Unione Europea- tra campanilismi, corruzione politica e stampa…

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L’unione Europea la politica e la stampa

europaL’Unione Europea non è solo un’eredità del passato che dobbiamo onorare, ma soprattutto un dovere verso il nostro avvenire. José Manuel Barroso, Presidente della Commissione europea, ha parlato così ai giovani presenti agli Stati Generali dell’Europa che si sono tenuti a Strasburgo.
Pierre Lellouche, Segretario di Stato francese per gli Affari Europei, dal canto suo, ha invece raccolto i fischi di un pubblico infastidito dall’elogio fuori luogo del governo nazionale;
Non siamo qui per questo, ha come voluto dirgli la società civile riunitasi a Strasburgo, dimostrando quanto forte sia l’esigenza di una politica chiara e pertinente, non servile e strumentale.
In occasione della terza edizione degli Stati Generali dell’Europa, i tre movimenti che hanno organizzato l’evento, EuropaNova, il Mouvement Européen-France e Notre Europe, hanno richiesto a OpinionWay di realizzare un sondaggio in Francia e in Germania, sulla fierezza di essere francesi ed europei, e di essere tedeschi ed europei.
Il risultato ha dimostrato che nei due paesi non esiste incompatibilità tra l’appartenenza alla propria nazione e la contemporanea appartenenza all’Europa. Alcuni analisti, dietro le quinte, hanno commentato; Niente di nuovo.
Ma se davvero questo è un dato di fatto condiviso, come possiamo spiegare il riemergere nei paesi membri dell’Europa di sentimenti nazionalisti, che gran poca compatibilità hanno con l’appartenenza europea?
L’Europa è nata grazie allo spirito d’iniziativa di gente di frontiera: Robert Schuman nato a Lussemburgo e vissuto nella Lorena, Konrad Adenauer era di Colonia, Alcide De Gasperi di Pieve Tesino in provincia di Trento.
Ai figli di questa Europa ormai reale, non resta che farla pulsare di vita vera riconoscendo innanzitutto che i bisogni di ognuno sono i bisogni di tutti, l’Europa non è solo Strasburgo e Bruxelles; ma è auspicabile il nostro concreto avvenire.
Ma cosa realmente sta avvenendo in Europa?
Ove sembra che al suo interno ci siano delle spaccature sempre più evidenti, in parte rese forti dalla crisi economica che si ripercuote a livello sociale e identitario.
In questi giorni si fa un gran parlare della possibile secessione del Belgio tra Valloni e Fiamminghi, due popolazioni a lungo unite sotto una stessa bandiera ma divise da lingue e culture. Vi è poi la Questione Catalana in Spagna oltre a quella dei Paesi baschi, e non di meno le regioni dell’ex germania dell’Est rispetto a quelle dell’Ovest.
L’Italia non solo non è indenne da questa tematiche che talvolta divengono drammatiche genericamente tra Nord e Sud, e non solo ma anche tra regioni come Calabria e Sicilia, o Romani e Napoletani, non da meno sono i valdostanie i piemontesi o i veneti e i tirolesi.
Ed a parte l’arcinota voglia di secessione prima e federalismo poi della Lega che rispolvera una Padania mai storicamente esistita come regione geo-storica; vi sono tanti piccoli altri episodi che mettono in mostra una voglia di divisione, proprio alla vigilia dei 150 anni dell’Unità d’Italia
Eclatante diviene il caso recente dell’Emilia-Romagna Ove in commissione affari costituzionali alla Camera sono in calendario due proposte di legge, firmate dal leghista Gianluca Pini e dal finiano Enzo Raisi che vogliono rendere rendere autonome le Province di Forlì-Cesena, Rimini e Ravenna, costituendo la Regione Romagna. Illustrando a riguardo storiche differenze addirittura pre risorgimentali il che e tutto dire.
Non da meno sono i cosi detti “identitari” del Sud
Che all’inizio di maggio hanno manifestato in Piemonte, o meglio a Torino in quanto prima capitale dell’Italia, provenienti dalla Sicilia e della Campania,e da altre regioni sempre del Sud., quali membri di “Insorgenza Civile” contro il museo Lombroso, un museo che spiega e smaschera gli errori scientifici che secondo i manifestanti hanno provocato una forma di razzismo verso i meridionali.
A Fenestrelle, nelle cui carceri erano detenuti dei “briganti”, gli appartenenti al “Comitato Due Sicilie” hanno protestato contro quella Unità che soggiogò a parer loro il sud al nord facendo perdere tutte le ricchezze e opprimendo le popolazioni locali.
 Vi è poi chi in Friuli-Venezia-Giulia qualcuno vorrebbe gli Asburgo.
Sempre a inizio maggio Edouard Ballaman, leghista e presidente del Consiglio regionale del FVG, nel mezzo di una polemica sui fondi per i festeggiamenti sui 150 anni dell’Unità d’Italia, ha affermato. «Se dovessimo celebrare in Friuli Venezia Giulia i 150 anni; ha detto Ballaman dovremmo issare sul pennone la bandiera austro-ungarica. Siamo in un’altra realtà».
Ma a questo punto và sottolineato la responsabilità politica, il mala affare,e non da ultimo il gossip di eccelsi uomini di potere politico o da sempre influenzanti la politica, che la stampa e i media ci propongono, che giustamente provoca dei ripensamenti in taluni che più o meno rispolverano un passato geo-storico, proponendosi quali risolutori del malessere sociale, ma dietro a ciò, si puo pensare vi siano dei desideri occulti di ritagliare degli spazi di potere denunciando le corruttele di altri, dato l’impunibilità dei politici denunciati.
Non possiamo omettere alcuni eclatanti esempi riportati dai Media che indicano come la corruzione politica in Europa sia diventata il tormentone dell’estate.
Di fronte alle rivelazioni divulgate dalla stampa, i governi della “vecchia Europa”, castigano, o meglio, imbavagliano uno spazio mediatico quando ne temono l’intraprendenza. Comunque, non c’è un’unica tendenza. Se in Gran Bretagna, Germania e Polonia, infatti, le inchieste mediatiche spingono i governi a dimettersi, in Francia e in Italia, l’informazione è praticamente sterile.
Tony Blair e Gordon Brown in stile hard-boiled anni ’30 non ne escono immuni, Il Daily Telegraph ha pubblicato le scandalose note di spesa dei deputati britannici.
A partire dal 2009, in fatti le inchieste del Daily Telegraph hanno svelato uno scandalo finanziario senza precedenti in Gran Bretagna, culminato con le dimissioni dello speaker della Camera dei comuni. Man mano che il quotidiano inglese diffondeva nuove informazioni, il governo di Gordon Brown sprofondava sempre di più nella più pesante umiliazione politica.
Comprando un disco rigido contenente le note di spesa di tutti i parlamentari britannici, il Daily Telegraph ha dimostrato che i deputati si erano fatti rimborsare perfino la carta igienica, passando per il cibo per gatti e il tosaerba. Utilizzando i soldi pubblici.
Nel 2002, invece, i media polacchi hanno smascherato il più grande scandalo del paese dopo l’emancipazione postcomunista. Adam Michnik, il capo redattore del più influente giornale polacco, Gazeta Wyborcza, ha deciso di parlare sulla prima pagina del forte interessamento, un po’ sospetto, da parte di un produttore, Lew Rywin, nei confronti del contenuto editoriale del giornale. Rywin propose 17.5 milioni di euro in tangenti a Michnik e dichiarò di agire in nome di un gruppo influente, nel caso specifico si riferiva a importanti esponenti dello SDL (Alleanza della sinistra democratica), il partito di opposizione.
La notizia ha scatenato un tale sisma politico che, per la prima volta in Polonia, è stata creata una commissione parlamentare. I suoi interrogatori, andati in onda in diretta sulla televisione polacca, hanno sensibilizzato l’opinione pubblica sul tema della corruzione. Ormai, numerosi politologi pensano che il “Rywingate” abbia aperto un vero e proprio vaso di Pandora: i legami tra la politica polacca, l’ambiente degli affari e le cosche mafiose sarebbero infatti molto forti e consolidati.
È merito dell’intraprendenza della stampa, dunque, se i casi di corruzione entrano a far parte della sfera pubblica.
Ma l’impatto dei media in Europa cambia da paese a paese. Un esempio positivo è quello della stampa britannica. Il vecchio ministro del Tesoro David Laws si è dimesso dal governo, dopo che il Daily Telegraph aveva sbattuto in prima pagina la riscossione indebita di 40 000 sterline da parte del ministro.
Il caso della Germania è ancor più impressionante: è stata sufficiente una frase, perché Horst Köhler, l’anziano presidente della Repubblica Federale Tedesca, si dimettesse a metà mandato. In Germania, insomma, basta una una riga per provocare un terremoto, mentre in Francia e in Italia, nonostante si scrivano addirittura dei libri, non è mai successo nulla. Anche se qualcosa comincia a muoversi.
Intercetazioni il caso Italia e quello Francese
Venerdì 11 giugno 2010, sulla prima pagina de la Repubblica, quotidiano italiano di centro sinistra, un quadrato giallo su sfondo bianco, simboleggiante un post-it, riportava la scritta: «la legge-bavaglio nega ai cittadini il diritto di essere informati».
Tutti i media nazionali, ad eccezione di quelli fedelissimi al Cavaliere, hanno fatto fronte comune contro questo progetto di legge proposto da Berlusconi, destinato a sanzionare i giornali che rivelassero il contenuto delle intercettazioni telefoniche.
Il presidente del Consiglio era quasi riuscito ad ottenere la totale impunità, ma la stampa, giocando al gioco del silenzio, ha incanalato un vento d’indignazione popolare sufficiente a far fare marcia indietro al governo.
I nastri con le intercettazioni telefoniche, spesso si rivelano essere un fondamentale strumento d’indagine per la stampa,fatto salvo quando scadono a gossip, o a interferimenti sulla vita strettamente privata ed intima del soggetto
In Francia, sono proprio le intercettazioni telefoniche tra la ricca ereditiera francese Liliane Bettencourt e il suo commercialista, pubblicate da Mediapart, ad agitare il piccolo mondo politico-mediatico transalpino, che ha cominciato a pretendere a gran voce le dimissioni del ministro del Lavoro Eric Woerth.
Senza queste registrazioni, il sito Mediapart non avrebbe potuto scrivere che la campagna elettorale di Nicolas Sarkozy potesse essere stata finanziata con i soldi pubblici. E la giustizia non avrebbe potuto aprire un’inchiesta ufficiale.
Di fatto, i politici, denudati, si sono sfogati con la stampa insultandola: «trotskisti», «fascisti»; la classe dirigente non ha saputo rispondere a dovere al lavoro di investigazione dei media. «Basta!», ha tuonato Eric Woerth, pesantemente sospettato di conflitto d’interessi visto il suo precedente incarico al ministero dell’economia e le sue relazioni con la Bettencourt.
Dopo una settimana, la stampa francese e quella europea hanno rivelato che il governo conta sulla benevolenza dei francesi per coprire lo scandalo. Non c’è neanche più bisogno della legge bavaglio! In Inghilterra, Eric Woerth si sarebbe immediatamente dimesso.
Ma torniamo in Italia ove Berlusconi va all’attacco; difende giustamente la moralità del Pdl, e accusa la sinistra che in preda ad una «furia distruttrice malevola» cavalca le inchieste sulla Protezione civile per annullare, quanto di buono è stato fatto a Napoli, sommersa dai rifiuti, e all’Aquila, colpita dal sisma.
Il giorno dopo difende il coordinatore del Pdl Denis Verdini ammettendo che nel suo partito «ci sono troppi giochi di potere, ed avverte che non accetta «lezioni di moralità dalla sinistra del malgoverno».
Per altro beh!!! vi rimandiamo alla stampa, ai media sia di destra che di sinistra o di centro, ma al fine scoprirete forse anche voi che il politico che avete eletto tutto sa fare per “SE e famigliari” ma molto meno per il Paese, in quanto si è trasformato in mestierante della politica.
Volendo chiarire ciò che ci ammanniscono i buoni e bravi politici nostrani ricorriamo ad una analisi del termine “ironia
L ‘ironia dal greco antico “eironeía” che significa ipocrisia, l’inganno, o finta ignoranza è un dispositivo letterario o retorico, in cui vi è una incongruenza o discordanza tra ciò che si dice o fa, e ciò che in un modo o ciò che è generalmente inteso. L’ironia è una modalità di espressione che richiama l’attenzione sul divario tra due livelli di conoscenza.
Nella finzione, è una dimostrazione della distanza tra la conoscenza del personaggio e quello del pubblico.
C’è qualche discussione su ciò che si qualifica come ironico, ma tutti i sensi di ironia ruotano attorno al concetto percepito di una incongruenza tra ciò che viene detto e ciò che si intende, oppure tra una comprensione della realtà, o l’aspettativa di una realtà, e ciò che realmente accade .
elab-da g.m.s.
G.M.S.

G.M.S. conosciuto dagli amici come Gianca-ex incursore di Marina, laureato in scienze politiche. Ha viaggiato molto in Africa francofona, Medio Oriente e Sud America, oggi in pensione, si occupa di tematiche escatologiche e sociali ma conserva l’amore per i viaggi e nuove conoscenze.

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