Robin Hood fu reale o solo un mito-una legenda?

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L’epopea di Robin Hood trae origine dalla figura di un nobile, devoto e fedele al legittimo sovrano d’Inghilterra, Riccardo Cuor di Leone, il cui trono viene usurpato dal suo fratello, Giovanni Senzaterra. La fedeltà professata nei confronti del monarca destituito sarebbe costata al protagonista sia il titolo di cavaliere, che le terre spettanti a questo titolo nobiliare. Il nobile decaduto si sarebbe ritirato in una foresta, dove, unitamente ad una banda di fuorilegge, avrebbe condotto una propria forma di guerriglia contro l’autorità costituita ed una continua attività predatori

Ammesso e non concesso che fosse esistita una figura storica che funse da modello al fine di redigere il mito, essa si collocherebbe all’incirca entro la prima metà del mille duecento. Le origini della leggenda sono particolarmente oscure ed i più antichi riferimenti sono piuttosto brevi. Documenti storico – giuridici quali “Robin Hood fuggitivo (fuorilegge)” una pergamena del 1225 della Corte d’Assise dello Yorkshire ed “Il Conte Robin di Huntingdon”, testamento datato al 1248 non sono risolutivi ai fini dell’univoca identificazione storica di Robin Hood.

La prima testimonianza circa l’esistenza di una figura di tale nome è del 1377, laddove, nel poema dal titolo “Piers Plowman”, il chierico londinese William Langland scrive: “Non conosco bene le Preghiere di Nostro Signore, ma conosco le ballate di Robin Hood”, il che testimonia che la figura del brigante era già in voga al tempo. D’un trentennio posteriore è la seconda citazione. In un manoscritto risalente al 1410 e conservato nella cattedrale di Lincoln compare l’asserzione “Robin Hood in Sherwood stood“, un modo di dire alquanto in uso all’epoca per sottolineare un qualcosa di ovvio (“Robin Hood si trovava a Sherwood”)

Del 1510 è il primo racconto completo tuttora esistente (“Le gesta di Robin Hood”). La saga di Robin Hood ha assunto diverse varianti attraverso i secoli, allontanandosi sempre di più dalla verità del contesto storico in cui visse la figura umana su cui venne realizzata l’epopea a tutto vantaggio del folklore Indubbiamente, la leggenda di un ribelle che combatte per una giusta causa, ovvero avversare i soprusi ai danni della gente comune da parte delle corrotte autorità, la proverbiale generosità verso i meno abbienti, l’assenza totale di forme di violenza nel rapinare i potenti, il patriottismo indiscutibile nel sostenere la causa del legittimo sovrano, Riccardo Cuor di Leone, impegnato in Terra Santa, nelle Crociate contro l’usurpatore Giovanni Senzaterra risulta da sempre molto amata dalla gente comune, seppure nessuno – oggigiorno – creda ciecamente alla sua storia come è stata tramandata di generazione in generazione

Risulta, pertanto, assai arduo riuscire a discernere il mito dalla realtà dei fatti, tanto che è altresì difficoltoso comprendere se effettivamente esista un fondo stesso di verità storica alla base del personaggio di Robin Hood: come una sorta di continuo passaparola, il mito di questa sorta di “ladro gentiluomo” si è tramandato attraverso le cronache dell’epoca, arricchendosi via via di dettagli leggendari e di personaggi di contorno viepiù numerosi. Addirittura, nel corso del XX secolo, il cinema ha contribuito ad arricchire la leggenda di Robin Hood, esattamente come precedentemente avevano fatto le versioni orali e stampate.

La situazione quindi si complica quando si tratta di risalire alla vera identità del Robin Hood storico. Indubbiamente, l’elevata imposizione fiscale che caratterizzò il regno di Giovanni Senza Terra, costrinse alla miseria (ed al brigantaggio) molte persone, tanto più che l’impopolare legge da lui varata, la “Legge della Foresta” accordava alla corte reale un accesso esclusivo alle vaste distese di territori di caccia e di legname da ardere e prevedeva punizioni spietate per i contravventori.

Molti personaggi potrebbero aver originato il mito di Robin Hood a causa della somiglianza dei nomi e per aver vissuto in un’epoca all’incirca coincidente con quella del personaggio letterario, un’epoca della durata di centocinquant’anni, che si dipana tra la data della morte di re Enrico II (1189) e gli inizi del regno di re Edoardo III. Va anche considerato che il nome “Robert”, da cui il derivato “Robin”, è da sempre molto in voga, mentre il cognome “Hood” e le sue varianti (“Hod” ed “Hode”) era anch’esso molto comune all’epoca in quanto, con ogni probabilità, identificava un antico copricapo. Ed è anche possibile e probabile che il sostantivo “Hood” possa essere una storpiatura di “Wood” ovvero “legno”, “bosco”: i due sostantivi possiedono all’incirca le medesima pronuncia.

In questo contesto di omonimie e di omofonie, non sorprende l’estrema difficoltà di rinvenire il vero personaggio realmente esistito da parte degli storici. Tanto più che le prime ballate giunte a noi neppure citano le origini del personaggio, né il contesto storico di sottofondo. E – tanto meno – spiegano i motivi alla base della sua decisione di divenire un fuorilegge. Esse dicono soltanto che era un furfante che operava tra Sherwood e Barnsdale. Infine, parecchi predoni, tra il XII ed il XIV secolo adottarono a bella posta il soprannome di “Robin Hood”, il che complica ulteriormente la vicenda, dal momento che risulta così accertato che la saga già a quel tempo abbia goduto d’immensa popolarità.

Incontrovertibile è pure un’altra questione, ovvero che tutte le ballate, anche le più antiche, sono scritte in inglese, quindi risalgono inevitabilmente tutte ad un’epoca successiva all’anno in cui il parlamento inglese decretò la nascita della lingua nazionale al posto del francese imposto dai Normanni conquistatori, nel 1066

Nemmeno scontata è l’ambientazione che fa da sfondo alle imprese dell’eroe e – tanto meno – ai nobili motivi che lo inducono a rapinare i ricchi per dividere e distribuire il denaro ai poveri. Quasi certamente, infatti, egli non operava nella Foresta di Sherwood poiché nel Medioevo l’estensione boschiva era sì maggiore dell’attuale, ma non consentiva ugualmente un riparo sicuro da una capillare ricerca da parte delle autorità e certamente non era la secolare quercia nota come “Major Oak” quella sotto le cui fronde si radunava la banda di predatori, dal momento che le analisi la datano vecchia di otto secoli, per cui, al tempo delle imprese di Robin Hood, essa non era altro che un esile fuscello

La saga di Robin Hood si dipana a cavallo dei secoli XII e XIII, in quanto viene fatta risalire al regno di re Giovanni d’Inghilterra, nato nel 1166 e regnante tra il 1199 ed il 1216, un’epoca di continui conflitti finanziati con tasse esorbitanti che condussero alla rivolta dei baroni contro il sovrano ed alla coercitiva firma di questi della Magna Charta Libertatum, un documento che limitava parecchio l’assolutismo regio a favore dei nobili (baroni), primo passo sulla strada che – tra il 1600 ed il 1700 – avrebbe condotto al tramonto dell’antico sistema societario feudale. Alcuni storici vedono in Robin Hood e nei suoi adepti proprio i baroni ribelli all’autorità regia.

Infine, il mistero della sua morte. Secondo la leggenda più accreditata, egli morì a causa di un agguato teso dalle autorità reso possibile dal tradimento di un suo congiunto presso l’antica canonica di Kirklees. Robin moribondo, nell’atto di passare il testimone a Little John, lo pregò di seppellirlo laddove si sarebbe conficcata nel terreno l’ultima freccia scoccata dal proprio arco. A 550 metri dalla finestra della sua presunta camera mortuaria esiste un’antica tomba, la cui lapide reca incisa che essa sorge nel punto esatto in cui la freccia scoccata impattò il terreno e riporta la data di morte dell’eroe, ovvero il 21 dicembre 1247. La tomba risulta però essere della seconda metà del Settecento e – per di più – trattasi d’un cenotafio, in quanto in quel luogo non si sono esumati resti umani.

Alcuni studiosi sostengono che la figura di Robin Hood deriva da preesistenti miti celtici. Margaret Murray lo ricollega ad un nume dei boschi, caratterizzato da corna di cervo, venerato in particolare nella feste di Calendimaggio, il cui culto risalirebbe alla Preistoria. Il Cristianesimo, identificandolo con Satana, avrebbe cercato di cancellare questo culto, pur non riuscendoci del tutto.

Secondo Robert Graves,che riprende le teorie della Murray, Robin non è il diminutivo di Robert, ma probabilmente nome pre-teutonico, che significa ariete, come l’ariete (robinet) che orna i rubinetti delle fontane pubbliche. Robin Hood sarebbe da identificarsi con Robin Goodfellow, Buondiavolo (divinità boschiva in seguito ridotta a semplice folletto, reso famoso secoli dopo da William Shakespeare nel Sogno di una notte di mezza estate), che come ariete-diavolo è rappresentato in diverse illustrazioni di almanacchi. Graves inoltre lo accosta non solo alla festa di Calendimaggio, ma anche a quella di Yule: Hood (o anche Hud) significa infatti “ceppo”, “ciocco”, che ha un ruolo centrale in tale rituale gaelico. Da questo punto di vista Robin è dunque il dio dell’anno nuovo, che lotta e vince contro il Vecchio Inverno. Ogni anno si celebrava il rito dell’uccisione del Re dell’anno vecchio, il “Re del Malgoverno”, con pantomime nelle quali i vari personaggi venivano rappresentati da improvvisati attori, come si può ancora vedere in qualche presepe vivente: Robin inseguiva il Re Vecchio e lo impiccava alla quercia (la stessa da cui si tagliava il ceppo), dopodiché un monaco rinnegato di nome Fra Tuck, ne celebrava le nozze con Marian (Merry Mad Marian, l’allegra pazza Marian): secondo Graves questa figura è da ricollegare a quella della Grande Madre – nonché alla sirena (mermaid), ad Afrodite e alla Madonna.

Graves si spinge inoltre ad ipotizzare che durante le orge del Calendimaggio siano nati i cognomi inglesi più diffusi: Johnson, Jackson e Jenkinson sarebbero i figli procreati da chi impersonava Little John (o Jenkin); Robson, Robinson, Hood, Hodson e Hudson i figli di Robin Hood; mentre Prince, Lord e King i nati da chi impersonava il “Re del Malgoverno”; eccetera.

Graves non rifiuta del tutto la teoria secondo cui Robin Hood sia realmente esistito, ma sostiene che la figura del personaggio storico si sia fusa con quella religioso-mitologica. In particolare, sostiene la teoria di J. W. Walker, che identifica Robin Hood in Robert Hood, nato a Wakefield (figlio di un guardaboschi di nome Adam Hood) che sposò tale Matilda e che, grazie alla sua opposizione al clero, venne identificato col patrono delle feste agricole pagane.Alcuni personaggi indubbiamente storici potrebbero esser ricollegati all’epopea di Robin Hood e tra questi si citano: Sir Robert Fitz Ooth conte di Huntingdon (1160 – 1247), Robert de Kyme (1210 – 1285, condannato come fuorilegge ed in séguito amnistiato), Robert Hood (1290 – 1347), Robert Foliot (1110 – 1165) e un grassatore nuovamente noto come “Robert Hod”, sulla cui testa venne posta una ragguardevole (all’epoca) taglia di 32 scellini e 6 pence nel 1226.

Altri Robert Hood (o Robert Hod) erano comunque viventi all’epoca. Il primo era tal Robert Hod di Cirencester, un servo che viveva nella tenuta di un abate nel Gloucestershire, il quale depredò una carovana, assassinando un dignitario in viaggio, il quale fuggì nella brughiera assieme ai complici e fu bollato come “bandito” da parte di un ministro di re Giovanni, Gerard Athee. Esistevano inoltre altri quattro banditi omonimi nel 1256 ai tempi di re Enrico III successore di Giovanni, tutti rapinatori di carovane e uno di essi addirittura esperto di furto con scasso in un’abbazia dello Yorkshire. Infine, altri due Robert Hod operavano all’epoca, il primo in qualità d’arciere nella guarnigione a presidio dell’isola di Wight, mentre il secondo venne imprigionato nel 1354 perché sorpreso a cacciare di frodo nelle tenute reali.

La leggenda di Robin Hood sembra inoltre inserirsi in un vero ciclo medievale detto “Ciclo della foresta”. Esso ha la sua verosimile radice nell’oralità anglosassone e narra d’eroi, non appartenenti all’alta nobiltà, in lotta contro un invasore deciso a scacciarli dalle loro terre e privarli di ogni diritto (il primo esempio di tale ciclo si ha nella storia del fuorilegge inglese Ervardo, più conosciuto come Hereward the Wake).

Il mito di Robin Hood è stato analizzato molto approfonditamente dallo studioso inglese Ben Biggs che pone anche un interessante paragone tra la sua figura semi leggendaria con quella – altrettanto semi leggendaria di Re Artù, due miti molto noti ed in voga, che vedono protagonisti due personaggi presentanti parecchie affinità.

In base ad una delle più recenti teorie, sostenuta tra gli altri dallo storico David Baldwin, il Robin Hood storico, che visse tra il 1190 ed il 1270 e che morì al termine della Seconda Guerra dei Baroni, tra il 1264 ed il 1268, capitanati dal condottiero Simon de Montfort, era un bandito da strada per nulla galantuomo, la cui vera identità coinciderebbe con la figura, realmente e storicamente esistita di un fattore del XIII secolo, rovinato dalla congiuntura economica e costretto a divenire un predone reo di azioni anche violente, tal Roger Godberg, le scorrerie della cui banda avvenivano nella contea di Nottinghamshire e nelle contee limitrofe, a carico ovviamente di personaggi facoltosi ed influenti.

Un altro candidato a vestire i panni di Robin Hood, è William of Kens, che tra il 1200 ed il 1230 guidava la guerriglia pro-inglese nei territori da poco conquistati alla Francia, la Normandia e la Bretagna.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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