Sultan Süleymano o Saladino il magnifico

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Storia-Kanuni Sultan Süleyman o Solimano il magnifico

selgiuchidiI Turchi erano una popolazione dell’Asia centrale, le cui prime tracce scritte sono state trovate nell’Orkhon, sotto il Pamir. I Turchi Oghuz allontanatisi dalle loro sedi ancestrali, penetrarono in Iran e, dopo essersi convertiti alla religione musulmana, diedero vita ad una dinastia, quella dei Selgiuchidi che, invaso il Vicino Oriente, riuscì ad affermarsi come paladina del Sunnismo, eleggendosi tutrice dell’ormai imbelle califfato abbaside.
Turchi furono anche i Mamelucchi, i Ümit Alkuş e i Safavidi, oltre ai Qajar che regnarono in Iran fino al 1925 e turchi furono gli Ottomani (turco Othmanlï) che, come i Selgiuchidi, erano Oghuz. Gli Ottomani assorbirono una serie di piccoli principati selgiuchidi e turcomanni, insediatisi ancora in età bizantina in Anatolia e crearono un sultanato con capitale Brusa (Bursa).
Il 29 maggio 1453 Costantinopoli cadde nelle mani di Mehmet II Fatih (Maometto II “il Conquistatore”), cui succedettero Bayezid II e Selim I, detto Yavuz (“il Ponderato”, e non già “il Crudele” come erroneamente viene ancora detto).
Durante il regno di Selim I l’Impero Ottomano distrusse il rivale sultanato egiziano dei Mamelucchi circassi. Questo portò i turchi all’annessione della Siria, dell’Egitto, della Palestina e dell’Arabia conquistando il controllo delle tre Città Sante di Mecca, Medina e Gerusalemme.
Così all’età di 26 anni, alla morte dei Selim I, Solimano guidava un sultanato sostanzialmente più potente. Ed egli avrebbe continuato a espanderlo fino alla sua morte nel 1566.
Solimano il Magnifico, figlio e successore di Selim I, nacque nel 1494 a Trebisonda, città sul Mar Nero che all’epoca era ancora un centro commerciale di notevole rilevanza. Dopo aver acquisito la necessaria esperienza come governatore di varie province, nel 1520 successe al padre sul trono dell’impero ottomano, che aveva come capitale Istanbul, ben più popolosa di alcune importanti città europee quali Londra e Parigi.
All’inizio del XVI secolo, quando Solimano salì al potere, l’Europa stava attraversando un momento particolarmente difficile a causa di conflitti dinastici e di lotte religiose che dilaniavano il mondo cristiano.
Tale complessa situazione favorì però le mire del giovane sovrano ottomano, che si distinse non solo per le vittoriose campagne militari, ma anche per la capacità di organizzare e amministrare un vasto ed eterogeneo impero nonché per l’impulso dato alle arti e alle lettere. Grazie a lui, dunque, l’impero ottomano raggiunse la sua massima potenza e un notevole splendore. Le imprese militari di Solimano, che continuò la politica espansionista del padre, ebbero come teatro sia l’Europa sia l’Asia sia l’Africa e si conclusero con la conquista di una vasta area territoriale.
Nel 1521 il giovane sovrano diede il via alle sue campagne conducendo le proprie truppe contro l’Ungheria per vendicare l’oltraggio arrecato agli ambasciatori ottomani da parte del re Luigi II Jagellone e riuscì a conquistare la città di Belgrado.
L’anno seguente egli rivolse la propria attenzione al Mediterraneo e in particolare all’Egeo e all’isola di Rodi, dove si erano stabiliti i Cavalieri di San Giovanni, che assediò, sconfisse e cacciò dall’isola.
Di conseguenza Solimano fu in grado dicontrollare non solo le prosperose attività commerciali gestite da Genova e Venezia ma anche i contatti con l’Egitto che, nonostante l’intensa attività portoghese in Oriente, era comunque un punto di importanza strategica per il redditizio commercio delle spezie. Inoltre cominciava a diffondersi l’interesse per il caffè,molto presente sul mercato egiziano: il consumo di tale bevanda a partire dallaseconda metà del XVI secolo si era radicato tanto profondamente nella Istanbul ottomana da richiedere approvvigionamenti costanti e a prezzi non esorbitanti.
Nel 1525 Solimano si trovò implicato nei contrasti fra Carlo V d’Asburgo e Francesco I di Francia: quest’ultimo riuscì a coinvolgere il sovrano ottomano nella campagna contro l’Ungheria, che terminò nel 1526 con la battaglia di Mohács e la conseguente morte del giovane re ungherese. Il vuoto di potere così creatosi in una monarchia elettiva quale quella ungherese fu all’origine di lotte furibonde per la successione al trono, conteso fra Giovanni Zápolya, sostenuto da Solimano e dalla potente nobiltà ungherese, e l’arciduca Ferdinando d’Austria, fratello dell’imperatore Carlo V.
La spartizione dell’Ungheria fra i due pretendenti non fu però definitiva, perché gli Asburgo riuscirono a tornarne in possesso nel volgere di pochi anni. Solimano, per nulla placato dalle missioni diplomatiche partite da Vienna, invano cercò più volte di conquistare la capitale asburgica, riuscendo una prima volta a cingerla d’assedio nel 1529, mentre una seconda volta nel 1532 fu fermato al confine ungherese, ottenendo comunque il risultato di terrorizzare la popolazione e l’Europa cristiana e di costringere Carlo V a deporre le armi.
Dopo aver risolto la questione del fronte europeo, il sovrano ottomano rivolse la sua attenzione a un altro pericoloso nemico, l’impero safavide, che comprendeva oltre alla Persia i territori della Mesopotamia: le campagne ivi combattute ebbero esito favorevole per Solimano, che, dopo aver conquistato nel 1534 Baghdad che quindi perse il suo status di capitale, consolidò la sua presenza nell’area del Golfo Persico, crocevia strategico per il controllo dei commerci nel Mare Arabico.
A questo punto, sistemate in modo soddisfacente le questioni riguardanti Europa e Asia, Solimano organizzò la conquista dell’Africa settentrionale sfruttando a proprio vantaggio e arruolando nella flotta turca i pirati barbareschi provenienti dal Nord Africa islamizzato fra i quali si distinse il leggendario Khair ad Din, conosciuto in Europa con il soprannome di Barbarossa.
Nel XVI secolo non era ancora chiaramente tracciata la linea che separava la pirateria dal commercio
piratiquindi i pirati furono di fondamentale importanza per Solimano in quanto riuscirono a tenere a bada la potenza spagnola nel Mediterraneo per circa un trentennio. Di conseguenza questo mare era praticamente sotto il controllo dei turchi.
Nel 1533 il sovrano convocò Barbarossa a Istanbul e lo nominò ammiraglio della flotta con il preciso compito di potenziarla. Nell’ambito delle operazioni navali, la minaccia più seria per l’impero ottomano era il genovese Andrea Doria e probabilmente la nomina di Barbarossa ad ammiraglio aveva anche lo scopo di contrastare tale pericoloso e abile avversario. Nel 1565 però la flotta spagnola riuscì a spezzare la supremazia navale turca che aveva stretto d’assedio Malta nel tentativo di avere ragione dei Cavalieri di Malta.
L’anno seguente, il 1566, Solimano stava marciando verso Occidente per ampliare ulteriormente il proprio impero ma, durante l’assedio della fortezza ungherese di Szigetvàr, che aveva opposto un’inaspettata resistenza, il sovrano, già in precarie condizioni di salute, morì. Per non demoralizzare l’esercito ottomano e non offrire pericolose speranze ai nemici, si tenne nascosta la morte del sovrano, il cui corpo fu collocato seduto sotto un baldacchino in modo da far credere che egli stesse assistendo alle operazioni militari. Inoltre, per mantenere il segreto, fu eliminato il medico personale del sovrano.
Un vasto impero multietnico come quello realizzato da Solimano richiedeva notevoli doti amministrative e politiche. Infatti il sovrano ottomano, come Alessandro Magno prima di lui, si trovò a governare un regno comprendente popolazioni molto diverse tra loro anche in fatto di cultura, lingua, usi, costumi e religione. Di conseguenza, egli fondò il proprio governo sulla tolleranza e sul rispetto delle diverse etnie che erano confluite sotto il suo potere.
L’impero ottomano era poi organizzato in modo estremamente efficiente in quanto il sovrano, che aveva un potere assoluto sia sul versante politico sia su quello religioso, sceglieva, su base esclusivamente meritocratica, fra i giovani cristiani convertiti all’Islam i funzionari posti direttamente alle sue dipendenze che avrebbero gestito l’ambito politico e militare. I migliori venivano inviati alla scuola di corte ove venivano insegnate loro le nozioni fondamentali per un giovane ben istruito del tempo: cultura islamica, storia e letteratura ottomana e i primi rudimenti della tecnica militare e in seguito avviati alla carriera amministrativa o militare.
I visir si occupavano dell’amministrazione, mentre ai giannizzeri erano affidate le questioni militari. I risultati furono incoraggianti in quanto, all’epoca di Solimano, dalla scuola di corte uscirono ottimi elementi che prestarono servizio sia nell’amministrazione sia nell’esercito rendendo possibile la creazione dell’impero al quale il sovrano deve il soprannome di Magnifico.
Oltre che come amministratore, Solimano è ricordato anche come legislatore, in quanto emanò provvedimenti volti a regolamentare con precisione e minuzia i più diversi aspetti della vita quotidiana garantendo ai suoi sudditi ordine e prosperità.
Tutto questo apparato legislativo comportò un cospicuo aumento dell’importanza della burocrazia centrale, che, in risposta alle accresciute necessità dell’amministrazione, divenne sempre più specializzata.
La magnificenza di Solimano è legata non solo alle conquiste militari e all’efficienza dell’amministrazione, ma anche alla persona stessa del sovrano, che appariva in pubblico sontuosamente vestito e ornato di splendidi gioielli in occasione di festività e cerimonie pubbliche, come per esempio la partenza per le campagne militari.
Infatti egli non era solo la suprema autorità civile e religiosa ma anche il comandante in capo delle sue truppe e terrore dei nemici. Il fasto della corte ottomana, testimoniato dagli scritti degli storici del tempo e degli ambasciatori stranieri presso la Sublime Porta, era in grado di eclissare le corrispondenti occasioni e celebrazioni in Europa, anch’ esse minuziosamente documentate.
Solimano non è ricordato solo per le grandi imprese militari che condusse nell’arco di quasi mezzo secolo ma anche per la sorprendente fioritura delle arti che si verificò nel suo regno. Infatti le sue conquiste militari, le missioni diplomatiche partite dalla sua corte e le guerre combattute contro i Safavidi e la potente dinastia degli Asburgo furono un potente stimolo per il commercio e favorirono uno sviluppo così grandioso delle arti che è assai difficile operare la distinzione fra maggiori e minori.
I materiali dei quali gli artigiani e gli artisti si servirono erano spesso di grande valore, a testimonianza della ricchezza e dell’importanza del committente. Inoltre l’enorme estensione territoriale e i bottini di guerra favorirono, come spesso succede in situazioni analoghe, l’influsso di stili diversi e la conseguente creazione di prodotti originali. Molti esempi di tale meraviglia, conservate per lo più presso le collezioni nazionali turche ma anche nei principali musei del mondo, testimoniano
una raffinatezza e un’eleganza difficilmente raggiungibili, oltre che la notevole maestria degli artigiani che le realizzarono e, insieme con tutto quanto concerne il regno di Solimano, fanno comprendere l’alto livello raggiunto da un sovrano e dal suo impero, che meriterebbero approfondimenti in grado di gettare luce suproblematiche vive ancora oggi.
Storia delle battaglie e delle guerre
malta
La Presa di Belgrado
Dopo la successione al padre, Solimano, spesso guidando personalmente la sue truppe, iniziò una serie di conquiste militari che interessarono buona parte del Mar Mediterraneo e parte del Centro Europa. Per prima cosa mise fine a una rivolta guidata dal governatore di Damasco; poi, entro l’agosto 1521 Solimano completò la presa della città di Belgrado e la conquista della Serbia
Selim I aveva conquistato Gerusalemme nel 1517. La città aveva sofferto per il secolare disinteresse da parte dei Mamelucchi, ma Solimano ne fu così affascinato da ordinare la costruzione delle mura della fortezza che ancor oggi circondano la Città Vecchia.
La presa di Rodi
Prima della sua morte Selim I aveva pianificato di assalire la fortezza cristiana di Rodi. Fu Solimano a mettere in atto il progetto paterno. Nel 1522 con 400 navi portò nell’isola 200.000 uomini. A contrastarli c’erano solo i 7.000 Cavalieri di San Giovanni e le mura della città. Il successivo assedio durò sei mesi e al termine Solimano permise ai sopravvissuti di ritirarsi nel Regno di Sicilia.
L’attacco dell’Ungheria
Nel 1525 Francesco I di Francia, in lotta con l’imperatore Carlo V, propose a Solimano un attacco all’Ungheria di Luigi II: un regno all’epoca ben più esteso dell’odierna repubblica. La conquista dell’Ungheria nel 1526 segna la massima espansione turca in Europa,
Il 29 agosto 1526 Solimano sconfisse il re Luigi II d’Ungheria (Lajos II) nella battaglia di Mohács, le forze ottomane occuparono la maggior parte del territorio e il ventenne re ungherese morì, cosa di cui – si dice – Solimano si dispiacque.
La morte del re fece collassare l’autorità centrale magiara e si scatenò una lotta per il potere. Alcuni nobili offrirono la corona d’Ungheria all’Imperatore del Sacro Romano Impero Ferdinando I d’Asburgo che regnava sulla vicina Austria ed era legato con parentela alla famiglia reale ungherese. Altri nobili, però, si volsero a Giovanni Zápolya che era supportato da Solimano e che non fu riconosciuto dalle Potenze dell’Europa cristiana.
La spartizione dell’ Ungheria
L’Ungheria venne spartita in tre tronconi: la maggior parte dell’odierna Ungheria, conosciuta come Grande Alföld fu rivendicata da Solimano, fu creato lo stato vassallo di Transilvania che venne affidato alla famiglia Zápolya e Ferdinando II ottenne l’Ungheria Reale che comprendeva l’odierna Slovacchia, la Croazia Occidentale e i territori adiacenti. Si fissò così, temporaneamente, il confine fra l’Impero Ottomano e il Sacro Romano Impero.
Riconquista dell’ Ungheria da parte degli Asburgo
Sotto Carlo V e il fratello Ferdinando I, Arciduca d’Austria, gli Asburgo riconquistarono l’Ungheria e Solimano la invase nuovamente due volte ma fu ricacciato anche per l’inclemenza del tempo dopo l’Assedio di Vienna nel 1529 e nel 1532. L’anno successivo un trattato divise l’Ungheria fra gli Asburgo e Zápolya ma alla morte di questi l’Ungheria rimase agli Asburgo, mentre la Transilvania con l’aiuto delle armate ottomane conquistò la sua autonomia sotto il protettorato turco.
La conquista della Persia
Terminati i conflitti sul fronte europeo, Solimano continuò con successo su un altro fronte: la secolare rivalità con lo sciita Impero Safavide che governava la Persia e l’odierno Iraq. Solimano condusse contro i persiani tre campagne, il cui fatto storicamente più importante è la presa di Baghdad nel 1534. Da quel momento per la città cominciò il lento ma inarrestabile declino che la portò dal suo stato di città fra le più popolose del Medio Oriente a quello di ridotta quasi di frontiera, eclissata dallo sviluppo demografico e politico di Istanbul.
La seconda campagna portò alla temporanea conquista di Tabriz e dell’Azerbaigian (1548 – 1549) e ad una stabile presenza nella provincia di Van e in alcune fortezze in Georgia, nel Caucaso.
Nella terza campagna (1555) Solimano, pur non riuscendo ad eliminarne l’esercito nel Luristan, costrinse lo Scià, con il trattato di Amasya, a riconoscere i confini esistenti e a promettere di porre termine agli attacchi verso l’Impero Ottomano.
battaglia
Il nord Africa e Medio Oriente
Nello stesso tempo furono annessi vasti territori del Nord Africa; gli Stati barbareschi di Tripolitania, Tunisia, Algeria (ma non il Marocco, che rimase indipendente) divennero province autonome dell’Impero e servirono a Solimano come cuneo e scudo nel conflitto con Carlo V il cui tentativo di ricacciare i turchi fallì nel 1541.
In questo periodo divennero famosi i pirati barbareschi che dal Nordafrica portarono la guerra da corsa contro la Spagna e fornirono all’Impero, per un breve periodo, la supremazia navale nel Mediterraneo. Inoltre i turchi controllavano il Mar Rosso, e il Golfo Persico fino al 1554 quando furono sbaragliati dalla flotta dell’Impero portoghese che poi contrastò Solimano per il controllo di Aden.
La battaglia di Tunisi
Nel 1533 Khayr al-Din conosciuto in Europa come “il Barbarossa”, divenne ammiraglio in capo della marina ottomana che si batteva contro la marina imperiale spagnola. Nel 1535 Carlo V, Imperatore del Sacro Romano Impero vinse un’importante battaglia a Tunisi ma l’anno successivo, Francesco I di Francia si alleò con Solimano contro Carlo V e nel 1538 la flotta di Carlo V fu sconfitta nella Battaglia di Prevesa dalle navi di Khayr al-Din e questo assicurò ai turchi la supremazia navale per oltre trent’anni.
Nello stesso anno i due regnanti europei firmarono un trattato di pace ma ancora Francesco I si alleò con Solimano nel 1542. Due anni dopo Carlo V si alleò con il re inglese Enrico VIII, dichiarò guerra alla Francia e Francesco I chiese aiuto a Solimano.
Questi inviò la flotta guidata da Khayr al-Din che sconfisse gli spagnoli e tentò la presa di Napoli. Uno dei risultati dell’alleanza fu il fiero duello fra Dragut e Andrea Doria che stabilì l’influenza europea sul Nord Mediterraneo e quella ottomana sulla costa sud. Francesco I fu costretto al trattato di Crepy. Ma a sua volta Carlo V dovette versare a Solimano una forte somma per risarcimento delle spese di guerra.
La sconfitta dei Cavalieri di Malta
Quando L’Ordine dei Cavalieri Ospedalieri fu ricostituito come Cavalieri di Malta, nel 1530 la loro azione contro la flotta ottomana fece rapidamente assemblare una forza turca che venne inviata contro di loro. Nel 1565 i turchi posero Malta sotto assedio. Il Grande Assedio di Malta iniziò il 18 maggio e terminò l’8 settembre ed è vividamente ritratto negli affreschi dell’italiano Matteo Perez d’Aleccio (1547 – 1616) nella Sala di San Michele e San Giorgio a La Valletta.
All’inizio la battaglia sembrò ripetere quella di Rodi che vide la maggior parte della città distrutta e circa metà dei Cavalieri uccisi; ma dei rinforzi provenienti dalla Spagna capovolsero le sorti della battaglia che vide la perdita di circa 30.000 ottomani.
La fine del Magnifico
slaveturkishSolimano morì a Szigetvár in Ungheria il 5 o 6 settembre 1566, mentre conduceva una campagna militare contro l’imperatore Massimiliano II d’Asburgo. Fu sepolto a fianco alla sua sposa preferita, Roxelane, nel mausoleo vicino alla moschea Süleymaniye di İstanbul.
A Roxelane (Hürrem Sultan in turco, la figlia di un pope ortodosso ucraino nata col nome di Aleksandra Lisowska nel 1505, schiavizzata dai tartari e, nel 1518, portata nell’harem di Solimano, dove ne divenne la terza figlia fino a diventarne la sposa principale nel 1530; morta a Edirne nel 1558) si riconduce buona parte della fama di crudeltà che accompagnò Solimano nella parte finale della sua vita, in riferimento alle vicende della sua successione che portarono a veder sopravvivere solo uno dei suoi quattro figli maschi, Selim.
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Elab G.M.S.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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