Un’eroina risorgimentale….

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cristina famigliaCristina Trivulzio Belgiojoso nata a Milano il 28 giugno 1808 deceduta a Milano nel luglio 1871 è stata una illuminata fervente patriota, partecipò attivamente al Risorgimento, fu inoltre, viaggiatrice, editrice di giornali rivoluzionari e scrittrice.
Brevi note biografiche-
Cristina, è figlia del conte Gerolamo Trivulzio e di Vittoria dei Marchesi Gherardini, rimase orfana di padre molto presto, la madre si risposò poco tempo dopo con Alessandro Visconti D’Aragona dal quale ebbe un figlio maschio e tre altre figlie femmine.
Non si sa molto della storia di Cristina da bambina. Le poche informazioni che si hanno sono tratte da una lettera in cui lei si descrive alla sua amica la conta Ernesta Bisi, contrariando un medico piscologo, che pretendeva di conoscere le persone solamente dalla forma del loro corpo. Cristina stessa dice: “Ero una bambina melanconica, seria, introversa, tranquilla, talmente timida che mi accadeva spesso di scoppiare in singhiozzi nel salotto di mia madre, perché credevo di accorgermi che mi stavano guardando o che volevano farmi parlare”.
Ernesta Bisi era la sua maestra di disegno, a quel tempo usava insegnare alle giovinette di nobile famiglia il canto, il disegno e altre forme d’arte. Nonostante la differenza d’età, rimasero grandi amiche per sempre e le confidenze più intime saranno fatte proprio a lei.
Sarà l’attività e il pensiero patriota di Ernesta che la introdusse nel mondo della cospirazione. Il momento più importante della giovinezza di Cristina è il matrimonio con il giovane principe Emilio Barbiano di Belgiojoso. Molti cercarono di dissuaderla, conoscendo le abitudini libertine di Emilio, ma alla fine il matrimonio si fece.
Ci furono grandi invitati nella chiesa di S. Fedele a Milano il 24 settembre 1824. La più ricca ereditiera d’Italia si portava una dote di 400.000 lire austriache. Aveva solo 16 anni quando acquistò il titolo di principessa.
Il matrimonio non durò molto. Ufficialmente non divorziarono mai, ma in realtà si separarono pochi anni dopo, rimanendo buoni amici fino alla morte. Il marito si accompagno con la contessa Anna Berthier di Wagram e per oltre una decina d’anni visse nella sua villa sul lago di Como oggi Villa Pliniana.
Alla fine degli anni venti Cristina, dopo l’arresto del patrigno si avvicinò alle persone più coinvolte con i movimenti per la liberazione. Gli austriaci, che dominavano la Lombardia dal 1815 e specialmente il capo della polizia Torresani iniziarono la loro opera di spionaggio che durò fino all’unità d’Italia.
Cristina Trivulzio Belgiojoso era bella, potente, e poteva dare molto fastidio per le sue idee liberali reppublicane. Fortunatamente la sua fama, la sua posizione sociale, e la sua solerzia nella fuga, la salvarono da possibili tentativi di arresto. Daltra parte agli austriaci non potevano dare l’impressione d’essere degli opressori con l’élite milanese, per cui talvolta faceva loro comodo chiudere un occhio sulle frequentazioni di Cristina.
 Va detto tra l’altro, che il nonno di Cristina, il Marchese Maurizio dei Gherardini, era Gran Ciambellano dell’Imperatore d’Austria e poi, divenuto Ministro Plenipotenziario d’Austria presso il Regno Sabaudo quindi traferito Torino.
Un arresto della nipote avrebbe ovviamente prodotto uno scandalo non da poco oltre a possibili contrarietà da parte dell’ imperatore stesso, e di tutta o quasi la nobiltà Lombarda ben pensante, oltre agli ambienti della nascente massoneria lombarda.
Nonostante ciò, con la dovuta cautela, il governo di Vienna osteggiò le sue frequentazioni ed i suoi manifesti ideali, Cristina sentendosi costantemente minacciata, ritenne opportuno emigrare nel sud della Francia in Provenza sola e senza soldi. Tutti i suoi averi erano stati prudentemente congelati dalle autorità governative del lombardo-veneto, e per molto tempo non poté attingere denaro dai suoi averi per non rivelare il suo rifugio.
Per cui si ritrovò ospite di alcuni amici nel paesino di Carqueiranne, ove incontra un nuovo amico, tale Pietro Bolognini detto il Bianchi, attivista massone, ex notaio di Reggio Emilia anche lui emigrante politico, le spie austriache gli assegnarono tra l’altro il ruolo di amante, poi conobbe, lo storico Augustin Thierry, che le rimarrà amico fino alla sua morte, dopo alcuni mesi, nonostante la scarsità di risorse finanziarie, si trasferi a Parigi e ove trovò un appartamentino vicino alla chiesa della Madeleine.
Si arrangiò con pochi soldi per alcuni mesi, guadagnandosi da vivere cucendo pizzi e coccarde, sempre tenuta d’occhio dalla polizia segreta austriaca. Una vita parecchio diversa da quella a cui era abituata a Milano; vi è da dire che forse non aveva riflettuto molto prima di assumere l’impegno politico risorgimentale, per cui si trovo dover affrontare tempi veramente difficili, sempre con la polizia segreta alle calcagne.
Sarebbe stato semplice recuperare i suoi soldi e stare comoda nei suoi palazzi a Locate o a Milano, le sarebbe bastato star tranquilla e non inimicarsi troppo l’integerimo feroce delegato (capo) della polizia austriaca, Torresani Lanzfeld barone di Canmponero, tanto è che persino il governatore austriaco Hartig ed il Metternich quale capo militare, si scambiavano lettere riguardo alla principessa per cercare di calmare il Torresani, che più volte tento di  incarcerala.
Dopo poco tempo, un pò con i soldi inviati dalla madre e un pò con quelli recuperati dai suoi redditi, riuscì a cambiare casa e ad organizzare uno di quei salotti d’aristocrazia, dove riuniva esiliati italiani e parte della buona borghesia europea.
Negli anni trenta frequentò il poeta tedesco Heinrich Heine, il compositore ungherese Franz Liszt, lo storico francese François Mignet, il poeta francese Alfred De Musset e tanti altri.
Ebbe anche una fitta corrispondenza con l’eroe di due mondi, il conte di La Fayette, nobile massone, protagonista di primo piano nella guerra d’indipendenza Americana capeggiata da G.Wascigton, sostenuto dalla Francia contro la colonizzazione inglese.
A Cristina le furono attribuiti vari amanti, un pò come ci si aspetterebbe oggi da una bella donna ricca in una situazione del genere. Manteneva sempre pero rapporti di amicizia con il marito, con cui condivideva il pensiero politico e nient’altro. In questi dieci anni ella continuò a contribuire alla causa italiana, cercando di influenzare i potenti, scrivendo articoli e diventando addirittura editore di giornali politici, quando non trovava altri editori disposti a pubblicare suoi scritti giudicati pericolosi.
A lei continueranno ad arrivare richieste di soldi per fini patriottici, e lei cercherà di distribuirne tantissimi, in modo da aiutare i poveri esuli italiani, di cui era ormai diventata la referente parigina, e investendo in sommosse o addirittura organizzando movimenti di armi per i ribelli isorgimentli italiani.
Nel 1834, ad esempio, donò 30 000 lire per finanziare il colpo di mano mazziniano nel Regno di Sardegna, in cui peraltro perse la vita Giovanni Battista Scapaccino, considerato la prima Medaglia d’Oro al Valor Militare nazionale, del futuro esercito italiano. Per l’occasione, la nobildonna aveva persino ricamato con le proprie mani le bandiere degli insorti.
Nel 1838 la sua vita subisce una rilevante svolta con la nascita di Maria, la sua prima figlia. Il padre naturale non era sicuramente il marito, che non frequentava. È stato ipotizzato fosse il suo amico François Mignet o il suo segretario il Bolognini.
Da quel momento ella lascia i suoi salotti ed i suoi ricevimenti e trascorre alcuni anni di semi isolamento. Trascorre una vacanza in Inghilterra con i suoi fratelli e sorelle, e sarà in questa occasione andrà a trovare Napoleone III allorra in esilio, riuscendo a strappargli una promessa, ossia che dopo che avrà acquistato potere in Francia, si adopererà a favore della causa risorgimentale italiana. Accadrà invece che una volta andato al potere in Francia, i suoi comportamenti nei confronti della causa risorgimentale italiana mutarono al quanto.
Tornata a Parigi ove rimase per circa un anno, per poi tornare finalmente nella sua Locate, dove riprende parte delle sue opere sociali. Infatti organizza asili e scuole e trasforma il suo palazzo in una specie di casermone, ovvero il centro di una comunità secondo il modello idealizzato da Charles Fourier; a questo modello ella apporta alcune modifiche più confacenti alla realtà locale.
Cristina vorrebbe anche modificare gli insegnamenti religiosi, che ritiene in parte criticabili, ma non procede in questa direzione perche si sarebbe inimicata anche la Chiesa e avrebbe incontrato notevoli ostacoli, continuo  la sua opera politica cercando di convincere tutti che l’unica soluzione per muoversi verso l’unione italiana era di supportare Carlo Alberto di Savoia re di Sardegna.
Il suo obiettivo non era la monarchia, ma una repubblica italiana simile alla francese; tuttavia, facendo propri gli ideali Mazziniani, e della giovane Italia, se per arrivare alla repubblica bisognava prima unire l’Italia, l’unico mezzo era di appoggiare la monarchia dei Savoia.
Nel 1848, trovandosi a Napoli durante l’insurrezione che porterà succesivamente alle cinque giornate di Milano, parte subito, noleggiando una piccola nave per il Nord al fine di giungere rapidamente a Milano; accompagnata da circa 200 napoletani che decidono di seguirla, mentre altri patrioti si erano assiepati sul molo per augurare buona fortuna alla spedizione.
Per qualche mese a Milano si respira aria di libertà, ma si sviluppano anche forti discordie interne sulle modalità del proseguimento della lotta. Pochi mesi dopo gli austriaci ritornano a Milano, esattamente il 6 agosto 48, e lei, come molti altri, è costretta a fuggire in esilio per salvarsi dalla prigione.
Passato circa un anno, Cristina Trivulzio Belgiojoso si ritrova in prima linea nel corso dell’insurrezione romana, divampata dal 9 febbraio al 4 luglio del 1849. che la vede quale organizzatrice degli ospedali, compito che assolse con dedizione e notevole competenza, tanto da poter essere considerata come antesignana di Florence Nightingale.
Anche a Roma la rivolta fu sedata e per di più con l’aiuto dei francesi sui quali Cristina tanto aveva contato. Sfumata anche questa speranza di libertà e sentendosi tradita da Napoleone III, salpa su una nave diretta a Malta. Inizia così un viaggio che la porta in Grecia per finire in Asia Minore, nella sperduta e desolata valle di Ciaq Maq Oglù, vicino alla odierna Ankara jn Turchia.
Qui, sola con la figlia Maria e pochi altri esuli italiani, senza soldi e mantenedosi solo a credito, organizza un’azienda agricola. Da qui invia articoli e racconti delle sue peripezie orientali ed in tal modo riesce a raccogliere dei denari che le consentono di continuare a vivere per quasi cinque anni. Nel 1855, grazie ad una amnistia, riottiene i permessi dalla autorità austriaca e rientra in patria a Locate.
Nel 1858 muore suo marito il principe Emilio Barbiano di Belgiojoso sarà solo dopo qualche anno che ella riesce  far legittimare sua figlia Maria quale erede dei Belgiojoso. Nel 1860, dopo il matrimonio di sua figlia con Ludovico Trotti Bentivoglio, inizia una vita più tranquilla.
E quando finalmente nel 1861 si costituisce il primo parlamento italiano, Cristina Trivulzio Belgiojoso lascierà la politica con una certa serenità soddisfatta per la raggiunta unita d’Italia.
Da questo momento vive appartata tra Milano e Locate ed il lago di Como. Acquistata una villetta a Blevio si trasferì con il suo fedele Budoz, il servo turco che la seguiva ormai da circa vent’anni e Miss Parker, la governante inglese che aveva vissuto con lei fin dal suo viaggio del 39 in Inghilterra.
Muore nel 1871, a soli 63 anni. Aveva vissuto una vita con molte peripezie e aveva sempre sofferto ma con il suo indomito carattere mantenne saldi i suoi ideali. Viene sepolta a Locate, dove la sua tomba si trova tuttora. Al suo funerale non parteciperà nessuno dei politici della nuova Italia; quell’ Italia che lei con grandi sacrifici aveva contribuito ad unire.
elab-da g.m.s.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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