Antichi filosofi minori italiani

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el-amanecer-doradoOccello Lucano
Occello probabilmente originario di Grumentum in Lucania Insieme al fratello Ocillo e la sorella Bindaice, è stato forse un allievo di Pitagora, che si era fermato a Metaponto, in fuga da Crotone.
Il suo pensiero risulta per molti studiosi affine a Plotino e al neoplatonismo, tanto da indurre alcuni storici a voler posticipare la sua esistenza dopo la nascita di Gesù. Del suo lavoro filosofico ci restano solamente alcuni scritti:Della natura dell’universo, Delle leggi e Della giustizia. Ocello sosteneva che l’universo è eterno e increato, non ha origine e non ha fine, è di forma circolare e secondo giri ciclici torna sempre su se stesso.
Pensava che la triade è l’origine di tutto, fa a proposito tre grandi divisioni che corrispondono ai tre tipi di esseri gli dèi, gli uomini e i demoni. Gli uomini si basano su delle istituzioni la famiglia, il matrimonio e simili che sono eterne. Le creature sono individualmente soggette alla morte, mentre la loro specie è immortale, si rigenera continuamente.
La forza rigeneratrice è l’amore, su cui deve fondarsi la famiglia. Quindi l’amore, pur accompagnato dal piacere, non ha come fine il piacere, ma ha scopo la continuità eterna della specie. Il matrimonio non può essere combinato, perché deve essere fondato esclusivamente sull’amore e non sulla convenienza economica. La famiglia è il nucleo fondamentale della società, infatti se sono infelici le famiglie, è infelice anche la società. Nella famiglia il ruolo educativo spetta alla donna che deve formare l’individuo e il cittadino. Nella famiglia la regola fondamentale è l’amore nella società è la legge.

Clinia di Taranto
Clinia di Taranto è stato un filosofo greco antico della scuola pitagorica.
Clinia era originario di Taranto ed insieme a Filolao insegnò la dottrina pitagorica a Eraclea. Fu contemporaneo ed amico di Platone. Insieme allo spartano Amicla evitò che Platone bruciasse degli scritti di Democrito. Sotto il suo nome ci sono giunti frammenti degli scritti Sulla pietà e Sui numeri.
Clinia viene spesso assunto ad esempio della cordiale amicizia che regnava tra i pitagorici; si racconta che udito che Prore da Cirene fosse in miseria, andò lui stesso in Africa con larga somma a soccorrerlo, benché non lo conoscesse. Si racconta inoltre che per placare la sua rabbia suonasse l’arpa.

Ecfanto di Siracusa
Ecfanto di Siracusa vissuto intorno al 500 a.C. fu discepolo di Pitagora e del concittadino Iceta di Siracusa, si rifece anche alle teorie di Democrito e Anassagora. Ecfanto fu il primo a riconoscere la rotazione della terra intorno al suo asse da occidente verso oriente. L’Universo di Ecfanto è costituito dall’unione di corpi invisibili separati dal vuoto, degli atomi o corpuscoli che hanno forma, grandezza e potenza ed il loro movimento è dovuto ad una forza derivata dalla mente e dall’anima. Sotto il suo nome ci sono giunti quattro ampi frammenti conservatici da Giovanni Stobeo da uno scritto Sulla regalità. Egli affermava che non è possibile avere conoscenza certa delle cose che sono, e che egli diceva quello che gli pareva il vero. Gli elementi prii, onde hanno origine le cose sensibili, sono, sosteneva, indivisibili, e diversi tra loro per tre modi, per grandezza e per forma e per potenza: il loro numero è limitato, e lo spazio illimitato; i corpi sono mossi non dal loro peso o da urti, ma da una potenza divina che egli chiama anima e mente. Che il cosmo è dotato di mente, si può arguirlo dal fatto che, per la sua potenza divina, ha forma di sfera: centro del cosmo è la terra, che si muove intorno al suo asse in direzione d’oriente.

Alcmeone di Crotone
Alcmeone di Crotone traslitterato in Alkmàion; Crotone, 516 a.C. è stato un medico e filosofo greco .
Quasi tutte le informazioni superstiti circa Alcmeone di Crotone sono state messe in discussione dagli studiosi: essi si sono chiesti se fosse un medico o un “fisiologo” (“impegnato ad indagare la natura”) presocratico, se fosse un pitagorico o in relazione con i pitagorici, se il suo atteggiamento scientifico fosse da qualificare come “empirico”, se realmente avesse, primo in Occidente, praticato la dissezione del corpo umano a fini scientifici, se il ruolo centrale da lui attribuito – secondo le fonti dossografiche – al cervello nel coordinare le sensazioni non fosse da ridimensionare.

Negli ultimi decenni la revisione critica delle testimonianze e dei frammenti di Alcmeone ha determinato di fatto il superamento di tutti quegli “entusiasmi”, certamente prematuri, che vorrebbero il crotoniate “il padre dell’anatomia, della fisiologia, dell’embriologia, della psicologia, della medicina stessa”.
Si è aperta, in tal modo, sul piano metodologico, la via per una comprensione autenticamente “storica” della figura di Alcmeone, dimensionata nel tempo-
Dalla vita di Alcmeone non sappiamo molto. Aristotele riferisce che, «quanto all’età», «Alcmeone era giovane quando Pitagora era vecchio». Tuttavia, il passo non è contenuto in tutti i manoscritti né concordemente riferito dai commentatori antichi.

Contemporanei e diretti interlocutori di Alcmeone furono, secondo Diogene Laerzio, Brontino, Leonte e Batillo; personaggi considerati da Giamblico «Pitagorici» Dal punto di vista cronologico, risulta incerto se il floruit di Alcmeone sia da individuare nell’ultimo quarto del VI secolo, o piuttosto al principio o a metà (e oltre) del V secolo a.C.. Nel complesso il periodo più apprezzato dagli interpreti moderni è quello che va all’incirca dal 490 al 430 a.C.
La sua patria viene dalle fonti identificata con Crotone , città achea e magnogreca, fondata, secondo Dionigi di Alicarnasso, nel terzo anno della XVII Olimpiade (709-708 a.C.). Il padre era, secondo la tradizione dossografica, Períthos

Diogene Laerzio considera Alcmeone «discepolo di Pitagora»: il suo impegno avrebbe riguardato «per lo più» la «medicina». Tra i “fisiologi” viene annoverato da Teofrasto Secondo il giudizio di Galeno, Alcmeone, allo stesso modo di Melisso di Samo, Parmenide, Empedocle, Gorgia, Prodico e degli autori antichi in genere, scrisse un’opera Sulla natura. Per Favorino e Clemente Alessandrino sarebbe stato addirittura il primo a comporre un discorso intitolato Perì physeos. La sola attestazione che fa diretto riferimento ad Alcmeone come medicus è quella di Calcidio risalente al IV secolo d.C.

Per il periodo storico in esame (VI-V secolo a.C.), la distinzione tra fisiologia, filosofia e medicina risultava essere non ancora strutturata: non solo «la linea di demarcazione fra questi due ambiti doveva essere fluida», ma all’interno dell’indagine “perì physeos” confluivano sia lo studio della natura, che del corpo umano e, più in generale, per gli enti tutti, apprezzati ed osservati nella loro globalità.
Il dossografo greco Aezio, attivo tra il I secolo a.C. ed il I secolo d.C., attribuisce ad Alcmeone la teoria medica, divenuta molto comune fra i greci, della salute come equilibrio (isonomia) tra elementi o proprietà (dynameis) opposte: Alcmeone dice che la salute dura fintantoché i vari elementi, umido secco, freddo caldo, amaro dolce, hanno uguali diritti (isonomia), e che le malattie vengono quando uno prevale sugli altri (monarchia). Il prevalere dell’uno o dell’altro elemento, dice, è causa di distruzione.La salute è l’armonica mescolanza delle qualità (opposte)

Simile dottrina ricorre, altresì, nel trattato ippocratico Sull’antica medicina datato dalla critica agli ultimi decenni del V secolo a.C.:
« V’è infatti nell’uomo il salato, l’amaro, il dolce, l’astringente, l’insipido e mille altre cose dotate di proprietà diversissime sia per quantità sia per forza. Ed esse mescolate e contemperate l’un l’altra né sono evidenti né causano dolori all’uomo; quando però una di esse sia separata e permanga come sostanza a sé stante, allora diviene evidente e causa dolori all’uomo. »

Nel riportare la dottrina dei pitagorici, secondo la quale «le contrarietà erano per essi principi delle cose che sono», Aristotele, dubita che all’origine vi fosse stato un contributo determinante da parte di Alcmeone. Questi, ad ogni modo, sosteneva che «duplici sono per lo più le cose riguardanti l’uomo». A differenza dei pitagorici – continua Aristotele – egli «non definiva quali fossero le contrarietà, ma nominava quelle che gli capitavano, bianco nero, dolce amaro, buono cattivo, grande piccolo».

Solo dopo Aristotele la dissezione cominciò lentamente ad imporsi, per diventare pratica assai diffusa e sistematica in età ellenistica.
Nel complesso «si può riconoscere che il primo impiego del bisturi a vantaggio della ricerca sulla natura risale ad Alcmeone».. Questo «rese possibile la scoperta del collegamento nervoso tra l’occhio e il cervello e diede avvio a riflessioni sulla reale sede delle sensazioni in quest’ultimo organo».

Di rilievo la testimonianza di Teofrasto:
« Tra quelli che non credono che la percezione nasca da simiglianza è Alcmeone. Il quale prima di tutto definisce la differenza tra uomo ed animali: l’uomo, egli dice, si distingue dagli altri animali perché capisce, mentre gli altri animali percepiscono ma non capiscono; per lui, infatti, percepire e capire sono due attività diverse, e non, come credeva Empedocle, una sola e medesima attività- Poi parla delle singole percezioni. Dice che udiamo con le orecchie perché in esse è il vuoto: questo, dice, vibra, e cioè emette un suono con la cavità, e l’aria ripete la vibrazione. Gli odori li percepiamo col naso, conducendo al cervello l’aria mediante l’inspirazione.

Distinguiamo i sapori con la lingua, perché essa. essendo calda e molle, col calore disfa, e mediante la rarefazione dovuta alla sua morbidezza accoglie e distribuisce i sapori. Gli occhi vedono mediante l’umidità che li circonda. L’occhio, dice, contiene fuoco, come è mostrato dal fatto che manda scintille quando è colpito. Vede dunque mediante la parte ignea e la parte trasparente, e tanto meglio vede quanto più è puro. Tutte le percezioni, dice, giungono al cervello e lì s’accordano: ed è appunto per questo che anche s’ottundono quando il cervello si muove e cambia di posto: perché in tal modo ostruisce i canali attraverso i quali passano le sensazioni. Del tatto non dice né come né con che cosa si abbia. Questo dunque disse Alcmeone. »

Arignota di Crotone
Arignota fu allieva di Pitagora e Teano e, secondo alcune tradizioni, la loro figlia. Insieme a Damo diffusero l’insegnamento della dottrina pitagorica ad altre donne. Secondo la Suda, ha scritto una Bacchica sui misteri di Demetra, che è stato anche intitolato Il racconto della Sacra. La Suda cita un lavoro chiamato Riti di Dioniso, citato da Clemente di Alessandria.

Dicearco da Messina
Dicearco (Messina, 350 a.C. – 290 a.C.) filosofo e geografo siceliota.
Viaggiò in Grecia per parecchio tempo. Ad Atene fu discepolo e pupillo di Aristotele nella scuola peripatetica (studi rigorosamente scientifici). L’atteggiamento contemplativo verso la natura viene superato e sostituito da Dicearco con un modello di vita attiva e responsabile. Nel pensiero del filosofo messinese, l’uomo è responsabile del proprio destino e la decadenza è dovuta al cattivo uso della ragione.

Dicearco esalta, nelle sue opere, la superiorità della vita attiva su quella contemplativa, rinnega il fato e mette nelle mani dell’uomo la responsabilità nella costruzione del proprio destino. Dicearco sostiene che, essendo moralmente sbagliato fare del male ad altri esseri che possono provare dolore, gli uomini devono rispettare, oltre ai propri simili, anche gli animali Grande fu il contributo di Dicearco alla geografia con l’adozione delle coordinate geografiche longitudine e latitudine che in breve divenne il sistema di coordinate terrestri dei geografi alessandrini.
Delle sue opere rimangono pochi frammenti e testimonianze.

Iceta di Siracusa
detto “il siracusano” (Siracusa, 400 a.C. – 335 a.C.) filosofo e astronomo siceliota della scuola pitagorica.
Fu il primo ad asserire che la terra si muove secondo un circolo; infatti credeva che il movimento giornaliero delle stelle “fisse” fosse causato dalla la rotazione della Terra intorno al proprio asse di rotazione. Da ciò sembra pertinente l’altra affermazione “Tutto nell’Universo è immobile, eccetto la Terra”.
La stessa tesi venne anche sviluppata, dopo di lui, da Ecfanto e da Eraclide Pontico. Niccolò Copernico lo considerò un precursore del suo sistema. Iceta credeva inoltre alla esistenza di una seconda Terra, l’antiterra. La concezione di Iceta era comunque geocentrica, anche se nella sua visione Venere e Mercurio giravano intorno al Sole.

Polo di Agrigento
Polo di Agrigento traslitterato in Pòlos Agrigento, V secolo a.C. – forse IV secolo a.C.) retore e filosofo siceliota.
Sofista della seconda generazione, allievo di Gorgia di Leontini, Polo ci è noto grazie a Platone, che lo cita in alcuni dialoghi in qualità di autore di trattati e manuali di retorica, a noi perduti. Nel Fedro, in particolare, viene forse citato il titolo di una delle sue opere, Museion logon (Museo dei discorsi), oltre a una Téchne Rhetoriké (Arte retorica) e un trattato sul bello stile,mentre dalla Suida apprendiamo che scrisse anche opere sulle navi greche e sulle stirpi dei soldati che combatterono a Troia.

La maggior parte delle informazioni in nostro possesso provengono però dal Gorgia, nel quale Polo accompagna il maestro durante un viaggio ad Atene e lo sostituisce nella discussione con Socrate, perché troppo affaticato dal discorso tenuto in precedenza. Di Polo viene evidenziata la professione di sofista e maestro di retorica, della quale tesse un elogio: in 448c, rispondendo a Cherefonte, egli afferma infatti che la retorica è «l’arte più bella di tutte», e proseguendo, arriva addirittura a dire che il retore nella polis ha il medesimo potere di un tiranno, poiché con i suoi discorsi è in grado di far uccidere o esiliare chiunque voglia.Secondo Polo, le cui affermazioni sono in linea con la posizione gorgiana, la retorica è un’arte pressoché onnipotente che, producendo persuasione nell’animo di chi ascolta, rende chi la pratica in grado di piegare al proprio volere le masse e guadagnare così il successo personale. Ciò si accompagna ad una certa spregiudicatezza politica (che nel seguito del dialogo troverà il suo apice nel discorso di Callicle), poiché il potere di cui gode permette al retore di guadagnare onori e ricchezze a spese dei più deboli, senza per questo dover sentire il peso morale delle ingiustizie commesse: che l’ingiusto sia felice, infatti, lo dimostra il caso del re Archelao I di Macedonia, che ottenne il trono grazie a macchinazioni e omicidi e che, sostiene Polo, non si pentì mai per i propri crimini.

Empedocle
Empedocle ( traslitterato in Empedoklès …) è un filosofo e politico siceliota, vissuto nel V secolo a.C. ad Agrigento.
Stabilire con sufficiente precisione il periodo in cui è vissuto Empedocle è di importanza fondamentale per cogliere l’originalità di questo filosofo rispetto ai suoi predecessori,
Vita politica e appartenenza filosofica
Secondo il racconto di Diogene Laerzio, Empedocle nacque da una famiglia antica, nobile e ricca di Agrigento. Come suo padre Metone, che ebbe un ruolo importante nell’allontanamento del tiranno Trasideo da Agrigento nel 470, egli partecipò alla vita politica della città negli anni fra il 446 e il 444 a.C., schierandosi dalla parte dei democratici e contribuendo al rovesciamento dell’oligarchia formatasi all’indomani della fine della tirannide, un governo chiamato dei “Mille”. La tradizione gli attribuisce uno spirito caritativo nei confronti dei poveri e severo verso gli aristocratici Si dice anche che abbia rifiutato il governo della città che gli era stato offerto.

Dai suoi nemici fu poi esiliato nel Peloponneso, dove forse conobbe Protagora e Erodoto. Tra i suoi discepoli vi fu anche Gorgia.
« Successivamente Empedocle abolì anche l’assemblea dei Mille, costituita per la durata di tre anni, sì che non solo appartenne ai ricchi, ma anche a quelli che avevano sentimenti democratici. Anche Timeo nell’undicesimo e nel dodicesimo libro – spesso infatti fa menzione di lui – dice che Empedocle sembra aver avuto pensieri contrari al suo atteggiamento politico. E cita quel luogo dove appare vanitoso ed egoista. Dice infatti: ‘Salvete: io tra di voi dio immortale, non più mortale mi aggiro’. Etc. Nel tempo in cui dimorava in Olimpia, era ritenuto degno di maggiore attenzione, sì che di nessun altro nelle conversazioni si faceva una menzione pari a quella di Empedocle. In un tempo posteriore, quando Agrigento era in balìa delle contese civili, si opposero al suo ritorno i discendenti dei suoi nemici; onde si rifugiò nel Peloponneso ed ivi morì.»

L’opera di Empedocle si presenta come dipendente dalla concezione di Parmenide dell’Essere che “veramente è”, ovvero che nulla nasce e nulla muore e l’Essere sempre permane, laddove cerca, tuttavia, di dare conto della presenza dei fenomeni che l’esperienza evidenzia
La soluzione individuata da Empedocle risiede nel fatto che i fenomeni di nascita e morte sono plausibili qualora li intendessimo come un venire e un andare delle cose per mezzo di mescolanza e separazione,”Origine”, “nascita”, “morte”, sono dunque “mescolanza” e “separazione” di alcune sostanze che sono eterne e indistruttibili. Emepedocle individua quindi in quattro “sostanze”, da lui indicate con il termine di “radici” primordiali, non nate ed eternamente uguali, l’origine “divengono” ogni cosa: fuoco, aria, terra, acqua.

Queste “radici” sono indicate dal filosofo come dèi e chiamati col nome di: Zeus, Era, Adoneo e Nestis. In questo modo «I primi principi si empiono così dell’essenza e del soffio vitale di poteri divini.» Accanto alle quattro “radici”, e motore del loro divenire nei molteplici oggetti della realtà, si pongono due ulteriori principi: Amore) e Odio, anche Discordia o Contesa; avente il primo la caratteristica di “legare”, “congiungere”, “avvincere” «Amore che avvince» , mentre il secondo possiede la qualità di “separare”, “dividere” mediante la “contesa”.
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G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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