una regina illuminata Maria d’Enghien

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Maria d’Enghien Nasce nel1367 a Gubbio muore il 9 maggio 1446, Lecce

 Breve percorso storico

Con la Battaglia di Tagliacozzo combattuta il 23 agosto 1268 tra i ghibellini sostenitori di Corradino di Svevia e le truppe angioine di Carlo I d’Angiò, di parte guelfa.

La battaglia di Tagliacozzo rappresenta l’ultimo atto della potenza sveva in Italia.

La fine di Corradino segna infatti la caduta definitiva degli Hohenstaufen dal trono imperiale e da quello di Sicilia, aprendo, nel regno siciliano, il nuovo capitolo della dominazione angioina.

le proprietà degli Svevi furono affidate a principi francesi fedeli al sovrano angioino.

La Contea di Lecce verrà governata prima dalla famiglia dei Brienne e poi da quella degli Enghien.

Figura chiave nel passaggio da una dinastia all’altra è il personaggio di Maria, ricordata a Lecce, ma anche altrove, con affetto e benevolenza.

Un grande modello di donna, sposa devota, madre affettuosa, oltre che contessa, regina, guerriera, mecenate e avveduta amministratrice della giustizia e della cultura salentina.

L’unico ipotetico ritratto della contessa individuato si trova negli affreschi della Basilica di Santa Caterina d’Alessandria a Galatina, da lei commissionati.   Nipote di Isabella di Brienne, nacque da Giovanni d’Enghien, conte di Lecce, e da Sancia (Bianca) Del Balzo dei duchi d’Andria.

Nel 1384, a soli 17 anni, a causa della morte del fratello Pietro, divenne Contessa di Lecce. Nei contrasti che sconvolgevano il Regno di Napoli, Maria decise di schierarsi contro il re Carlo III d’Angiò Durazzo, dalla parte di Luigi I d’Angiò, Re di Francia.

Quest’ultimo volle darla in sposa ad un suo fidato alleato. Fu così che nel 1385 sposò Raimondo Orsini Del Balzo, anche conosciuto come Raimondello, conte di Soleto e Principe di Taranto.

Le proprietà dei due sposi, grazie soprattutto ai territori che la contessa portò in dote, arrivarono a comprendere le attuali province di Taranto, Brindisi e Lecce, unificando l’intero Salento in uno dei feudi più grandi e importanti d’Italia.

La coppia ebbe quattro figli: Maria, Caterina, Giovanni Antonio e Gabriele. Raimondello morì nel 1406 durante l’assedio di Taranto da parte di Ladislao di Durazzo.

Rimasta vedova nel 1406, Maria subì a Taranto l’assedio posto dal re di Napoli Ladislao I d’Angiò, detto il Magnanimo. Maria guidò la resistenza della città ma dopo alcuni mesi accettò la proposta della diplomazia nemica e sposò Ladislao nel 1407 nella cappella di San Leonardo del castello aragonese di Taranto.

Nonostante i suoi alleati le consigliassero di rifiutare il matrimonio, data la precoce e misteriosa morte delle precedenti mogli di Ladislao, Maria rispose “non me ne curo, ché se moro, moro da regina”.

Avvenute le nozze si recò quindi, da regina, a Napoli. Qui, nonostante fu ben accolta dalla cittadinanza, non ebbe rapporti sereni con il marito e fu costretta a convivere con le numerose amanti di lui. Morto Ladislao nel 1414, il regno passò alla cognata Giovanna II, a lei avversa, che arrivò crudelmente ad imprigionarla.

Liberata successivamente da Giacomo della Marca, nel 1415, tornò in possesso della contea di Lecce ed ottenne nel 1420 il principato di Taranto per il figlio Giovanni Antonio. Durante questi anni Maria fu sempre accanto al figlio e se egli poté interessarsi totalmente degli avvenimenti bellici ciò gli fu permesso grazie alla diplomazia e al prestigio che la regina mostrò nella guida politica e amministrativa del suo regno nel regno

Trascorse gli ultimi anni della sua vita dedicandosi al suo popolo, ad opere d’arte e di fede e morì a Lecce il 9 maggio 1446, dove fu sepolta con grandi onori e fasto nell’antico monastero di Santa Croce, in un catafalco con un’arca mortuaria che riproduceva Maria e che contornava l’immagine della bella contessa con i simboli delle quattro virtù cardinali e delle tre virtù teologali, quasi a tramandare ai posteri non solo l’immagine del suo piacevole aspetto fisico, ma anche e soprattutto le sue doti di instancabile propugnatrice di fede e carità cristiane.

Al periodo del ritorno di Maria a Lecce, viene collocato il riordino delle attività economiche e amministrative della città, con l’emanazione il 14 luglio 1445 degli Statuta et capitula florentissimae civitatis Litii. Il “Codice di Maria d’Enghien” è un manoscritto che raccoglie disposizioni normative, regolamenti amministrativi e fiscali relativi alla città di Lecce e alla sua Contea.

Questi ordinamenti rappresentano una ricca testimonianza documentaria della realtà economica e sociale e della cultura del tempo poiché si tratta di un vero corpus normativo civico in cui sono riuniti tutti i documenti, in latino e volgare, legati all’attività legislativa svolta dalla stessa contessa nell’ambito della vita amministrativa del capoluogo della Contea di Lecce.

la battaglia di Tagliacozzo

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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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