Misteri di uno strano Paese chiamato Italia

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1) Legambiente-notizie

2) La Intermare Sarda

3) Una breve riflessione

petrolioUna superficie di mare italiano di circa 30mila chilometri, più grande della Sicilia, rischia di diventare la sede di nuove piattaforme petrolifere. È l’allarme lanciato da Goletta Verde, la celebre campagna itinerante di Legambiente, con il dossier “Un mare di trivelle” (in .pdf) , presentato nei giorni scorsi durante la navigazione tra il Gargano e le isole Tremiti, zona che è oggetto di diverse richieste per la ricerca di idrocarburi. “Le attenzioni fameliche delle aziende energetiche internazionali riguardano soprattutto il canale di Sicilia e le coste adriatiche di Puglia, Molise, Abruzzo e Marche” – afferma Legambiente segnalando i rischi legati alle 117 nuove trivelle che minacciano il mare e il territorio italiano.
Solo nell’ultimo anno infatti, sono stati concessi 21 nuovi permessi per la ricerca per un totale di 41.200 chilometri quadrati e sono 25 i permessi di ricerca già rilasciati al fine di estrarre idrocarburi dai fondali marini, per un totale di quasi 12mila kmq a mare, pari ad una superficie di poco inferiore alla regione Campania: 12 permessi riguardano il canale di Sicilia, 7 l’Adriatico settentrionale, 3 il mare tra Marche e Abruzzo, 2 in Puglia e 1 in Sardegna.
Se ai permessi rilasciati, si sommano anche le aree per cui sono state avanzate richieste per attività di ricerca petrolifera, l’area coinvolta diventa di 30mila kmq, una superficie più grande della regione siciliana. Nel dettaglio, le aree di mare oggetto di richiesta di ricerca sono 39: 21 nel canale di Sicilia, 8 tra Marche, Abruzzo e Molise, 7 sulla costa adriatica della Puglia, 2 nel golfo di Taranto, e 1 nell’Adriatico settentrionale.
“Siamo di fronte ad un vero e proprio assedio del Mare Nostrum da parte delle compagnie straniere, che hanno presentato il 90% delle istanze di ricerca nel mare del nostro Paese, considerato il nuovo Eldorado, grazie alle condizioni molto vantaggiose per cercare ed estrarre idrocarburi” – dichiara Stefano Ciafani, responsabile scientifico di Legambiente. “Ma, come ripetiamo da anni, il gioco non vale la candela: secondo il Ministero dello Sviluppo economico le riserve stimate sono pari a 187 milioni di tonnellate che, considerando il tasso di consumo  di 73,2 milioni di tonnellate, verrebbero consumate in soli 30 mesi, cioè in 2 anni e mezzo. Proprio per questo anche quest’anno la Goletta Verde di Legambiente è in prima linea per difendere il mare italiano da questo assalto che garantirebbe solo ricchi utili per le società petrolifere, senza tener conto non solo dei rischi per il turismo e la pesca in caso di incidente, ma anche del nuovo modo di produrre energia che deve sostituire quanto prima le fonti fossili”.
progettiIn Italia  sono state estratte poco più di 5 milioni di tonnellate di petrolio (4,4 milioni di tonnellate a terra e circa 700mila tonnellate a mare), pari al 7% dei consumi totali nazionali di greggio. Il petrolio dai fondali marini è stato estratto utilizzando 9 piattaforme e 83 pozzi ancora produttivi. La produzione di petrolio off-shore, da trivellazione a mare, si concentra in due zone: a largo della costa meridionale siciliana, tra Gela e Ragusa, dove nel 2010 si è prelevato il 54% del totale nazionale estratto dai fondali marini, e nel mar Adriatico centro meridionale dove è stato estratto il restante 46%.
Ed è proprio su queste due zone che si concentra maggiormente l’attenzione delle compagnie per le nuove trivellazioni. Una lottizzazione senza scrupoli che non risparmia nemmeno le aree marine protette, come nel caso delle Egadi o delle Tremiti. Lo scorso aprile il ministero dell’Ambiente, con quello dei Beni culturali, ha approvato la Valutazione di Impatto Ambientale (Via) relativa ad un programma di indagini della Petroceltic Italia srl in un’area a ridosso delle isole Tremiti.
La decisione ha riaperto la corsa al petrolio intorno al pregiato arcipelago, dopo che le dichiarazioni dello stesso Ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, e il decreto legislativo 128 del 20 giugno 2010, che vincola le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi in mare, sembravano avessero fatto prendere una direzione opposta. L’ultimo favore alle trivellazioni è arrivato il 7 luglio con il decreto legislativo di attuazione della direttiva sulla tutela penale dell’ambiente.
Sempre in favore delle compagnie petrolifere è attualmente in discussione in Parlamento anche un altro disegno di legge che prevede la “Delega al governo per l’adozione del testo unico delle disposizioni in materia di prospezione ricerca e coltivazione di idrocarburi liquidi e gassosi”. “Un provvedimento di semplificazione dell’iter autorizzativo che esclude qualsiasi motivazione di carattere ambientale, giustamente bocciato all’unanimità dalla Commissione Ambiente del Senato nei primi giorni di luglio e che ci auguriamo non arrivi all’approvazione” – sottolinea Legambiente.
Portando avanti la propria battaglia contro tutti gli abusi ai danni del mare e delle coste, Goletta Verde di Legambiente s’impegna nella sua vertenza contro le trivelle, affermando con chiarezza la propria posizione che vede il rilancio del settore energetico nel nostro paese come inevitabile ma basato su innovazione, efficienza e rinnovabili e non certo sulla produzione di energia basata sugli idrocarburi, che oltre ad essere una seria minaccia per l’ambiente, appartiene oramai al passato.
“Nelle Isole Tremiti, come in tutta Italia – conclude Stefano Ciafani – il futuro del mare sta nel turismo di qualità e nella pesca sostenibile, non certo nella minaccia di nuove piattaforme petrolifere che rappresentano una seria ipoteca sul futuro delle nostre coste, come ha dimostrato la tragedia ambientale del Golfo del Messico dello scorso anno. Per questo Legambiente ribadisce il no deciso all’ipotesi di nuove trivellazioni nel mare italiano, che garantirebbero solo ricchi affari per le aziende petrolifere senza alcuna ricaduta positiva sull’abbassamento della bolletta energetica nazionale e di quella delle famiglie italiane”. [GB]- legambiente-

 

sardegnaLa Intermare Sarda, è una società del gruppo ENI, che si occupa di fabbricare particolari strutture utilizzate nel campo dell’estrazione degli idrocarburi. Essa è organizzata come società per azioni, e fa parte delle società del gruppo Saipem, come la Snamprogetti e la Sonsub.
Questa società venne fondata nel 1972 dalla Saipem, la quale ne è proprietaria. Nacque per venire incontro a particolari esigenze, ossia costruire parti meccaniche da installare sulle piattaforme di produzione del petrolio o del gas naturale, o addirittura occuparsi della fabbricazione dell’intero impianto. come la piattaforma estrattiva di Arbatax
A differenza delle altre società del gruppo ENI, che possiedono, costruiscono, e dirigono diversi cantieri in molte parti del Mondo, l’Intermare ne ha solo uno. Esso si trova nei pressi della cittadina sarda di Arbatax. A questo è dovuto il suo nome.
Nonostante non sia una delle società più conosciute del gruppo, è molto rinomata nell’ambiente dell’estrazione di petrolio e gas naturale, in quanto ha accumulato oltre trent’anni d’esperienza nel settore della costruzione dei grandi impianti. Questo le ha permesso di divenire uno dei leader mondiali in quel genere di fabbricati, ed oltre ad aver realizzato strutture per il gruppo ENI, ha lavorato anche per altre industrie quali ELF, Mobil, Chevron ecc.
sarasUna breve riflessione-chi sà perche i carburanti in Sardegna costano piùimages degli stessi nel Continente? e dire che la Saras, (Saras Raffinerie Sarde S.p.A.) costituita nel 1962, possiede la raffineria di Sarroch, uno dei sei supersiti d’Europa, con una capacità di lavorazione di 300.000 barili al giorno, che rappresenta il 15% della capacità di raffinazione in Italia.
A parte questo particolare vi è da chiedersi come mai il “barile” cala di prezzo e i carburanti nazionali aumentano alla pompa? e di più perche si deve considerare il “crude oil prices” quando siamo produttori? -per il bene di pochi come al solito- i sacrifici di molti- ma chiediamoci il popolo ITALIANO ha da essere sempre considerato “bue”???
 Misteri di uno strano Paese-chiamato Italia-o di un governo che non sa bene come governare???

 

gsm

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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