Eraclito-“Sapere tante cose non insegna ad avere intelligenza”

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” Sapere tante cose non insegna ad avere intelligenza “

415px-Sanzio_01_HeraclitusAll’inizio del VI sec. a.C., al potere della stirpe reale dei Basilidi, da cui discendeva Eraclito, violentemente abbattuto, successero alcuni tiranni, fra cui Pindaro e Pitagora. Durante il periodo di attività politica di Eraclito dominava ad Efeso il tiranno Melancoma.
Eletti generalmente per un periodo di un anno, i “tiranni” del periodo greco classico rappresentavano la democrazia in contraposizione della aristocrazia; che peraltro, favoriva la dominazione persiana in Asia Minore, per questo era invisa al popolo, mentre i partiti democratici cercavano d’impedire l’egemonia persiana con l’aiuto di Atene affinche la Persia non conquistasse la Grecia e occupasse il Mediterraneo.
Ma di fatto già nel 546 a.C. praticamente tutte le città ioniche erano iondirettamente sottomesse dalla Persia e i “tiranni” altro non erano che dei fantocci in mano persiana, a cui davano pesanti tributi.
La prima rivolta antipersiana scoppiò a Mileto nel 500-499, con l’appoggio di altre città ioniche di Sardi e Efeso, ed ebbe la peggio, in quanto Atene, da sola, non era in grado di assicurare il necessario appoggio militare per aiutare quelle città a liberarsi dal giogo persiano. Tanto che Efeso era uno dei maggiori centri controllata dai persiani per il commercio. in buona sostanza la Persia era nelle condizioni di minacciare tutta l’Ellade e solo l’unità di Atene e Sparta, de sempre rivali tra loro, sarebbe stata capace di opporvisi.
Ma grazie all’alleanza delle due città-stato che ottennero clamorose vittorie così sugli eserciti e sulla flotta persiana -Maratona nel 490, Salamina nel 480, Platea nel 479 ecc., che quasi tutte le città greche dell’Asia Minore si potereno liberare entro il 478 a.C.
Purtroppo di Eraclito non conosciamo né la data di nascita (va dal 535 al 544) né quella di morte (va dal 475 al 484). Indubbia è solo l’appartenenza alla stirpe reale, benché egli cedette il titolo al fratello in segno di protesta contro il trionfo della democrazia efesina. Egli era un aristocratico che sperava di mandare al potere un proprio candidato, un certo Ermodoro, al fine d’indurre i Persiani a risparmiare la città. Tuttavia i democratici non ne vollero sapere, anzi Ermodoro fu espulso da Efeso nel 478.
Eraclito ne fu così deluso che prese a inveire contro tutti i suoi concittadini, ad eccezione di Biante, un saggio di Priene, che aveva proposto agli ionici di trasferirsi in Sardegna per fondare una nuova polis.
Nessuno oggi sostiene che Eraclito fosse un filo-persiano, e tuttavia egli cercava dei compromessi che i democratici consideravano poco onorevoli, sicché non gli venne mai risparmiata l’accusa d’essere un “reazionario”: cosa confermata dal fatto che dopo l’abbandono dell’arena politica, egli rifiutò la proposta degli efesini di collaborare alla stesura delle nuove leggi fondamentali della città.
D’altra parte i suoi pochi frammenti politici che ci sono giunti non lasciano spazio a dubbi: alla maggioranza che non comprende l’oggettività e la necessità universale del “logos”, che tutto regge e governa, come una sorta di provvidenza cristiana ante-litteram, egli anteponeva, con fare aristocratico, i pochi eletti, i “migliori”, non di nascita, beninteso, ma di cultura.
Il “logos” universale veniva da lui paragonato al “fuoco”, che primeggia su tutto, benché non negasse una certa uguaglianza o equivalenza delle cose: “tutte le cose sono uno scambio del fuoco, e il fuoco uno scambio di tutte le cose, come le merci sono uno scambio dell’oro e l’oro uno scambio delle merci”.
In effetti Eraclito non era contrario alle leggi di Aristarco, discepolo di Solone, emanate ad Efeso nel VI secolo; anzi auspicava, in quanto aristocratico moderato, che fossero esse a dirigere il governo della città. Aveva un culto delle leggi tipicamente filosofico. Le fonti storiche ci dicono che Solone nel 594 sveva stabilito i diritti politici in rapporto alle dimensioni della proprietà, aveva sostituito al privilegio della nascita quello della funzione sociale, e rafforzato il ruolo dell’assemblea popolare creando due nuovi organismi: il consiglio dei 400 e il tribunale dei giurati, l’organo supremo della giustizia ateniese.
Ma Solone era stato soltanto un democratico molto moderato: non aveva che ridimensionato il potere politico degli aristocratici, che conservavano le maggiori magistrature, lasciandolo intatto sul piano economico. Non era questa la democrazia che volevano i democratici efesini.
Più volte Eraclito fece capire ai suoi concittadini che non temeva soltanto la tirannide persiana ma anche l’arbitrio di quei greci che non volevano sottostare al potere delle leggi, senza specificare però se le leggi in questione fossero giuste o ingiuste. Predicava un rispetto astratto, fine a se stesso, della legalità.
Di sicuro considerava superato il tempo in cui l’interpretazione del diritto tradizionale era patrimonio esclusivo della classe gentilizia. Avendo avuto origini ed educazioni aristocratiche, difficilmente avrebbe potuto diventare un vero democratico. Non avrebbe mai accettato l’idea che una società potesse autogovernarsi senza “leggi scritte” o che in ogni caso le leggi dovessero essere considerate meno importanti della volontà dei cittadini.
E’ famoso il frammento in cui viene detto che “se tutto è fuoco, allora il dominio del fuoco nel cosmo è un ordine cosmico”, cioè una legge universale che esiste autonomamente. Una bella affermazione filosofica, che però, se applicata alla realtà, diventa quanto mai confusa e contraddittoria.
Infatti, pur accettando la caduta del potere dei Basilidi, dopo l’intensa lotta di classe tra popolo e aristocrazia all’inizio del VI secolo, continuò ad assumere una posizione troppo “filosofica” per essere autenticamente “democratica”. I filosofi sono astratti e quando scendono sul terreno della politica, tendono ad apparire aristocratici, proprio perché, in virtù delle loro alte conoscenze, si considerano “superiori” e quindi “interclassisti”. L’unica vera differenza tra il suo moderato aristocraticismo e quello netto dei Basilidi stava appunto nel fatto che per aristos “migliore” egli intendeva qualcuno sul piano intellettuale, etico-politico, e non per origine sociale.
A parte questo, restava alquanto idealistica per la sua concezione delle leggi. Far dipendere le leggi umane da un’unica legge universale divina, come se questa fosse “chiara e distinta”, non aveva davvero alcun senso, se non nella mente appunto di un filosofo.
Chi può essere concretamente in grado di dire che si può stabilire a priori il criterio per distinguere le leggi buone da quelle cattive? Si può forse dire che le leggi migliori non sono quelle decise dalla maggioranza, ma quelle conformi alla legge generale dell’universo il “logos”? Chi potrebbe stabilire con sicurezza il criterio di conformità se non il logos stesso? E quando si potrebbe sostenere con certezza che in virtù di questo principio i molti possono anche avere torto rispetto all’uno?.
elab-g.m.s.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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