L’Italia è degli italiani….

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Non siamo a Caporetto:

Temperatura percepita? Rovente. Dopo tante retoriche celebrazioni di europeismo fasullo (basti la farsa di Ventotene, un anno fa) l’Italia fa i conti con la realtà. Tutti ricordano i sorrisini beffardi di Sarkozy e di Merkel alle spalle di Berlusconi. Sarkozy è il passato remoto.

La Merkel ne vede e ne vedrà di tutti i colori. La “loro” Europa”, quella dell’accoglienza illimitata sulla pelle degli altri (a conti fatti degli italiani e dei greci), è fallita e, salvo rimedi profondi e urgenti, implodera

Non per i “populismi” né per i “sovranisti”. Semplicemente perché i greci sono stremati e gli italiani hanno piene le tasche di vedersi posposti agli extracomunitari quotidianamente ammassati a casa loro, in un Paese sempre più incapace di provvedere ai propri cittadini originari.

È una tragedia epocale, sia per i disastri causati da Francia, USA e altri in Iraq, Libia e Siria, sia per la pochezza dei governi che si sono susseguiti al guinzaglio di Giorgio Napolitano, dopo il “colpo di spread” del 2011 contro il governo Berlusconi. Da allora il Paese brancola.

Con buona pace del proclama “firmato Diaz” e del Mussolini che “mandava le divisioni al Brennero”, anche senza schierare carri armati né militari al confine con l’Italia adesso è l’Austria che abbassa la saracinesca contro i clandestini accampati in Italia. Vienna agisce d’accordo con l’Ungheria e gli altri Paesi dell’Europa centro-orientale e sulla base di informazioni della Germania stessa. Altrettanto, del resto, fa la Francia a Ventimiglia., ove la situazione è esplosiva.

E l’Italia? Non ha memoria di sé, né prospettive. Annaspa.

Prende a prestito le prediche di “papa Francesco”. Al riguardo occorrono due sintetici chiarimenti. A parte lo spettacolo che per molti secoli han dato vari papi, il Magistero della chiesa di Roma in tema di “accoglienza” e di rapporti con gli altri mondi (culture e civiltà) è stato e rimane discontinuo.

Dalle origini la predicazione dell’Evangelo fu tutt’uno con secolari sanguinosissime lotte tra le sette cristiane.

La chiesa cattolica ha fatto la sua parte, contro gli ariani e una litania di “eretici”. Ha anche aggiunto lo sterminio di catari, streghe, maghi… sino alla perdurante scomunica dei massoni e persino all’animosità contro i rotariani, ammorbidita solo dopo la seconda guerra mondiale.

L’“accoglienza” è una scoperta recente, connessa col sostanziale fallimento delle “missioni” (rispetto al dilagare dell’islamismo e del potere materiale dei cinesi), alla rarefazione delle vocazioni sacerdotali di “bianchi” e alla rimozione unilaterale della storia con la serqua di “scuse” recentemente pronunciate dai papi per questa o quella nefandezza compiuta dalla Chiesa nei millenni, sino alla “comprensione” ora ostentata per Martin Lutero.

L’Italia può fare a meno di prestiti ideologici di questo genere. Né ha urgenza di votare la fiducia su leggi eversive come quella sullo “ius soli”.

Meglio mandare il Parlamento in vacanza che vederlo regalare cittadinanza e diritto di voto a un milione di non aventi diritto e spalancare le porte a un’invasione interminabile.

Il Centro-Destra ha le idee e i numeri per vincere il confronto elettorale, anche domani, su pochi chiari punti: recuperare la sovranità nazionale (eliminando la fittizia parità di bilancio, inserita nientemeno che nella Costituzione), ripristinare la sicurezza pubblica e privata, restituire ai cittadini dignità e orgoglio della propria identità.

Anche il Premio Acqui Storia, non per sua colpa (recepisce quel che mandano editori e autori) risulta affollato di libri su temi stantii (un po’ di fascismo, un po’ di resistenza, un po’ di repubblica sociale, la conta dei morti in questa o quella battaglia, ben due libri su Aldo Moro: quasi nulla di significativo sull’età presente…) certifica l’eclissi della grande storiografia e del “giornalismo militante”.

Che l’Austria faccia o no la faccia feroce, bisogna comunque ripartire dalla storia per capire l’attualità. Giusto cento anni orsono, Caporetto non fu la catastrofe. Fu una battaglia perduta.

Gli “alleati” (Francia e Gran Bretagna) stettero a guardare, da lontano. Gli Stati Uniti in quel momento non avevano neppure un uomo sul fronte italiano.

Poi però l’Italia vinse la guerra. Con le proprie forze. Ci volle un anno di sacrifici; riuscì nello scopo. Altrettanto vale oggi. Bisogna organizzarsi.

Resistere alle ribalderie di un qualunque Renzi, di un’Estrema sinistra in confusione continua e di un ectoplasma politico come Alfano e i suoi seguaci, che dicono “no” ma votano “si”. L’Italia degli italiani ce la può fare.

di Aldo A. Mola

 

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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