Contributo femminile al risorgimento.

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proclamazioneNel processo di unificazione nazionale la donna ebbe un’importanza straordinaria, contribuendo a formare l’immaginario patriottico, costruendo miti, alimentando emozioni e passioni. Molte furono le donne che parteciparono all’elaborazione di una sorta di “romanzo popolare” alcune destinate ad una discreta e duratura fama. La loro presenza, svela una volta di più il protagonismo femminile, come espressione della partecipazione delle donne alla lotta per l’unità e l’indipendenza nazionali. I rapporti familiari, la condizione delle donne nella società, il contesto culturale, il processo creativo di simboli che alimentarono l’immaginario collettivo. comprendendo memorie e corrispondenze   che  costituiscono  una viva memoria del Risorgimento in cui la voce femminile fu tutt’altro che inerte e silenziosa.
Vedi Anita Garibaldi Il cui ruolo femminile nella costruzione dello Stato nazionale italiano è sempre stato considerato subordinato al ruolo maschile. Ma le donne, nonostante la poca o nulla visibilità pubblica, non solo ebbero un ruolo rilevante in quel processo, ma furono numerose, di diverse estrazioni sociali, e si dimostrarono volitive, determinate, con idee e progetti da costruire, impegnate direttamente nelle cospirazioni ma anche nelle lotte vere e proprie, anche se in genere con funzioni di organizzatrici o di infermiere (una delle poche che imbracciò il fucile fu Anita Garibaldi), passate poi, dopo l’Unificazione, a ruoli di impegno sociale a beneficio delle donne e dell’infanzia, per il riscatto sociale delle classi disagiate, per l’organizzazione e la promozione dell’educazione.
Non solo ma notevole fu la figura di “Cristina Trivulzio di Belgiojoso (Milano 1808-1871). Ebbe una travagliata vita familiare e comportamenti per il tempo ritenuti scandalosi (sposata, lasciò il marito ed ebbe una figlia da un nuovo compagno). Fuggita in Francia dopo il 1831, divenne giornalista. Tornata in Italia nel 1840 si stabilì a Trivulzio. Colpita dalle condizioni di miseria dei contadini, si dedicò ai problemi sociali: seguendo le teorie utopistiche saintsimoniane e fourieriste, aprì asilo e scuole per figli e figlie del popolo. Nel 1848-’49 fu ancora in prima linea: raggiunse Milano guidando la “Divisione Belgioioso”, 200 volontari da lei reclutati e trasportati in piroscafo da Roma a Genova e da lì a Milano.
A Roma nei mesi della Repubblica guidata da Mazzini, lavorò giorno e notte negli ospedali durante l’assedio della città, creando le “infermiere” laiche e chiamando a questo compito nobili, borghesi e prostitute. Alla caduta della Repubblica (luglio 1849), dopo essersi battuta per salvare feriti e prigionieri, fuggì a Malta, ad Atene e infine a Costantinopoli. I suoi viaggi in Oriente ed i suoi tentativi di creare società utopistiche anche in Turchia, costituiscono un’altra pagina della sua vita.
Da non dimenticare, “Anna Grassetti Zanardi” (Bologna 1815-1896). Il marito Carlo Zanardi fu uno degli organizzatori del tentativo insurrezionale mazziniano di Savigno (Appennino bolognese) del 1843, partecipò alla prima Guerra di Indipendenza, alla difesa di Roma e alle successive cospirazioni mazziniane, subendo arresti, processi e diversi anni di carcere. Anna, anch’essa ardente mazziniana, fu infermiera durante la campagna del 1848 e a Roma nel 1849. Durante la successiva restaurazione pontificia, per incarico di Mazzini si occupò di creare comitati in città e anche in altri centri vicini.
Sorvegliata e più volte perquisita, venne arrestata nel 1851 e trasferita nel carcere di Ferrara. Le cronache cittadine di fine ottocento la segnalano, ormai vedova, sempre in testa al gruppo dei reduci garibaldini durante i cortei patriottici, e com essi indossare la gloriosa camicia rossa, una donna anziana, di bassa statura e alquanto pingue, coperta il petto di numerose medaglie.
E che dire della figura di “Giuditta Tavani Arquati” (Roma 1830-1867). Figlia di un difensore della Repubblica Romana, partecipò al movimento clandestino di patrioti che tentò di liberare Roma dal dominio papale nel 1867: nell’arco di tre giorni, dal 23 al 25 ottobre, la città fu teatro di tre moti insurrezionali: il primo fallì in Campidoglio, il secondo a villa Glori vide la morte dei fratelli Cairoli, l’ultimo in Trastevere nel lanificio Aiani, diventato il principale deposito di armi della congiura. Giuditta, incinta del quarto figlio, si trovava nel lanificio insieme al marito Francesco Arquati, al figlio dodicenne Antonio e a molti altri cospiratori, che preparavano la rivolta in attesa dell’arrivo di Garibaldi da Monterotondo. L’arrivo degli zuavi pontifici scatenò un aspro combattimento. Nonostante una strenua resistenza i congiurati vennero sopraffatti e Giuditta, che aveva spronato, aiutato e soccorso i rivoltosi, venne massacrata dopo aver visto uccidere il marito e il figlio.
E poi “Sara Levi Nathan” (Pesaro 1819-Roma 1882). Sposata nel 1836 con Mayer Moses Nathan, agente di cambio, ebbero dodici figli. È ricordata per il suo impegno politico e per le sue iniziative sociali: fu una fervente patriota, grande amica di Mazzini, che morì a Pisa nel 1872 proprio a casa di sua figlia Janet.

Dopo la morte del marito (1859), Sara svolse un importante ruolo politico per il movimento fondato da Mazzini. Fu sorvegliata dalla polizia, finché la sua casa venne perquisita. Accusata di cospirazione, riuscì a fuggire prima di essere arrestata e riparò a Lugano. Tornata a Roma, dette vita a numerose iniziative educative, filantropiche e sociali. Fondò tra l’altro nel quartiere di Trastevere una scuola intitolata a Mazzini, destinata alle ragazze, e aprì una casa per prostitute, l’Unione benefica, con l’intento di prevenire la prostituzione, offrendo a ragazze indigenti o in difficoltà alloggio, mezzi e possibilità di lavoro.

Ed ancora “Giorgina Craufurd Saffi” (Firenze 1827-Forlì 1911). Di famiglia inglese, si innamorò dell’Italia, anche grazie al favore che la sua famiglia esprimeva per la causa italiana. Nel 1857 sposò Aurelio Saffi, anch’egli esule italiano a Londra, già triumviro della Repubblica Romana nel 1849: fu, come entrambi sostenevano anche in tarda età, un “lungo profondo sodalizio d’anime”, un legame indissolubile, vissuto costantemente tra gli affetti familiari  e l’attività politica. Dall’idea mazziniana trasse il profondo interesse per l’educazione delle donne e dei giovani, cui andava inculcato il rispetto dei diritti e dei doveri dell’uomo, e l’idea che solo attraverso l’emancipazione e la partecipazione alla vita civile e civica si potrà essere cittadini e non sudditi, e partecipare all’emancipazione della Patria e del Popolo.
A tali idee, Giorgina affiancò una chiara visione anche del ruolo della Donna, essere che gode di Diritti e Doveri pari a quelli dell’Uomo, ma che si vede assegnato dalla natura un ruolo ancora più importante: formare i futuri cittadini. Giorgina scelse così di occuparsi in primo luogo dell’educazione di tutte le donne, prime e fondamentali educatrici dei propri figli, cosa che la porterà ad appoggiare i movimenti emancipazionisti che in Europa e in America stavano, in quella seconda metà dell‘800, faticosamente facendosi strada.
Molte altre sarebbero le figure femminili “donne” che riempirono le pagine del nostro rissorgimento, non solo cospirando nei salotti buoni dell’ alta borghesia, ma il pensiero deve andare anche a coloro che imbracciarono l’arme, non dimenticando le madri le sorelle le spose che diedero conforto ai feriti, e sopra tutto furono sprone per i loro congiunti a intrapendere la lotta. Onore a queste donne, sovente dimenticate, poste nel limbo della memoria storica,  eppure senza di esse, del loro contributo ben diverso, forse sarebbe stata quell’ epoca che con sacrificio immane vide giunse al fine all’ unità d’Italia.
elab-g.m.s.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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