il medio-oriente e la strategia NATO….

0
Se finora pensava di applicare lo scenario dell’Intervento militare umanitario, già provato in Yugoslavia e recentemente in Libia, l’Organizzazione del Trattato del Nord Atlantico deve rivedere in Siria la sua strategia. Oramai si tratterà di applicare quella utilizzata in Iraq: mettere sotto assedio la nazione con totale disprezzo delle popolazioni per indebolirla a sufficienza prima dell’assalto seguente.
La NATO sta rivedendo la sua strategia in Siria. Dopo  mesi di guerra a bassa intensità e nonostante l’infiltrazione di numerosi combattenti arabi e pashtun, la società siriana non si è ancora fratturata. Certo, si sono avuti alcuni scontri confessionali a Deraa, Banyas e Homs, ma non si sono diffusi e non hanno avuto una lunga durata. Per l’alleanza, è illusorio pensare di poter fomentare rapidamente una guerra civile che possa giustificare un’”operazione umanitaria internazionale”. Questa constatazione si fa largo proprio quando la coalizione militare istituita ad hoc è in crisi.
All’epoca della guerra contro la Libia, l’iniziativa era stata assunta dalla Francia e dal Regno Unito. Ma i due pesi i europei si sono poi rivelati incapaci di mobilitare la forza necessaria. In effetti, i tre quarti delle attrezzature belliche sono state fornite o finanziate dal Pentagono. Soprattutto, il dispiegamento di dispositivi incompleti avrebbe potuto portare al disastro se la Libia avesse deciso di attaccare le imbarcazioni e gli elicotteri dell’alleanza. Il problema è molto più grave con la Siria la cui popolazione è quattro volte più numerosa di quella libica, il cui l’esercito è già addestrato dai precedenti conflitti regionali.
Era stato quindi utile rafforzare il tandem franco-britannico con l’aggiunta della Germania,  si sarebbe dovuto negoziare un accordo trilaterale in occasione dell’anniversario del Trattato di Lancaster House che fissò l’organizzazione delle forze congiunte franco-britanniche e sancì la sorte della Libia . Ma questa riunione è stata annullata. In piena crisi economica occidentale, Berlino non se la sente di destinare spese al conflitto senza una garanzia di ritorni sugli investimenti.
La razionalità di bilancio tedesca rafforza i sogni epici del complesso militare-industriale israeliano-statunitense. La partenza di Robert Gates e la comparsa di Hillary Clinton hanno illustrato il ritorno sulla scena mondiale del progetto di “rimodellamento del grande Medio Oriente” e la sua estensione in Africa settentrionale. Questa dottrina, derivata del pensiero imperialista di Leo Strauss, si presenta come una continua fuga in avanti, una guerra che non ha altri obiettivi che la sua continuazione. È sicuramente positiva per l’economia di guerra degli Stati Uniti, ma non per l’economia industriale pacifica tedesca.
Il progetto di guerra convenzionale contro la Siria mette in campo numerose questioni economiche. Alcune nazioni europei non avranno alcun interesse a breve o medio termine, mentre hanno molto da perdere. Nel caso libico, alcuni uomini d’affari britannici e francesi hanno potuto incassare dividendi immediati rinegoziando in maniera vantaggiosa le loro concessioni petrolifere, mentre i turchi e gli italiani hanno fatto la figura degli scemi del villaggio, perdendo quasi tutti i loro mercati nella vecchia colonia.
In attesa che venga formata una coalizione militare ad hoc, la NATO si è provvisoriamente fermata alla guerra economica. Vuole assediare la Siria, tagliarle ogni possibilità commerciale sia per l’import che per l’export e sabotare i mezzi di produzione. Sotto l’egida benpensante delle “sanzioni”, gli Stati dell’alleanza e i loro vassalli della Lega araba hanno già introdotto un congelamento bancario che vieta il commercio delle materie prime. Ora si stanno concentrando sulla chiusura delle vie di comunicazione, particolarmente le linee aeree, e sul ritiro delle multinazionali, principalmente le compagnie petrolifere.
Così, dopo Shell e Total, PetroCanada ha fatto marcia indietro, chiudendo la centrale che fornisce elettricità alla città di Homs. Soprattutto, la prima azione di sabotaggio ha esordito contro le tubazioni che approvvigionano proprio questa centrale elettrica, affinché non sia possibile farla funzionare in assenza degli ingegneri canadesi. Questa azione è stata rivendicata dall’Esercito Siriano libero, senza sapere chi ci sia realmente dietro questa iniziativa: disertori, mercenari di Al Qaida o i comandi atlantici.
Per il momento non si vedono carenze di alcun genere in Siria, se non per nafta ed elettricità. Per rimediare allo shock dell’assedio, Damasco ha concluso nuovi scambi con Pechino. L’embargo bancario fa sì che debbano avvenire sotto forma di baratto, come la Cina già sta facendo con l’Iran. Questo sistema dovrebbe permettere alla Siria di salvare la propria economia, a parte il settore turistico duramente colpito.
Comunque sia, l’assedio della Siria ha già lasciato sul campo molte vittime economiche in Turchia. L’annullamento del trattato di libero scambio e l’instaurazione di dazi doganali proibitivi hanno rovinato le zone di frontiera. E se i siriani accettano di subire alcune privazioni per salvare la patria, i turchi non sono pronti a subire la stessa sorte per le ambizioni della NATO.
Inoltre, questo cambiamento di strategia mette il Consiglio nazionale siriano in una posizione difficile. I politici che rivendicavano una forma di azione non violenta, ispirata delle rivoluzioni arancioni di Gene Sharp, sono costretti ad accettare i sabotaggi rivendicati dai combattenti dell’esercito siriano libero. Il conflitto è sempre più acceso dato che gli uni e gli altri hanno come base a Istanbul e sono chiamati a sostenersi a vicenda.
La sospensione del piano di intervento militare internazionale è stata confermata dal ritorno a Damasco degli ambasciatori di Stati Uniti, Francia e Germania. Ciò comporta un’inflessione della campagna mediatica. Già ora i media anglosassoni stanno abbandonando i riferimenti alle accuse più forti e meno credibili che vengono lanciate contro Bachar el-Assad, come quella di far torturare i bambini. Anche il Dipartimento di Stato non descrive più il presidente siriano come un mostro, ma come un uomo “scollegato dalla realtà” . Quindi il suo caso non necessita più un trattamento urgente. Del resto, la descrizione della realtà siriana riportata da vari giornalisti, a mille miglia di distanza dalle immagini di propaganda veicolate da otto mesi, rende indispensabile un momento di silenzio.
-Thierry Meyssan
°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: