Il racconto di Crizia-“Timeo”

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Platone- il racconto di Crizia- il “Timeo”

accademiaPlatone nacque ad Atene da genitori aristocratici il padre Aristone, che gli impose il nome del nonno, Aristocle e Perittione, la quale, secondo Diogene Laerzio,discendeva da Solone. La sua data di nascita viene fissata da Apollodoro di Atene, nella sua Cronologia, all’ottantottesima Olimpiade, nel settimo giorno del mese di Targellione, ossia alla fine di maggio del 428 a.C. be due fratelli, Adimanto e Glaucone, citati nella sua Repubblica, e una sorella, Potone, madre di Speusippo, futuro allievo e successore, alla sua morte, alla direzione dell’Accademia di Atene.
Fu un certo Aristone lottatore di Argo, suo maestro di ginnastica, a chiamarlo Platone per il suo aspetto fisico.
Platone fu un grande studioso e pensatore tanto da divenire uno dei più interessanti filosofi della grecia antica . Assieme al suo maestro Socrate ed al suo allievo Aristotele ha posto le basi del pensiero filosofico occidentale.
Nell’ambito dei dialoghi composti in età avanzata troviamo il “Timeo” , che ha in comune con tutti gli altri dialoghi della vecchiaia il fatto che si facciano vedere le idee in una dimensione più dinamica e si evidenzino i rapporti che intercorrono tra le idee stesse il “Sofista” e tra idee e cose il “Parmenide” , però rispetto alle altre opere platoniche si differenzia nettamente perchè , dopo il prologo dialogato , il grosso dello scritto risulta essere un discorso dottrinario messo in bocca a Timeo che dà il nome all’ opera .
Nel “Timeo” si parla in modo particolare del rapporto idee e cose ove Platone si occupa del mondo fisico a tal punto che non è sbagliato definire il “Timeo”il “ libro fisico”. Infatti Platone non si era ancora praticamente occupato del mondo sensibile se non per affermare che è una pallida copia del mondo delle idee e per evidenziare la sua inferiorità rispetto al mondo intellegibile.
Il Timeo, scritto intorno al 360 a.C. è il dialogo platonico che maggiormente ha influito sulla filosofia e sulla scienza posteriori. In esso vengono approfonditi essenzialmente tre problemi: quello cosmologico dell’origine dell’universo, quello fisico della sua struttura materiale, ed infine quello, anche escatologico, della natura umana. Ai tre argomenti corrispondono altrettante parti in cui è possibile suddividere l’opera, alle quali va aggiunto il prologo.
Prologo.
Platone presenta questo dialogo come tenuto il giorno dopo di quello de “La Repubblica”. Alla conversazione partecipano Socrate, il pitagorico Timeo di Locri, Ermocrate e Crizia; Socrate esprime il desiderio che la città ideale che si era teorizzata il giorno precedente venga ora presentata in azione, come vivente. Allora Crizia inizia il suo racconto, appreso da suo nonno, dell’antica Atene di 9000 anni prima, che nella sua magnificenza era riuscita ad opporsi all’espansionismo di Atlantide. In seguito si stabilisce su cosa verterà il dialogo di quel giorno, delineando i temi fondamentali di questo scritto.
Parte prima: operazioni del Demiurgo.
Termina qui la parte propriamente dialogica dell’opera, per dare inizio ad una lunga e complessa trattazione ad opera del solo Timeo. Nella prima parte Platone si sofferma sulle verità eterne della realtà increata, e su come questa abbia dato origine al cosmo del divenire. Data l’esigenza di sciogliere il dualismo fra mondo delle Idee e mondo delle cose, viene introdotto un terzo termine mediatore, il Demiurgo, ovvero il “divino artefice”, una figura che successivamente è stata paragonata a quella del Dio cristiano.
Compito del Demiurgo è quello di “plasmare”, ordinare la materia preesistente, puro caos e necessità, ad immagine e somiglianza delle Idee. Per fare questo l’Artefice utilizza il numero, mediatore tra la realtà mutevole e quella eterna, ed in questo modo dà vita al cosmo attraverso un’anima del mondo. Quindi crea il tempo, immagine mobile dell’eternità, e gli astri, che sono dei visibili. A queste divinità create attribuisce il compito di forgiare quello che resta del mondo, ovvero i corpi delle creature mortali; in questo modo il cosmo è compiuto in maniera completa e bella, la migliore possibile per un mondo in divenire. Viene fornita quindi una breve descrizione dei sensi umani e della loro finalità, a cui segue la seconda parte del dialogo.
Parte seconda: il principio materiale.
In questa sezione Timeo descrive la natura del principio materiale del cosmo, amorfo e caotico, soggetto alla necessità. Quindi si occupa dello studio dei fenomeni fisici: tuttavia, avvisa, proprio perché si tratta di una realtà soggetta al divenire, le conclusioni a cui si giungerà non saranno certe ma solo probabili. Platone descrive il cosmo come composto di quattro elementi, fuoco, terra, aria e acqua.
Gli elementi.
I quattro elementi non sono tali nel senso originario della parola, ossia non sono il fondamento della realtà materiale, ma sono a loro volta composti di qualcosa di più basilare: i triangoli. Come sempre nel Platone della vecchiaia la matematica assume importanza fondamentale, e i triangoli vanno a costituire dei solidi così piccoli da risultare invisibili, ma che in grandi quantità appaiono come, appunto, i quattro elementi: la terra corrisponde al cubo, l’aria all’ottaedro, l’acqua all’icosaedro e il fuoco al tetraedro. Inoltre viene teorizzato un quinto solido, il dodecaedro, che funge da elemento decorativo del cosmo e la cui funzione non è ben precisata; in epoche successive (già lo scolaro Aristotele) questo elemento sarà identificato con l’etere o quintessenza.
Questa parte di dialogo si conclude con altre considerazioni fisiche riguardanti le varie forme che gli elementi assumono, e le interazioni tra essi ed i sensi umani.
Parte terza: la natura umana.
Manoscritto medievale con la traduzione del Timeo in latino ad opera di Calcidio
Nella parte conclusiva del dialogo vengono descritte le caratteristiche fisiche dell’uomo, analizzando funzione e costituzione dei vari organi e trattando delle parti mortali dell’anima, quella irascibile e quella appetitiva. Vengono inoltre trattati l’invecchiamento e la morte, e le malattie che colpiscono corpo e anima.
In conclusione si descrivono le sorti dell’anima dopo la morte che, se poco curata, va a reincarnarsi in corpo di donna o di animale, in base alla gravità della sua condizione. Così si conclude il discorso di Timeo sul cosmo, avendo trattato di ogni suo aspetto dal macrocosmo sino al microcosmo umano.
Influenze.
Il Timeo ha rappresentato per molti secoli lo schema di fondo che filosofi e teologi hanno usato per spiegare la realtà. Ha avuto fondamentale influenza sul neoplatonismo e, attraverso di esso, sulla filosofia patristica. Inoltre molti temi del Timeo verranno ripresi in età rinascimentale, quali la corrispondenza tra microcosmo e macrocosmo, l’idea di anima del mondo e, in ambito anche alchemico, di quintessenza. Infine, c’è un parallelismo tra il concetto platonico di un cosmo ordinato al meglio e l’idea leibniziana del migliore dei mondi possibili.
Questo dialogo ha influenzato in maniera indiretta anche il geocentrismo, grazie all’idea che tutto è riconducibile ai triangoli.
Il Timeo, assieme al Crizia, è il dialogo che ha dato origine al mito di Atlantide ed in esso viene narrato ciò che Sonchis narrò a Solone. A questo mito è stato dedicato un elevatissimo numero di libri La breve narrazione di Platone ha fatto scorrere più inchiostro del suo intero corpus filosofico.
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elab-g.m.s.
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G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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