La Donazione di Costantino al Papato-un falso storico???

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1-La Donazione di Costantino

2-Il Papato oggi, o meglio il potere temporale riconosciuto al Papato

donazione di costantinoLa Donazione di Costantino “Constitutum Constantini”, ossia l’editto apocrifo conservato in copia nelle Decretali di Isidoro,trattasi di lettere falsificate attribuite ad alcuni papi dei primi secoli, meglio precisati in Clemente I a Gregorio I, detti documenti sono stati inseriti, nel IX secolo, in una collezione di canoni,appunto da un certo Isidoro Mercator.

Da qui il nome di Decretali di-Isidoro ,espressione divenuta di uso comune quando, nel XV secolo, si impose una critica testuale. Poiché le decretali e le lettere sono unite a canoni spagnoli evidentemente spuri ed ad altri documenti falsi , il loro primo editore, Bernhard Eduard Simson, nel 1886, diede loro il titolo di Pseudo-Isidorian Forgeries.

Una misura dell’ampia diffusione della collezione può trarsi dalla sopravvivenza di 75 documenti della collezione dello Pseudo-Isidoro e dal fatto che spesso la copia di un singolo documento differisce da altre copie dello stesso.

Le collezioni dei canoni furono costituite generalmente aggiungendo nuovo materiale a quello preesistente. Il falsario si basò sulla collezione Hispana Gallica Augustodunensis, interpolando i suoi falsi ai documenti autentici, mentre il Liber pontificalis fu usato dal falsario come fosse una guida storica.

La collezione dello Pseudo-Isidoro comprende anche la Donazione di Costantino che non è tuttavia un suo falso. Flavio Valerio Costantino, o Costantino il Grande; che fu imperatore romano dal 306 alla sua morte nel 337. è una figura importanti in quanto riformò l’impero e sancì l’inizio dell’alleanza con la Chiesa che caratterizzerà nei secoli la storia.

Le falsificazioni furono accertate in base all’uso anacronistico della lingua della Vulgata e del Breviarium Alaricianum (risalente al 506) nelle decretali dei primi papi. Le sue lettere erano sconosciute prima dell’852 , che dà così la data ante quem della loro composizione.

Dopo una nutrita sezione il documento pretende di riprodurre un editto emesso dall’imperatore e risalente al 313. Con esso, l’imperatore concederebbe al papa Silvestro I e ai suoi successori il primato sui cinque patriarcati Roma, Costantinopoli, Alessandria d’Egitto, Antiochia e Gerusalemme e attribuirebbe ai pontefici le insegne imperiali e la sovranità temporale su Roma, l’Italia e l’intero Impero Romano d’Occidente.

L’editto confermerebbe inoltre la donazione di proprietà immobiliari estese fino in Oriente e costituirebbe atto di donazione a Silvestro in persona del palazzo Lateranense. Seguendo ancora la versione di alcune leggendarie Vite di San Silvestro, il documento presenta la donazione come una ricompensa al papa per aver guarito l’imperatore dalla lebbra con un miracolo.

Occorse un enorme lavoro e un’altrettanta erudizione per creare tutta l’opera con l’utilizzo di un’ampia scelta di fonti genuine. L’opinione generale è che l’operazione fu condotta in Francia, avendo a scopo la riaffermazione dell’autonomia dei vescovi dal potere laico e il rafforzamento dell’autorità pontificia.

La donazione venne utilizzata dalla Chiesa nel medioevo per avvalorare i propri diritti sui vasti possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare le proprie mire di carattere temporale ed universalistico.

Dopo l’età carolingia la donazione fu riesumata da papa Leone IX nel 1053, e fu dunque introdotta, nel XII secolo, nel Decretum Gratiani, ossia una raccolta documentaria,redatta tra il 1140 e il 1142 dal monaco camaldolese Graziano, che cerco di far coincidere le diverse fonti giuridiche e e i diversi canoni, tanto che questo lavoro di Graziano fu anche detta Concordia discordantium canonum ossia Armonizzazione dei canoni discordanti.

Tale documento fu impugnato anche da Papa Alessandro VI per giustificare il suo intervento nella disputa tra Spagna e Portogallo sul dominio del Nuovo Mondo, concretizzatosi nell’emissione della bolla papale Inter Caetera nel 1493.

La supposta donazione di Costantino includeva infatti le isole della ‘parte occidentale’ dell’Impero Romano e all’epoca dell’emissione della bolla non era certo ancora noto che i nuovi territori, frutto di recentissime scoperte, si sarebbero rivelati essere un nuovo continente; sicché l’intero oceano Atlantico, con le nuove ‘isole’, vi era considerato parte dell’antica metà.

Ma torniamo alle origine della donazione utilizzata dalla Chiesa sopra tutto nel medioevo per avvalorare i propri diritti sui vasti possedimenti territoriali in Occidente e per legittimare le proprie mire di carattere temporale ed universalistico.

Dopo l’età carolingia la donazione fu impugnata da Papa Leone IX nel 1053, e successivamente da Alessandro VI che vi fece riferimento per giustificare il suo intervento nella disputa tra Spagna e Portogallo sul dominio del Nuovo Mondo, concretizzatosi nell’emissione della bolla papale Inter Caetera nel 1493.

La supposta donazione di Costantino includeva infatti le isole della ‘parte occidentale’ dell’Impero Romano e all’epoca dell’emissione della bolla non era certo ancora noto che i nuovi territori, frutto di recentissime scoperte, si sarebbero rivelati essere un nuovo continente; sicché l’intero oceano Atlantico, con le nuove ‘isole’, vi era considerato parte dell’antica metà.

Nel 1440 l’umanista italiano Lorenzo Valla, sulla scia delle pesanti perplessità già espresse pochi anni addietro dal filosofo Nicola Cusano, dimostrò in modo inequivocabile come la donazione fosse un falso.

Lo fece in un approfondito, sebbene tumultuoso studio storico e linguistico del documento, mettendo in evidenza anacronismi e contraddizioni di contenuto e forma: in particolare, ad esempio, egli contestava la presenza di numerosi barbarismi nel latino, dunque necessariamente assai più tardo di quello utilizzato nel IV secolo.

Altri errori, come la menzione di Costantinopoli, allora non ancora fondata, o di parole come feudo, erano tra le più banali e fuori contesto storico.

Tuttavia l’opuscolo del Valla, De falso credita et ementita Constantini donatione declamatio (Discorso sulla donazione di Costantino, altrettanto malamente falsificata che creduta autentica), poté essere pubblicato solo nel 1517 ed in ambiente protestante, mentre la Chiesa cattolica difese ancora per secoli la tesi dell’originalità del documento.

Il dibattito successivo sulla datazione e sull’origine della falsificazione si è mosso su differenti vie, l’ubicazione della tradizione manoscritta, l’uso strumentale che i potenti fecero del documento, l’individuazione di motivi leggendari nel testo del Constitutum, sono tutti argomenti che si è cercato di sfruttare al meglio per avere una risposta veritiera.

2-Il Papato oggi, o meglio il potere temporale riconosciuto al Papato- dovuto alla firma del concordato- un trattato tra lo Stato Italiano e la Chiesa, i cosi detti Patti Lateranensi

il Trattato :Documento: che riconosceva l’indipendenza e la sovranità della Santa Sede e fondava lo Stato della Città del Vaticano; con diversi allegati, fra cui, importante, la Convenzione Finanziaria; e il Concordato

Il Concordato: che definiva le relazioni civili e religiose in Italia tra la Chiesa ed il Governo (prima d’allora, cioè dalla nascita del Regno d’Italia, sintetizzate nel motto: «libera Chiesa in libero Stato»). La Convenzione Finanziaria regolava le questioni sorte dopo le spoliazioni degli enti ecclesiastici a causa delle leggi eversive.

È stata poi prevista l’esenzione, al nuovo Stato denominato «Città del Vaticano», dalle tasse e dai dazi sulle merci importate ed il risarcimento di «1 miliardo e 750 milioni di lire e di ulteriori titoli di Stato consolidate al 5 per cento al portatore, per un valore nominale di un miliardo di lire» per i danni finanziari subiti dallo Stato pontificio in seguito alla fine del potere temporale.

In precedenti accordi, vigeva la norma del giuramento dei nuovi vescovi al Governo italiano, l’unico vescovo che non era obbligato a giurare fedeltà all’Italia era colui che fa le veci del Pontefice nella sua qualità di vescovo di Roma, cioè il cardinale vicario.

Questa eccezione alla regola, era stata prevista proprio in segno di rispetto dell’indipendenza del Papa da parte dell’Italia. Il suo vicario non deve essere sottoposto al giuramento, perché rappresenta il vescovo effettivo della città di Roma, cioè il Papa.

Il governo italiano inoltre acconsentì di rendere le leggi sul matrimonio ed il divorzio conformi a quelle della Chiesa e di rendere il clero esente dal servizio militare.

I Patti garantirono alla Chiesa il riconoscimento di religione di Stato in Italia, con importanti conseguenze sul sistema scolastico pubblico, come l’istituzione dell’insegnamento della religione cattolica, già presente dal ’23 e tuttora esistente seppure con modalità diverse.

I Patti Lateranensi non furono gli unici accordi stipulati negli anni successivi alla Prima guerra mondiale tra il Vaticano e stati esteri, nell’ottica di rendere libera la professione della religione cattolica e di ridare un ruolo diplomatico di primo piano al papato.

Vanno ricordati gli accordi stipulati prima della secconda guerra mondiale,con la Lettonia nel 1922, con la Baviera nel 1924, con la Polonia nel 1925 con la Lituania e con la Romania nel 1927), con la Prussia nel 1929, con il Baden nel 1932 e con la Germania nazista nel 1933.

Nel 1948 i Patti furono riconosciuti costituzionalmente nell’articolo 7, con la conseguenza che lo Stato non può denunciarli unilateralmente come nel caso di qualsiasi altro trattato internazionale, senza aver prima modificato la Costituzione.

Qualsiasi modifica dei Patti deve inoltre avvenire di mutuo accordo tra lo Stato e la Santa Sede. La revisione dei Patti non richiede un procedimento di revisione costituzionale. L’articolo 7 non ha comunque inteso parificare il contenuto dei Patti alle norme costituzionali, ma soltanto costituzionalizzare il principio concordatario, con la conseguenza che essi, per il tramite della legge di esecuzione, avrebbero dovuto ritenersi soggetti al giudizio di compatibilità con i principi supremi dell’ordinamento da parte della Corte costituzionale.

 Va ricordato che nel 1984 si giunse ad una modifica del concordato, firmata dal primo ministro Bettino Craxi e dal cardinal Casaroli, con la quale, anche se si aboliva l’anticostituzionale riferimento alla «sola religione dello Stato». si introduceva l’ora di religione alle scuole materne, sostituendo nel contempo la congrua col meccanismo dell’8 per mille, molto più vantaggioso per la Chiesa. Le modifiche venivano successivamente ratificate in legge nel 1985.

Con la sentenza 24 febbraio-1 marzo del 1971, i Patti lateranensi vennero posti tra le fonti atipiche dell’ordinamento italiano, vale a dire che le disposizioni dell’atto non hanno la stessa natura delle norme costituzionali, ma hanno un grado di resistenza maggiore rispetto alle fonti ordinarie.

Pertanto, a meno che non contrastino con i principi supremi dell’ordinamento, le disposizioni dei Patti Lateranensi devono essere modificate col procedimento ordinario nel caso ci sia mutuo consenso fra Stato e Chiesa, con il procedimento aggravato proprio delle leggi costituzionali nel caso sia lo Stato unilateralmente a modificare il testo dell’atto.

Si ricordi comunque che, se gli articoli 7 e 8 della Costituzione prevedono un sistema differenziato di disciplina dei rapporti tra lo Stato e le varie confessioni religiose, altre disposizioni (si vedano gli articoli 19 e 20 della Costituzione) prevedono invece un regime di tutela uniforme per ciò che attiene all’esercizio del culto da parte dei fedeli.

Nel 2006, il Concordato è stato messo in discussione da alcuni laicisti, in particolare da attivisti del Partito Radicale. Le critiche di costoro concernono le relazioni tra Stato italiano e Chiesa cattolica, e che essi ritengono dovrebbero essere riformati per rendere ulteriormente libero lo Stato dall’influenza della Chiesa

Non può essere proposto un referendum per l’abolizione o la modifica del Trattato, del Concordato o delle leggi collegate ad esso perché non sono ammessi, nel nostro ordinamento, referendum riguardanti i trattati internazionali

Come prevede l’art. 7 della Costituzione, “le modificazioni dei Patti, accettate dalle due parti, non richiedono procedimento di revisione costituzionale”: ciò significa che le modifiche bilaterali possono essere adottate con legge ordinaria, mentre, argomentando a contrario, quelle unilaterali richiedono il procedimento aggravato ex art. 138 Cost.

Nulla vieta, peraltro, che tale legge ordinaria o costituzionale sia proposta dal corpo elettorale, in quanto l’art. 71 Cost., nel disciplinare l’iniziativa legislativa del popolo, non menziona alcuna restrizione riguardante l’una o l’altra fonte del diritto.

elab.da g.s.m.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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