della religione, nemici della Umma (comunità).

Viaggio alle origini della miscredenza

Bisogna fare innanzitutto una distinzione fra l’atteggiamento dell’Islam nei confronti delle cosiddette eresie razionalizzanti e l’atteggiamento nei confronti della miscredenza. Per ciò che concerne le eresie vi è stata una sorta di permissivismo o tolleranza controllata. Le opinioni divergenti non ortodosse avevano una protezione nella tradizione ed in special modo in un hadîth, fatto risalire al Profeta, che diceva: «La differenza di opinioni all’interno della mia comunità è un segno di divina misericordia». La miscredenza, invece, era assolutamente vietata e veniva punita con la morte. Essa nacque con l’Islam; sappiamo dallo stesso Corano, infatti, che esistevano fra gli arabi degli scettici che non accettavano le “storie” raccontate da Maometto, che non credevano nei miracoli e in una vita futura, che lo accusavano di plagiare i poeti arabi pagani e mettevano in dubbio le origini divine della sua rivelazione. Questi uomini, contemporanei di Maometto, non avevano alcuna sensibilità religiosa, e si convertirono in seguito all’Islam spinti dalla speranza di ottenere nuovi territori e bottino, grazie alle razzie.

Il razionalismo islamico, invece, nacque sotto l’influenza della filosofia greca che portò con sé lo scetticismo ed il razionalismo, nonché la critica delle superstizioni. Esso si sviluppò in gruppi, come quello dei mu‘taziliti, o in singoli individui di grande spessore intellettuale come al-Rawandi, al-Ma’arri, al-Razi, che contrastando le affermazioni dell’ortodossia, cercarono di esaltare la ragione come unica via per raggiungere la verità.

La via religiosa: lotta al potere della ragione e declino del pensiero critico

1642397804Dopo soli quattrocento anni di storia, la civiltà islamica raggiunse vette altissime; fra le sue fila annoverava menti eclettiche che primeggiavano contemporaneamente nelle scienze, nella medicina, nella matematica, nell’astronomia, nella filosofia e nella poesia. Ma fra i secoli X ed XI il progresso islamico si arrestò; la fiorente civiltà che aveva fatto intravedere delle forme altissime di arte, di scienza e di tecnica cadde nell’intolleranza; venne a mancare la dialettica che era stata il sale del progresso, portando la civiltà musulmana sulla via di quel declino da cui, dopo secoli, stenta ancora a riprendersi. Ma quale fu la causa di tale declino? Cosa impedì il progredire del pensiero critico? Non ci sono molti dubbi in proposito: la causa fu determinata dal potere crescente dell’ortodossia, che grazie ad al-Ghazâlî pose la fede al centro di tutto, cancellò la tolleranza ed iniziò a discriminare i filosofi, i cristiani, gli ebrei, i miscredenti e gli atei. Ad opera di al-Ghazâlî, detto “l’ornamento della fede”, infatti, avvenne la reazione più decisa nei confronti della pretesa dei filosofi (falasifa), cultori del pensiero greco, e dell’aristotelismo in particolare, di accedere alla verità con la ragione. È vero che al-Ghazâlî diede alla teologia islamica un fondamento filosofico, ma è altrettanto vero che i suoi attacchi alla ragione, il riportare i musulmani ad una fede indubitabile nel Corano, lasciarono ridotti margini alla possibilità di critica. Da quel momento, l’Islam ha imboccato la strada della lotta alla razionalità, alla libertà, allo sviluppo. Per i tradizionalisti la ragione non è necessaria alla comprensione religiosa. La verità religiosa è contenuta nel Corano e nella Sunna, che devono essere accettati senza interrogativi e dubbi.

Al di là del buio, la rinascita dell’ateismo

Dopo mille anni di oblio, dopo aver attraversato indenne secoli di sconvolgimenti storici, di guerre, di vittorie e sconfitte, l’Islam si affacciò alle porte del novecento con ancora tutta la sua forza, la sua sacra verità, il suo fardello di delitti, di barbarie e d’intolleranza. Ma proprio agli inizi dello scorso secolo nacque un uomo che sarebbe diventato il promotore della rinascita della critica islamica.
Quell’uomo si chiamava Ali Dashti, nato in Iran nel 1901, già a vent’anni direttore di una rivista socialista, Alba rossa.  Il suo libro più conosciuto è uno studio sulla carriera profetica di Maometto, dove egli, significativamente, mette a confronto Maometto non con altri Profeti come Mosè o Gesù, ma con dei conquistatori o dittatori come Ciro, Alessandro Magno, Giulio Cesare, Napoleone Bonaparte, Chengiz Khan e Adolf Hitler.

ali dashtiIl libro fu pubblicato solo all’inizio degli anni ‘80, a Beirut, dal momento che dal 1971 al 1977 il regime dello scià dell’Iran aveva proibito la diffusione di qualunque testo con critiche alla religione. Dopo la rivoluzione islamica del 1979 in Iran, Ali Dashti autorizzò la pubblicazione della sua opera da parte di gruppi clandestini di opposizione. Ma questo gli costò la vita perché, dopo aver trascorso tre anni di prigionia nelle carceri di Khomeinî, dove venne torturato nonostante la sua età, 83 anni, fu ucciso nel 1984.

Ali Dashti difese il pensiero razionale e criticò la fede cieca, dal momento che la «fede può ottundere la ragione umana e il buon senso, anche negli studiosi più eruditi». Egli è importante non tanto per la profondità delle sue idee, non tanto per il valore filosofico delle sue opere, ma perché la sua critica all’Islam, il suo sentirsi libero di contrastare il totalitarismo musulmano, il suo vivere senza paura, affrontando le persecuzioni, le umiliazioni, le torture, con coraggio e serenità, hanno aperto uno squarcio nell’oscurità del fondamentalismo islamico. Dopo di lui molti altri uomini hanno avuto il coraggio di testimoniare le proprie idee, hanno avuto la forza di lasciare l’Islam per un’altra religione (diventando apostati) o scegliendo semplicemente di non credere.

Libertà ritrovata, libertà insanguinata

Ali Dashti ha dato il là alla rinascita delle libertà nel mondo islamico, ha ridato una speranza a molti uomini che non condividevano i precetti, le idee, le imposizioni islamiche. Ma l’uomo che ha avuto la funzione di spartiacque nella cultura a noi contemporanea è Salman Rushdie, lo scrittore anglo-indiano che con il suo libro I Versetti satanici ha suscitato enorme scalpore nel mondo arabo ed è stato fondamentale per far conoscere all’opinione pubblica mondiale le condizioni in cui si trovano milioni di persone. Dopo di lui, in ogni parte della terra, inizialmente in maniera singola e nascosta, i casi di apostasia ed ateismo si sono susseguiti senza più il freno della paura della morte. Ascoltando le parole dei nuovi atei, dei nuovi agnostici, dei nuovi apostati, si può comprendere, infatti, che per loro il rischio della morte è sicuramente migliore di una vita da schiavi.

La maggior parte dei neo-liberi pensatori non è conosciuta ai più, perché essi sono costretti spesso a vivere in clandestinità, in solitudine se si tratta di persone normali, protetti dalle forze dell’ordine quando si tratta di personaggi pubblici. Ma nonostante queste differenze, tutti hanno una cosa in comune: una fatwâ sulla testa, una condanna a morte, che li seguirà per il resto della loro vita. Negli ultimi anni, i neo-liberi pensatori, però, si stanno organizzando, mettendo in comune le proprie esperienze e cercando di aiutare chi ancora non ha avuto il loro coraggio. Tramite Internet, sappiamo che migliaia di persone ogni anno abbandonano l’Islam; i siti del nuovo popolo libero si moltiplicano ogni giorno e fra di essi ve ne sono due particolarmente importanti, perché sono stati costruiti e sono gestiti dai fuoriusciti più famosi. I siti si chiamano apostatesofislam.com e faithfreedom.org e sono diventati il punto di riferimento degli ex musulmani, della rivincita del pensiero libero, della lotta al nuovo totalitarismo.

Nel terzo millennio esiste un vero e proprio movimento di non credenti, un movimento in continua crescita con sempre più consapevolezza della propria forza. Esso comprende filosofi, scrittori, liberi pensatori, ma anche gente comune, ed attraversa tutte le nazioni musulmane, dal Marocco all’Indonesia. Tra gli esponenti maggiori ricordiamo: Salman Rushdie, Ibn Warraq definito lo “Spinoza islamico”, Taslima Nasrin, Ali Sina, Anwar Shaikh, Parvin Darabi.

Il futuro: tra contraddizioni ed incertezze

anjemchoudarypredicazioneMolti studiosi affermano, con ragione, che Islam ed Islamismo sono due cose assolutamente differenti, ma nella realtà contemporanea esse si intrecciano e diventa difficile fare una distinzione, anche per la mancanza di trasparenza delle autorità religiose che non prendono posizione contro gli attentati, contro le violenze, contro l’odio. Nessuna fatwâ è stata lanciata contro gli attentatori suicidi, nessuna fatwâ è stata lanciata contro Osâma bin Lâden. I religiosi considerano più pericolosi gli intellettuali, gli scrittori, i giornalisti, che hanno come unica colpa quella di pensare liberamente, che gli attentatori suicidi, che uccidono indiscriminatamente donne e bambini, non-musulmani e musulmani, ma che hanno menti facilmente controllabili. Sono queste le contraddizioni che serpeggiano in seno all’Islam e che portano al suo abbandono.

Non si tratta, quindi, di retorica, non si tratta di odio razziale, il problema islamico è di difficile interpretazione e di ancor più difficile soluzione. L’Islam è rimasto immobile, chiuso nel suo mondo intriso di cultura religiosa ed ha identificato l’Occidente, aggressore e colonialista, col regno del materialismo e della decadenza morale. L’arretratezza contemporanea del mondo islamico è da imputare, quindi, sia a cause esterne, ma soprattutto alla perdurante chiusura al progresso tecnico e culturale dell’Occidente, alla negazione della scienza, accusata di essere portatrice di materialismo, e della filosofia, accusata di allontanare l’uomo dalla contemplazione religiosa.

web-g.m.s.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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