Una storia che pochi sanno…ma forse è meglio dimenticare

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Le complicità della chiesa nella fuga dei criminali di guerra

nazixAiuto, sostegno logistico, documenti falsi. La Curia genovese, terminale periferico di un sostegno ecclesiastico che partiva direttamente da Roma, spianò ai criminali di guerra nazisti, ustascia e fascisti la strada verso la libertà.
Chi avrebbe dovuto contribuire alla loro cattura, favorì invece la loro impunità, la denuncia viene dal quotidiano genovese “Il secolo XIX”, che in una lunga inchiesta, ricostruisce l’intricata vicenda di quella che è stata definita la “ratline”, la “via dei topi” organizzata in Europa nel dopoguerra per consentire la fuga, prevalentemente in Argentina ed in altri Paesi latinoamericani, di criminali di guerra ricercati.
L’inchiesta del “Secolo XIX” prende avvio dalle notizie contenute nei documenti degli archivi della Direzione nazionale delle migrazioni, in Argentina, resi pubblici per decisione del ex presidente argentino Néstor Kirchner.
Con questa decisione, Kirchner aveva dato seguito ad un impegno preciso preso con il Centro Simon Wiesenthal, specializzato nella ricerca dei criminali di guerra, che voleva chiarezza in merito alle precise denunce delle collusioni tra governo argentino e reduci del Reich contenute in un libro, intitolato “La auténtica Odessa“, pubblicato dal giornalista Uki Goñi nel dicembre 2002.
Lo scrittore aveva passato un anno negli archivi dell’Hotel de Inmigrantes, un vecchio albergo che custodisce i fascicoli del Centro di Immigrazione di Buenos Aires, cercando le tracce del passaggio di alcuni immigrati “eccellenti” in Argentina nel dopoguerra.
Rovistando tra centinaia di migliaia di cartoline di sbarco aveva trovato anche quelle relative a molti gerarchi nazisti, fascisti e ustascia, rintracciando i numeri dei relativi dossier custoditi nell’archivio riservato dell’hotel. Il quotidiano argentino “Página 12” nei mesi scorsi ha seguito con interesse le rivelazioni del libro di Goñi, rilanciandole e facendole divenire un caso nazionale: per tutte queste ragioni, a luglio, i dossier sono stati messi a disposizione degli studiosi, anche se, per ora, sono saltati fuori solo due dei 49 fascicoli richiesti dal centro Wiesenthal, contenenti informazioni su appena 17 dei 68 criminali di guerra segnalati.
Le complicità della Chiesa nella “ratline”
DocumentosIn una intervista rilasciata a “Página 12” “, Goñi racconta i motivi che spinsero l’allora presidente argentino Juan Domingo Perón a stringere un legame coi nazisti: “Perón faceva un favore ai nazisti che portava in Argentina.
Faceva un piacere a se stesso, nell’idea che questa gente avrebbe potuto essergli utile come agenti anticomunisti. Faceva un favore agli Alleati eliminando i collaborazionisti che non avrebbero potuto portare davanti alla giustizia.
Infine rendeva un servizio alla Chiesa. Uno dei documenti che ho trovato mostrano che il cardinale argentino Caggiano andò in Vaticano nel ’46 offrendo a nome del governo di Buenos Aires il proprio Paese come rifugio ai criminali di guerra francesi nascosti a Roma”.
Insomma, Peron collaborò a creare una sorta di rete internazionale che doveva favorire l’ingresso di criminali di guerra nel proprio Paese. Con il sostegno anche di una parte delle gerarchie ecclesiastiche.
A Buenos Aires agivano i cardinali Antonio Caggiano e Santiago Copello. Dalla seconda metà del 1947 ai primi anni Cinquanta il terminale europeo della “rotta dei topi” fu a Genova in via Albaro, al numero 38 presso Villa Bombrini, ora sede del Conservatorio e all’epoca sede della Daie, Dirección Argentina de Immigración Europea.
L’ufficio era retto da un ex capitano delle Ss, Carlos Fuldner, amico di Peron.
“Era l’ufficio della Daie in Genova – spiega Uki Goñi – che si occupava di far pervenire a Buenos Aires l’elenco dei criminali nazisti da mettere in salvo. A Buenos Aires la pratica veniva evasa dalla Sociedad Argentina de Recepción de Europeos fondata nel maggio del ’47 da Pierre Daye, un criminale di guerra belga in stretti rapporti con Peron e con l’arcivescovado argentino. Tanto stretti che le prime riunioni della Sociedad si tennero alla Casa Rosada e che la prima sede della Sare si trovava in via Canning 1358, un vecchio palazzone di proprietà della curia di Buenos Aires”.
Fuldner redigeva a via Albaro gli elenchi dei nazisti da far fuggire, li spediva in Argentina e da lì, in poche settimane, giungevano i visti di ingresso, completi delle foto dei criminali ma intestate a nomi fittizi. Da Genova, la pratica passava a Roma, dove la Sede della Croce Rossa rilasciava i passaporti relativi ai nomi falsi, rispedendoli a Genova. Fatto ciò, bastava trovare posto per i fuggitivi sulla prima nave che salpasse per l’Argentina. È ormai certo che, in quegli anni, passarono per Genova, e di lì fuggirono in Sudamerica, criminali del calibro di Klaus Barbie (“il boia di Lione”), Adolf Eichmann (il pianificatore dello sterminio degli ebrei, rapito dal Mossad nel ’61 e impiccato in Israele l’anno dopo), Josef Mengele (il “dottor morte”), Erich Priebke, il dittatore croato Ante Pavelic.
Il ruolo della Curia genovese
2191_300Goñi sostiene il diretto coinvolgimento del card. Giuseppe Siri (eletto vescovo ausiliare di Genova l’11 marzo 1944, e arcivescovo della stessa città il 14 maggio 1946) nel sostegno alla rete di fuga per i criminali di guerra, tramite le due associazioni, entrambe da lui fondate, che la Curia genovese possedeva per l’assistenza dei profughi (una tesi contenuta già nelle risultanze della Ceana (Comisión para el Esclarecimiento de las Actividades del Nazismo en la Argentina, costituita da Menem nel ’97) e raccontata nel libro “La via dei demoni”, del giornalista di “Repubblica” Giovanni Maria Pace).
Una di queste associazioni si chiamava Auxilium ed era nata nel ’31, come ente di assistenza e beneficenza.
La seconda, chiamata “Comitato Nazionale Emigrazione in Argentina”, nacque invece nel ’46.
Racconta Goñi nel suo libro che il nome di Siri comparirebbe negli archivi del Nara (National Archives and Records Administration) del Maryland, Stati Uniti.
In una nota del Central Intelligence Group (Cig, creata da Truman nel ’46 e sostituita alla fine del ’47 dalla Cia), datata 21 gennaio 1947 e recuperata da Goñi nel corso delle ricerche per il suo libro, si afferma che Siri dirigeva “una organizzazione internazionale il cui scopo era favorire l’emigrazione di europei anticomunisti in Sudamerica
Questa classificazione di anticomunista deve estendersi a tutte le persone politicamente impegnati contro i comunisti, ovvero fascisti, ustascia, e altri gruppi simili”.
Operativamente sarebbero stati tre sacerdoti ad impegnarsi in prima persona per preparare la fuga dei criminali. Uno era un prete croato, Karl Petranovic, dai primi mesi del 1946 ai primi mesi del ’52 avrebbe gestito direttamente i rapporti tra Vaticano, Croce Rossa, Auxilium e Comitato nazionale emigrazione in Argentina.
In Croazia era stato parroco di Ogulin e cappellano di un reggimento ustascia. Fuggito nel ’45, passò prima a Trieste e poi a Milano, presso il cardinale Shuster, che lo avrebbe inviato a Genova, raccomandandolo a Siri con questo biglietto, il cui contenuto è stato rivelato dal “Secolo XIX”.
“Eccellenza reverendissima, don Carlo ha conoscenza, in lingua e in cultura, della situazione dei rifugiati e dei profughi di guerra dell’Est e della Germania. Per questo è persona che può sostenere l’opera di carità dell’Auxilium“.
A Genova Petranovic, racconta “Il Secolo XIX”, “dipendeva direttamente dalla Curia genovese” e si occupava di fare “la spola tra Auxilium e Comitato nazionale per l’emigrazione in Argentina.
Ha il diritto di usare la Mercedes nera, con targa diplomatica della Città del Vaticano, di Siri; viaggia spesso, di notte, tra Genova e Roma, e ritorna, sempre di notte, portando una ‘valigia diplomatica’.
Contiene i passaporti per una nuova vita dei nazisti in fuga” Petranovic, che si allontanò da Genova nella primavera del ’52, oggi ha 83 anni e vive in Canada, in una zona al confine con gli Stati Uniti, ospite di una comunità di suore.
A Genova operava un altro sacerdote.
Don Edoardo Dömöter, francescano di origine ungherese, divenuto, alla fine degli anni ’50, parroco della chiesa di Sant’Antonio di Pegli.
Secondo quanto riportato dal “Secolo”, Goñi ha rintracciato negli archivi del Comitato Internazionale della Croce Rossa di Ginevra una richiesta, la numero 100940, sottoscritta e inoltrata da padre Dömöter alla sede genovese della Croce Rossa di passaporto per tale Riccardo Klement, in realtà Adolf Eichmann.
odessaA fare da spola tra Genova e Roma, tra un ufficio aperto in Albaro dalla delegazione argentina e gli uffici romani della Croce Rossa per procurare documenti falsi, c’era, infine, don Krunoslav Stjepan Draganovic, che per Giovanni Maria Pace era un “ex colonnello ustascia” e che fu fondatore della Confraternita Croata del Collegio di San Girolamo degli Illirici
È lui che ha firmato il passaporto rilasciato dalla sede genovese della Croce Rossa il 16 marzo del 1951 intestato a Klaus Altmann, meccanico di origine tedesca in procinto di imbarcarsi sul piroscafo “Corrientes” alla volta di Buenos Aires, sotto la cui falsa identità si nascondeva Klaus Barbie.
Il documento originale, fu trovato da Uki Goñi nella sede ginevrina del comitato internazionale della Croce Rossa.
Sull’attività di Draganovic a favore dei criminali di guerra”Il Secolo XIX” ha pubblicato il testo di un rapporto del Foreign Office inglese nel quale si dice che il prete, definito “la mente che sta dietro l’organizzazione ustascia in Italia”, interveniva “ripetutamente e vigorosamente al quartier generale della Croce Rossa Internazionale di Roma” nel tentativo “di influenzare la graduatoria di profughi croati che si stanno prendendo in considerazione per l’assistenza”. “L’influenza della Confraternita di San Girolamo sui campi profughi – dice il rapporto (che cita anche Petranovic come “persona che con ogni probabilità coincide con un collaborazionista croato ricercato “) – sta aumentando sempre più e pare che al dottor Draganovic siano stati accordati strumenti e mezzi di natura ufficiosa che gli consentono di recarsi di persona ai campi per consultare i vari leader ustascia”.
La rete di ecclesiastici impegnati nel facilitare la fuga di nazisti e fascisti secondo le ricostruzioni fatte dal Goñi e riferite dal “Secolo XIX” facevano capo, a Roma, a mons. Alois Hudal, rettore fino al ’52 del Collegio tedesco di S. Maria dell’Anima, e vescovo con manifeste simpatie naziste che da Roma inviava le richieste di visti. Racconta “Il Secolo XIX”: “Nella relazione conclusiva presentata dal Ceana nel 1999 si fa riferimento in particolare a una lettera del 31 agosto 1948 in cui il vescovo Hudal spiega a Peron che i visti richiesti non sono per profughi ma ‘per combattenti anticomunisti il sacrificio dei quali durante la guerra ha salvato l’Europa dalla dominazione sovietica’”.
Da un’inchiesta del ‘Secolo XIX’-su- ADISTA, Agenzia d’informazione sul mondo cattolico e le realtà religiose.
Il tesoro nazi per la fuga-chi ne ha beneficiato?
goldValigie traboccanti di otturazioni d’ oro sarebbero state trovate dagli Alleati in una miniera di sale a Merkers, nella Germania Occidentale, nel 1945.
Lo dimostra un documento americano che verrà presentato oggi a New York dal World Jewish Congress, un’ organizzazione che tutela gli interessi delle vittime dell’ Olocausto.
Quelle valigie piene di denti e di oro non ce la fecero a raggiungere i confini svizzeri, parte si fermarono in Vaticano. Ma altre  borse, altri pacchi, altri chili di metallo prezioso invece sì.
E presero strade diverse. Una parte dell’ oro venne usata dal governo elvetico per risarcire i cittadini svizzeri le cui proprietà erano state confiscate dai nazisti in Polonia.
Altre ricchezze rubate agli ebrei prima di essere spediti nei campi di concentramento finirono invece in conti segreti. Questi fondi clandestini dovevano servire e aiutare i nazisti in fuga a rifarsi una vita oltre oceano,con l’aiuto di varie curie vescovili Romane. oltre a foraggiare simpatizzanti  nazi in tutta Europa”.
Questo è il testo di un documento segreto dell’ Office of Strategic Services, precursore della Cia, datato 9 maggio 1945. Il ‘ memorandum’ degli agenti segreti americani specifica anche che per rendere possibile il piano nazista, il governo tedesco abolì un’ ente statale che avrebbe potuto impedire ai nazisti di confiscare le proprietà degli ebrei ed avrebbe potuto bloccare la loro esportazione verso la Svizzera.
Il documento (due pagine di dati, cifre e dettagli) è completo di nomi e cognomi di agenti segreti nazisti e reca la data del giorno dopo la resa della Germania.
Si tratta del documento trovato dai segugi del World Jewish Congress che hanno rastrellato gli Archivi Nazionali americani per scoprire chi erano i proprietari dei fondi tuttora conservati nelle casseforti svizzere.
Le nuove rivelazioni illustrano come fu finanziata ‘ Odessa’ , la rete clandestina che nel dopoguerra aiutò nazisti  a fuggire dall’ Europa. Come inizialmente illustrato.
La cronaca -la scoperta i folli propositi-la fregatura.
ebrei-deportatiUn’ associazione ebraica per la tutela dei diritti umani ha scoperto un fascicolo di documenti segreti americani che dimostrano l’ esistenza di ‘ Odessa’ , un’ organizzazione nazista che nel 1945 aiutava i nazisti a fuggire dalla Germania e operava per fondare il Quarto Reich.
L’ organizzazione è già stata descritta nei dettagli in film e romanzi come quello di Frederick Forsyth,The Odessa File’ , il ‘ Dossier Odessa’ . Forsyth per la prima volta ha dichiarato pubblicamente che per il suo romanzo si è basato sul alcune versioni di documenti americani raccolti durante un’ operazione di spionaggio top secret denominata ‘ Project Safehaven’ , Progetto Rifugio Sicuro.
“Odessa esisteva davvero e servì a trafugare miliardi di dollari ricavati dalle proprietà confiscate agli ebrei in Germania”, ha dichiarato Elan Steinberg, direttore del World Jewish Council, il Consiglio mondiale ebraico. “Il piano serviva a ricostituire il partito nazista da luoghi sicuri, oltre i confini tedeschi.
Molte delle proprietà e dei beni contrabbandati dalla Germania nel corso di questa operazione devono esistere ancora”. Il documento su Odessa è un dossier datato novembre 1944 che porta il timbro ‘ Secret’ .
Si basa sul lavoro di un agente dei servizi segreti francesi del Deuxieme Bureau infiltrato nelle organizzazioni naziste a Parigi durante l’ occupazione tedesca. La ‘ talpa’ partecipò a una riunione di industriali tedeschi tenuta all’ hotel Rotes Haus di Strasburgo nell’ agosto del 1944.
L’ incontro era presieduto dal generale delle Ss Schied che prima dell’ inizio della guerra era anche direttore generale del colosso industriale Heshe Company. “Il loro piano era di contrabbandare oro, licenze e opere d’ arte dalla Germania attraverso i maggiori industriali del paese”, ha detto Steinberg, “intanto il partito nazista si sarebbe ricostituito in Germania come movimento clandestino”. Il documento è stato scoperto per la prima volta a luglio quando Steinberg ha avuto accesso a documenti recentemente resi pubblici dagli archivi nazionali di Washington.
Da allora Steinberg ha verificato l’ autenticità del dossier segreto, trovando collegamenti con altri dossier che dimostrano come la Reichsbank, precursore della moderna Bundesbank, fosse coinvolta nella trama di Odessa.
Secondo un telegramma segreto del Dipartimento di Stato americano datato 4 dicembre 1945, la Reichsbank aveva un importante deposito d’ oro nella Swiss National Bank per tutta la durata della guerra dove i nazisti avevano accumulato, fino al 1945, una catasta di lingotti per il valore di 123 milioni di dollari, destinati a finanziare le operazioni di Odessa.
L’ incontro di Strasburgo era servito a pianificare la rinascita del Reich. Ai dirigenti della Volkswagen, delle acciaierie Krupp, della Brown-Boveri, della Messerschmidt, della Zeiss e della Leica fu ordinato di organizzare operazioni nel mondo e prepararsi a finanziare il partito nazista dall’ estero.
Il dossier segreto cita l’ Obergruppenfuher delle Ss, Scheid, Il documento su Odessa può avere un impatto negativo sui discendenti attuali della maggiori corprazioni tedesche come la Volkswagen e la Leica che sono sospettati di aver beneficiato fino a oggi dei beni saccheggiati dai nazisti.
“Abbiamo finalmente abbastanza prove per un’ incriminazione”, ha detto Elan Steinberg, “dovremo portare a termine altre inchieste che coinvolgono società indicate nei documenti di Odessa e chiederemo risarcimenti quando riterremo sia opportuno farlo”. Il documento su Odessa è venuto alla luce dopo che il World Jewish Congress non è riuscito a convincere la Svizzera a fornire volontariamente i dati sui conti bancari segreti nazisti
Mentre continuavano i negoziati tra il ministero del Tesoro americano e la Svizzera, il World Jewish Congress ha iniziato la propria inchiesta negli archivi nazionali di Washington.
Così è stata scoperta l’ Operazione Safehaven. “I documenti sono la prova del più grande furto nella storia dell’ umanità”, ha dichiarato Steinberg che ha costretto il governo svizzero a dare il via a un’ inchiesta. “I nazisti hanno nascosto miliardi di dollari in beni rubati nei conti in banca svizzeri e hanno potuto mantenere questi conti in banca grazie alla complicità di funzionari americani e britannici ed eclesiastici.
criminali
Gli ultimi criminali ritrovati
elab.-GMS
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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