Saffo: fu la prima letterata d’europa degna di nota

0

saffoealceo

“Saffo, prima figura di donna nella letteratura europea, nacque da una famiglia aristocratica a Ereso, nell’isola di Lesbo e visse fra il VII e il VI secolo a.C. Trascorse la maggior parte della sua esistenza a Mitilene, la più importante città di Lesbo, educando le giovani degli ambienti nobili.”

Saffo fa raramente menzione delle lotte politiche da cui Lesbo era travagliata; tuttavia dovette trascorrere un periodo d’esilio in Sicilia. Da alcuni suoi frammenti siamo venuti a sapere di una storia d’amore che coinvolse uno dei suoi tre fratelli, Carasso, che si era recato in Egitto per commercio e si era invaghito di una cortigiana, Dorica.

Ebbe un marito, il cui nome è forse Cercila di Andro, e una figlia di nome Cleide. Secondo alcune leggende, Saffo, piccola e bruna, si innamorò del giovane Faone, che non ricambiava il suo amore e per questo motivo si suicidò gettandosi dalla rupe di Leucade.

“Questa leggenda è da imputarsi ai poeti della commedia che avevano preso spunto da alcuni canti in cui Saffo menzionava Faone: costui era solamente un personaggio mitologico”.

L’ambiente in cui si svolse la vita di Saffo è il tiaso ossia la comunità fondata sulla religione d’Afrodite dove si sviluppava la formazione culturale e sociale di fanciulle aristocratiche e in cui l’educazione dei sentimenti e l’eros omosessuale erano parte integrante.

Questo aspetto della vita della poetessa non deve stupire, perché l’omosessualità, sia maschile che femminile, era molto frequente nella società greca; per questo, veniva considerata normale.

Per quanto riguarda la produzione letteraria, l’opera di Saffo è composta nel dialetto eolico della sua patria.

Venne curata da grammatici alessandrini e suddivisa in nove libri, a seconda dei diversi metri usati. Attualmente abbiamo a disposizione un’intera ode, parti di altre odi, giunteci anche tramite citazioni indirette, e un considerevole numero di frammenti più brevi.

Nell’intera opera è possibile individuare due gruppi, differenti per tematiche e stile: il gruppo numericamente più ridotto è composto soprattutto da epitalami, canti corali eseguiti in occasione delle nozze di una delle fanciulle del tiaso; al contrario nelle poesie del secondo gruppo, quello più importante e numeroso, Saffo parla in prima persona, rivolgendosi a dei e uomini per esprimere in forma autobiografica le proprie emozioni e riflessioni, riguardanti soprattutto l’esperienza erotica.

Caratteri della poesia

Con Saffo per la prima volta si prendono le distanze dai poemi omerici, che avevano sempre costituito modelli a cui tutti i lirici greci ricorrevano.

La poetessa introduce una grande innovazione, sottolineando l’importanza dei sentimenti e della memoria che stabilisce un rapporto tra passato e presente, accrescendo l’intensità degli affetti.

Saffo possiede una straordinaria capacità di trasformare i fenomeni della realtà in un’atmosfera musicale, grazie all’accurata scelta di immagini, vocaboli e suoni. Ruolo fondamentale acquista il mondo della natura che diventa termine di paragone con le passioni e i sentimenti e crea un senso di armonia e bellezza.

Le opere

La biblioteca di Alessandria possedeva anticamente su Saffo nove libri: solo il primo, versi in strofa saffica, era composto da 1320 versi.
Della copiosa produzione letteraria di Saffo rimangono pochi frammenti di una certa ampiezza e numerosi di piccola mole e stentata comprensione.

Furono proprio gli Alessandrini a mettere insieme i componimenti della poetessa di Lesbo e a decidere di porre per prima nella raccolta la preghiera che la donna rivolge ad Afrodite, ritenendola pragmatica. In particolar modo i testi della poetessa furono curati da Dionigi di Alicarnasso.

Tra l’altro è attestato che Saffo abbia ripreso lo stilema degli inni omerici, invocazioni agli dei che si svolgevano prima delle gare tra aedi e rapsodi nelle corti o per le strade, dove questi chiedevano assistenza nell’elaborazione di versi.

A differenza della poetessa, questi però non avevano alcun tipo di confidenza con le divinità. Precisamente nell’Ode ad Afrodite è messa in evidenza dall’autrice un rapporto molto vicino ed intimo con la dea, tanto che alla fine dell’ode la poetessa ha voluto apporre una sorta di sigillo, chiamato sfreghìs, che consiste nell’apporre nel testo il proprio nome per evitare una “contaminatio” successiva.

elab-gms

Avatar

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

Rispondi

Translate »
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: