Le Crociate nei Paesi del nord Europa…

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I Crociati e nel nord -la storia-

Se possiamo abbracciare con uno sguardo tutta la realtà della regione nordeuropea che oggi ingloba parecchie nazioni, fra cui la Polonia e la Bielorussia, possiamo renderci conto che intorno alla fine del X sec. i principi (forse è meglio chiamarli duchi, con la dicitura latina, o con termine slavo più tardo knjaz, ossia capi o leader) polacchi, una volta entrati nella sfera culturale latina, avessero ragione a richiedere l’aiuto di Roma e dell’Imperatore d’Occidente per potersi espandere nel territorio che essi stessi si erano destinati. Infatti, ancora divisi fra di loro e in crescita demografica, con la scusa di convertire gli eventuali abitanti non ancora cristiani delle terre a nord, aiutati da esperti e consulenti che solo Roma poteva fornire, avrebbero potuto introdurre il nuovo ordine feudale di sfruttamento che già vigeva nei territori tedeschi vicini.

Era in verità una scelta obbligata. L’espansione verso est non era possibile perché contrastata dalla presenza della potente Rus di Kiev, benché qualche tentativo di conquista da questa parte c’era già stato da parte di qualche esuberante duca polacco (conquista temporanea della Russia Rossa), ma non era possibile neppure a sud del Monti Tatra perché anche qui ci si scontrava con una potente compagine politica, la Grande Moravia e la Grande Ungheria! Tanto meno era possibile espandersi verso ovest, contro il costituendo Impero Germanico degli Ottoni.

Da Roma intanto, dopo lo scisma unilaterale del 1054 col Patriarcato di Costantinopoli, si lasciava che si affermasse l’idea che anche gli ortodossi fossero in definitiva eretici e pagani, *( vedasi nota a piè di pagina ) proprio come tutti gli altri che ancora non conoscevano Cristo ed in tal modo si creava la pretesa che le Terre Russe insieme a quelle Baltiche dovessero essere colonizzate legittimamente dai regni cristiano-latini (naturalmente intendendo in primo luogo i regni di Danimarca e di Svezia) e, magari, perché no?, poi dare anche un aiuto ai “fratelli slavi” polacchi.

Fu un “seme” di una mala pianta molto pericolosa che fiorì per i secoli a venire…

Dunque dall’odierna foce dell’Oder fino al Golfo di Finlandia, per l’Occidente sembrò che tutte le responsabilità di portare sulla retta via gli uomini di questa parte d’Europa ricadesse sul Papa di Roma e sul suo braccio secolare, l’Impero Romano germanico d’Occidente casualmente capitato in eredità da Carlomagno ad una dinastia germanica, gli Staufer o Hohenstaufen, tanto che l’idea di crociata continuasse a vivere anche nelle centrali cattoliche del nord.

Non si può certamente negare che queste regioni dell’Europa del nord avessero già dato tanti contributi, in sangue e risorse, alle crociate in Terra Santa, persino sacrificando la vita dei propri uomini migliori (vedi Federico Barbarossa, fra gli altri) mandati in Palestina contro i saraceni, ma è sorprendente che questi nordici avessero ancora voglia di morire per condurre crociate contro i popoli del Baltico e persino oltre…

Comunque sia, credendo giusto e con la convinzione di far cosa buona, già da tempo l’espansionismo tedesco invitava le popolazioni della Germania, specialmente quelle in rapido sviluppo demografico del disastrato territorio del delta renano sotto il livello del mare e della Sassonia, a mettere le loro poche masserizie sui loro carri e a dirigersi verso l’est, ecclesiastici in testa, a maggior gloria dei grandi feudatari ecclesiastici tedeschi, ma soprattutto… alla conquista delle ricchezze che queste terre nuove possono offrire!

Attenzione però! Queste furono delle migrazioni “autorizzate” e non rappresentarono in alcun modo delle deportazioni, in quanto fomentate e alimentate dallo spirito di crociata, come abbiamo detto, uno spirito che non si era ancora sopito e che rappresentava nell’uomo di quel periodo del Medioevo una specie di gioiosa e avventurosa penitenza.

I vescovadi nordici, specialmente quelli di Brema e di Amburgo dunque, chiamarono a raccolta chiunque volesse o fosse disposto a correre il rischio di perdere la vita nel nome di Cristo, per mettersi in viaggio per il recupero del già ricordato Patrimonium Sancti Petri, come Roma aveva dichiarato essere anche le terre baltiche!

E qui nel XII-XIII sec. s’innesta nella storia del Baltico il ruolo della Cavalleria Crociata e degli scopi “santi” che l’aveva fatta nascere qualche secolo prima.

Che cosa succede? Cominciamo dal principio.

Il 28 maggio del 1291 è caduta l’ultima fortezza franca in Terra Santa di San Giovanni d’Acri (oggi Akko) e tutti gli europei (qui conosciuti collettivamente col nome di frangi ossia franchi) sono costretti ad evacuare da tutte le piazzeforti finora detenute in Palestina, in maniera definitiva. Malgrado ciò, che questa sia una cacciata definitiva dalla Palestina, non è compreso bene da tutti e fra le tante organizzazioni che operano qui, gli Ordini cavallereschi che per tanti anni avevano fondato la loro esistenza sull’assistenza militare e umanitaria dei pellegrini e dei crociati in Terra Santa, alcune sono costrette ora a cercare altre attività nelle terre tutt’intorno al Mediterraneo, in attesa della rivincita sugli infedeli.

Se però la rivincita in Palestina è rimandata, si possono tuttavia estendere le Crociate, e quindi il ruolo degli Ordini Cavallereschi, negli altri luoghi dove si annidano ancora infedeli pericolosi. Non vale la pena quindi sciogliersi e i Papi di Roma, che hanno inventato le Crociate, si danno da fare per mantenere vivo lo spirito battagliero di questi monaci armati, sconfitti, ma non domi. La lotta al paganesimo continuerà perché di infedeli e pagani ancora se ne trovano qui e là, in Europa o altrove…

Qui è la vita di un Ordine in particolare che c’interessa: il cosiddetto Ordine Teutonico. Per questi motivi cercheremo di ricostruire, in breve, la sua storia, per riuscire a capire perché e come mai questi crociati, questi religiosi in armi, riuscirono a trasferirsi nelle lande baltiche, mutando radicalmente la cultura e la lingua di questa gente e cambiando profondamente la storia russa e polacca.

L’Ordine si chiamava ufficialmente Fratelli Serventi dell’Ospedale di Santa Maria dei Tedeschi di Gerusalemme ed era nato nel 1128 rispondendo alle pie intenzioni di un gruppo di mercanti di Lubecca e di Brema i quali, in pellegrinaggio a Gerusalemme, preoccupati di curare i propri conterranei malati, pellegrini in Terra Santa come loro, chiesero ed ottennero dal papa di costituirsi ad ordine a sé per esercitare misericordia per tutti gli ospiti di lingua o di provenienza tedesca. Questi primi fondatori avevano fatto voto di castità ed erano quindi diventati una milizia di monaci combattenti, scegliendo come simbolo di riconoscimento per il manto che copriva la loro armatura metallica, il color bianco con una grande croce nera sul davanti e sul di dietro.

L’Ordine era nato sotto l’egida di Baldovino I, re latino di Gerusalemme, ed il papa Celestino II nel 1143 lo aveva subordinato all’Ordine di San Giovanni del Tempio. Successivamente Clemente III dette l’approvazione affinché si costituisse ad ordine indipendente, in concorrenza con gli altri (1192) e fu concessa loro la regola monastica di sant’Agostino. Infine Innocenzo III ne ratificò l’esistenza definitiva e quasi lo spinse alla lotta agli infedeli impiegandolo in ripetute crociate, fra cui quella che toccherà la nostra storia: La Crociata secolare contro gli ultimi pagani e scismatici europei (leggi: russi ortodossi) dell’Europa di Nordest!

Poco meno di un secolo dopo la concessione della regola, Federico II di Hohenstaufen lo aveva riorganizzato, accentuandone i caratteri militari sul modello dei Templari e facendone una propria creatura.

Dice E. Kantorowicz, grande biografo di questo Imperatore,: “…Federico II si creò un piccolo esercito libero da gravosi obblighi feudali, indipendente da influenze esterne (venissero da principi laici od ecclesiastici) e assolutamente fedele e sottomesso (sottoposto com’era al Papa solo nelle cose di religione). Questo divenne ben presto la sua spada e la sua arma. … ed in Terrasanta, erano questi cavalieri i suoi fiduciari esclusivi. Fu disposto che … il Gran Maestro dell’Ordine… dovesse essere considerato come un membro della real casa, della “famiglia” e mantenuto dalla corte con tutto il suo seguito.”

Federico aveva promulgato anni prima il famoso manifesto contro il paganesimo che ancora resisteva in Europa e quando il Gran Maestro fra’ Ermanno di Salza, s’incontrò con lui a Norimberga nel 1216 e pose in evidenza i problemi delle marche nordorientali tedesche, dalle quali lui stesso era originario, e dei numerosi pagani ancora esistenti in quelle zone, fu subito preso in parola.

L’Ordine perciò ottenne l’autorizzazione alla missione di convertire i pagani del nord!

Ermanno di Salza era il quarto Gran Maestro dell’Ordine e da Federico II non solo ottenne il riconoscimento imperiale della propria carica, ma diventò suo stretto consigliere ed amico, coinvolgendosi personalmente fra le innumerevoli mediazioni nelle liti fra l’Imperatore e il Papa di Roma, quasi diventando l’ago della bilancia nelle famose lotte fra i Guelfi e i Ghibellini.

Fra i due personaggi, l’Imperatore e il Gran Maestro, si costruì un’amicizia che doveva durare oltre vent’anni. Anzi! Probabilmente la lunga frequentazione con Federico II costò la vita a fra’ Ermanno poiché nel 1239, quando avvenne il clamoroso atto della scomunica del Papa all’Imperatore, il Gran Maestro non riuscì a superare lo choc per l’offesa al suo protettore e morì d’un colpo apoplettico!

Molto probabilmente fu sepolto nella sua terra poiché nel Convento di Lebus lungo la riva sinistra dell’Oder, non lontano da Francoforte, c’è la sua tomba con una curiosa scritta in latino.

Finché San Giovanni d’Acri restò in mano ai Crociati, l’Ordine Teutonico ebbe persino una Chiesa propria con mura fortificate tutt’intorno. Quando però la città venne conquistata e finisce l’avventura dei Crociati in Palestina, la Sede dell’Ordine, cioè il luogo dove risiedeva il Gran Maestro ormai fuori della Palestina, diventò Venezia e i centri di accoglienza dei pellegrini tedeschi che ritornavano in patria continuarono ad operare per anni nel sud dell’Italia (in Puglia, principalmente, dove a Brindisi nella Chiesa di Santa Maria del Casale è possibile ancor oggi vedere un affresco con lo stemma dell’Ordine).

Infatti, quasi presagendo la “cacciata” dalla Terra Santa, i Cavalieri avevano già ottenuto, alla fine del XII sec., concessioni e terre in varie parti dell’Europa meridionale e in Italia il primo Gran Maestro dell’Ordine, Enrico Walpot di Basenheim, aveva fatto costruire degli ospedali nel 1197, a Barletta e a Palermo.

I Cavalieri Teutonici operavano da sempre non solo come veri e propri soldati professionisti, ma anche come personale di soccorso e infermieristico, si direbbe oggi senza scopo di lucro. Ad esempio come soldati agirono nel 1218, quando combatterono in Egitto o nel 1271 quando, scontratisi col Sultano d’Egitto Baibars, furono battuti e il loro castello di Monforte (in tedesco Starkenberg, a forma di D secondo i canoni dell’epoca e il cui architetto era stato nientedimeno che Ermanno di Salza, che abbiamo poco prima nominato) fu distrutto. Come assistenti tecnici in tutti i campi invece, erano conosciuti e richiestissimi quando apparvero massicciamente in Europa…

Addirittura Andrea II, Re d’Ungheria, aveva concesso loro nel 1211 alcuni territori dei Carpazi (Settecastelli, in tedesco Siebenburgen, o Sibiu, in rumeno, e Szeben, in ungherese) per contrastare gli attacchi continui dei nomadi dalle steppe ucraine, i cosiddetti Cumani (conosciuti meglio nelle Cronache Russe col nome di Polovzi) che di tanto in tanto valicavano i Carpazi, alla ricerca di una nuova patria in Occidente.

Le campagne militari condotte con successo contro i nomadi, per mezzo di strategie a lungo termine e con la costruzione di fortificazioni ben organizzate a vedetta dei loro movimenti nella steppa ucraina, fecero riconfermare con Bolla papale di Gregorio IX le concessioni in terra magiara e furono un modo ulteriore per consacrare i Cavalieri Teutonici, quali esclusivi ed esperti specialisti contro i pagani, ovunque questi fossero da contrastare.

In verità quella che era chiamata una concessione del re ungherese ai Cavalieri Teutonici era ben altro che una semplice elargizione.

Andrea II era pesantemente indebitato per i molti soldi investiti e spesi nella sua crociata “personale” in Terra Santa, finita male nel 1217. Ritornato in patria, al primo creditore, Venezia, aveva dovuto cedere il porto ungherese di Zara sull’Adriatico e al secondo creditore, i Cavalieri Teutonici, le selvagge lande della Transilvania Ciscarpatica. Ecco la vera natura della concessione di Settecastelli!

L’Ordine si sentiva dunque padrone delle terre dove costruiva i suoi castelli e le sue chiese e perciò si dedicò soprattutto a consolidare la propria presenza, innovando le coltivazioni dei contadini, lo sfruttamento delle miniere e introducendo tante altre tecniche che i monaci teutonici mettevano a punto con grande alacrità.

Come era anche suo compito originario di aiutare i pellegrini in Terra Santa, ,l’Ordine aiutò anche i profughi, come pure quei Sassoni che volevano emigrare dalle terre tedesche, spinti nelle terre vergini delle valli carpatiche. Questi “tedeschi” si insediarono così sotto la protezione dei Cavalieri nelle terre di Transilvania e fecero crescere città e villaggi.

Il castello più importante diventò quello di Buzau (in ungherese Bodza), finito di costruire nel 1222, perché qui era il quartiere generale delle azioni contro i Cumani.

Purtroppo per i Cavalieri, non andò tutto per il verso giusto poiché il figlio di Andrea II, Bela, non accettò lo stato di cose che si stava creando (l’Ordine impediva persino ai messi del re di riscuotere i tributi dai contadini!) e richiese la restituzione delle terre “concesse” dal padre, decretando l’espulsione immediata dell’Ordine dalle terre ungheresi.

Questa mossa del re ungherese fu abbastanza imbarazzante, perché oltre alla Dichiarazione d’espulsione, in tutta l’Ungheria Bela, allo scopo di affrettare l’uscita dei Cavalieri, mise in atto una propaganda denigratoria a loro carico. Si accusava l’Ordine di disonestà cavalleresca, a causa della sua attività volta soltanto all’arricchimento dei propri forzieri e non all’aiuto, senza compenso, per chi ne aveva bisogno.

I Cavalieri risposero che questa era solo una propaganda denigratoria contro Cristo e i suoi soldati, cioè loro stessi. Insomma, alla fine, se non fosse intervenuta la circostanza che favorì il trasferimento dei Cavalieri nell’estremo nord europeo, abbandonando per sempre l’Ungheria, il caso si sarebbe complicato sempre di più e sarebbe sfociato probabilmente in un conflitto.

La circostanza favorevole si creò in Polonia, dove il Duca Corrado di Masovia alle prese coi pagani Pruzzi che gli impedivano di accedere alle coste baltiche non riusciva a prevalere.

E vediamo anche qui che cosa era successo…

In varie occasioni, sin dai tempi di Boleslao Boccastorta (1085-1138) nei primi anni del XII sec., i polacchi si erano scontrati ripetutamente con la gente “selvaggia” non slava che abitava la regione del litorale baltico, ma senza conseguire mai un successo definitivo. Se ciò fosse dovuto al fatto che i baltici erano molto battaglieri e gelosi delle loro terre e della loro indipendenza o al fatto che, ad ogni scontro, i polacchi si trovavano sempre di fronte a nuove armate, mai battute prima, non si sa. Si seppe invece in seguito che i Pruzzi erano divisi in moltissime comunità indipendenti, dette lauks, che non avevano una sede fissa propria e quando li si costringeva alla guerra accorrevano in squadre separate sempre nuove e con nuovi capi, mentre quando concludevano la pace, raramente si aveva a che fare con un capo solo col quale fare trattati o tregue per tutti i gruppi lì esistenti.

La politica dei principi polacchi in particolare, proprio per superare questi ostacoli delle incursioni sparse e senza preavviso causate da nessun motivo apparente, era stata, ad imitazione della politica dei “tedeschi”, quella di usare l’arma della religione forzando i Pruzzi ad adottare il Cristianesimo, ma… senza un gran successo!

In realtà questi popoli, che chiameremo meglio Prussiani d’ora in poi, costituivano ormai da lungo tempo un grosso problema per i polacchi in espansione che andava risolto al più presto, ma, essendo le truppe polacche insufficienti e impreparate alla bisogna, si richiedeva l’aiuto, possibilmente neutro dal punto di vista della conquista di nuove terre, di qualche forza esterna.

I Prussiani per intanto rifiutavano ogni assimilazione e si opponevano con tutte le loro forze all’invasione degli stranieri perché la vedevano, giustamente, come un’azione tesa ad eliminarli fisicamente dalle rive del loro Baltico e a privarli dei loro commerci.

Chi erano questi Prussiani e che cosa si riuscì a sapere di loro? Pochissimo! Se non fosse per la menzione fatta nel IX sec. da parte di un cronachista dell’abbazia di Fulda sul Reno, dove si nominano i Pruzzi quali allevatori dei famosi cavallini (poi chiamati lituani) da macello, altro non sapremmo. Tuttavia forse è vero che il nome possa derivare dalla parola prus che nella loro lingua significava appunto stallone.

In realtà la corsa alla conquista del Baltico aveva già condotto i tedeschi, prima di altri, sulle rive meridionali di questo mare.

Si racconta che nel 1158 alcuni mercanti di Brema che erano per affari a Visby, nell’isola di Gotland, si erano diretti verso est con le loro navi cariche quando una tempesta aveva fatto loro perdere la rotta. Alla fine erano approdati alla foce della Dvina, in terra dei Livoni (ugro-finnici), in fondo al Golfo di Riga. Quando si accorsero che in realtà la salvezza dell’approdo li aveva portati in una terra selvaggia, ma soprattutto sconosciuta e misteriosa, cercarono di mettersi al riparo in attesa che il vento cambiasse. I Livoni intanto avevano saputo dell’approdo di questi stranieri e chi con curiosità chi con la speranza di far bottino e chi con l’idea di stabilire relazioni commerciali, dopo aver osservato i tedeschi dal folto degli alberi, si fecero avanti con intenzioni ostili. Tuttavia, alcuni Livoni parlavano tedesco e così invece di uno scontro si riuscì a venire ad un accordo. I tedeschi mostrarono i loro articoli, stoffe e arnesi di metallo, e i Livoni i loro, cera miele e pellicce pregiate.

Ai tedeschi fu chiaro che questa era un’occasione da non lasciar sfuggire. Così, dopo i primi insediamenti, stagionali e incerti, alla fine dello stesso secolo, visto che il numero delle persone che qui si fermavano, aumentava continuamente, si decise di far trasferire un prete cattolico che officiasse il servizio divino. L’insediamento però fu su una delle isole che chiudono il Golfo di Riga e qui si costruì una chiesa di legno e vi abitò un monaco agostiniano, Mainardo, del Convento di Segeberg del Vescovado di Amburgo.

Ci furono anche dei battesimi eccellenti perché un capo livone di nome Cobbe diventò cristiano con tutti i suoi. Sembra però che la situazione non rimanesse a lungo così rosea perché i vicini Lituani che da sempre avevano pretese su quella parte del territorio, distrussero il villaggio tedesco-livone e Cobbe , insieme a Mainardo, si recarono a Visby per richiedere aiuto. Finalmente nel 1180 dalla piccola chiesa sull’isola se ne costruì una in mattoni che diventò poi il duomo.

A dire dei tedeschi però, i Livoni non erano gente affidabile e infatti, durante la stagione brutta, quando i mercanti se ne tornavano in patria, le cose ritornavano come prima e nel 1187, mentre Mainardo era assente dalla Livonia, addirittura pirati livoni assaltarono la città di Sigtuna in Svezia e uccisero il vescovo Giovanni di Uppsala.

Fu uno scandalo.

Così nel 1198, un altro gruppo di mercanti da Gotland aveva cercato di porre piede in fondo al golfo di Riga e di convertire i locali Livoni al Cristianesimo, sempre allo scopo di farseli amici e poter avviare traffici più sicuri. Anche questa avventura non era riuscita la prima volta e fu ritentata l’anno dopo con ben 23 navi ben armate e con un vescovo, Alberto di Buxhöfden, canonico del Vescovado di Brema, in testa alla spedizione. Non fu facile insediarsi nell’area scelta alla foce della Dvina e, solo dopo aver avuto il permesso dal principe “russo” di Polozk attraverso delle trattative con il rappresentante di quest’ultimo, insediato a Ghersika, e dopo aver catturato uno dei più importanti capi dei Livoni e trattenuto come ostaggio, si poté procedere alla costruzione della chiesa e delle case per il resto della comunità, mantenendosi un po’ discosti dalla foce del fiume, sull’affluente Riga.

Era però una vita precaria, senza un esercito regolare a disposizione giacché, stranieri in terra sconosciuta ed infida, si aspettava da un momento all’altro qualche rappresaglia…

Lasciamo per un momento questa zona e rivolgiamoci al litorale che oggi è diviso fra Danzica e la regione di Kaliningrad.

Anche le mini-crociate contro i pagani baltici della costa pomeranica da parte di Danesi e Svedesi erano continuate, con la raccolta di uomini in arme al servizio della fede, ma questi sedicenti soldati di Cristo, una volta esaudito il voto per il quale erano venuti qui, se ne tornavano a casa loro e i pagani ritornavano pagani e si ribellavano alla colonizzazione forzata ogni inverno, quando le campagne militari o i traffici si interrompevano, per molti anni fu un continuo andirivieni di spedizioni militari ad ogni bella stagione qui e là lungo la costa.

Solo nel 1219 però il re danese Valdemaro II decise di condurre una vera e propria campagna di conquista della regione dei Ciudi e così si impadronì di tutta la costa fino alla foce del fiume Narva dove il piccolo insediamento ciudo di Kalyvan, diventò la città danese Tallinn (ossia in estone Taani Linn, Porto dei Danesi), oggi capitale dell’Estonia.

Il luogo dove si decise l’insediamento da parte dei danesi fu scelto perché era molto ben protetto con laghi a sud e il mare con la baia e le isole antistanti a nord, ma, come era tradizione nel Medioevo, si cercò di legittimare il colpo di mano danese diffondendo ad arte una leggenda, a proposito della fondazione della città. I Danesi, si diceva, nel loro sforzo per insediarsi in quel luogo, oggi identificato con la località di Toompea, erano già pronti a ritirarsi dato che non riuscivano a prevalere sui Ciudi, quando improvvisamente dal cielo era caduta una bandiera rossa con una croce bianca nelle mani del loro vescovo. Tutti attribuirono l’evento ad un segno divino a loro favorevole e, rinfrancati, ripresero la lotta e vinsero. Insomma Dio aveva assegnato loro quel territorio e perciò i Danesi ne rimasero padroni per oltre un secolo!

Una volta che i Danesi si furono attestati sulla costa oggi estone, gli Svedesi tentarono di impadronirsi della Finlandia meridionale partendo dal loro caposaldo di Abo (Turku odierna) per fondare un avamposto sulla foce della Nevà. Naturalmente ciò allarmò immediatamente Novgorod che si vedeva in questo modo minacciata nei suoi traffici. Questa situazione si acuì tanto che finalmente, nel 1240, Alessandro Nevskii, principe di Novgorod, si scontrò con il duca Birger di Svezia e, vintolo, lo ricacciò in mare e l’avventura svedese su quell’angolo del Baltico finì lì!

Ci scusiamo col nostro lettore per esserci dilungati su questi episodi particolari, ma volevamo dare un quadro delle presenze straniere nelle terre baltiche, più o meno quando il duca polacco Corrado di Masovia nel 1225 decise di fondare un suo ordine cavalleresco, chiamato Ordine dei Cavalieri di Cristo, per controllare il suo confine coi Prussiani. Ad onor del vero l’ordine era stato costituito su suggerimento del vescovo Cristiano secondo il modello templare, quando costui, dopo la distruzione del monastero di Oliwa, aveva deciso di affrontare la questione dei Prussiani pagani con le armi…

Comunque sia, Cavalieri di Cristo ebbero sede a Dobrin e portavano il mantello bianco con croce, spada e stella.

In quei tempi i piccoli regni polacchi (due principalmente, uno intorno a Gniezno e l’altro intorno a Cracovia) non erano ancora saldamente uniti fra di loro e l’unica istituzione comune era la Chiesa Cattolica con un unico Arcivescovado a Gniezno. A causa di ciò Corrado non riuscì a raccogliere intorno a sé il consenso degli altri principi per portare aiuto al suo progetto di conquista del territorio prussiano e, quando Cristiano era poi finito in mano ai Prussiani e non si seppe per lungo tempo nulla di lui, Corrado capì che l’Ordine dei Cavalieri di Cristo non aveva più alcun significato e lo soppresse senza infamia e senza lodo.

Il problema dei Prussiani però rimaneva irrisolto e l’intraprendente e impaziente Corrado dovette rassegnarsi ad accettare il consiglio di Gniezno e richiedere i servigi dei Cavalieri Teutonici per la difesa di queste zone così insicure. Gli fu richiesto, per operare, il territorio di Culma (Chelmno), giusto sul confine nord del suo paese, al resto ci avrebbero pensato i Cavalieri con la loro grandissima e pluriennale esperienza! Avrebbero introdotto la loro gente, apportati nuovi metodi per costruire forti e nuove armi, mostrato nuovi arnesi per coltivare e stabilito nuovi rapporti fra la gente e col battesimo romano sicuramente avrebbero pacificato alfine questi maledetti indigeni pagani!

Nella Masovia già da tempo i Cistercensi avevano cercato di introdurre il sistema feudale cristiano nelle zone più interne dell’area. Abbiamo nominato il monaco Cristiano perché fu proprio lui che al principio del XIII sec. aveva fondato a Chelmno un monastero dal quale ci si organizzava per la conversione dei Prussiani. Persino il papa Onorio III, dopo il Concilio del 1215, aveva incaricato lo stesso monaco di organizzare crociate contro i pagani del Baltico, a difesa della fede dei cristiani polacchi che già vivevano sul posto e che riconoscevano l’autorità di Roma. Non fu facile portare a compimento un tale progetto e negli anni successivi si constatò l’insuccesso e, come abbiamo accennato, persino il famoso Monastero cistercense di Oliwa vicino all’odierna Danzica, fu assalito e distrutto dai Prussiani. D’altronde i Cistercensi non essendo monaci armati avevano, proprio loro, incoraggiato Corrado a fondare il sopradetto Ordine Cavalleresco.

E così sulla scena compoarvero i Cavalieri Teutonici di Ermanno di Salza!

Fra’ Ermanno, ufficialmente invitato da Corrado di Masovia, arriva con grande entusiasmo in Polonia e, ottenuta l’autorizzazione dal duca, prende il posto dei monaci cistercensi e, con le forze di tutto il suo Ordine, si mette in moto, prima per una prospezione dei territori dell’alta Slesia fra la Vistola e il Neman, e poi per studiare la strategia sul come affrontare i terribili Prussiani, dai quali il duca polacco voleva esser difeso.

Corrado aveva invitato l’Ordine da queste parti però, solo per tenere a bada i ribollenti spiriti dei Prussiani! Non aveva mai inteso che i Cavalieri vi si stabilissero definitivamente, come invece cominciò ad esser chiaro a tutti, già dopo i primi successi dei Cavalieri!

Fra’ Ermanno di Salza infatti aveva subodorato che da queste parti si compiva il destino dell’Ordine e aveva già in mente di stabilirvisi per sempre e, chissà! forse intendeva fondare un vero e proprio stato in un prossimo futuro.

Nel 1226, dopo la prima prospezione, ottenne persino l’approvazione di un certo progetto dal suo amico Federico II, sulla base del privilegio (provvisorio) concessogli da Corrado di Masovia, che ora andava attuato.

In realtà da una parte l’Ordine non aveva i titoli per fondare stati autonomi e trasformare così il Gran Maestro in una specie di Principe-re, perché ciò era in contrasto coi bandi papali del 1216 e del 1220, dall’altra però c’era la pretesa di Corrado che vantava dei diritti di sovranità sul quel territorio, prima sotto controllo di Cistercensi, che ora l’Ordine Teutonico considerava sua propria conquista! Insomma due posizioni inconciliabili…

Corrado aveva un bel richiamarsi al diritto consuetudinario slavo che non prevedeva l’alienazione di un territorio, concesso temporaneamente ad una terza persona, a scopo di difesa o per la diffusione della fede cristiana, e così questo malinteso, fra proprietà e concessione, ben capito da Ermanno di Salza, ma negato in ogni occasione possibile, diventò il seme dei futuri contrasti fra l’Ordine e i re polacchi, fino a culminare nella battaglia di Tannenberg-Grunwald.

Comunque la questione scoppiò solo alcuni anni dopo…

Per il momento invece la situazione sembrava aver trovato la sua soluzione nelle mani dei Cavalieri perché le incursioni dei Prussiani erano state in pratica soffocate. L’impresa militare stava dando buoni risultati e il Gran Maestro, dalla sua sede di Venezia, per prima cosa confermò tempestivamente il suo rappresentante locale o Maestro Provinciale di Culma, nella persona di fra’ Ermanno di Balka, il quale senza perder tempo inaugura immediatamente una sua crociata personale contro i baltici nel 1231. E’ ancora un gran successo, perché attraversa la Vistola e conquista il primo vero caposaldo in Terra Prussiana, Torun.

Come abbiamo accennato sopra, in quegli anni il vescovo Cristiano era stato catturato per rappresaglia dai Prussiani e all’Ordine Teutonico era toccato anche il compito di liberare questo alto funzionario che fungeva da legato papale e da unico funzionario fidato della Curia Romana. Nel 1236, mentre si attendeva che Cristiano fosse liberato, il papa aveva mandato Guglielmo di Modena nella Prussica teutonica, quale suo rappresentante provvisorio, e costui aveva diviso il territorio in tre diocesi per l’amministrazione dei nuovi e dei futuri fedeli conquistati. Così la campagna di Ermanno di Balka prosegue, dopo Torun (Thorn in tedesco) nel 1237 si costituisce un nuovo avamposto ad Elblang (Elbing in tedesco) e la penetrazione in terra baltica continua senza sosta.

Finalmente nel 1239 il vescovo Cristiano ritorna sano e salvo e i piani papali devono essere rivisti.

L’Ordine però non se ne dà per inteso e continua le sue periodiche (estive) campagne contro i poveri Prussiani. Nel 1243 l’Ordine delimita arbitrariamente le giurisdizioni delle nuove diocesi, forse in accordo con Cristiano, mentre la sede provinciale per intanto diventa Zantyr, nominata negli Annali dell’Ordine col nome di Commenda Generale, alla confluenza del fiume Nogat con la Vistola, dove era già la sede di Cristiano.

Man mano che le conquiste vanno avanti, qualche anno dopo l’Ordine sposta la sede un po’ più a nord, a pochi chilometri dal Lago Druzhno, dopo un’altra battaglia vittoriosa contro i Prussiani. Qui viene costruito il castello-convento della Santa Vergine Maria (Marienburg in tedesco e Malbork in polacco), in onore della patrona dell’ordine stesso, e nel 1280 il convento dell’Ordine viene trasferito da Zantyr nel nuovo castello e qui il nuovo Gran Maestro fra’ Sigfrido di Feuchtwangen si installa definitivamente, quando, lo ricordiamo, Ermanno di Salza era già morto.

E’ il trionfo dell’impresa dell’Ordine!

E’ però il trionfo di una pace armata perché la convivenza fra i monaci-cavalieri teutonici che rappresentavano la religione cristiana e i Prussiani che rappresentavano la parte pagana del paese non fu facile, perché il comportamento altezzoso dei Cavalieri nei confronti dei Prussiani, sia che fossero battezzati e quindi già alle loro dipendenze ad esempio nelle città cresciute intorno ai castelli, sia che fossero ancora da evangelizzare, era oltremodo indisponente a qualsiasi compromesso.

In verità i Prussiani non erano mai stati disposti ad accettare supinamente questa intrusione nelle loro terre e, sebbene sicuramente vedessero i vantaggi che questi cristiani portavano nelle loro terre dal punto di vista materiale, non volevano assolutamente piegarsi ad essere assimilati ad una religione a loro estranea, addirittura con la forza! Si era arrivati ad un tal punto di ostilità latente e palese che si racconta che i Cavalieri organizzassero battute di caccia nelle foreste per i loro ospiti di riguardo, in cui le prede erano proprio i Prussiani e tutto allo scopo di eliminare i baltici che si nascondevano nelle foreste in modo totale!

Ciononostante un annientamento totale non era il fine dei Cavalieri. Essi al contrario desideravano che quelle terre fruttassero e che i contadini prosperassero e si moltiplicassero. Per questo motivo il battesimo del pagano che si sottometteva significava anche l’abbandono della propria lingua e l’accettazione delle regole di convivenza del sistema feudale cattolico del nord ed è chiaro che quando si trattava di popolare delle aree, l’immigrazione di tedeschi era sempre favorita, per “gonfiare” i villaggi prussiani. Tuttavia non tutte quelle terre erano coltivabili e l’agricoltura era certamente insufficiente per l’economia, per cui il traffico dell’ambra, delle pellicce, dei cavalli, del pesce etc. furono attività sfruttate al massimo e l’Hansa di Lubecca trovò naturalmente l’appoggio e la protezione dei Cavalieri.

Tutti questi sommovimenti e l’avanzare della potenza teutonica lunga la costa baltica meridionale si riflesse anche sulle comunità slavo-russe situate più ad est e probabilmente suscitò anche nelle comunità lituane il bisogno di coalizzarsi, magari alleandosi coi principati russi, contro l’Ordine.

Purtroppo dopo la morte di Jaroslav di Kiev, la Rus era in pieno sfacelo essendosi spezzettata in vari staterelli che guerreggiavano fra di loro e così era facilmente caduta in preda all’espansionismo tataro. Kiev era caduta nel 1240 e i tatari avevano imposto un giogo pesante su tutta la zona abitata dai russi, salvo la zona a nord del lago Seligher, Novgorod, e quelle a nord del Pripjat, dove erano Polozk, la Lituania e la Volynia di Galic’.

Altra era la situazione dei polacchi.

La tendenza ad unirsi sotto un’unica dinastia di regnanti aveva ormai cominciato ad attuarsi con l’aiuto della Chiesa Cattolica, proprio presso il nostro Corrado, figlio di Casimiro il Giusto, tanto che Cracovia (Krakow in polacco) in quegli anni iniziava la sua ascesa politica. La lotta comunque fra le diverse genealogie, i Piasti della Kujavia, quelli della Slesia ed altri parenti, non era conclusa ancora alla fine del XIII sec., e l’unificazione della Polonia sembrava lontana. Questo non impedì ai polacchi più vicini alle zone “occupate” dai Teutonici di osteggiare la germanizzazione delle genti prussiane che, secondo Cracovia, andavano invece slavizzati…

Una situazione dunque complicata e instabile che poteva portare solo ad ulteriori guai. Ed infatti nel 1283 le tensioni scoppiarono in una sollevazione generale, organizzata per la prima volta dai Prussiani stessi forse sobillata dai polacchi, contro i Teutonici, con eccidi e vendette sanguinose da ambo le parti!

Mentre l’Ordine Teutonico è arrivato a questo punto, a Riga anche l’arcivescovo Alberto, nel 1202, aveva fondato un ordine di Cavalieri sul modello dei Templari per l’evangelizzazione dei suoi baltici e dei suoi estoni nella Bassa Lituana (Zhemaitia) e si era persino misurato con i Teutonici che cercavano di intervenire. Alberto aveva concepito la creazione di uno stato della Chiesa in quelle lande e per questo aveva avuto bisogno di armati con la croce sul petto e l’Ordine fondato da Alberto di Riga era stato chiamato i Fratelli dei Cavalieri di Cristo! L’Ordine aveva come distintivo un mantello bianco, con una croce rossa e una spada sul petto. Questi Cavalieri erano conosciuti meglio però, in ambito russo e lituano, con il nome più emblematico di Portaspada e furono proprio costoro che nel 1242 subiranno una cocente sconfitta sul Lago Peipus da parte di Alessandro Nevskii, nella famosa Battaglia del Ghiaccio!

I Portaspada avevano infatti conquistato la cosiddetta Livonia ad ovest della zona danese mentre la pressione dei Teutonici si faceva continuamente sentire.

Nel 1237 il Gran Maestro di quest’Ordine, Volquin, fu convinto ad unire le sue forze coi Teutonici. In uno scontro armato sfortunato contro i Lituani della Zhemaitia Volquin morì e il Capitolo dell’Ordine, privato del suo capo, impoverito e ridotto a pochi membri, chiese al papa di approvare la fusione coi Teutonici in quello stesso anno e Ermanno di Balka, che abbiamo incontrato prima, diventò il loro Maestro Provinciale.

A questo punto i giochi sono fatti e l’Ordine Teutonico domina sul Baltico e sulle altre colonie latino-cattoliche sino alla fine del XIII sec.- Tratto da uno studio di Aldo C. Marturano.

*Nota-dopo il 1054 e fino al Concilio di Firenze del 1439 i fatti di comunione erano così tanti che non si poteva parlare di una rottura totale. Cosa rese nei secoli successivi “provvisoriamente definitiva” la separazione?

Una rottura spirituale che si estende su milioni di fedeli e su interi continenti, non si effettua da un istante all’altro, e neanche uniformemente. La malattia e la distruzione che proviene da essa non attacca nello stesso tempo tutte le cellule. E’ perciò ben compresibile che si sono conservati localmente ed epocalmente degli elementi di comunione.

Ma questo non cambia la situazione generale, che si è sviluppata purtroppo dal male al peggio.

Nel 1204 fu saccheggiata dai Crociati in modo inumano e barbaro Costantinopoli, come se fosse una città di infedeli e non della stessa fede cristiana. Fu insediata in essa e in molte altre città una Gerarchia ecclesiastica latina, come se quella ortodossa non fosse cristiana.

Fu proclamato che al di fuori della Chiesa Papale non esiste salvezza, cosa che significava che la Chiesa Ortodossa non salva. Fu manifestato e adoperato sistematicamente un copioso sforzo di latinizzazione di matrice franca della Chiesa Ortodossa Orientale.

Questo duro comportamento ha ampliato l’abisso psicologico tra Oriente e Occidente con il risultato di arrivare alla situazione attuale, nella quale molte delle Chiese Ortodosse coralmente o nella loro maggioranza contestano la sincerità delle intenzioni unionistiche della Chiesa Romano-Cattolica nei confronti di quella Ortodossa e diffidano davanti alla speranza di raggiungere un risultato unionistico dai dialoghi. Considerano questo tentativo come un metodo per inghiottire e sottomettere gli Ortodossi al Papa.

Noi personalmente crediamo sempre utile il dialogo ed aspettiamo da esso frutti, anche se maturano lentamente. Oltre agli sforzi umani di buona volontà, contiamo sull’illuminazione dello Spirito Santo, sulla Grazia Divina, che sempre guarisce le malattie e sostituisce le cose mancanti.

Le Chiese Ortodosse dell’Oriente non hanno mai cercato il potere mondano e non hanno mai sostenuto la loro esistenza e vita in esso. Ricordano sempre ciò che Dio ha detto a Paolo: “Ti basta la mia grazia; la mia potenza infatti si manifesta pienamente nella debolezza “(2 Cor 12,9).

Per di più, malgrado gli sforzi che qualche volta vengono posti per far entrare le Chiese nell’organismo statale, come anche la manifestata qualche volta tendenza di percezioni nazionalistiche, le Chiese Ortodosse hanno denunciato l’etnofiletismo come eresia ed hanno conservato il senso della loro unità spirituale, malgrado l’autocefalia amministrativa che esiste in molte di esse.

Gesù preso un pane e spezzatolo e ne diede dei pezzi agli apostoli, e disse  “questa è la mia carne” mangetene tutti, quindi preso un calice di vino disse “ecco questo è il mio sangue” bevetene tutti “fate questo in mia memoria”

“Chi non mangerà la mia carne e non berrà il mio sangue non avrà la Vita”.

g.m.s.

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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