Poesia persiana…

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In un mondo sempre più distratto affanato da tematiche materiali, rivoluzionarie, dove lo sconcerto porta alla alienazione, l’egoismo imperversa quale regola- quattro passi nella dimensione del cuore e dello spirito assetati di bellezza, semplicità e verità-ci aiutano a ridestare nel cuore e nell’anima quel che vi è in noi tutti di umano e buono.
E’ opinione della redazione di cimentarsi in pubblicazioni di poesie, con l’auspicio di dare un messaggio attraverso la poesia di serenità in questa epoca confusa allienante dove il sociale permane in lagni, la politica è confusa ed incapace di risposte, l’economia allo sfascio, il cittadino comune nella disperazione. Ragione per cui noi riteniamo che una poesia possa dare un momento di serenità e pace interiore e magari risvegliare quanto ancora vi è di buono sopito in noi tutti-g.m.s.
La  Poesia Persiana
Scrive Hafez:
Lo splendore del tempo della gioventù ha riacquistato, ora, il Giardino; la buona novella del Fiore ha raggiunto il dolce cantante Usignolo.
Quello della rosa, il fiore per eccellenza e dell’usignolo è uno dei temi più ricorrenti della poesia persiana, presente fin dalle sue prime testimonianze.
L’usignolo è detto Uccello dell’Alba. Come la preghiera dell’alba, che per il Corano ha un valore particolare, così il suo canto ha un valore mistico, è preghiera e anelito.
Ma un anelito triste, perché la rosa è inaccesibile nella perfezione della sua bellezza. Essa sdegna l’usignolo ed il suo amore nel suo fugace fiorire.
Dopo la sua morte, l’usignolo canterà la perdita di ciò che mai ha posseduto.
Non è difficile scorgere il senso dell’immagine: la rosa è Dio, inaccessibile e lontano, con il quale inutilmente il credente tenta di unirsi.
La preghiera dell’uomo, come il canto dell’usignolo, è canto triste per l’inaccessibilità della bellezza divina.
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Ero perso con lo sguardo verso il mare
Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,tutto e tutto appariva come uguale;
poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo, ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione
di essere imprigionata fra le spine non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani,
non l’ho colta ma con lei ho condiviso il profumo e le spine tutte quante.
Khāje Shams
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“Quando la mia fede era impiccata alle fragili corde della giustizia
e in tutta la città facevano a pezzi il cuore dei miei occhi,
quando soffocarono con il fazzoletto nero della legge
gli occhi infantili del mio amare e dalle tempie pulsanti della mia speranza
sgorgarono fiotti di sangue, quando la mia vita ormai non era più nulla,
nulla, se non il tic-tac di un orologio,capii che dovevo amare, amare,amare follemente.”
Forugh Farrokhzad
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Ha sollevato l’aria un velo azzurro, l’orto ha piegato il tappeto di seta,
lo stagno ha fatto turchine le guance,il cielo è diventato argenteo in volto.
Se spruzzi acqua nell’aria, si congela,come fosse cristallo sminuzzato,
le verdi foglie agli alberi in giardino son tavolette di giallo rubino.
Spoglio si è fatto il parco verdeggiante da quando il corvo ha preso a gracidare:
non può cantare il musico infelice nel convito ove gioie non vi sono.
Se la foglia dell’albero non ama, perché ha la schiena curva e il volto giallo?
Chi ha dato al vento sottile magia? L’erba converte il limatura d’oro!
Che fa, se gialla è diventata l’erba?Rosea e florida guancia ha il mio signore!
Farrokhi
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Lieta e lucente macchia d’un amore colore della stella: il cuore mio s’è prostrato lontano, a un buio neo,
volto di perla e collo di candela, chiaror di fronte sotto trecce nere. Sono il ricciolo e il neo lettere scritte
per agevoli imbrogli, il volto è raso,le orecchie come l’arco della luna,nei riccioli di seta ambra è il profumo,
pronto bersaglio per la freccia è il petto.Un purpureo dolcissimo capriccio m’ha pescato con l’amo dell’amore,
e poi sostiene che non era vero.Luce fiamma a crepuscoli sereni, iride ed eco a giovanetti cuori,
le lunghe dita un cappio affusolato, andatura da farne imbambolare, lo schiavo di parole dolci e fiori,
un verde pappagallo appollaiato,luna, muschio, pantera, aspro leone.
Odori e melodie da inebetire, resi muti ragione ed intelletto,l’ora beata che qugli occhi scorsi.
Lunare luna ed assolato sole,del sole il volto e della notte il velo,oh, quella mano, oh, i doloroso uncino!
Sguinzagliati strumenti di passione,son cose da cavar sensi nascosti,con martello e tenaglie, dalle pietre.
Statura di cipresso, e tondo neo,re vittorioso ed arabo leone,con tattica congiunta volse in fuga:
non s’espose, e tremarono gli eroi.O luce dei miei occhi allucinati,pura visione m’ha rubato il cuore
Ahmad Nishani
 

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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