Paracelsus: L’uomo non è nulla, è un immagine nello specchio.

0

“Come infatti attraverso uno specchio ci si può osservare con cura punto per punto, lo stesso modo il medico deve conoscere l’uomo con precisione, ricavando la propria scienza dallo specchio dei quattro elementi e rappresentandosi il microcosmo nella sua interezza, l’uomo è dunque un’immagine in uno specchio, un riflesso dei quattro elementi e la scomparsa dei quattro elementi comporta la scomparsa dell’uomo.

Ora, il riflesso di ciò che è esterno si fissa nello specchio e permette l’esistenza dell’immagine interiore: la filosofia quindi non è che scienza e sapere totale circa le cose che conferiscono allo specchio la sua luce. Come in uno specchio nessuno può conoscere la propria natura e penetrare ciò che egli è poiché egli è nello specchio nient’altro che una morta immagine, così l’uomo non è nulla in sé stesso e non contiene in sé nient’altro che ciò che gli deriva dalla conoscenza esteriore e di cui egli è l’immagine nello specchio. “

Tale concetto Paracelso lo trae apparentemente dalle teorie dell’alchimista musulmano Geber (Giabir ibn Hayyan). Egli analizzò ciascuno dei quattro elementi aristotelici, fuoco, acqua, terra, aria, nei termini delle quattro qualità di base: caldo, freddo, secco e umido. In questo modo, il fuoco era caldo e secco, la terra fredda e secca, l’acqua fredda e umida, e l’aria calda e umida. Teorizzò inoltre che ogni metallo fosse una combinazione di questi quattro principi, due di questi interiori e due esteriori.

Paracelso non fu coinvolto dalla Riforma cosi come non fu nemmeno vicino al  Papato, preferendo una propria via teologica che anteponeva la chiesa del cuore alle chiese di pietra, perdendo cosi molte amicizie e guardato con sospetto dai poteri ecclesiastici, fu talvolta perseguitato, per cui, tra una fuga e l’ altra, trovò sempre  rifugio presso nobili e regnanti,vuoi per la sua fama e più spesso perche bisognosi delle sue cure,  curò tra l’altro, Erasmo da Rotterdam e Frobenius.

Quella di Paracelso fu una sorta di alchimia etica. In fatti egli sostiene  ” non è come dicono, che l’ alchimia fabbrichi oro e argento,  attraverso di essa devi fabbricare gli arcana e rivolgerli contro le malattie”.

Paracelso ha un’ idea moderna della cura, sa che il terapeuta non deve guardare solo alla parte malata ma all’ intera persona, la quale deve sentire l’ amore del medico e di chi le sta attorno. Parla di “cordiale atmosfera attorno al letto del malato”.Il  suo modello è Cristo, che egli sostiene “il medico più grande, venuto a salvare i malati di questo mondo”.

La chimica di Paracelso si fonda sui tre principi alchemici dell’ Universo,”quello che, bruciato, subirà la combustione sarà lo Zolfo, quello che produrrà il fumo il Mercurio, quello che produrrà le ceneri il Sale”. Applicando per via analogica la relazione fra i tre principi al corpo umano, specchio dell’ universo, si persegue il perfezionamento della persona, e quindi la cura. I tre elementi,  Sale-Mercurio-Zolfo corrispondono al  concetto proprio ( dell’ antica filosofia perenne ), è la sostanza eterna che sottende i fenomeni, va quindi intesa più in senso bio spirituale che bio chimico.

 

Elegia: di Paracelso.

 ” Io credo nella Virtù Infinita nel Sole dei soli che cangia la rena in diamante,

la terra in fiore, la crisalide in farfalla, l’oscura notte in aurora lucente.

Io credo nella matrice delle forme universe, Luna delle lune che genera le cose,

le accresce, le distrugge e le rigenera. Io credo nella forza combattiva

che vince pugnando invitta. Io credo nell’Intelligenza arcana che dà all’essere

la Coscienza del Vero.Io credo nel Bene contro ogni strazio del dolore nei mali

umani. Io credo nell’Amore che fissa nell’attimo che vola la parola che crea.

Io credo nellaMorte,  principio di Vita nova. Così credo nell’Uno che tutto in sé

contiene:Moto, Forma, Forza, Intelligenza, Bene, Amore e Morte. Credo

nell’ascenso dell’uomo all’Uno Infinito,nella Legge Universa di ciò che fu,

che è e che in eterno sarà” Paracelsius.

Origini e storia

Philippus Theophrastus Bombast von Hohenheim ,detto Philippus Aureolus Theophrastus Paracelsus.

Nacque il 14 novembre del 1493 a Einsiedeln, in Svizzera. Suo padre, Guglielmo Bombast di Hohenheim, era un medico discendente dell’antica famiglia di Hohenheim originaria del Wurttemberg, era Gran Maestro dei Cavalieri dell’Ordine di San Giovanni.

Guglielmo si stabili, come medico, presso Maria Einsiedeln, ove sposò la direttrice dell’ospedale appartenente all’abbazia del luogo, dal loro matrimonio nacque Paracelso.

Nella prima giovinezza, Paracelso ricevette un’istruzione scientifica da suo padre, che gli insegnò i rudimenti dell’Alchimia, della chirurgia e della medicina. In seguito continuò gli studi sotto la guida dei monaci del convento di Sant’Andrea a Savon e sotto l’egida dei vescovi Eberhardt Baumgartner, e Mathias Schacht,

Successivamente fu istruito da Johann Trithemius, abate di San Giacomo a Wurzburg, uno dei maggiori adepti della Magia, dell’Alchimia e dell’Astrologia del suo tempo, venerato nel seicento, insieme ad Agrippa von Nettesheim, come uno dei maggiori luminari dell’Arte Spagirica (Alchimia Esterna). Sotto la guida di questo maestro Paracelso coltivò e mise in pratica il suo talento e il suo amore per l’occulto.

Il giovane Theophrastus assunse probabilmente in quel periodo il suo soprannome latinizzato “Paracelsus” intendendo accentuare la sua convinzione di essere un maestro superiore all’arte medica.

Nel 1509 andò a studiare a Vienna, sotto la guida dell’umanista svizzero Joachin de Watt dove, nel 1511, ottenne il baccelierato.

In seguito Paracelso viaggiò molto: visitò la Germania, l’Italia dove si laureò in medicina presso l’Università di Ferrara, la Francia, la Spagna, l’Olanda, la Danimarca, la Svezia, l’Inghilterra, la Polonia, la Russia e molte altre regioni dell’est europeo. pare si sia recato anche in India, dopo essere stato fatto prigioniero dai Tartari,  portato al cospetto del Khan,ne conquisto la piena fiducia per cui il Kan gli affido l’istruzione del figlio.

È probabile che Paracelso sia rimasto presso i Tartari fra il 1513 e il 1521, perché secondo la relazione di Van Helmont, giunse a Costantinopoli in quest’ultimo anno si dedicò allo studio della Pietra Filosofale.

La leggenda narra che l’adepto da cui Paracelso ricevette questa pietra fu un certo Solomone Trismosinus suo compatriota. Si dice che questo Trismosinus fosse anche in possesso della Panacea Universale, e si afferma che sia stato visto, ancora vivo, da un viaggiatore francese, alla fine del diciassettesimo secolo.

Tra il 1521 e il 1524 Paracelso viaggiò lungo le regioni danubiane e venne poi in Italia, chiamato dal Doge  di Venezia, dove lavorò come chirurgo militare nell’esercito imperiale partecipando a molte spedizioni militari.

Dopo avere viaggiato per dieci anni, esercitando la sua arte di chirurgo, ed insegnando, studiando Alchimia o Magia, nel 1524, a trentadue anni, tornò nuovamente in Germania, a Salisburgo, preceduto dalla fama di guaritore, medico d’alta cultura.

Nel 1525 Paracelso si trasferì a Basilea, chiamato da Ecolampadio,ove  fu nominato dal Consiglio Cittadino professore di fisica, medicina e chirurgia. Le sue lezioni non erano semplici ripetizioni delle teorie di Galeno, Ippocrate e Avicenna ma molto più avanzate ed innovative.

L spirito libero che animava Paracelso, lo portava ad  insegnare proprie dottrine indipendentemente dalle opinioni altrui, ottenendo il plauso dei suoi studenti e facendo inorridire molti colleghi La crescente ostilità dei medici accademici e una lite giudiziaria costrinsero Paracelso, nel febbraio del 1528, ad abbandonare Basilea.

Paracelso riprese una vita randagia vagabondando per il paese, come aveva fatto in gioventù, vivendo in villaggi, taverne e osterie. Numerosi discepoli lo seguirono, attratti dal desiderio di sapere o dalla brama di acquistare la sua arte e valersene a proprio profitto. Il più noto tra i suoi seguaci fu Johannes Oporinus, che per tre anni lo servì come segretario e che poi divenne professore di greco, scrittore, libraio e stampatore a Basilea.

Paracelso fu a Norimberga tra 1529 e il 1530 ove la confraternita dei  “medici” lo denunciarono come ciarlatano e impostore. Per confutare le loro accuse egli chiese al Consiglio Cittadino di affidargli la cura di alcuni pazienti che erano stati dichiarati incurabili.

I successi ottenuti pero non mutarono la sua fortuna, ma accrebbero le ostilità ,per cui ancora una volta dovette trasferirsi altrove, infatti lo troviamo Nel 1531a San Gallo e Zurigo nel 1535 . Si reco a Salisburgo invitato dal Principe Palatino, il duca Ernst di Baviera, grande amante e studioso di Esoterismo e di Alchimia, che lo volle quale amico ed insegnante.

Li Paracelso si adoperò e mise in pratica parte dei suoi studi e ricerche supportate per altro dalla sua vasta fama. Ma non era destinato a godere a lungo della sua nuova  posizione, perché, il 24 settembre 1541, mori all’età di quarantotto anni in una stanzetta della locanda del Cavallo Bianco.

Il suo corpo fu sepolto nel cimitero della chiesa di San Sebastiano. Il Principe Arcivescovo ordinò, solenni funerali. Sulla tomba fu eretta una piramide, al centro della quale fu posto un suo ritratto.

Grava ancora un mistero sulla sua morte, molti biografi sostengano che fu avvelenato per gelosie ed invidia del suo sapere.

Elaborato da g.m.s.

 

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: