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Posto che un cittadino può essere nel contempo laico di fronte allo Stato e religioso di fronte alla chiesa, come si deve regolare lo Stato quando questo cittadino vuole rendere pubblica la propria fede.

In un regime di separazione una chiesa non può pretendere di svolgere funzioni religiose nell’ambito di istituzioni pubbliche, altrimenti questo diritto dovrebbe essere concesso a tutte le chiese, con grande complicazione nella gestione della “cosa pubblica”: ogni religione infatti è “concorrente” delle altre.

Permettere per esempio a tutte le chiese d’insegnare la propria religione nell’ambito della scuola statale è cosa praticamente infattibile, in quanto sarebbe impossibile garantire a tutti gli studenti i medesimi diritti allo studio e soprattutto alla libertà di coscienza: si creerebbero infinite situazioni discriminanti e mortificanti (sono già ben noti i disagi di alcuni alunni costretti dai genitori a portare certi indumenti, a non mangiare taluni cibi, a non frequentare la scuola durante alcune festività o pratiche catechistiche ecc.).

Lo Stato al massimo potrebbe mettere a disposizione i propri locali in ambito pomeridiano, in quanto ufficialmente e legalmente la scuola deve restare separata dalla religione.

Peraltro nei confronti dello Stato tutte le chiese appaiono come “associazioni private” e non come “enti pubblici”. Anche quando vengono stipulate “intese” o “convenzioni”, si tratta sempre di una regolamentazione tra soggetti di diritto diversi.

Questo tuttavia non significa che un’associazione religiosa, come ogni altra associazione, non abbia il diritto di manifestare pubblicamente il proprio credo, le proprie attività e le proprie critiche nel sociale. Si tratta di cittadini credenti che pagano le tasse e obbediscono alle leggi: è nel loro diritto far valere delle ragioni quando queste vengono violate.

Cioè un credente non ha solo il culto come forma di espressione pubblica della propria fede, ma ha pure tutti quegli strumenti previsti per le associazioni. Un membro del clero può anche candidarsi a un partito politico, se la sua chiesa e il partito glielo permettono.

Uno Stato laico deve essere tollerante: non può impedire una pratica religiosa solo perché “religiosa”. Si può impedire una pratica religiosa quando questa rischia di mettere in pericolo la vita o di minacciare la dignità umana o di turbare seriamente l’ordine pubblico, ma prima di arrivare a questi provvedimenti è sempre bene confrontarsi democraticamente al fine di trovare soluzioni condivise.

Se un testimone di geova, non vuole trasfusioni di sangue per il proprio figlio moribondo, o un medico cattolico si rifiuta di far abortire una donna, si possono trovare delle alternative. Nessuno deve essere costretto a fare qualcosa contro la propria coscienza. Nessuno dovrebbe essere messo nelle condizioni di appellarsi al proprio credo per non rispettare le leggi dello Stato (sono noti i casi in cui la chiesa romana si appella alla propria extraterritorialità per sottrarsi alla giustizia dello Stato italiano).

Uno Stato non può andare a sindacare se l’educazione religiosa trasmessa dai genitori ai propri figli è coerente col rispetto della dignità umana, però deve assicurare a tutti la possibilità di scelte diverse nei confronti del fenomeno religioso. Cioè tendenzialmente le istituzioni dovrebbero fidarsi dei propri cittadini, pur nella consapevolezza che nei confronti dei minorenni, delle persone facilmente influenzabili o deboli di mente, esiste la possibilità del plagio o del reato di “circonvenzione di incapace”.

In via di principio sarebbe bene che il credente s’appellasse (non in quanto “credente” ma semplicemente in quanto “cittadino”) a leggi e procedure previste dalla legislazione vigente quando rivendica determinate libertà religiose negate. Come “cittadino” può pretendere la modifica di determinate leggi, per manifestare a libertà di religione in senso lato.

G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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