Poesia- Arabo-Islamica…

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In un mondo sempre più distratto affanato da tematiche materiali, rivoluzionarie, dove lo sconcerto porta alla alienazione, l’egoismo imperversa quale regola- quattro passi nella dimensione del cuore e dello spirito assetati di bellezza, semplicità e verità-ci aiutano a ridestare nel cuore e nell’anima quel che vi è in noi tutti di umano e buono.

E’ opinione della redazione di cimentarsi in pubblicazioni di poesie, con l’auspicio di dare un messaggio attraverso la poesia di serenità in questa epoca confusa allienante dove il sociale permane in lagni, la politica è confusa ed incapace di risposte, l’economia allo sfascio, il cittadino comune nella disperazione. Ragione per cui noi riteniamo che una poesia possa dare un momento di serenità e pace interiore e magari risvegliare quanto ancora vi è di buono sopito in noi tutti-g.m.s.

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Molti non conoscono la poesia arabo-islamica, ve ne sottoponiamo alcune, al fine di sottolinearvi il profondo senso poetico dell ‘animo, orientale, di come l’amore sia sublimato, quale complemento dell’ esistere.

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Profumo di donna Il profumo di lei! Tu credi che il suo amplesso e quella che lo procura siano tutto il paradiso.

Si schiude la rosa della guancia sul ramo della sua persona, e ivi fiorisce la camomilla del sorriso.

Ascoltar la sua parola e’ un gradevole passatempo, come il diletto del vino o d’un canto improvvisato.

Mentre la tengo stretta a me, mi racconta i suoi segreti, e la mia bocca raccoglie dalla sua intime confidenze.

Quando le Pleiadi adornano il sommo della notte, offrendo nelle mani dell’alba un mucchietto di stelle,

trovo le sue labbra dolci, come fossero infuse di vino vecchio miscelato con muschio.

Sentila che parla: raccogli nel tuo orecchio fiori di giardino, morbidi di rugiada.

Discorrere con lei non viene a noia, come non viene a noia l’aria pura.

Le sue ciglia rinchiudono la spada di uno sguardo, che fa ringuainare i brandi piu’ taglienti.

Qualsiasi rimprovero provenga da lei e da me, il suo e’ una civetteria, il mio una vilta’.

Quando i corpi s’incontrarono, senza alcun sospetto, e gia’ le anime si eran consunte di passione,

cogliemmo senza che ci fosse imputato a colpa i frutti di un piacere che si colgono quando si piantano.

Quando poi svanirono le stelle, levando una bandiera sulla quale s’appressava la luce e

dalla quale svanivano le tenebre, sospirai sbigottito, ma solo sospirai per lo spuntar dell’aurora.

O aurora, non venire, tu mi fai desolato; o notte, non andar via, tu mi dai gioia!

Ibn Hamdîs

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Ecco una gazzella ornata di orecchini, Che mi canta le nenie quand’io son ito;

Quand’ella vede ciò che m’è successo. Come prato variopinto,

Non mi cale d’altro quand’ella è meco, Poiché nell’amor suo mi consumo,

Il suo volto è luna che spunta; Superbisce quando ha preso tutto per sé l’amor mio;

E quindi io peno. Sur un tralcio sottile, Le è dolce il mio lungo dolore.

O crudeltà: ed io sto per morire! Sdegnosa, inaccessa a pietà, Non rifugge dal romper

la fede che mi die’. Tace ostinata; Tiranna, ingiusta; Diversa da quella che fu un giorno.

Oh felice chi le sta accanto!

‘Abu ‘al Hasan  Alì ‘ibin ‘abi ‘al Basar

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Sentila che parla: raccogli nel tuo orecchio fiori di giardino, morbidi come rugiada.

Discorrere con lei non viene a noia, come non viene a noia l’aria pura.

Le sue ciglia rinchiudono la spada di uno sguardo, che fa timore anche alle lame più taglienti.

Qualsiasi rimprovero provenga da lei e da me: il suo é una civetteria, il mio una viltà.

Ibn Hamdis

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Ero perso con lo sguardo verso il mare Ero perso con lo sguardo nell’orizzonte,

tutto e tutto appariva come uguale; poi ho scoperto una rosa in un angolo di mondo,

ho scoperto i suoi colori e la sua disperazione di essere imprigionata fra le spine

non l’ho colta ma l’ho protetta con le mie mani, non l’ho colta ma con lei ho condiviso

e il profumo e le spine tutte quante. Ah, stenderei il mio cuore come un tappeto sotto

i tuoi passi, ma temo per i tuoi piedi le spine di cui lo trafiggi. “L’idioma dell’Amore

non si può veicolare con la lingua: versa il vino, coppiere, e smetti quest’insulso parlare”

Khwaja Šamsu d-Din Mu?ammad Hafez-e Širazi

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Così rossa è la rosa che sulla gota splende che sa ingannare il cuore.

Si imprime nello sguardo e lo cattura, bellezza che altera illude chi ti guarda

e alla tua mano consegna in servitù il suo cuore. Bellezza che vezzeggiando offende: che importa

se il pugno cui affido un cuore innamorato ha dita come spine? Che importa se poi il cuore si fa liuto

e in musica convertono le dita il suo lamento? E infine quel mio cuore si fa freccia

lanciata dalla mano d’un arciere che a morte lo stringeva: del sangue del mio cuore dardeggiato

io me ne vanto, e rido.

Abu Nuwas

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Sono morto come minerale e come pianta sorto.

Sono morto come pianta e ancora risorto come animale.

Sono morto come animale e risorto come uomo.

Perché temere allora di divenire meno morendo?

Ancora una volta moriro’ come uomo.

Per risorgere come un angelo perfetto dalla testa

alla punta dei piedi. Ed ancora quando da angelo soffrirò la dissoluzione

Io mutero’ in cio’ che supera l’umano concetto.

Gialal ad-din Rumi

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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