un genocidio di cui poco si sa (video)

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Sono profondamente addolorata e preoccupata” per il “gran numero di musulmani che fuggono verso il Bangladesh”, e “condanno tutte le violazioni dei diritti umani che potrebbero aver esacerbato la crisi”.

La Nobel della Pace e leader birmana Aug San Suu Kyi ha parlato per la prima volta pubblicamente con un discorso scritto e letto “live” dalla nuova capitale Nayipydaw ai diplomatici stranieri e alle massime autorità militari del Paese, all’indomani delle accuse delle Nazioni Unite al suo governo di non aver evitato le persecuzioni contro l’etnia islamica Rohingya nello stato dell’Arakan, o Rakhine.

Dicendo di non temere “lo scrutinio internazionale”, ha invitato i rappresentanti esteri a verificare di persona la situazione, e la Missione d’inchiesta sui diritti umani dell’Onu ha subito chiesto un “accesso illimitato al Paese” per poter stabilire “fatti e circostanze”, considerando che nel suo intervento Suu Kyi ha esplicitamente assicurato di voler seguire fermamente i principi costitutivi dell’Assemblea delle Nazioni. Ha anche promesso un’indagine per “conoscere non solo i motivi di quanti sono fuggiti, ma anche di coloro che sono rimasti”, una “gran parte ha detto della popolazione musulmana dell’Arakan.

“Non intendiamo prendercela con altri o negare responsabilità”, e sulla base delle “leggi vigenti”  ha spiegato  intende punire ogni eventuale responsabile di abusi “che potrebbero aver esacerbato la crisi” con oltre 400mila esuli nelle sole ultime settimane, per un totale di oltre 800 mila da meno di un anno a questa parte.

Suu Kyi si è anche detta pronta a riaccogliere quanti hanno diritto di cittadinanza, precisando però che si baserà sui parametri “stabiliti nel 1993”, ovvero durante il regime dei militari, principali responsabili di quella che il segretario generale delle Nazioni Unite ha definito senza mezzi termini una “pulizia etnica”.

Praticamente la de facto leader del governo  ha promesso “un’accelerazione” appena possibile del “processo di verifica” dello status di esuli e di eventuali aventi diritto a risiedere nel territorio dell’Unione. Ma durante i 37 minuti del suo intervento durante il quale ha usato il termine “musulmani” e non Rohingya una parola che ufficialmente non esiste nel vocabolario birmano  non si è discostata molto dalla linea ufficiale tenuta finora, ripetendo che tutti i problemi non sono nati dagli eccessi dell’esercito (che controlla tre ministeri chiave del suo governo), ma dagli attacchi dell’ottobre 2016 e dell’agosto scorso contro i posti di polizia nelle aree di confine tra Myanmar e Bangladesh da parte di gruppi terroristici come l’“Arakan Rohingya salvation army”, o esercito di salvezza.

 “La nostra è una democrazia giovane e fragile” si è giustificata dopo “oltre mezzo secolo di regime autoritario”, e ha ricordato i numerosi conflitti in corso non solo nell’Arakan ma anche “nell’est del Paese”, riferendosi alle guerre di indipendenza in corso nello Stato Kachin e Shan.

E’ stato chiaro dai vari passaggi che la Lady sotto attacco da numerosi gruppi dei diritti umani suoi ex sostenitori e perfino da altri Nobel della Pace – si aspetta di prendere tempo chiedendo la comprensione della comunità internazionale e dei concittadini che ancora la supportano in massa, per le difficoltà dei suoi tentativi di “riportare pace, stabilità e promuovere lo sviluppo” durante questa transizione democratica cominciata “meno di 18 mesi fa” con le elezioni del 2015.

Sui dettagli della tragica crisi umanitaria che dal 2012 ma anche nei decenni precedenti – ha visto a più riprese masse di profughi fuggire dalle aree di conflitto o relegate nei miseri campi provvisori di Sittwe, la leader birmana ha ricordato che il suo esecutivo aveva iniziato un piano per migliorare le condizioni di vita delle popolazioni arakanesi  a maggioranza buddista  con nuove strade in luoghi accessibili solo via barca, elettrificazione, progetti di crescita e zone economiche speciali per dare lavoro, educazione e assistenza sanitaria a tutte le popolazioni locali “a prescindere da razza, religione e ideologia”. Una palese contraddizione con la realtà sul campo che aveva esacerbato gli animi delle famiglie Rohingya per le continue discriminazioni contro la loro comunità, di fatto non riconosciuta legalmente e senza accesso ai servizi disponibili per i buddisti.

Suu Kyi ha associato l’annuncio del suo piano di sviluppo e pace fatto proprio davanti all’Assemblea delle Nazioni unite esattamente un anno fa, all’inizio delle ostilità, datate al 9 ottobre del 2016, quando vennero attaccati tre avamposti della polizia, con un seguito “l’11 ottobre e il 12 novembre” che ha provocato “morti, distruzione e la fuga di molte persone in Bangladesh. “Il nostro governo ha assicurato ha fatto di tutto per riportare pace, stabilità e ristabilire armonia.

Anche prima di questo nuovo conflitto  ha detto  avevamo invitato Kofi Annan ex segretario Onu  a predisporre un rapporto per trovare una soluzione ai problemi.

Ma nonostante tutti gli sforzi non abbiamo potuto evitare gli scontri, e dopo molti mesi di quasi pace, il 25 agosto, altri 13 posti di polizia sono stati attaccati, e di conseguenza il governo ha individuato nell’’esercito di salvezza’ e nei suoi supporter i responsabili degli atti di terrorismo”.

La Lady ha promesso una indagine severa per stabilire se ci sono state violazioni e da parte di chi, anche se “tutto dovrà essere basato su prove evidenti” prima di “intraprendere ogni azione” a prescindere dalla “razza, dalla religione o posizione politica di quanti risulteranno coinvolti nelle violazioni delle nostre leggi e di quelle internazionali sui diritti umani”. Ha poi spiegato che “tra quanti hanno dovuto lasciare le zone del conflitto, molti non sono musulmani”, ma anche “genti di altre minoranze etniche e religiose” compresi gli hindu, “dei quali gran parte del mondo non sa niente”.

gms

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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